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I campi semantici

Le parole di un testo si possono raggruppare in base al loro significato. Per esempio ci sono parole legate alla gioia (“letizia”, “gaudio”, “piacere”, “gioire”, “disperarsi”, “rabbuiarsi”, “depressione”, “spleen”, …), parole legate a un determinato colore (“rosso, “sangue”, “tramonto”, “arrossire”, “purpureo”, “pomodoro”, …) parole legate a una stagione (“inverno”, “freddo”, “neve”, “ghiaccio”, “pioggia”, “desolazione”, …), parole legate a un’attività (“cucina”, “pentole”, “coperchi”, “biscotti”, “paté”, “cibo”, “cuochi”, “forchette”, “cucinare”, …) e così via.
Per indicare un insieme di parole unite intorno a un determinato significato si usa l’espressione “campo semantico”. Suoi sinonimi so “area semantica” e “sfera semantica”. In tutte queste espressioni è presente l’idea di un luogo nel quale possono collocarsi le parole legate a un termine-chiave di riferimento, posto al centro. In questo luogo alcune parole saranno molto vicine al centro, altre saranno in posizione periferica. Inoltre la stessa parola può appartenere contemporaneamente a campi semantici diversi. Per esempio, “lacrima” si può collegare ai campi semantici del pianto, dell’acqua, del sentimento e così via.

All’interno di una poesia, la frequenza di parole relative a determinati campi semantici contribuisce a creare una certa atmosfera, i campi semantici presenti possono essere omogenei tra loro (per esempio, essere relativi a vita, gioia, primavera) oppure essere in opposizione (per esempio, essere relativi a vita e morte); possono appartenere unicamente a una sfera elevata (per esempio, essere relativi a virtù, bellezza, amore) o, ancora, possono alternare la presenza di alto e basso, tragico e comico, sublime e quotidiano (per esempio, essere relativi all’amore e alla cucina).

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