descrizione di un paesaggio

Una descrizione può essere in modo personale (soggettivo) o in modo impersonale (oggettivo).

Descrizione soggettiva

Nella descrizione soggettiva l'autore propone l'oggetto descritto dal suo personale punto di vista; ne dà una rappresentazione filtrata attraverso il suo particolare modo di vedere e di sentire la realtà che lo circonda, nell’intento di suscitare al lettore le sue stesse emozioni. Lo scopo della descrizione soggettiva è prevalentemente persuasivo ed emotivo. Ecco un esempio di questo tipo di testo:

Non avevo mai visto niente di più bello. Era perfetta, ancora più affascinante di come l’avevo immaginata. Alcune settimane prima, quando l’avevo vista su quella fotografia, mi avevano colpito la linea snella e i colori brillanti, che facevano risaltare le sue forme armoniose. Ora lei era davanti a me: immobile, sicura di sé, che mi guardava. Ero così emozionato che non riuscivo ad avvicinarmi. Mi chiedevo se quella che stavo vivendo era una situazione reale o uno straordinario sogno, che si sarebbe dissolto poco dopo, per sempre. Chiusi gli occhi, li riaprii. Lei era ancora lì: splendente. La guardai, prima di avvicinarmi, in ogni dettaglio: nella realtà era più grande e meno leggera di come appariva in fotografia, ma non per questo meno proporzionata; mi appariva elegantissima, curata in ogni particolare. Mi feci coraggio e mi accostai, dicendole che il suo arrivo mi riempiva di felicità. Lei, muta, mi faceva capire che sarebbe stata per me una amica fedele e una inseparabile compagna di viaggio. L’avevo desiderata tanto ed ora era mia: era la mia nuova moto.

(da Gioie e dolori, novembre 1998)

Descrizione oggettiva

Nella descrizione oggettiva l’autore non esprime emozioni o giudizi personali, presenta l'oggetto della descrizione in modo impersonale e oggettivo. Lo scopo principale di questo tipo di descrizione è quello informativo. Una delle più note descrizioni oggettive della Letteratura Italiana è la seguente:

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l'uno detto di san Martino, l'altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. [...]

(da I Promessi Sposi, Capitolo I, Alessandro Manzoni)

A cura di Riccardo

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