STORIA DELLA SCIENZA E DELLE TECNICHE
Introduzione alla Storiografia della Scienza - Helge Kragh –
Corso di Storia della Scienza e delle Tecniche – prof. Ezio Vaccari –
DEFINIZIONI GENERALI:Storia = “narrazione di fatti d’ordine politico, sociale, militare,
religioso, economico e simili, relativi ad una determinata epoca, a un determinato evento, a una
determinata collettività umana”Scienza = significa “conoscenza”, ma anche “insieme delle
discipline fondate essenzialmente sul calcolo e l’osservazione, come matematica, fisica, chimica,
scienze naturali, astronomia…”. Oppure “complesso organico e sistematico di conoscenze
determinate in base a un principio rigoroso di verifica della loro validità”
Tecnica = la risposta dell’uomo alla necessità di costruire i mezzi con cui soddisfare i propri
bisogni (a cui si arriva attraverso procedimenti empirici che non comportano una conoscenza di
tipo sistematico-scientifico)
Tecnologia (technology, secondo una definizione diffusa tra gli storici soprattutto anglosassoni) è
invece il prodotto di una relazione ben precisa tra sapere scientifico e attività di tipo industriale.
Storia della scienza e delle tecniche = definizione di compromesso: la scienza è intesa come un
sapere unico e assoluto, mentre le tecniche sono considerate nella loro pluralità. E’ storicamente
corretto ?
È difficile fare una storia “unitaria” della scienza: le storie delle singole scienze sono molto diverse
fra loro e richiedono competenze specifiche, dalle scienze esatte alle scienze naturali.
Differenze tra storia delle scienze e delle tecniche e storie ‘tradizionali’ (moderna,
• contemporanea, economica, politica…)
Interdisciplinarietà della storia delle scienze e delle tecniche
• Importanza della conoscenza del perché e del come si sia arrivati a determinati risultati
• scientifici e tecnologici, per poterli comprendere e dominare
Definizioni disciplinari:
storia della scienza
• storia delle scienze
• storia del pensiero scientifico
• storia della tecnica (più raramente delle tecniche)
•
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ORIGINI DELLA STORIA DELLA SCIENZA
Età Classica:
La risoluzione di un problema matematico comprende la sua storia, come parte integrante del
• problema stesso. I Greci avevano un concetto ‘ciclico’ del tempo, quindi non sostenevano la
nozione fondamentale di sviluppo storico
Età Medievale:
Esistono alcuni commentari delle opere naturalistiche dell’antichità, ma poche FONTI
•
Cinquecento – Seicento:
Storia come parte integrante del progresso del sapere scientifico. Autori classici sempre citati
• nei testi e nei dibattiti scientifici.
Settecento:
Storia della scienza come strumento al servizio della scienza del tempo. Uso ‘politico’ della
• storia (ad esempio nella storia della Royal Society, che privilegia la ricerca empirica). - Grande
fiducia nel progresso e nella scienza: l’emergere delle scienze è un fenomeno cumulativo dovuto
alla “sete di conoscenza” dell’uomo.
Ottocento:
Con la professionalizzazione e l’organizzazione delle scienze si afferma l’interesse per la storia
• delle discipline tecnico-specialistiche.
Compaiono le prime “introduzioni storiche” nei trattati scientifici, che tuttavia fanno
• comprendere le idee dei loro autori più che la storia vera e propria.
Primi esempi di storie ‘eroiche’ e storie ‘patriottiche’ della scienza.
• Prime indicazioni di metodo sull’accuratezza dell’uso delle FONTI.
•
Novecento:
Accettazione della storia della scienza come parte della storia generale dell’umanità, anche se
• si continua a discutere sull’opportunità di fare una storia sintetica - ‘unitaria’ della scienza,
oppure una serie di storie ‘specialistiche’ delle singole discipline.
Le scoperte archeologiche, antropologiche e filologiche dell’inizio del Novecento rivelano
• l’antichità e la varietà delle culture scientifiche.
Si sviluppano le storie specifiche delle scienze con il progredire delle professionalità
• scientifiche: la prima è la storia della medicina con i primi corsi attivati nelle università del
nord Europa.
Si organizzano i primi congressi internazionali, nascono le prime società di storia della scienza,
• gli studi monografici, le riviste specializzate, i primi dipartimenti universitari negli Stati Uniti,
ecc.
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OBIETTIVI E MOTIVAZIONI
Lo sviluppo della SdS nelle ultime tre decadi è stato caratterizzato da una proliferazione di metodi
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e prospettive, piuttosto che dall’emergere del generale consenso su cosa sia esattamente la
disciplina.
Risulta problematico parlare di uno scopo generale della SdS; di seguito alcuni giudizi:
I. È stato asserito talvolta che la SdS, se portata avanti in modo appropriato, può avere
un’influenza benefica sulla scienza contemporanea. Nella sua forma più elementare, si
presume che lo scienziato possa impiegare direttamente e con profitto la SdS traendo
ispirazione dallo studio delle opere dei suoi predecessori per trovare le soluzioni che sta
cercando, o addirittura per scoprire che queste soluzioni sono già state trovate da uno di
loro. Opinioni di questo tipo erano comuni nella SdS del primo periodo, sebbene fosse
difficile trovare esempi concreti di scienziati che avevano ricavato direttamente un
beneficio dalla loro conoscenza della SdS.
