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La rima


La rima è il modo con cui termina la fine del verso e che porta l’accento: rumore/timore, fedele/crudele. La sillaba si trova nei componimenti poetici, tuttavia non è un elemento essenziale
Esiste anche l’assonanza che è una rima imperfetta in quanto l’identità si limita alle sole vocali: amore/sole, pianta/bianca
Ecco i vari tipi di rima:
1) Rima baciata quanto i versi rimano due a due, di seguito: AA BB
O cavallina cavallina storna A
Che portavi colui che non ritorna A
Tu capivi il suo cenno e il suo detto! B
Egli ha lasciato un figlio giovinetto; B
(g. Pascoli)

2) Rima alternata quando il 1° verso rima col 3°, il secondo col 4° e così di seguito:
T’amo, o pio bove; e mite un sentimento A
Di vigore e di pace al cor m’infondi, B
O che solenne come un monumento A
Tu guardi i campi liberi e fecondi B
(G. Carducci)

3) Rima chiusa quando il 1° verso rima con il 4° e il 2° con il 3°
O cameretta che già fosti un porto A
A le gravi tempeste mie diurne B
Fonte se’ or di lagrime notturne B
Che ‘l dì celate per vergogna porto A
(F. Petrarca)

4) Rima ripetuta quando il 1° verso rima col 4°, il 2° rima col 5°, il 3° con il 6° e così di seguito
Dalla larga narice umida e nera A
Fuma il tuo spirto, e come un inno lieto B
Il mugghio nel sereno aer si perde; C
e del grave occhio glauco entro l’austera A
dolcezza si rispecchia ampio e quieto B
il divino del pian silenzio verde C
(G. Carducci)

5) Rima incatenata quando in una serie di terzine, il 1° verso di ognuna rima col 3°, il 2° di ognuna di esse fa rima con il 1° della terzina seguente e così di seguito
Nel mezzo del cammin di nostra vita A
mi ritrovai per una selva oscura B
ché la diritta via era smarrita. A

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura B
esta selva selvaggia e aspra e forte C
che nel pensier rinova la paura! B

Tant'è amara che poco è più morte; C
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai, D
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte. C
/Dante)

6) I versi possono essere anche senza rima e in questo caso si dicono sciolti. Il verso sciolto è venuto di moda nel XVIII secolo ed è stato usato particolarmente dal Foscolo, Leopardi, Manzoni. I poeti contemporanei (Ermetismo) adoperano i versi senza rima. Da segnalare che il sistema di verseggiatura italiana non corrisponde affatto a quello degli antichi Greci e Romani che invece utilizzavano la lunghezza di ogni sillaba, quasi si trattasse di note musicali

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