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Pesco

Importanza economica e diffusione


La leadership nella produzione spetta all’Asia, con la Cina che produce il 53,5% del totale mondiale; l’Italia è al 2° posto nel mondo e al 1° posto in Europa. la Spagna si colloca immediatamente dietro l’Italia sia per produzione che superficie coltivata.

Origine e domesticazione


Il nome pesca deriva dal latino “persicum”. Pomo persicum significa pomo persiano, originario della Persia, ma oggi è certo che sia originario della zona ovest della Cina.
Il pesco appartiene alla famiglia delle Rosaceae, alla sottofamiglia delle Drupaceae e al genere Persica.
Fra le diverse specie le più importanti sono:
Persica vulgaris: pesco comune (pesche a polpa gialla e a polpa bianca);
Persica laevis: pesco nettarino;
Persica platycarpa: pesco piatto detta anche pesca saturnina o tabacchiera.

Descrizione morfologica


Il pesco in natura ha modeste dimensioni, può raggiungere l’altezza anche di 8 metri.
L’apparato radicale è piuttosto superficiale (profondità di 70-80cm), il fabbisogno in freddo è di circa 350 ore - 900.
Il fusto presenta corteccia grigia, tendente al rossastro nella parte esposta al sole, i rami fino un anno di età sono verde-rossastri, virano successivamente al grigio.
Le foglie sono alterne, lunghe, strette, di forma lanceolata e di colore verde intenso. Il picciolo è caratterizzato dalla presenza di glandole, la cui assenza è correlata alla resistenza alla siccità e alla sensibilità all’oidio.
Le gemme non sono miste ma specializzate: quelle a fiore sono sempre localizzate sui rami di un anno.
Il pesco è una pianta proterante, il che significa che i fiori sbocciano prima delle foglie.
Le formazioni fruttifere sono:
Ramo misto: questo ramo termina con una gemma a legno e lungo l’asse centrale presenta gemme a legno contornate da più gemme a fiore.
Brindillo: poco frequente nel pesco, nelle drupacee presentano una gemma apicale a legno e lungo l’asse prevalentemente a fiore.
Dardo fiorifero o mazzetti di maggio: pochi nel pesco, sono rametti corti pochi centimetri che presentano all’apice una corona di gemme a fiore circondanti una gemma a legno.
I fiori sono ermafroditi, presentano 5 petali di colore rosa chiaro e l’androceo è composto da 20-30 stami terminanti con un’antera di colore rossastro. alcune piante presentano fiori molto sviluppati, altre fanno dei fiori dissimili (campanulaceo) e, quando sono aperti, sembrano in realtà ancora chiusi. Il gineceo è costituito da un solo pistillo contenente due ovuli di cui generalmente uno solo arriva a formare il seme. Il pesco è una pianta autofertile e l’impollinazione è entomofila, per cui è sempre necessario possedere almeno 4-6 arnie ad ettaro.
I frutti sono delle drupe carnose, composti da una buccia o epicarpo o esocarpo, che può essere tomentosa o glabra, seguita poi dalla polpa o endocarpo, la parte edibile e infine vi è il nocciolo o endocarpo, che solitamente rappresenta un ostacolo per la germinazione del seme, infatti per studi di miglioramento genetico o altro, questo deve essere rimosso senza danneggiare il seme, spaccando il nocciolo o usando acido solforico.

Esigenze ambientali e pedoclimatiche


Può sopportare temperature minime invernali anche di -15°C se a riposo vegetativo totale, le temperature più basse possono creare danni permanenti alla maggior parte delle cultivar. Le gelate tardive, infatti, possono causare danni:
danni ai fiori chiusi a -3,5/-4,0°C;
Danni al fiore aperto a -2,5/-3,0°C;
Danni al frutticino a -1,0/-1,5°C.
Il pesco predilige terreni sciolti, profondi e ben drenati, si adatta bene a terreni sabbiosi, purché irrigati e concimati; il pH ottimale è 6,5-7,5.

