ANALISI DEL TESTO NOI, I RAGAZZI IN GITA SCOLASTICA


Il brano “Noi, i ragazzi in gita scolastica”, tratto da un articolo del giornale “Repubblica” del 2007, è opera di Marco Lodoli. Lo scrittore romano, oltre ad essere un insegnante, è editorialista di “Repubblica” su temi riguardanti i giovani e la scuola.
Il brano riporta un'analisi accurata da parte dell'autore riguardo il tema del viaggio d'istruzione, riportandone le numerose problematiche, ma anche i vantaggi sul piano relazionale.

COMPRENSIONE COMPLESSIVA DEL TESTO

Il passo di Lodoli può essere suddiviso in cinque sequenze. La prima sequenza, dal primo al diciannovesimo rigo, con il titolo “La gita viene approvata ma si fatica a trovare l'accompagnatore”, espone le dichiarazioni durante un consiglio di classe di alcuni insegnanti, tutti favorevoli al viaggio d'istruzione. Ma gli stessi insegnanti, dopo essersi espressi a favore dello svolgimento del viaggio, inventano scuse bizzarre e inverosimili quando è il momento di stabilire quale insegnante dovrà accompagnare gli alunni in gita. Perciò ad accompagnare gli studenti è il vecchio professore di lettere, che era anche il più titubante riguardo la gita, supplicato, omaggiato e incalzato affinché accettasse l'incarico. La seconda sequenza, dal ventesimo al quarantunesimo rigo, con il titolo “I problemi durante il tragitto”, riporta con estrema precisione le seccature, più o meno gravi, sopportate dal vecchio professore: dall'eclatante ritardo di uno studente prima della partenza, al furto in auto-grill da parte di un altro alunno, alla musica a volume insopportabile nel pullman. La terza sequenza, dal quarantaduesimo al cinquantaseiesimo rigo, con il titolo “I problemi continuano in hotel”, illustra le problematiche sulle quali si imbatte il professore una volta che la scolaresca raggiunge l'hotel. L'autore, infatti, descrive la perdita del documento e della valigia da parte di due studenti e la movimentatissima prima notte in albergo. La quarta sequenza, dal cinquantasettesimo al settantacinquesimo rigo, con il titolo “I giorni più belli dell'anno”, descrive i sentimenti di gioia degli studenti, che attendevano con ansia la gita per vivere la percezione di libertà e lo svago con gli amici. L'ultima sequenza, dal settantasettesimo all'ottantaquattresimo rigo, con il titolo “Il professore si pone delle domande”, espone i dubbi e le indecisioni dell'insegnate, il quale trae giovamento anch'egli dal viaggio.


ANALISI DEL TESTO

Il saggio di Marco Lodoli, tratto da un articolo di giornale, presenta una forma lineare, piana e scorrevole.
Secondo l'autore il viaggio sarebbe stato identico in qualsiasi città che gli studenti avrebbero potuto visitare. L'impressione di Lodoli è confermata anche dalle reazioni di tutti gli studenti, i quali considerano la gita il periodo più bello dell'anno poiché amano confrontarsi, discutere e scherzare fra loro. Perciò il luogo dove si svolge la gita passa in secondo piano perché gli studenti sono poco interessati all'aspetto culturale del viaggio, bensì prediligono quello ludico e relazionale.
Lo scrittore afferma che la gita scolastica coincide anche con lo sbocciare di un amore o anche con lo scoprire la bellezza di un quadro o di un monumento. Ma anche altre sensazioni, sia positive che negative sono associate alla gita, come la riconciliazione di due vecchi amici, la lite tra due rivali nello studio o nell'amore, la conoscenza di una nuova cultura o di un altro stile di vita e la cooperazione di tutto il gruppo.
Lodoli afferma che il viaggio d'istruzione è un'esperienza fondate, perché lo studente difficilmente riesce a imparare come mettersi alla prova in un ambiente diverso e come reggere la pressione del gruppo. Infatti i giovani tramite la gita imparano ad adattarsi ad una nuova situazione, del tutto differente rispetto quella che sono abituati a vivere, e inoltre devono imparare a convivere con un gruppo e a rispettare le esigenze di tutti.
La gita brillantemente raccontata da Lodoli ha come meta Venezia. Supponiamo, invece, che la gita si svolgesse ad Auschwitz; in questo rarissimo caso la meta susciterebbe emozioni e sensazioni differenti negli studenti, perché il tema del viaggio più interessante non annoierebbe il giovane, bensì il gruppo si potrebbe cimentare in riflessioni o discussioni sull'argomento. Perciò la gita a Venezia ha il solo scopo ludico nello studente, ad Auschwitz subentra anche lo scopo culturale.

L'autore, pur essendo un insegnante e pur sapendo che l'espressione canonica è “viaggio d'istruzione”, usa il termine “gita” per evidenziare il forte elemento goliardico e scherzoso che caratterizza i viaggi con gli studenti.

INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA E APPROFONDIMENTI

Tenendo presente i dati resi noti dall'Osservatorio sul turismo scolastico, secondo i quali le scuole superiori muovono ogni anno un milione e trecentomila studenti e la spesa pro-capite è di 267 euro, si rileva che il fenomeno della gita è profondamente radicato nella nostra cultura e ogni istituto italiano si impegna ad organizzare tali viaggi. Infatti i docenti si adoperano notevolmente per coordinare e progettare le gite che però a volte si rivelano dei fallimenti. A causa di tali disfatte, gli insegnanti sono divisi tra quelli che paventano le notti da incubo durante i pernottamenti in albergo e quelli che, nonostante tutto, riconoscono nella gita un ruolo fondamentale di emancipazione dall'adolescenza e di forte crescita. Entrambe le categorie includono un fondo di verità. Infatti la maggior parte degli studenti è solita interessarsi solo all'elemento goliardico del viaggio, creando non pochi problemi ai docenti che pazientemente accompagnano la scolaresca. Ma, nonostante questo, la gita rappresenta per molti un esperienza positiva caratterizzata da nuove responsabilità, conoscenze ed esperienze. Il tema “gita” si presenta molto più complicato di quanto sembri; magari coinvolgendo i giovani nella scelta delle località da visitare e concordando gli studenti delle norme di comportamento con i professori, la maggior parte dei problemi che si sviluppano durante i viaggi potrebbero esser facilmente evitati.

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