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Pero

Origine e domesticazione:
Il pero appartiene alla famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia delle Pomoideae, genere Pyrus.
Nel genere Pyrus si distinguono molte specie, diffuse in tutto il mondo. In particolare ritroviamo specie di origine occidentale, di cui la principale è Pyrus communis, da cui derivano le principali cultivar europee. Questa specie è a sua volta suddivisa in sottospecie, le cui più importanti sono:
Pyrus communis sativa, comprendente le varietà coltivate;
Pyrus piraster, o pero selvatico molto comune e diffuso ovunque.
Esitono po delle specie di origine orientale, come Pyrus serotina.

Descrizione morfologica:
Il pero è di per sé un albero molto vigoroso, che può superare anche i 15 metri di altezza, però proprio a causa di questa vigoria ritarda la messa a frutto di 2-3 anni rispetto il melo.

Le radici: l’apparato radicale è in buona parte concentrato tra i primi 60-80 cm di profondità, si sviluppa orizzontalmente, oltre la proiezione della chioma.
La chioma: assume naturalmente la forma piramidale e con portamento assurgente ( cresce verso l’alto).
Le foglie: sono alterne, inserite su nodi ravvicinati, lungamente picciolate, lisce, di forma ovale, di colore verde scuro sulla pagina superiore, verde chiaro sulla pagina inferiore. In autunno le foglie adulte ingialliscono o tendono ad arrossire prima di cadere.
Le gemme: sono sia a legno che miste. Quelle a legno sono piccole e appuntite, mentre quelle fiore sono leggermente più grosse. Le gemme a fiore sono quelle miste, in quanto originano foglie ed infiorescenze.
I rami: possono essere a legno (il succhione e il ramo a legno propriamente detto) e a frutto (il brindillo, il ramo misto, il dardo e la lamburda).
Brindillo: è un ramo esile, lungo una decina di centimetri, termina con una gemma apicale mista ed è provvisto di gemme a legno.
Ramo misto, più vigoroso del precedente ed è dotato di gemme a legno e a fiore.
Lamburda: è un ramo molto corto ed evidente, termina con una gemma a fiore. Durante la stagione vegetativa si ingrossa e dà luogo alla borsa, ricca di sostanze di riserva. Su piante vecchie le lamburde si affastellano dando luogo alle zampe di pollo.
Fiori: Le gemme a frutto danno origine ad infiorescenze a corimbo, costituite da 7-10 fiori, talvolta anche più, provviste da una rosetta di foglie e contornate da gemme a legno. Nei corimbi a differenza del melo, l’ultimo fiore a sbocciare è quello centrale, detto King flower.
I fiori sono ermafroditi e portano caratteri tipici delle Rosaceae: calice di 5 sepali, persistente e corolla di 5 petali bianchi. La maggior parte delle cultivar di pero sono autosterili:
Sterilità fattoriale: Nonostante il polline possa essere abbondante e germinabile, si può verificare incompatibilità tra le proteine di riconoscimento con le papille stigmatiche. Ciò porta alla formazione di una barriera di callosio (zucchero) che arresta l’allungamento del tubetto pollinico e quindi il compimento dell’atto fecondativo.
Sterilità citologica: frequente nelle cultivar triploidi (3n), dove, a causa di anomalie nei processi meiotici, si forma polline malformato, poco germinabile e ovuli poco ricettivi.
Nel pero quindi, così come nel melo, occorre favorire l’impollinazione. In genere si fa l’impollinazione incrociata con altre cultivar di pero come la William, Conference o Passa Crassana, a meno che si abbia a che fare con nuove cultivar dove si dovrà andare a guardare la scheda tecnica per sapere la cultivar esatta. Inoltre i fiori del pero producono un nettare poco zuccherino, pertanto attraggono poco le api e gli altri insetti pronubi, per risolvere ciò è buona pratica mettere nel frutteto un adeguato numero di arnie (6-10 per ettaro), inoltre esistono degli appositi attrattivi da irrorare sulle piante per favorire l’impollinazione degli insetti.
Il frutto: di forma variabile, a seconda della cultivar o che derivi da fecondazione o da partenogenesi, è un pomo , considerato falso frutto, in quanto solo una parte di esso deriva dallo sviluppo dell’ovario, ma in gran parte da ricettacolo fiorale e, a volte, dal peduncolo.

Esigenze ambientali:
Predilige climi temperato-freschi, il suo fabbisogno in freddo è di circa 900-1100 ore, nel periodo tra ottobre e marzo. Resiste a temperature fino -15°C, temperature più basse provocano danni. Il pero risente di elevate temperature estive e della siccità; predilige terreni freschi, profondi permeabili. Attraverso un’adeguata scelta del portainnesto si può adattare a molte situazioni pedologiche.

