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La verità nascosta

Fine giornata. Walter e Claudia, sulla via di casa, dopo una stressante giornata di lavoro, vivono un'esperienza che non potranno dimenticare facilmente. Un avvincente racconto sospeso tra sogno e realtà, finzione e verità, che vi farà riflettere sul sottile filo che li separa. <<Dammi il telefono, voglio il cellulare, capito?!>> <<Non vedo perché te lo devo dare, vedi di guidare e di stare attento alla strada piuttosto, non ti distrarre!>> rispose Claudia. <<Attento, attento!>> gridò, <<rallenta, la curva, la curva!>> L’auto che sbandava tra tronchi d’albero e rami che sbattevano sul parabrezza furono le ultime cose che vidi.

<<Dove sono? Dove mi trovo?>> mi chiesi. <<Claudia, Claudia! Dove sei? Rispondimi!>> urlai a squarciagola. Attorno a me regnava il buio. Non sapevo più dove mi trovassi. Sentivo tutto attorno a me un odore pungente di benzina. Scivolai velocemente fuori dall’abitacolo dell’auto, ridotto ad un cumulo di lamiere contorte, e mi resi conto che stavo sanguinando copiosamente dalla testa. Riuscii a fatica a sollevarmi in piedi e la paura mi assalì. L’adrenalina mi tenne lucido e presi fiato per un secondo, cercando di ricordarmi cosa mai fosse successo. Dopo attimi che sembrarono un'eternità, non ricordando assolutamente nulla, cominciai la ricerca di mia moglie nel fitto del bosco dove ero capitato. Dopo un vagabondaggio di qualche centinaia di metri, vidi in lontananza l’insegna luminosa di un bar. Mi precipitai, deciso a trovare un telefono per chiedere aiuto. <<Per fortuna è aperto>>, pensai tra me e me. Il barista, forse per gentilezza, forse per compassione, dopo aver notato il mio terribile aspetto, mi porse subito il suo telefono. Non persi tempo e, dopo aver ordinato per buona educazione un doppio whisky, chiamai subito Francesco, il mio miglior amico. <<Pronto? Sei tu, Walter? Calmati, sembri agitato, parla più lentamente o mi fai preoccupare e non capisco niente!>>

<<Scusami. Ho appena avuto un brutto incidente e non trovo più mia moglie>> dissi io con tono grave.

<<Come sarebbe a dire che non trovi più Claudia? Era in macchina con te?>> mi rispose Francesco. <<Ora cerca di calmarti e resta lì dove sei, vengo subito>> chiuse. <<Ok, ti aspetto. Sono al bar del Poggio, l'unico aperto a quest'ora vicino alla superstrada.>>

Mi sedetti al tavolo, sorseggiando il bicchiere nel tentativo di calmarmi. Il bar era vuoto, il silenzio era quasi assoluto, solo la voce di un deejay alla radio lo rompeva, intervallato dal tintinnare dei bicchieri, spostati dal barista per lavarli.

Mi misi a rimuginare sui miei pensieri. Il mio amico sarebbe arrivato a momenti, dovevo solo aspettare. Era davvero una cara persona, Francesco. Lo conoscevo da quando eravamo bambini, è stato sempre presente nella mia vita, anche nei momenti difficili. Scolai d’un fiato il bicchiere e ne ordinai un altro. Il bruciore in gola mi diede un attimo di lucidità totale: ricominciai a pensare alla gravità della situazione. Dove diavolo poteva essere finita mia moglie? Vagai con la mente cercando indizi, qualcosa mi sfuggiva… La testa cominciò a pulsarmi nel punto in cui avevo sbattuto, quel dolore così intenso mi intontiva. Chi era mia moglie? I ricordi affiorarono prepotenti, l’alcool cominciava a fare effetto…

Appena vidi per la prima volta Claudia notai subito i suoi splendidi occhi color ambra, che sembravano intonati ai suoi capelli ricci. Il naso all’insù e la bocca medio larga di color porpora le davano un’aria bambinesca.

