La nozione di "globalità" del soggetto
La nozione di "globalità" del soggetto viene valorizzata in una nuova ed attiva relazione con gli altri, i materiali, l'ambiente. I bambini sono posti nella condizione di essere autori della propria educazione, possono creare un'interpretazione creativa di sé, degli altri e della realtà materiale a partire da un significato inteso quale risultato di un processo introspettivo e intersoggettivo intrecciato da un confronto con i materiali della realtà manipolati a partire da una costellazione di regole.
Giocare significa uscire dai circuiti della quotidianità ed entrare in una diversa realtà nella quale non siamo più quelli di prima. Senza gioco si deperisce, perdiamo la nostra "humanitas". La nostra creatività viene valorizzata proprio in questa relazione profonda con sistemi di regole complesse che tendono a coincidere con aspetti della nostra stessa evoluzione.
Un riferimento a Bateson
Un riferimento a Bateson: "l'evoluzione è un vasto procedere di cambiamenti interconnessi, dove ogni singolo cambiamento è uno sforzo per rendere non necessario il cambiamento, per mantenere costante qualcosa. Ciò che si deve fare è cambiare in modo che il sistema di cambiamenti abbia una certa stazionarietà, un certo bilanciamento o equilibrio".
Imparare con i ricordi
Apprendere da se stessi di Duccio Demetrio
Il tramonto dell'idea di "fase": le implicazioni pedagogiche
La nozione di fase ha sostenuto la gran parte delle teorie positivistiche in campo psicologico, sociologico o in merito all'evoluzione delle forme di vita. Considerevole è ormai la mole di indagini che evidenziano come, se proprio di periodi si è alla ricerca, sia indispensabile correlare le attività della mente con gli stimoli esterni che hanno il compito di anticipare la padronanza delle competenze cognitive ben prima di quanto un tempo si credesse possibile. La letteratura scientifica preferisce servirsi del concetto di "corso" di vita o di "percorso".
In un passato recente, la nozione utilizzata era quella di "ciclo" o di "arco" di vita. Gli osservatori mettono in luce che ciascuno vive a suo modo le "stagioni della vita" e sempre più spesso capita di assistere a manifestazioni di carattere ora anticipatorio e premature, ora prolungate contro ogni norma sociale ed anche fisiologica. Per tale ragione l'idea di "corso-percorso" di vita appare anche a noi la più adeguata, qualora si intenda interpretare la storia di ogni individuo. I percorsi di vita sono di conseguenza "cammini" e "viaggi" esistenziali aperti ad ogni possibilità ed eventualità. Utilizzare questa nozione significa percepire se stessi "in corso d'opera". Questo punto di vista ci dice che:
- Ogni relazione pedagogica può trasformarsi in un percorso di vita più ricco;
- L'incontro con la storia dell'altro è un'occasione di rivisitazione continua della propria in un progetto educativo che lavorerà sulle potenzialità cognitive e sul loro sviluppo.
Lavorare per gli altri, in quest'ottica, significa adottare una maggiore attenzione per la singolarità autobiografica di ciascuno.
Il lavoro autobiografico
"Fare autobiografia" è un momento cruciale nella formazione degli educatori, in funzione poi di un analogo lavoro con i non adulti. Il primo momento considera la raccolta delle autobiografie il passo necessario ad attivare un percorso di vita dedicato alla "scoperta progressiva di sé". Questo metodo si incarica di aiutare i narratori ad individuare gli elementi e i collegamenti che restituiscono loro la rappresentazione complessa della loro storia. Si instaura una relazione "diadica" tra l'educatore-ricercatore che, nel mentre assiste all'evolversi del pensiero autoreferenziale, alimenta e stimola altre modalità di pensiero e di significazione.
La transizione quindi dalla dimensione prettamente metodica si compie quando si individuano i percorsi di ricerca biografici riconducibili a tre obiettivi formativi:
- L'induzione di nuova narratività e conversazionalità;
- L'induzione di atteggiamenti che alimentino l'incremento di capacità di auto-descrizione, auto-presentazione, auto-rappresentazione;
- L'induzione di investimenti oggettuali.