Principali categorie


Esistono tre categorie principali:
Le pesche comuni;
Le pesche nettarine, ottenute da una mutazione gemmaria, sono pesche con più sensibilità alle malattie e difatti vengono trattate di più;
Le percoche o pesche da industria: sono pesche con epidermide gialla, con polpa resistente, sono raccomandate per l’industrializzazione e la raccolta meccanica. Sono usate per le pesche sciroppate, a confronto costano meno delle altre due categorie.
Queste categorie si suddividono poi in base ad altre caratteristiche:
Epoca di fioritura;
Epoca di maturazione:
Le varietà precoci: come la spring-crest e la spring-time sono pesche di origine americana, ma sono state sostituite sul mercato. Le precoci vengono fatte soprattutto al sud (Campania, Sicilia), hanno una pezzatura piccola e hanno lo spacco all’interno del nocciolo con eventuale emissione di colla.
Varietà intermedie: prodotte in Emilia, in particolare nel veronese;
Varietà tardive: sono presenti verso metà settembre, sono state introdotte da poco. Vengono prodotte anche in Sicilia.
Colore: pesche che hanno esocarpo rosso, giallo o screziature;
Consistenza e colore della polpa: le pesche a polpa bianca sono poco presenti sul mercato a causa della loro sensibilità alle ammaccature, difatti se ammaccate presentano delle macchie di colore scuro che ne diminuiscono il valore. Le pesche a polpa gialla infatti sono circa il 90% del mercato.
Scelta della cultivar.
Per scegliere le cultivar più adatte al proprio territorio esistono delle “Liste di orientamento varietale dei frutteti” che fornite dei dati oggettivi di ogni cultivar presente sul mercato.

Propagazione


I portainnesti sono ottenuti:
Gamicamente (per seme);
Agamicamente (micropropagazione e per talea di ramo).

Portainnesti franchi:
Sono portainnesti rustici che si ottengono gamicamente da varietà coltivate, imprimono:
Vantaggi: buon vigore; uniformità produttiva; sono affini a tutte le varietà.
Svantaggi: sono sensibili ai nematodi, ai terreni salsi, al calcare e alla stanchezza del terreno; non si adattano al ristoppio.


Ibridi:
GF 677: Ibrido pesco x mandorlo, selezionato in Francia, presenta caratteristiche di : idoneità al reimpianto; adattabilità a terreni con elevata % di calcare attivo; tolleranza terreni argillosi e compatti, ma non asfittici; resistenza alla scarsa disponibilità idrica e a certi livelli di salinità; da molta vigoria; è suscettibile alla Phytophthora e altri patogeni.

Ishtara-Ferciana: ibrido interspecifico complesso di pesco x mandorlo. Punta sulla quantità delle produzioni, sulla pezzatura e sulla precocità di maturazione.
Si adatta a terreni pesanti e resiste all’asfissia radicale; riduce la taglia delle piante.

Forme di allevamento:
ln questi ultimi anni si è assistito ad una progressiva modificazione dei sistemi di allevamento del pesco e delle forme adottate.
Le forme di allevamento più usate sono:
Vaso basso: Necessita di terreni fertili, irrigui e portainnesti di buona vigoria, l’altezza massima è di 3 m, i sesti d’impianto sono 5x4 m con una densità di 500 piante/ha.
Palmetta anticipata: Si adatta a terreni fertili, anticipa l’entrata in produzione, il completo sviluppo si ha al 3°anno. I sesti sono 4x3 m con una densità di 850 piante/ha.
Palmetta libera: possiede sesti 4x3 m.
Asse colonnare: Usato per impianti a elevata densità, l’altezza delle piante è di 4-4,5 m, con una densità fin oltre le 2000 piante/ha. Si usa anche in coltura protetta, nel sud Italia per le varietà precoci si utilizzano intelaiature per tendere al di sopra delle piante dei teli di plastica, per mantenere il caldo.
Ypsilon trasversale: I sesti di impianto sono-> 1-1,5 m tra le piante; 5-6 m tra le fila.
Ha bisogno di apposite strutture di sostegno e richiede molti interventi di potatura di allevamento che determina, infatti, un ritardo nell’entrata in produzione. E’ adatto alla peschicoltura protetta, in particolar modo usata al sud Italia, che consente un’anticipazione della raccolta dei frutti (si raccolgono così a fine aprile-inizio maggio).

