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L’impollinazione e la fecondazione


I fiori possono essere molto appariscenti (e in alcuni casi anche profumati) per attirare gli insetti pronubi (api, bombi, ditteri sirfidi, farfalle, ecc.) che trasportano il polline da un fiore all’altro (impollinazione entomofila). Moltissime specie si affidano agli insetti per l’impollinazione ed è per questo che negli ultimi anni la tendenziale riduzione degli insetti impollinatori a causa dell’inquinamento ambientale sta sollevando molte preoccupazioni per il mantenimento ambientale sta sollevando molte preoccupazioni per il mantenimento delle rese di colture agrarie o più in generale per la sopravvivenza di alcune specie vegetali. In altri casi i fiori sono poco appariscenti e il polline prodotto in notevoli quantità, è trasportato dal vento (impollinazione anemofila). Hanno impollinazione anemofila le graminacee, il nocciolo, la betulla, le conifere.

L’impollinazione che avviene tra individui diversi della stessa specie è chiamata allogama o impollinazione incrociata; quando avviene con polline dello stesso individuo l’impollinazione è chiamata autogama o autoimpollinazione.

Il polline è una polvere, generalmente gialla (in alcuni casi è nera o azzurra). In cui ogni granello è costituito da due membrane all’interno delle quali si trovano due nuclei. Uno di questi ha funzioni vegetative (serve per la formazione del tubero pollinico), mentre l’altro, da cui prendono origine i due nuclei spermatici, ha funzioni generative.
Una volta trasportato sullo stigma, il polline produce un tubetto pollinico che scende lungo lo stilo e raggiunge l’ovario. Nel tubetto pollinico scendono i due nuclei spermatici, di cui uno feconda l’oosfera, dando origine allo zigote, che poi si evolve nell’embrione del seme; l’altro si fonde con i nuclei polari, formando l’endosperma. Questa doppia fecondazione, tipico delle angiosperme.

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