Una versione leggermente diversa da questa tesi è quella che sostiene che la SdS dovrebbe
fungere da strumento analitico per la valutazione critica dei metodi e dei concetti della
scienza moderna. È compito dello storico analizzare i problemi del passato in modo che
questi divengano accessibili e rilevanti per lo scienziato moderno. È opinione diffusa che i
concetti scientifici fondamentali possono essere capiti correttamente solo attraverso il
metodo “storico-critico”. Per esempio questo metodo fu adottato dal fisico Schrodinger che
intraprese lo studio della filosofia naturale greca al fine di chiarire problemi concettuali
della fisica moderna.
Anche se in alcuni casi gli scienziati sono stati ispirati dalla lettura della storia, questo
fatto non può essere considerato a sostegno della tesi di una rilevanza scientifica diretta
della SdS.
II. Grazie alla SdS noi apprezziamo di più la nostra scienza moderna, accrescendone così il
prestigio sociale. Dietro a questa idea della SdS come sostenitrice del prestigio sociale della
scienza, c’è il presupposto che questo prestigio non venga assicurato automaticamente, e
che quindi può aver bisogno di sostegno.
Conant (figura di rilievo nella vita universitaria americana del secondo dopoguerra),
dedusse che lo studio della scienza del passato porta alla conclusione che “...una azione per
primeggiare nella tecnologia e provvedere così al benessere e alla sicurezza del suo popolo,
deve primeggiare nella scienza pura”. Tali affermazioni sono molto popolari anche fra
scienziati dell’Europa dell’Est.
Utilizzando esempi tratti dalla storia si può facilmente contestare, che la scienza conduca
di regola alla tecnologia o che la scienza e la tecnologia, contribuiscano di norma la
benessere e alla sicurezza sociale. In ogni caso, qualunque siano state le relazioni fra
scienza, tecnologia e società, non si dovrebbe abusare della SdS come propaganda per il
mito della società scientifica.
III. La SdS adempie alla funzione molto importante di costituire un background per altri studi
metascientifici, come quelli di filosofia e sociologia della scienza.
Il filosofo può utilizzare la SdS induttivamente, vale a dire, grazie alla sua conoscenza di
come agirono e pensarono eminenti scienziati, egli può generalizzare queste esperienze
storiche in dottrine filosofiche o, viceversa le dottrine filosofiche possono essere avallate o
smentite dal confronto con i dati della SdS.
Recentemente i collegamenti fra la filosofia e la SdS sono molto più solidi e non c’è dubbio
che la storia giochi oggettivamente un ruolo filosofico molto importante. Tuttavia
l’interrelazione fra SdS e filosofia è complessa e ancora molto discussa.
IV. La SdS può adempire ad un’importante funzione didattica, dimostrando la vera natura del
sapere scientifico. L’uso della storia è giustificato dalla sua provata capacità di presentare
le scienze in modo più “morbido” e di renderle più interessanti in tempi in cui esse erano
considerate con sospetto. Senza dubbio la SdS può giocare un ruolo positivo nella didattica:
può contribuire ad una concezione della scienza meno dogmatica e può agire come antidoto
contro l’ortodossia e l’entusiasmo acritico per la scienza. La SdS può essere utilizzata anche
e per contrasto, per sostenere dogmi e per rafforzare l’autoritarismo della scienza.
1 SdS = Storia della Scienza
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V. Per Sarton, la SdS doveva riflettere la disposizione umanistica della scienza, “il centro
dell’evoluzione umana ed il suo più alto fine”. Egli voleva richiamare l’attenzione verso le
connessioni e le origini che la scienza condivide con le discipline umanistiche. Sinceramente
la SdS può essere utilizzata per sostenere che molti scienziati sono stati profondamente
impegnati in interessi umanistici e che la loro scienza contiene aspetti umani di centrale
importanza. Ma questi argomenti non possono essere utilizzati ideologicamente per
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mettere a tacere i critici della scienza contemporanea: dopotutto non è di nessuna utilità
per l’aspetto umanistico della scienza che Einstein fosse un valente violinista o che
Oppenheimer scrivesse poesie e studiasse filosofia buddista. La SdS dovrebbe piuttosto
essere utilizzata in questa connessione per chiedersi come mai gran parte della scienza
odierna non può più essere considerata espressione dell’attività umanistica.
VI. La SdS non ha bisogno di una giustificazione pragmatica , almeno in riferimento ai
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problemi contemporanei. Come fattore importante nello sviluppo generale della cultura e
della società, la scienza attirerà naturalmente l’attenzione degli storici tanto quanto la
religione o l’economia. Dal momento che la scienza è stata probabilmente il fattore più
importante, nello sviluppo della società moderna, capire la SdS diviene assolutamente
necessario. Secondo questa concezione, la SdS non ha particolari scopi, se non quello di
rivelare il passato.