Potatura:
Con la potatura di allevamento si punta a limitare al minimo indispensabile gli interventi cesori, infatti è bene sostituire i tagli con cimature, intaccature, inclinazioni, piegature e curvature,..
La potatura di produzione consiste in tagli di sfoltimento, di ritorno e di risanamento, dove a volte è normale andare a potare anche il 50% della chioma per eliminare tutti i rami anticipati, per impedire che la pianta invecchi prima.
La potatura verde integra quella invernale e solitamente consiste nell’asportazione di polloni (in maggio e giugno), per favorire la distribuzione della luce.

Diradamento dei frutti.
Per ottenere produzioni di elevata qualità è necessario eseguire il precoce diradamento dei frutti, questo fatto manualmente va eseguito 25-35 giorni dopo la piena fioritura e prima dell’indurimento del nocciolo (fatto prima consente una “concimazione” di potassio, perché si vanno a eliminare i frutti a cui va questo elemento nutritivo), con frutti di dimensioni di 10-15 mm di diametro, non prima perché vi è già la cascola naturale. Solitamente si lascia una pesca ogni 10 cm di ramo e si lasciano generalmente i frutti più grossi.

Fertilizzazione.
La sostanza organica viene solitamente apportata mediante il sovescio, questo realizzato in autunno, previa distribuzione di letame verrà interrato con i miscugli di leguminose o graminacee presenti sul terreno. Considerando una produzione media per ettaro di 200 quintali di pesche:
Azoto:120-130 Kg/ha; esigente in azoto, la carenza porta infatti a una riduzione della crescita vegetativa e un’abbondante cascola dei frutti. L’eccesso porta a un peggioramento delle caratteristiche sensoriali dei frutti, a un ritardo nella maturazione e alla suscettibilità ad alcuni parassiti come la Monilia fructigena.
L’azoto va somministrato a fine estate, dopo la raccolta, per favorire l’accumulo delle sostanze di riserva e in primavera, in prossimità dello stadio dei bottoni fiorali.
solitamente la distribuzione viene fatta mediante fertirrigazioni.
Fosforo:20-25 Kg/ha;
Potassio:110-120 Kg/ha; viene distribuito in autunno, ma soprattutto allo stadio di frutto noce a causa della massima richiesta).

Irrigazione.
Solitamente il pesco viene irrigato a spruzzo e a goccia (meglio), ma esistono anche irrigazioni a pioggia o con i rotoloni. Viene irrigato in quanto gli effetti di carenze idriche sono molti:
minore pezzatura dei frutti;
vegetazione stentata;
ritardo e scalarità sulla maturazione dei frutti;
aumento cascola dei frutti;
peggioramento del sapore e della serbevolezza del frutto.
Tuttavia è opportuno ricordare che anche l’eccesso idrico causa alcune problematiche:
asfissia radicale;
peggioramento delle qualità sensoriali dei frutti.
In base alle diverse varietà l’irrigazione deve essere differenziata, infatti per le varietà precoci, che maturano in periodi dell’anno in cui la frequenza delle piogge è ancora alta, l’irrigazione è fatta solo per migliorare la pezzatura dei frutti; sulle varietà tardive, che maturano in periodi in cui le piogge sono scarse, l’irrigazione deve essere fatta in quanto influisce sulla produttività e la qualità dei frutti.

