Fiaba russo-siberiana, Fiaba d’Ivàn lo scemo

La fiaba narra di un ragazzo di modeste condizioni e di limitate capacità, tanto da meritare il soprannome di “scemotto” e da essere trascurato dai suoi stessi fratelli. La buona volontà, però, lo aiuta a superare una prova apparentemente banale (restare sveglio tutta la notte per montare la guardia a un campo di grano) e la fortuna gli fa incontrare, durante questa veglia, un essere magico che guiderà il suo destino fino a portargli in moglie la figlia dello zar.

La vicenda sembra analoga a quella de Il ragazzo che fu tramutato in stella (il protagonista si muove da una condizione di inferiorità per arrivare a un primato assoluto), ma l’atmosfera è diversissima. Là i temi arano la ricerca interiore, la meditazione, la tensione verso il divino e, alla fine, un’assunzione in cielo. Qui, al contrario, abbiamo del grano rubato, un cavallo magico, un eroe pigro e incerto, una principessa capricciosa, un matrimonio che garantisce la promozione sociale. dimenticata ogni dimensione spirituale, ogni aspirazione alla conoscenza di Dio, rimane un’umanissima identificazione dalla felicità con la ricchezza e il potere, insomma col diventare principe, cioè marito dalla figlia dello zar.

La fiaba del cavallino gobbino fa parte di un’ampia raccolta di fiabe. Verso la fine del Settecento nacque un grande interesse, che dura tuttora, per il folclore e per la letteratura popolare, trasmessa quasi esclusivamente in forma orale, di cui la fiaba è una parte significativa. Gli studiosi iniziarono un appassionato lavoro di ricerca nelle più diverse aree geografiche e trascrissero i testi delle fiabe così come li raccoglievano dalla voce di narratori che ancora le andavano ripetendo nelle fiere di paese, nelle osterie, nelle stalle delle cascine, nei luoghi insomma in cui si esprimeva la socialità popolare. Si formarono ampie raccolte che di solito indicavano nel titolo la regione di provenienza delle fiabe (russo-siberiane in questo caso), scritte non nei dialetti presumibilmente usati dai narratori orali, ma nella lingua letteraria, di registro informale, del raccoglitore. La redazione scritta rispecchiava naturalmente la mentalità del narratore orale, che metteva in scena la vicenda della fiaba del proprio contesto storico-sociale.

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