Principali cultivar:
La pericoltura italiana si è incentrata attorno ad un ristretto numero di cultivar, in particolare su varietà molto antiche. Le cultivar possono essere divise in base a diverse caratteristiche: all’epoca di maturazione, alla modalità di fruttificazione, la pezzatura (molto piccola: Pero di San Pietro; intermedia e grossa), Il colore di fondo dell’epicarpo, il sovracolore dell’epicarpo, la forma del frutto.
In base all’epoca di maturazione si distinguono:
pere estivo precoci: Precoce di Fiorano, Carmen, Coscia;
pere estive: William, William rossa;
autunno-invernali: Abate Fétel, Conference, Decana del Comizio; Kaiser; Passa Crassana.
Modalità di fruttificazione:
William: produce per il 50% della produzione sulle lamburde e per il restante 50% sui rami misti, anche se con scarsa o mancata irrigazione la produzione si sposta maggiormente sulle lamburde.
La Decana del Comizio, l’Abate Fétel e la Passa Crassana producono sui brindilli sulle piante giovani, e in prevalenza sulle lamburde sulle piante adulte;
La Conference, sulle piante giovani produce sia su brindilli che lamburde, sulle piante adulte solo sulle lamburde;
La Kaiser produce solo sulle lamburde.

Principali cultivar
William-> la william selezionata in Inghilterra verso la fine del Settecento, è una delle cultivar più diffuse. Ottima per il consumo fresco da tavola viene largamente utilizzata nell’industria per la produzione di succhi di frutta, sciroppo e marmellate. E’ una cultivar a maturazione estiva e può essere conservata per 3-4 mesi in refrigerazione e per 4-5 mesi in atmosfera controllata.

William rossa-> detta anche Max Red Bartlett, deriva da una mutazione gemmaria della William, venne introdotta in Italia a partire dal secondo dopo guerra. E’ apprezzata per il consumo diretto, ma anche per la trasformazione da parte dell’industria.
Conference-> è una cultivar di pere autunnali, ha avuto origine in Inghilterra alla fine dell’Ottocento. Di medie dimensioni presenta la buccia lievemente rugginosa e una polpa succosa e aromatica. Può essere conservata per 6-7 mesi in refrigerazione o 7-8 mesi in atmosfera controllata.
Abate Fetél -> selezionata in Francia nel 1876 è chiamata anche regina delle pere. In Italia viene prodotta soprattutto in Emilia Romagna e rappresenta la quarta cultivar in termini di importanza. Ha una pezzatura medio grande, una forma allungata e una buccia liscia e sottile.
Decana del Comizio-> la Decana del Comizio è una pera selezionata in Francia agli inizi dell’Ottocento. E’ una cultivar di pere molto sensibile alle manipolazioni e alle ammaccature, deve essere raccolta e lavorata con delicatezza. E’ molto apprezzata per la preparazione di succhi di frutta e confetture. Può essere conservata per 4-5 mesi in refrigerazione.
Kaiser-> anche detta pera dell’Imperatore Alessandro è una cultivar a maturazione autunno-invernale. Il frutto è di medie dimensioni, totalmente rugginosa. I frutti possono essere conservati per 4-5 mesi in refrigerazione e per 6-7 mesi in atmosfera controllata.
Coscia -> pera di pezzatura medio-piccola, somiglia alla Conference ma è di maturazione estiva e viene raccolta a partire dal mese di luglio. Il periodo di maggior produzione ricade tra luglio e agosto.
Carmen-> è di colore giallo verde soffusa di rosso, la raccolta avviene a partire dalla seconda decade di luglio e nel lungo periodo sostituirà la coscia.
Passa Crassana-> di origine francese, dove è stata selezionata nel 1845 è una pera di grosse dimensioni. Ha perso molto mercato a causa della sua buccia resistente, a favore della William. Si conserva 4-5 mesi in refrigerazione.

La propagazione del pero può essere fatta:
Agamicamente: il cotogno (Cydonia oblonga);
Gamicamente: i franchi, ottenuti da semenzali, con semi selvatici o selezionati.

Cotogno (Cydonia oblonga):
Ottenuto mediante talea di ramo, per margotta di ceppaia o per micropropagazione.
Vantaggi: imprime ridotta vigoria; anticipa la messa a frutto; conferisce buone caratteristiche sensoriali.
Svantaggi: presenta un apparato radicale superficiale e quindi uno scarso ancoraggio al terreno; ha un’elevata sensibilità al calcare attivo e quando questo è al 4 % si riscontrano già delle clorosi ferriche; presenta delle disaffinità di innesto, soprattutto con Kaiser e William. Questo problema può essere superato grazie all’uso di un innesto intermedio, cioè innestando la cultivar prescelta su un’altra affine che, a sua volta, viene innestata sul cotogno.
Cotogno EMA-> è il più diffuso in Italia, da media vigoria e produzioni elevate. Da una precoce messa a frutto, ma è disaffine con Willliam e Abate ed è poco resistente al calcare attivo.
Cotogno EMC-> è indicato per impianti intensivi, da scarsa vigoria alla pianta ed entra rapidamente in produzione, non tollera il calcare attivo superiore al 4-5 %.
Cotogno BA 29-> è il cotogno più rustico e diffuso, da una vigoria superiore ai precedenti e da una veloce messa a frutto ed elevata produttività. Tollera fino al 6-7 % di calcare attivo, sopporta la siccità. Viene molto usato soprattutto per i peri hobbistici.

