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Intervista a Petrarca
BUONGIORNO a tutti! Oggi avremo l’onore di intervistare il SIGNOR PETRARCA, primo lirico italiano ed europeo.
Salve signor Petrarca, sono lieta di fare la sua conoscenza e vorrei porle alcune domande
Ad esempio
Cosa lo ha spinto a scrivere il canzoniere ?
Il canzoniere lo scrissi perché spinto dalla necessità di raccontare le emozioni spesso contrastanti del mio “io interiore”, con tema principale: il mio amore per Laura.
Tutto ciò è raccontato attraverso 366 liriche, come fosse un diario. Il titolo che inizialmente scelsi per questo libro fu “Rerum vulgarium fragmenta” letteralmente “frammenti di componimenti in volgare”. Scelsi questo nome poiché nel libro congiungo testi poetici in rime sparse, non in ordine cronologico.
Da un lato, nei suoi sonetti, Laura è la personificazione dell’amore e della bellezza, in altri, sembra essere la responsabile della sua infelicità e disillusione. Pensa che L amore possa aver condizionato la sua vita?
L’amore ha condizionato totalmente la mia vita. Mi ha tormentato, imprigionato, mi ha raggiunto quando ho provato ad allontanarmi. Così come spiego nella mia composizione “solo et pensoso i più deserti campi”e in “pace non trovo et non o’ da far guerra”, l’amore mi fa bruciare dalla passione ma anche gelare per il timore di essere disilluso. L’amore mi imprigiona, una prigionia non esplicita e voluta ma che è lungi dall’interrompersi. L’amore non uccide l’innamorato, ma non gli permette di vivere veramente, lasciandolo in questa situazione ambivalente e sospesa tra felicità e illusione di poter essere corrisposto dalla persona amata e tristezza, disillusione e timore di non essere mai ricambiato.

Il 6 aprile 1327 è una data importante per lei, cosa rappresenta?
Dopo la morte di mio padre avvenuta nel 1326, sono tornato ad Avignone che a quel tempo era una delle città più rinomate per la cultura, la stessa dove ho trascorso l’infanzia. Era il 6 aprile, Venerdì Santo. Mi trovavo all’esterno della Chiesa di Santa Chiara quando il mio sguardo venne attratto dalla figura luminosa di una giovane fanciulla: Laura, che in un attimo mi travolse e cambiò non solo il corso della mia vita, ma anche la mia produzione letteraria. Fu quello il giorno in cui iniziai a lavorare al canzoniere.
Nel secretum è presente un personaggio che incuriosisce i lettori: “la verità”. Come mai rimane in silenzio durante tutto il dialogo tra lei e Sant’ Agostino?
Inizierei illustrandovi la ragione per cui decisi di scrivere “Il Secretum”. Il testo esprime il dibattito interiore delle due parti della mia anima in conflitto, l’una espressa da Sant’Agostino, l’altra dal mio alter ego Francesco, in un lungo dialogo. Queste 2 parti rappresentano rispettivamente gli ideali di purezza cristiana, l’aspirazione ad una vita spirituale e il desiderio di gloria, ambizione poetica e Amore e passione terrena. Nell’opera, oltre Sant’Agostino e Francesco é presente anche lei: “la verità”. Quest’ultima rimane in silenzio per tutto il Secretum poiché lei non si rivela se non a chi è capace di mettersi in discussione attraverso un percorso introspettivo e mutare il suo comportamento lasciando andare ciò che di effimero e di caduco è presente nel suo ordinario percorso terrestre predisponendosi verso il modello da emulare che lo porterebbe verso la verità vera (rappresentata da Sant’Agostino). Francesco non riesce a seguire quell’esempio di virtù morale e spirituale dettato da Sant’ Agostino, e tale conflitto alberga senza soluzione di continuità dentro di me.
Nel sonettò “pace non trovo et non o da far guerra”, in cui lei stesso dialoga con Laura, può indicarci come mai ha deciso di usare esclusivamente la coordinazione per raccontare i suoi sentimenti?
Nel sonetto ammetto di aver cercato di esprimere a parole la situazione conflittuale ambivalente e sospesa che ho vissuto e che vivo ancora oggi. L’intera opera è un dialogo con Laura nel tentativo di uscire dalla prigionia e superare una distanza che adesso, con il senno di poi, temo resterà invalicabile. Nel descrivere questa situazione a Laura non ho potuto evitare di illustrarle i miei sentimenti contrastanti: volevo morire ma allo stesso tempo chiedevo all’Amore l’aiuto necessario per continuare a vivere; odiavo me stesso per essere quello che sono ma amavo e amo Laura; costantemente sospeso tra dolore e felicità , sospeso tra desiderio di morire e voglia di vivere, questi sono solo alcuni dei sentimenti che esprimo in questa poesia. Tutte queste opposizioni, questi contrasti, erano e purtroppo continuano ad essere, compresenti nella mia anima, senza che nessuna prevalga, ecco perché non avrei potuto che fare uso esclusivo della coordinazione.