I problemi riguardanti gli obiettivi della SdS, sono strettamente legati alla domanda su
quanto e fino a che punto, possiamo imparare dalla storia. Noi non possiamo apprendere
dalla storia come risolvere specifici problemi scientifici, ma possiamo meglio capire la
nostra scienza contemporanea e inquadrarla meglio nel suo contesto sociale, se conosciamo
la sua storia.
2 Ideologia = complesso di idee e delle mentalità di una società o di un gruppo sociale in un determinato periodo storico.
3 Pragmatica = Preminenza dell’aspetto pratico e sperimentale, rispetto a quello teorico ed astratto.
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GIUDIZI STORIOGRAFICI
“La Storia generale e ragionata delle Scienze e delle Arti comprende quattro oggetti: le
• nostre conoscenze, le nostre opinioni, le nostre dispute e i nostri errori”
(D’Alembert 1759)
“Lo storico della scienza […] deve analizzare le interazioni costantemente prodotte tra le
• idee scientifiche e le altre manifestazioni intellettuali o economiche. […] La storia della
scienza ha come scopo di stabilire la genesi e il concatenamento dei fatti e delle idee
scientifiche, tenendo conto di tutti gli scambi intellettuali e di tutte le influenze che il
progresso stesso della civiltà pone costantemente in gioco.”
(George Sarton 1913)
“La storia del pensiero scientifico, per come io l’intendo e mi sforzo di praticare, mira a
• cogliere il cammino di questo pensiero nel movimento stesso della sua attività creatrice. Per
questo è essenziale ricollocare le opere studiate nel loro contesto intellettuale e spirituale,
interpretarle in funzione delle abitudini mentali, delle preferenze e delle avversioni dei loro
autori”
(Alexandre Koyré 1966)
“Non si conosce completamente una scienza finché non se ne conosce la storia.”
• (Auguste Comte 1830)
“La scienza del presente è dunque necessariamente superiore a quella del passato e non c’è
• alcuna ragione di tentare un arricchimento della scienza attuale mediante le conoscenze
degli antichi. Le loro teorie, necessariamente false, non assumendo in sé le scoperte
successive, non sarebbero in grado di portare alcun contributo effettivo alle scienze attuali”
(Claude Bernard 1865)
“Per combattere il dogmatismo, è molto istruttivo constatare come i fondatori di nuove
• teorie si siano resi conto maggiormente e meglio dei loro continuatori e commentatori dei
punti deboli e delle insufficienze dei loro sistemi. […] In conclusione, risalire alle origini
significa chiarire le idee, aiutare la scienza anziché bloccarla”
(Paul Langevin, 1926)
La storia delle scienze ha anche un valore educativo per gli stessi scienziati.
Il rischio della semplificazione è particolarmente grave per la storia della scienza, che spesso
rischia di ridursi ad un semplice e lineare resoconto cronologico composto da una serie di:
eventi
• invenzioni
• scoperte
• innovazioni
•
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POSSIBILI EFFETTI NEGATIVI:
compilazione di una storia di precursori, di pionieri, di eroi, le cui attività sembrano tutte
• essere state in funzione di ciò che è attualmente accettato come “verità scientifica”
“popular science” che utilizza i fatti storici in modo disinvolto e poco accurato
• una narrazione storica dove scompaiono gli ‘errori’, i ‘perdenti’, i “vicoli ciechi”, i “nemici”
• della teoria poi vittoriosa, diversamente dalla narrazione storica tradizionale dove ogni
fattore viene almeno riconosciuto.
QUINDI:
“Non si può fare storia della scienza, ma anche storia in generale, senza calarsi
• completamente nella mentalità dell’epoca che si vuole ricostruire”
(Dario Generali 2002)
E’ realmente possibile?
“Lo storico delle scienze subirebbe un’immensa perdita se non facesse appello alle
• conoscenze superiori di oggi per valutare le scoperte e le teorie del passato. Ma è proprio
facendo questo che si espone al maggior pericolo. Perché la scienza compie autentici
progressi facendo scoperte e facendo errori, si è tentati in modo quasi ineluttabile di
considerare le scoperte del passato come semplici anticipazioni, e apporti della scienza
moderna, e annullare gli errori come cose che non portano a nulla. E’ proprio questa
tentazione che […] può condurre alla forma più insidiosa di falsificazione della storia”
(Alistair Crombie 1959)
“È un’interpretazione degli scopi delle concezioni e delle soluzioni del passato, del modo in
• cui si sono prodotti nel passato che costituisce la principale ambizione dello storico delle
scienze”
(Alistair Crombie 1959)
QUINDI:
Flessibilità ed eclettismo dello storico delle scienze, in grado di lavorare in diversi ambiti
disciplinari superamento della barriera fra le “due culture” (Charles Snow 1959)
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TRE APPROCCI DI RICERCA:
1. Scientifico storia “interna” lineare con ricerca dei precursori conoscenza
approfondita delle teorie scientifiche
2. Filosofico storia “interna” con adesione a schemi interpretativi “continuità/
“discontinuità” (Rivoluzioni scientifiche)
3. Storico storia “esterna”: contesti e biografie rischio eru
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