Franchi:
Ottenuti gamicamete.
Vantaggi: presenta buona affinità; è adatto a terreni poco fertili, calcarei e siccitosi; presenta un buon ancoraggio al terreno; conferisce elevata vigoria e longevità.
Svantaggi: ha un ritardo nella messa a frutto; genera molti polloni; presenta una disomogeneità di sviluppo degli alberi.
Farold 40-> tipo di portinnesto franco; presenta una maggior vigoria dei cotogni e di conseguenza presenta un ritardo nell’entrata in produzione. E’ resistente al colpo di fuoco batterico, risulta idoneo per impianti di media densità.

Forme di allevamento.
Ovviamente in primo luogo è necessario valutare le caratteristiche del suolo: il pero infatti predilige terreni ricchi di humus, freschi, profondi, con calcare attivo non superiore al 6-7% e terreni non soggetti a ristagni idrici. Inoltre il materiale vivaistico, come per ogni pianta di allevamento deve sempre essere esente da virosi; solitamente gli astoni sono di circa una anno e sono da mettere a dimora nel periodo autunnale.
Le forme che una volta venivano utilizzate per il pero erano la piramide e la palmetta regolare.
Le forme di allevamento più diffuse ora sono il fusetto, la palmetta libera e l’ipsilon trasversale e longitudinale che può essere semplice o doppia.

Fusetto:
E’ una forma di allevamento indicata per impianti mediamente intensivi e da usare possibilmente con portainnesto di cotogno. I sesti di impianto sono:
3-3,5 m tra le fila per 1 m sulla fila, con una densità di 1900 piante ad ha; per portainnesti di scarso vigore come il cotogno.
4-4,5 m tra le fila per 1.5 m sulla fila in caso di portainnesti più vigorosi come i franchi.

Palmetta libera:
Molto diffusa in passato, è una forma di allevamento a parete continua, stretta e alta (più alta del fusetto). I sesti di impianto sono:
4 m tra le fila per 1,5 - 2,5 m sulle file, per un totale di 1000 - 1600 piante ad ha; per il cotogno.
5 m tra le fila per 3 - 4 m sulle fila, per un totale di 500 - 800 piante ad ha; con il franco.

Ypsilon trasversale:
E’ una forma di allevamento a parete inclinata, può essere semplice o doppia. E’ una forma di allevamento inizialmente difficoltosa in fase di impianto, in quanto le piante sono numerose e anche costosa rispetto le precedenti. L’inclinazione delle due branche rispetto la verticale è di 30 - 40°, essendo il vigore suddiviso su queste due si può ottenere un incremento produttivo, mantenendo alti gli standard qualitativi. I sesti di impianto sono:
4- 4,5 m tra le file per 0,8 - 1,2 m sulla fila; con una densità di 1800 - 3100 piante ad ha.

Potatura
La potatura di allevamento viene attuata avendo cura di lasciar la maggior parte di superficie fogliare, riducendo al minimo i tagli, eseguendo ad esempio interventi alternativi al taglio.
La potatura di produzione si differenzia a seconda della cultivar di pero; viene eseguita soprattutto nel periodo di riposo vegetativo e completata in potatura verde. Si differenzia in:
William:, normalmente in maturità produce per il 50% sulle lamburde e per il restante 50% sui rami misti; pertanto con la potatura di produzione questi non vanno mai accorciati, ma solo diradati.
Abate Fétel: produce sui brindilli nelle piante giovani e in prevalenza sulle lamburde nelle piante adulte. La potatura deve quindi mirare ad un rinnovo del 40-45% delle formazioni fruttifere, le giovani branche molto ricche di gemme a fiore vanno accorciate a 1/3 , infine si vanno ad asportare una parte di lamburde e anche intere zampe di gallo.

