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Controllo agronomico

Il controllo agronomico consiste nell’utilizzazione di tutte quelle tecniche che vengono normalmente impiegate per coltivare le piante, e che consentono contemporaneamente di rendere l’ambiente poco adatto allo sviluppo degli agenti fitopatogeni. Alcuni di questi interventi possono determinare in alcuni casi la morte di nemici naturali, rendendo le piante più resistenti ai loro attacchi. Principali medodi di controllo agronomici sono i seguenti:
Rotazioni: consistono nel far ruotare le colture nei diversi appezzamenti dell’Azienda in modo che ciascuna di esse occupi lo stesso campo per un numero limitato di anni. Le rotazioni hanno due scopi:
Sottrarre i vegetali ai nemici naturali che, anno dopo anno, tendono ad accumularsi nell’ambiente. Infatti se ogni anno la specie coltivata sullo stesso campo è diversa, si interrompe il ciclo vitale degli agenti fitopatogeni, che sono quasi sempre specifici per ogni coltura;
Sottrarre ai nemici naturali i loro ospiti, cioè le piante di cui essi si nutrono facendoli per cosi dire “ morire di fame”.
Sistemazione del terreno e drenaggio: hanno lo scopo di consentire l’eliminazione rapida delle acque in eccesso, e diventano importanti soprattutto importanti nei terreni argillosi; l’eliminazione di ristagni idrici, determinando una migliore aerazione del terreno, crea un’ambiente più favorevole alla crescita delle radici e mette le piante in condizioni di resistere meglio a eventuali attacchi operati dai loro nemici naturali: i funghi, per esempio, crescono meglio in presenza di umidità elevata.
Lavorazioni: vangature, zappettature, fresature, se eseguite al momento opportuno, consentono di eliminare le erbe infestanti e favoriscono l’aerazione del terreno, con i vantaggi sopracitati; possono inoltre portare in superficie larve di maggiolino (un coleottero fitofago) o di altri insetti fitofagi, che verrano poi in buona parte mangiati dagli uccelli o uccisi dai raggi del sole.
Concimazioni equilibrate e irrigazioni adeguate: gli eccessi di concimazione, soprattutto azotata, o di irrigazione costituiscono un’inutile spreco, e spesso danneggiano le piante invece di favorire la loro crescita; infatti, oltre a stimolare lo sviluppo vegetativo a scapito della produzione di frutti, e ad alterare le caratteristiche sensoriali dei prodotti, portano alla formazione di tessuti più teneri ed acquosi del normale, e alla riduzione dello spessore dei tegumenti esterni. Tutto ciò, oltre a causare la piegatura del fusto delle piante erbacee a taglia alta (fenomeno che in termini tecnico viene definito allettamento); può favorire l’attacco di agenti fitopatogeni.
Spaziature adeguate di semine e di trapianti: tra i fattori ambientali che favoriscono l’insorgere di molte malattie, l’umidità dell’aria riveste un ruolo assai importante; è necessario che questo parametro si mantenga piuttosto basso e per ottenere ciò bisogna favorire la circolazione dell’aria a livello delle foglie delle piante coltivate. L’eccessiva fittezza di coltivazione aumenta invece il ristagno di umidità e crea le premesse per lo sviluppo dei parassiti (in particolare quelli funginei); con adeguate spaziature si riduce questo rischio e si favorisce anche una migliore isolazione delle piante, che crescono più robuste.
Potature di risanamento: molte malattie si diffondono in una coltura a partire da una pianta che ospita il parassita e rappresenta il cosidetto focolaio primario di infezione o di infestazione; se l’agente fitopatogeno si trova sulla parte aerea della pianta, la sua eliminazione può essere effettuata durante le normali operazioni di potatura, in questo modo si possono esportare, per esempio, i rami di pesco colpiti dalla Monilia, un fungo parassita, o rami di melo con colonie di Afide lanigero, un piccolo insetto fitofago.
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