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Saul

Il Saul è considerato il capolavoro di Alfieri; è stato composto in seguito alla lettura della bibbia, in cui è presente proprio la vicenda di questo re d’Israele. L’originalità consiste nel fatto che il dramma di Saul non è dato da una vicenda esterna, bensì è Saul stesso a sentirsi in preda di passioni contrarie che lo costringono a confrontarsi con una parte oscura di sé, con sentimenti che non riesce a controllare, fino a fargli scegliere la morte.


Re Saul combatte contro i filistei, nemici del popolo d’Israele. Per il suo valore si distingue il giovane David, primogenito di Saul. La fama di David offusca quella di Saul, che in preda alla gelosia lo scaccia dal campo e David si rifugia presso i filistei. A questo punto inizia la tragedia, dove Alfieri racconta l’ultimo giorno di vita di Saul. Saul esprime il suo tormento: il declino per la vecchiaia, l’ira, l’abbandono di Dio a cui non sa rassegnarsi, tanto più se si paragona a David, verso il quale prova odio e amore. Inizialmente è convinto della lealtà di David, ma poi lo scaccia nuovamente, in preda al delirio. Mentre Saul è in preda al rimorso, giunge la notizia della sconfitta del suo esercito. Saul allora si uccide, gettandosi sulla sua spada.

In Saul lo schema oppositivo tra libertà e tirannide è superato, e il contrasto è tra l’eroe e le sue stesse passioni, che lo lacerano nel profondo, facendogli scegliere la morte come via di liberazione. Saul vede in David se stesso e lo ama, ma lo odia perché rappresenta ciò che egli non è e non potrà più essere.
In preda alla disperazione Saul si uccide. Nelle sue ultime parole si può vedere un atteggiamento di accettazione della sua sconfitta: nella morte recupera la sua propria grandezza, offuscata in vita dai suoi incubi e dalle sue ossessioni. L’eroico suicidio rappresenta un’esigenza di purificazione dell’anima.

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