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La fava – Tecnica culturale

La fava rientra nel gruppo delle leguminose da seme. Come tutte le piante appartenenti a questa tipologia, essa è importante sia per l’alimentazione umana che per quella del bestiame. Inoltre essendo una pianta induttrice di azoto e che necessita di sarchiature, la fava è un’ottima miglioratrice del terreno, sia per le proprietà fisiche che chimiche.
Si hanno due gruppi di varietà di fave: a seme grosso o da orto per l’alimentazione umana e a seme piccolo, per l’alimentazione del bestiame. I climi caldi sono quelli che creano condizioni più adatte alla cultura di questa leguminosa. I terreni più adatti sono quelli argilloso-calcarei, ma vegeta senza problemi anche in quelli più umidi. Invece, nei terreni sciolti può risentire dei danni causati dalla siccità. La fava precede e segue con successo un cereale autunnale o invernale perché arricchisce il terreno. A questo proposito un vecchio detto dice che chi semina fave popola grano. La fava non ammette nessuna consociazione culturale.
Sopporta bene sia la concimazione a base di solo letame o la concimazione a base di concimi esclusivamente minerali.
Per le varietà da orto è preferibile tenere uno o due giorni i semi in ammollo al fine di accelerare la germinazione. Nell’ Italia centrale e meridionale, la semina si effettua dalla fine di settembre a dicembre e la raccolta si fa in giugno-luglio. Invece nell’ Italia settentrionale, dove l’inverno è più rigido, vengono coltivate le varietà marzoline che si seminano da marzo a aprile.. Su scala industriale, la semina si fa a file, mentre per cultura da orto si pongono 3-4 semi in ogni buca.
La cura culturale è costituita soprattutto dalla sarchiatura, da effettuarsi più volte. Nella cultura orticola, si deve procedere anche ad una dirada tura qualora vi siano 5-6 steli per buca. È anche opportuna la cimatura della fioritura tardiva perché in questo modo si favorisce lo sviluppo dei baccelli della base e della parte centrale. E contemporaneamente si eliminano i pidocchi che di solito albergano nell’ infiorescenza.
Di solito la fava per alimentazione umana si consuma fresca.
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