Raccolta.
Le pesche possono essere raccolte in diversi modi:
raccolta manuale da terra, soprattutto per pesche da consumo fresco, altrimenti si danneggerebbero;
Raccolta integrata con l’ausilio di scale o carri elevatori;
raccolta meccanica, soprattutto per le percoche che essendo destinate alla preparazione di sciroppi e marmellate sono meno fragili.
I frutti ammaccati anche lievemente vengono scartati dal consumo fresco e usati per preparare succhi e marmellate.
Produzione totale: 250 q/ha


Malattie pesco
Bolla del pesco(taphrina deformans): il mancato trattamento porta dopo tre anni la morte della pianta; i sintomi più evidenti sono l’ingrossamento e la deformazione della foglia con alterazioni anche al colore. Sono colpiti soprattutto i germogli e le foglie ,nel caso delle nettarine danneggia anche il frutto.
Solitamente sono eseguiti tre trattamenti: metà novembre; febbraio; schiusura gemme;si utilizzano spesso principi attivi utili contrastare anche il corineo e i cancri rameali.
Prodotti da utilizzare: Ziram (contatto e copertura) ,polisolfuro di calcio (contatto e copertura) vengono utilizzati nei primi due trattamenti a gemme ferme, dodina (sistemico) è curativo.

Oidio o mal bianco: presenta sintomi evidenti riportati da muffa bianca, epidermide rovinata riducendo in questo modo la capacità foto sintetica; colpite la foglie in modo evidente è possibile l’ infiltrazione della monilia, il frutto è danneggiato solo nelle nettarine. Questa malattia si forma in vegetazione quindi vengono eseguiti trattamenti prefioritura /fioritura /post fioritura.
3 trattamenti sia di copertura che sistemici, solitamente usiamo fungicidi I.B.S. (inibitori biosintesi steroli).

Monilia (monilia fructigena): i frutti colpiti marciscono poco prima o durante la maturazione ; è presente una marcescenza sul frutto ad anelli concentrici (ogni anello è un giorno). La monilia si può sviluppare durante la conservazione, infatti i trattamenti vengono fatti in preraccolta(3 giorni dalla raccolta). I tempi di carenza del trattamento quindi bisogna farli trascorrere nel periodo di conservazione del frutto. Trattamenti con ipodrione.

Corineo: è una malattia fungina che parassitizza anche albicocco, ciliegio ed altre dupaceae; si riconosce perché il fungo penetra nella foglia causando collasso e necrosi finale che determina la caduta di parti circolari come se fosse impallinata; si oppongono barriere fisiche e fitoalessine, sostanze che la pianta produce per difendersi-> è circolare perché una parte della foglia viene protetta; si manifesta anche sui rami con formazione di cancri e fuoriuscita di essudato gommoso.
Fattori predisponenti: eccessive concimazioni con N.
Trattamenti: si può utilizzare Fosetil Al che fa sviluppare più fitoalessine e la pianta diventa resistente; si gestisce in inverno e segue gli stessi trattamenti della bolla (metà caduta foglie, metà febbraio e rigonfiamento gemme) con la differenza che lo Ziram non è buonissimo per il corineo; invece il rame, che sulla bolla fa poco, è ottimale per il corineo; si possono fare quindi miscele con rame+Ziram oppure il prima trattamento con il rame e gli altri due con lo Ziram.

Cancro (fusicoccum): è simile alla monilia laxa dell'albicocco e crea problemi ai rami poiché si formano tacche con aloni scuri con distruzione del sistema di conduzione con fuoriuscita di tessuto gommoso; le foglie possono presentare aree disseccate.
Trattamenti: fungicidi ed alcuni prodotti antioidici che vanno bene anche per il cancro es. Pentaconazolo
Viene controllato facendo qualche trattamento prima del germogliamento

Maculatura batterica: il patogeno è un batterio che non ha penetrazione attiva ma entra dagli stami; la pianta cerca di combatterlo con lotte biochimiche, formando fori non cosi circolari come il corineo per il collasso delle cellule che permette la caduta del patogeno
Non c'è cura ma solo prevenzione con il rame che combatte anche il corineo e la bolla; viene dato in primavera. Esistono varietà resistenti. Esiste il decreto di lotta obbligatoria.

Sharka: è un virus che nella foglia forma anelli clorotici che si vedono in trasparenza e nei frutti vi sono rotture di colore; se vi è infezione bisogna sradicare la pianta e bruciarla; dato che viene portata in giro dagli afidi si può usare aficida.

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