Il metodo autobiografico vuole rendere memoria al fluire del presente e cioè nell'accrescere le possibilità di controllo auto-riflessivo tanto nel ricercatore quanto in coloro che entrano come spettatori di un discorso educativo, ma per diventarne attori. Intraprendere un progetto pedagogico con la metodologia autobiografica significa stabilire legami e connessioni in funzione sia euristica sia pragmatica.
Gli strumenti che attivano la narratività dei partecipanti sono molteplici e comprendono: le auto-presentazioni libere o guidate dove molto utile si rivela all'uso breve della "scrittura automatica"; le ricostruzioni mediante cronologie; le cronofotie, si creano nel proprio album fotografico; le mitografie storie immaginarie. Le "ricerche formatrici" hanno lo scopo di costruire un episodio significativo, lo stile pedagogico è volto a creare contesti relazionali all'insegna della attivazione di occasioni, fortemente mobili e creative.
Frequente è il ricorso a strumenti che consentano agli individui di lavorare su di sé anche al di fuori del calendario delle sedute previste. Occasioni di risonanza sociale e di apertura al mondo.
La ricerca-azione come autobiografia: due storie di Duccio Demetrio
Un percorso difficile
Un percorso che coniuga insieme il culto per la scoperta (La ricerca) e la costruzione di novità (l'azione). Benché la metodologia della ricerca-azione (R-A) non sia più una parola oscura per molti insegnanti, di ricerche siffatte ancora assai poche se ne fanno. La comunità scientifica si riconduce a questo approccio quando:
- Concentra la sua attenzione su un numero limitato di situazioni preoccupato dei metodi e dei mezzi che utilizzerà per descrivere e spiegare il più sistematicamente e approfonditamente possibile;
- Si serve delle suggestioni scientifiche o filosofiche che lo ispirano per trarne gli stimoli intellettuali necessari ad interpretarli o a modificare punti di vista di coloro che partecipano all'impresa;
- Si mostra attento agli aspetti relazionali, interpersonali, all'organizzazione di climi, trasformandosi in conduttore e facilitatore di gruppo.
Il ricercatore qualitativo inoltre è dotato di una forma mentis che:
- Costruisce il progetto di ricerca strada facendo (è conduttore);
- Interviene sul versante metodologico per correggere eventuali errori nell'uso di strumenti qualitativi (è rettificatore);
- Introduce ulteriori stimoli intellettuali (è chiarificatore).
La R-A entra a far parte dell'approccio qualitativo a tutti gli effetti: il suo tragitto è, stimolo → verifica sul campo → nuovi stimoli tratti dalle verifiche → elaborazione di piani d'azione. Le difficoltà che contrassegnano un tragitto ispirato ai principi della R-A sono molteplici: problemi riconducibili al fattore umano, dubbi, ostacoli, impasse di carattere concettuale oltre che ad impedimenti di carattere logistico.
Dà sempre molto in termini di innovazione a chi vi ha partecipato. Non esisterà mai una R-A senza problemi e inciampi. Tra la gamma di ricerche qualitative oggi si stanno adottando procedure di rilevazione raggruppabili sotto il titolo di "metodologie autobiografiche". Il ricercatore si occupa di analizzare le autobiografie, il suo compito consiste nel restituire all'autobiografico il ritratto esistenziale che era riuscito metaforicamente a scrivere trovando o cercando il materiale di questa scrittura dentro di sé e attorno a sé.
Le autobiografie cognitive per animare la mente
Ciascuno ha realizzato se stesso partecipando a molte storie contemporaneamente. La memoria può anche divertirsi a ricomporre tali storie. Le ricerche cui facciamo riferimento si sono occupate di enucleare quanto più interessa o dovrebbe interessare all'educazione coltivare e sviluppare. ("Autobiografia cognitiva").
Interrogativi ricorrenti a scuola: come introdurre il metodo autobiografico e per quali scopi palesi? Quanto tempo dedicare ad esso? Quali ricadute? Il soccorso è giunto dalle tesi recenti della psicologia culturale e della teoria sulle intelligenze multiple. Nonché dalle suggestioni dello stesso metodo autobiografico.