La sua pelle era olivastra, sembrava abbronzata.

Il suo carattere frizzante si notava ad una prima occhiata dalla capigliatura riccioluta e dai ciuffi che le scendevano sugli occhi.

Ricordo che portava una maglia decorata con motivi floreali, dei jeans lunghi e neri con delle toppe e delle scarpe sportive, che le conferivano una linea snella e slanciata. Aveva un carattere gioioso, quel tipo di carattere che permette a chi lo possiede di godersi la vita nei suoi aspetti migliori, era allegra e vivace, ma allo stesso tempo graziosa e, in certi casi, riservata.

Scoprii in seguito che le piaceva leggere prima di andare a dormire e adorava passare il tempo con i suoi pastori tedeschi, Black e Cris.

Si dimostrò subito una persona molto socievole e con molta inventiva. Ma quello che mi colpì veramente di lei fu il suo italiano con uno spiccato accento siciliano ed infine il suo buonissimo profumo al lampone.

Nel frattempo arrivò Francesco insieme alla volante della polizia; iniziai a spiegare cosa mi era successo e, mentre loro cercavano di capire, io stavo impazzendo, perché nessuno credeva a quello che dicevo.

<<Si calmi, non si agiti>> disse l’agente.

<<Io sono calmo, siete voi che non capite, non trovo più mia moglie!>>

<<Ci segua in caserma per verbalizzare il fatto. Nella sua auto i periti non hanno trovato nessuna traccia che indicasse che sua moglie fosse con lei>> disse l’agente

che aveva perlustrato la mia automobile.

<<Non ci sono prove che ci fosse qualcun altro con lei in auto. Lei ha una brutta

ferita alla testa, è sicuro che fosse con sua moglie in auto, signore?>>

<<Certo che ne sono sicuro!!>> Oramai stavo urlando.

<<Forza venga con me, la porto in ospedale.>>

<<No, io non vado da nessuna parte, devo trovare Claudia!!>> La paura aveva velocemente ceduto il posto al panico. Non respiravo quasi più, il cuore mi stava

schizzando fuori dal petto. Cercai Francesco con lo sguardo, lui avrebbe capito, lui mi capiva sempre.

<<Dov’è mia moglie, Francesco?!!>>

Lui sorrise. Non c’era traccia di preoccupazione nel suo volto e la cosa mi fece andare fuori di testa.

<<Dov’è mia moglie? Lo so che lo sai, dimmelo!>>

<<Tu sei pazzo, svegliati>> rispose lui con voce stranamente calma.

Il mal di testa si fece sempre più forte, faticavo a stare in piedi.

<<Perché diavolo stai ridendo, che c’è di divertente? Rispondimi!!>>

Francesco fece una cosa strana, mi prese la faccia con le mani e cominciò a

scrollarmi.

<< Svegliati, ti prego!!>>

Le mani di lui, però, sembravano più quelle di una donna che quelle di un uomo

adulto e vigoroso. Erano gelide.

Un forte profumo raggiunse le mie narici, qualcosa di conosciuto, di

famigliare….lampone.

<<Ti ho tradito, Walter!>> urlò Francesco. <<Mi dispiace così tanto…. Tu non ci sei

mai a casa, sempre al lavoro, sempre alle tue riunioni...Lei così dolce e così fragile...ti ama così tanto!! Non la meriti!!>>

Quelle parole furono come coltellate per me.

<<Cosa accidenti stai dicendo?? Ora basta, dimmi dov’è, ditemi tutti dov’è!!>>

<< Forza signore, si dia una calmata e salga con me sull’ambulanza.>>

Ignorai l’infermiere e mi venne da tirare un pugno a Francesco per ciò che aveva appena detto, ma una fitta di dolore intenso me lo impedì.

Sentii la voce di mia moglie e, stranamente, uscì dalle labbra di Francesco:

<<Ti ho tradito!>> echeggiò <<svegliati, ti prego!>>

Mi svegliai con la faccia sprofondata nell’airbag. Un ramo era entrato nell’abitacolo e

mi aveva ferito la tempia sinistra.

