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I versi

Abbiamo due tipi di versi: il verso sciolto e il verso libero.

Il verso sciolto


Si definiscono versi sciolti i versi che non presentano uno schema delle rime fisso, La forma più comune nella tradizione letteraria italiana è quella dell’endecasillabo sciolto che si è affermato a partire dal Cinquecento ed ha ottenuto grande fortuna fino all’Ottocento. Tra i componimenti più famosi ricordiamo il poemetto Il giorno di Giuseppe Panni, il carme Dei Sepolcri di Ugo Foscolo e una parte dei Canti dì Giacomo Leopardi, tra i quali il celebre idillio intitolato L’infinito.

Il verso libero

Il verso libero, che rappresenta la forma più comune assunta dalla poesia nel Novecento, fu teorizzato per la prima volta dal poeta Giampiero Lucini (1867-1914), ma la sua affermazione si deve soprattutto ai futuristi e a Gabriele d’Annunzio, che accolse alcune suggestioni del simbolismo francese. Il verso libero si caratterizza, come dice il nome, dal fatto di essere “libero” dai vincoli della metrica tradizionale: non presenta infatti una precisa struttura strofica, ma si configura come una successione di versi, quasi sempre di misura diversa e privi di un preciso schema delle rime. Il verso libero comprende in realtà una grandissima varietà di forme.

Un esempio è l’Allegria di Giuseppe Ungaretti.

Spesso, come nel caso di Umberto Saba e Eugenio Montale, il verso libero è stato utilizzato accanto al recupero di metri tradizionali.

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