Irrigazione
I volumi di adacquamento e i turni vanno stabiliti in funzione delle caratteristiche fisiche del terreno, l’andamento climatico e la densità delle piante per ettaro. I turni di irrigazione devono essere molto ravvicinati, anche 3 volte a settimana, per mantenere il livello idrico nel terreno prossimo alla capacità idrica di campo; questo soprattutto nelle fasi più delicate del ciclo produttivo, ovvero durante l’accrescimento dei frutti. Nel momento in cui la competizione tra i germogli in accrescimento e i frutticini è particolarmente elevata (40-50 giorni dopo la fioritura), negli impianti intensivi è meglio allungare i turni di adacquamento, altrimenti i frutticini non si svilupperebbero al meglio. Ovviamente con le irrigazioni è utile abbinare le fertirrigazioni.
Le piante di pero sono meno soggette alla ticchiolatura, ma sono più soggette ad attacchi di ragnetto rosso e nelle cultivar più sensibili al caldo anche a squilibri idrici.

Raccolta
La raccolta delle pere è completamente manuale e ci si può avvalere di carri raccolta per facilitare questa operazione. I costi non sono elevati in quanto il frutto è di grandi dimensioni.
Per stabilire il momento ottimale per la raccolta si fa riferimento agli indici di maturazione, di cui i più importanti sono:
la durezza della polpa, misurata tramite il penetrometro;
il residuo secco rifrattometrico (RSR), che usa il rifrattometro, che misura la percentuale di sostanza secca solubile contenuta nella polpa dei frutti;
L’acidità, misurata tramite il filtraggio del succo, misurando poi l’acidità con un pHmetro o una titolazione con soda.
Le pere possono essere destinate subito al mercato oppure stoccate in ambiente refrigerato o in atmosfera controllata per alcuni mesi. La produzione media per ettaro è di 25-35 t/ha. Più produttiva risulta la Passa Crassana che può raggiungere 50 t/ha. Con la fertirrigazione si può produrre fino 100-150 quintali/ha in più.

Avversità del pero
Ticchiolatura- Venturia Pirina: di solito è molto meno pericolosa che sul melo, valgono i prodotti usati sul melo e tutte le altre considerazioni.

Maculatura bruna- Stemphylium vesicarium: sintomi-> vi è la comparsa di macchie necrotiche tendenzialmente circolari sulle foglie, ma anche piccioli, rametti e frutti.
Danno-> i frutti sono incommerciabili a causa delle tipiche macchie necrotiche.
Fattori predisponenti: Clima umido e terreno tendenzialmente asfittico, con impianti poco arieggiati.
Controllo-> per prima cosa bisogna scegliere portainnesti resistenti al calcare attivo, bisogna garantire anche un buon arieggiamento e una buona illuminazione della chioma mediante sesti d’impianto adeguati e ricorso alla potature verde, è importante favorire l’allontanamento delle acque in eccesso. Di solito si interviene abbastanza tempestivamente con l’utilizzo di trattamenti con TMTD o tiram e procimidone.

Cancri e disseccamenti rameali- Nectria galligena: nel pero nectria galligena è meno pericolosa.
Sintomi-> presenza di tacche depresse distribuite sugli organi legnosi, con successiva formazione di veri e propri cancri aperti.
Danno-> alterazione progressiva dei tessuti legnosi e possibilità di disseccamento degli stessi.
Fattori predisponenti: elevata umidità e terreni compatti.
Controllo-> asportazione dei rami infetti e disinfezione delle superfici di taglio, si può controllare con rameici e polisolfuro di calcio.

Marciume del colletto- Phytophthora spp.: è un fungo oomicete, che vive nel terreno.
Sintomi-> Deperimento generale delle piante colpite, la zona del colletto presenta un marcato imbrunimento della corteccia e ampie zone necrotiche.
Fattori predisponenti-> Ristagni d’acqua e presenza di terreni asfittici.
Controllo-> scelta di portainnesti resistenti e rimozione delle cause predisponenti tramite baulatura, o impianti di drenaggio. Se la pianta è già infetta si possono fare trattamenti al colletto con il Fosetil Al.

Psilla- Cacopsylla pyri: è un insetto, rincote (Homoptera). La larva dell’ insetto vive nella melata ed è in grado di causare danni diretti a causa della sottrazione della linfa, ma anche danni indiretti a causa della produzione della melata che inibisce la respirazione, inoltre questa sostanza è in grado di nutrire molti funghi (ad esempio il Capnodium) che vanno a ridurre la fotosintesi. Essendo, la melata, una sostanza in grado di proteggere le larve è necessario, prima di qualsiasi trattamento, eliminarla con l’uso di saponi di potassio; successivamente questa può essere dilavata con irrigazione. esistono comunque dei prodotti chimici:
l’olio minerale, viene usato ad inizio febbraio, prima dello sfarfallamento degli adulti, questa sostanza distribuita sulle foglie impedisce l’ovoposizione dell’insetto.
insetticidi contro la psilla, che però devono essere in grado di selezionare e lasciare in vita gli Antocoris, insetti fitofagi della psilla.

Carpocapsa- Cydia pomonella: il pero è meno sensibile alla carpocapsa, si può comunque presentare se non si tratta, vengono usate le trappole e se presente si usano le sostanze usate per il melo.

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