<<Come stai? Ti prego rispondimi!>> Mia moglie era a fianco a me, il parabrezza era

a tratti sfondato. Un albero aveva praticamente preso il posto del motore.

<<Come si sente, signore? Capisce che le sto parlando?>>

Mi ficcarono un luce intensa nelle pupille, per accertarsi che fossi cosciente.

<<Va tutto bene, tesoro>> disse Claudia, << tra poco ci porteranno in ospedale.>>

Claudia stava bene. Tremava forte, le avevano messo una coperta termica addosso. La guardai, probabilmente con uno sguardo stupito, e lei mi sorrise.

<<Sono contento che tu stia bene>> dissi.

<<Abbracciami forte. Non voglio mai più litigare>> disse lei, sommessamente.

Una settimana dopo, tutto era tornato alla normalità. Avevo appuntamento dal carrozziere per decidere le sorti della macchina ed ero già in ritardo.

<<Ciao amore, io vado. Grazie del caffè>> e la baciai.

Il carrozziere si trova vicino casa, era una bella giornata e decisi di andarci a piedi. Non ero ancora pronto per salire su un qualunque mezzo a motore.

Quando arrivai, Gigi, il carrozziere, era cosparso di vernice e stava lavorando su un grosso camion.

<< Ciao Gigi, come stai? È da un po’ che non ci si vede. La mia?>

<< Eh, eh,>> ridacchiò lui <<per “tua” intendi quella lattina accartocciata lì in fondo>> disse divertito.

<<Non c’è più niente da fare, vero? È da demolire?>>

<<Direi proprio di sì, a meno che tu non la voglia come decorazione in giardino>> continuò a ridere sotto i baffi.

<<Meglio così>> risposi io divertito dall’umorismo di Gigi. <<Allora ci si becca al bar, vecchio mio, ti dico poi cosa mi comprerò!>>

Gigi mi guardò incuriosito e mi chiese come avevo fatto a ridurre così l’auto.

<<Niente, non mi ricordo sinceramente. Ma siamo vivi tutti e due, è ciò che conta. Ti saluto, tra mezz’ora devo essere al lavoro.>>

>>Ciao, vi offro qualcosa per festeggiare, appena vi becco>> disse Gigi.

Varcata la soglia, mi affrettai sul vialetto per arrivare in tempo a prendere il bus.

Sentii la voce di Gigi che, correndo goffamente, mi inseguiva con una busta di plastica.

<< Ehi, che succede?>>

<<La macchina verrà demolita, mi son dimenticato di darti i tuoi effetti personali che erano all’interno.>>

<<Ah, grazie.>>

All’interno della busta, lo notai subito. Un vecchio cellulare, di una nota marca, con la plastica dei bordi consumati dal tempo. E, in quel momento, la memoria ritornò.

Era per quel dannato cellulare che avevo rischiato la mia vita e quella di mia moglie. Era da quando avevo scoperto la sua esistenza, il secondo cellulare segreto di Claudia, che avevo cominciato a nutrire sospetti sul fatto che mia moglie mi tradisse. Inconsciamente sapevo anche con chi, ma lo spavento per l’incidente e la gioia di essere ancora vivo mi obbligarono a riflettere: avrei potuto arrabbiarmi, avrei potuto mandare tutto all’aria, ma non lo feci.

Quando arrivai a casa lei mi abbracciò dolcemente: <<Sei già tornato, meno male! È già pronto, vieni a mangiare.>>

Lo vide nella mia mano e per un istante il suo sguardo si raggelò, ma il mio era calmo.<<Succederà ancora?>> Le dissi cautamente.

<<Mai più>> rispose lei decisa. Dopo attimi che sembrarono ore, dopo sguardi intensi tra noi due, lei si avvicinò piano, mi mise le braccia intorno al collo e mi sussurrò all’orecchio: <<Tornerai presto anche domani? Mi sei mancato così tanto.>> E le sorrisi.

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