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La lingua italiana: vi sono molte differenze tra scritto e parlato, tra giovani e anziani


È normale prendere in prestito da un’altra lingua dei termini e vocaboli, è sempre successo. Però erano parole che non esistevano o parole che dovevano significare qualcosa di nuovo e innovativo. La nostra lingua definisce il nostro popolo e le nostre radici culturali, è qualcosa che ci appartiene e per questo va difesa e protetta da questa invasione indiscriminata di termini anglosassoni. Penso che molti, se non tutti, usino questi vocaboli per darsi un tono. Per me non siete superiori a nessuno se nel vostro paese parlate una lingua estranea, anzi un ibrido che non è né l’una né l’altra. Dimostrate solo di non conoscere l’italiano. Dimostrate di omologarvi ai fanatici del web e delle nuove tecnologie sociali. Non siete più unici, ma rappresentate la massa adesso. Siete solo dei cloni. La lingua, oggi più che in passato, è fortemente influenzata dall’uso fin troppo intensivo degli apparati multimediali: scriviamo velocemente, usiamo molte abbreviazioni, facciamo ricorso a frasi sintetiche riducendo al minimo o abolendo del tutto la punteggiatura, esprimiamo i nostri sentimenti usando le faccine (emoticons o emoji). Invece di fare una telefonata, sempre più spesso inviamo messaggi perché più veloci, immediati e divertenti. Questa ormai è la realtà del momento: un nuovo linguaggio, una specie d’ibrido che fonde elementi tipici sia dello scritto sia del parlato e sta influenzando in maniera crescente il nostro modo di comunicare. Tutto questo è da considerare come un’evoluzione, quindi da supportare e tutelare, o piuttosto un’involuzione e quindi da limitare e sulla quale intervenire, della lingua italiana? Nasce dal fatto che la lingua italiana è una lingua articolata, quindi poco adatta a una mutazione a uso digitale. Su internet, infatti, la fretta suggerisce un pratico adattamento grammaticale, un uso eccessivamente semplificato e formalmente scorretto. L’uso d’internet, dei social network e delle chat, insieme con quello degli sms, sta depauperando la lingua, privandola di quelle forme espressive più complesse e al tempo stesso più calzanti e precise. A giustificare la nascita di un linguaggio abbreviato sarebbe stato la necessità di dover comunicare velocemente ed economicamente non solo informazioni, ma anche emozioni. La soluzione a questa esigenza è stata il ricorso a simboli. Le librerie delle faccine degli smart-phone o dei tablet ne sono la prova: un’icona o una serie di segni di punteggiatura cercano di tradurre gli stati d’animo delle persone.
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