Nel canzoniere la morte di Laura é stata significativa per lei tanto che ha diviso l’opera in due parti, la prima :rime in vita di madonna Laura e la seconda: rime in morte. È stato questo evento a renderla cosciente, consapevole del passare del tempo?
Come scrivo in “questo nostro caduco et fragil bene” o in “la vita fugge et non s’arresta una hora”, dopo la morte di Laura ho iniziato a focalizzare le mie opere sul tema della fuga, il trascorrere inesorabile del tempo che mette in evidenza la vanità delle cose umane, inconsistenti. La bellezza di Laura, una bellezza che mai fu così tanta in una donna, scomparve improvvisamente alla sua morte. La bellezza umana, così come il vento e l’ombra, è un bene vano, fragile, non duraturo e caduco, destinato a morire. Si, la morte di Laura in parte mi ha reso consapevole del passare del tempo e di come anch’io stessi continuando ad invecchiare iniziando a perdere la vista. Dall’altra io ero già conscio dello scorrere inevitabile del tempo. In “Erano i capelli d’oro a Laura sparsi”, nonostante Laura fosse ancora in vita, inizio a immaginarla invecchiata, non più brillante come una volta. Tuttavia, ribadisco che rimango e rimarrò sempre innamorato di lei poiché sono ormai stato ferito dalla freccia scoccata dal suo arco teso.
L intero canzoniere è un ovazione, un panegirico a Laura, la donna amata, che nel sonetto “Movesi il vecchierel canuto et bianco” viene addirittura paragonata a Cristo. Lei pensa possa coesistere una sovrapposizione tra cose sacre e profane?
No, non penso. Sono consapevole che entrambe coesistano in me che bramo la gloria e l’amore terreno, non riesco a rinunciare fino in fondo alle lusinghe del mondo, ma prego la Vergine che mi aiuti a remare verso una vita dedicata alla virtù. Nonostante ciò confermo la similitudine presente nel sonetto tra il vecchietto stanco che negli ultimi giorni della sua vita va a Roma spinto dal suo grande desiderio e amore nel vedere le reliquie di Cristo, nonostante il suo corpo stanco; così io con la stessa intensità cerco bramando l’immagine di Laura tra le persone. È vero dunque che decido di paragonare Laura a Cristo sovrapponendo il sacro ed il profano, ma il mio amore per Laura rimane l’ostacolo insormontabile verso una vita virtuosa, verso il paradiso, verso Dio.



Signor Petrarca, nell’epistola indirizzata ai posteri quale messaggio di se vuole lasciare?
Nell’epistola che decisi di scrivere alla posterità il mio primo intento era quello di costruire di me un ritratto ideale. Innanzitutto trascuro le contingenze minori della mia esistenza, i fatti strettamente privati, e mi concentro soprattutto sui miei rapporti pubblici coi potenti, sulla mia carriera letteraria e sulle mie opere. In secondo luogo insisto sul mio disprezzo del denaro, sulla ricerca di una vita modesta e appartata, tutta dedita all’attività intellettuale, sulla mancanza di superbia, sulla castità e sul trionfo sopra le passioni, che mi han portato a lasciare i vani piaceri della giovinezza, sul rapporto di indipendenza nei confronti dei potenti, visti come amici più che come signori: vorrei dare un immagine di me come letterato libero, senza nessun tipo di condizionamento. Dedico tutta la mia vita all’attività intellettuale disinteressata, e mi offro ai contemporanei e ai posteri come modello di saggezza. È singolare il distacco con cui parlo qui dell’amore per Laura, che appare assai lontano dai tormenti espressi nelle Rime: la morte, crudele ma provvidenziale, spegne la fiamma quando già era languente. Ma anche questo ridimensionamento è coerente con l’immagine idealizzata che vorrei lasciare ai posteri.Di intellettuale letterato libero che va verso la vita più pura

Nel suoi lavori ricorre spesso il nome di Laura, la sua fonte ispiratrice. Pensa che possa esserci una Laura per ognuno di noi?
Laura rappresenta ed é la mia musa ispiratrice; è la ricerca della felicità senza mai raggiungerla. Laura è il protendere sempre verso ciò che ci gratifica e ci permette di essere realizzati; è quello che si auspica ad ognuno di noi da raggiungere poiché rappresenta il modo migliore di essere trainati verso la vita. Io auguro ad ognuno di voi la vostra “Laura”.
Nell’epistola ai posteri lei ci racconta se stesso, dei sui studi, della sua classe sociale, del suoi viaggi e di quel costante divario fra terra, soddisfazioni terrene e cielo e bisogno di ascendere verso dio. è riuscito ad uscire da questa dicotomia?
Io penso che in ognuno di noi ci sia sempre un senso di frustrazione alimentato dall’apparente impossibilità di raggiungere l’oggetto dei nostri desideri, dai fallimenti ottenuti nel percorso umano e i tentativi fatti per liberarsene. Il dilemma che ci attanaglia e ci complica l’esistenza, in realtà è il senso della vita stessa... il ricercare dentro di noi continuamente le risorse, le motivazioni per andare avanti e protendere verso la felicità vera, quella pura, quella verso Dio e farla coesistere con quella terrena : L amore per Laura. Una frustrazione per me invalicabile ma indispensabile. (Che mi da la forza e l’energia di andare avanti.)
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