Gli studi sono supportati, o comunque da essi sono ricavabili, alcuni contenuti pedagogici:
- L'importanza di garantire un utilizzo delle proprie capacità cognitive e nella più ampia varietà di direzioni e linguaggi;
- L'enfasi necessaria rivolta alle attività "antiche" del pensiero: quali la retrospezione ovvero il recupero del ricordo di sé, l'introspezione, la prefigurazione del futuro.
L'attenzione pedagogica per le strette connessioni tra pensiero ed emozioni è poi momento cruciale. Venivano in tal modo enucleate tre aree cognitive: l'area della memoria, l'area della meditazione e l'area della rappresentazione metaforica.
- La prima può essere definita implicita, assume i caratteri di una tecnologia e di una filosofia. Con il valore di filosofia è assai poco educata a scuola. La ricerca autobiografica promuove di insegnare a custodire questo mondo interiore. La conservazione del passato rappresenta il requisito per lo sviluppo della seconda area. Il lavoro della mente che sta meditando è impegnato nella riflessione su di sé.
- L'area della meditazione a scuola è ancor più negletta: educa alla concentrazione, al raccoglimento, all'interiorizzazione delle esperienze sia interne che esterne, educa a stare di più con gli altri.
- L'area della metafora, vi accediamo ogniqualvolta ci accade di usare la mente per fare paragoni o per spiegare con altre immagini e parole ciò che ci è accaduto. È un racconto capace di esprimere con un'altra rappresentazione una realtà data. Nella scuola dell'obbligo ci si occupa di far produrre metafore raramente per scopi che educhino i ragazzi a conoscersi meglio attraverso l'esercizio di metafore che riguardino la loro storia, la loro vita, i loro desideri. Le metafore sono sempre il simbolo visibile di qualche cosa che non è immediatamente percepibile o il segno individuato per dire qualcosa che sfugge alla ragione logica e descrittiva.
Non deve mai mancare un momento in itinere, o finale, di sintesi, capace di comunicare ai ragazzi il piacere e l'emozione di aver fatto o di star facendo una certa esperienza. È necessario progettare l'itinerario (meglio dire il prototipo) di didattica della mente prevedendo quali effetti e ricadute gli stimoli dei lavori svolti dovranno conoscere.
Percorsi: dalla teoria dei domini alle "costellazioni"
Era necessario presentare un modello generale del lavoro cognitivo, uno schema olistico, una mappa, comprendente quattro domini cognitivi principali.
- Il dominio auto-cognitivo (si anima) ogni qual volta il pensatore ha come referente se stesso e si ritaglia uno spazio suo per pensarsi; non può che servirsi del pensiero retrospettivo (e riguarda i nostri, solo nostri ricordi); il pensiero introspettivo concerne lo studio vero e proprio di come riteniamo di essere fatti, il pensiero funzionale si occupa di aiutare a comprendere chi siamo o che cosa desideriamo.
- Il dominio etero-cognitivo fa invece la sua comparsa quando le cose che già ci appartengono, o non lo sono ancora, sono manipolate ed elaborate dai nostri poteri. Gli vengono associati il pensiero costruttivo (struttura quello che vediamo, ascoltiamo, diciamo o leggiamo); quello proiettivo che consente di prefigurarsi il futuro; quello critico che discerne, dimostra l'errore, argomenta quanto può essere accettato.
- Il dominio estetico comprende invece tutto ciò che la mente riesce ad immaginare oppure, quando essa sospende ogni giudizio e quasi non lavori di fronte a esigenze di contemplazione e libere associazioni. Si serve del pensiero sospensivo quando intende vivere di emozioni e sensazioni; del pensiero magico per trasfigurare i dati della realtà in immagini che contrastano con il senso pratico; e del pensiero sognante quando poeticamente vive e sente; del pensiero narrativo quando sente di fornire della vita una versione quasi onirica.
- Il quarto dominio, detto interpretativo, si occupa di applicare modelli costruiti in collaborazione con gli altri domini, consentendo di esprimere un giudizio per via prettamente astratta o concettuale. Si serve del pensiero metaforico, del pensiero mitico e di quello categorizzante. Il primo è ravvisabile ogni qualvolta forniamo dei diversi referenti cognitivi; il secondo appare quando pensiamo il mondo usando antiche sintesi di esso e del vivere. Il mito interpreta, getta luce sugli aspetti oscuri dell'esserci. Il pensiero categorizzante si occupa di includere i fenomeni in modelli teorici sempre esplicativi. È dal pensiero categorizzante che prendono forma il pensiero etico, politico, confessionale, speculativo, eccetera.
La trasposizione didattica: il pensiero cerca approdi
Nel corso di un seminario di sintesi volto a riorganizzare la grande mole di materiale raccolto si decideva ad esempio di introdurre la nozione di "galassia di costellazioni" ad intendere metaforicamente quattro domini. Il pensatore si sofferma nelle diverse costellazioni scegliendo di sostare sull'uno o sull'altro pianeta-mondo del pensiero.
- Dominio auto-cognitivo (personale):
- Il pensiero retrospettivo: il mondo della memoria
- Il pensiero introspettivo: il mondo interiore
- Il pensiero funzionale: il mondo del possibile
- Dominio eterocognitivo (logico):
- Il pensiero costruttivo: il mondo della realtà
- Il pensiero protettivo: il mondo del futuro
- Dominio interpretativo (delle idee):
- Il pensiero metaforico: il mondo dell'analogia
- Il pensiero mitico: il mondo degli eroi
Il ciclo didattico si concluderà quando gli alunni avranno sostato più o meno a lungo su tutti mondi, visitandone le rispettive costellazioni.
Racconti di Sonia Storti
Motivare i ragazzi allo studio: i perché della ricerca azione. I cosiddetti "alunni in difficoltà di apprendimento", aumentano ogni anno di più, anche in virtù dell'ampliarsi del divario tra scuola e vita, tra scuola e società. Più fasi: autobiografica, teorica, esplorativa e di ricerca laboratoriale, elaborativa.
Il primo anno: per conoscere l'altro è indispensabile conoscersi. Ci si riappropria della mente stabilendo un rapporto di vicinanza, di auto-consapevolezza delle attività cognitive impiegate nelle diverse fasi della crescita. Si è utilizzata l'intervista come strumento di indagine biografica e autobiografica. Biografia e dall'autobiografia in qualità di metodologie narrative impiegate nella relazione docente-allievo, tendono a stabilire delle vicinanze conoscitive ed emotive fra gli attori del processo formativo. Non c'è apprendimento al di fuori di uno spazio emozionale.
Una storia piccola piccola: un colloquio autobiografico attraverso il quale si ritrovano parti sommerse della crescita, immagini, colori e profumi della propria infanzia. È frequente la commozione nel colloquio autobiografico, sia che avvenga fra adulti, che con i ragazzi in età adolescenziale. Si assiste ad una sorta di recupero motivazionale, di nostalgia per il periodo in cui si operava con la mente. Il nostro ambito di lavoro è educare le intelligenze, tutte.
Si tratta di cogliere il funzionamento della mente per comprendere dove siano le difficoltà, quali i facilitatore, quali i percorsi per memorizzare, quali quelli per selezionare, per astrarre, sintetizzare, analizzare e via dicendo.
Olistico cosa significa?
L'accezione lineare sta ad indicare che gli alunni seguono lo stile cognitivo di chi insegna loro. Non è facile fare pulizia di atteggiamenti preconcetti, pregiudiziali, ma assumere la modalità olistica è gratificante e quindi non impossibile: è solo una questione di posizione. Viene avviato un processo di conoscenza che vede l’alunno non come soggetto attivo; "conoscenza" che supera il momento individuale, legato all'introspezione, quando diventa narrazione, ascolto, individuazione di dominanti, di tratti comuni o diversità. La fase elaborativa può sfociare in comportamenti volti alla programmazione di lavoro, ma anche all'interpretazione e a processi di sintesi e meta cognizione. La fase soggettiva tende a sviluppare autostima e la conoscenza di sé.
Una realtà che interroga di Simona Frassi
Sapere che la prima fonte di conoscenza siamo noi stessi conferisce dignità a tutti, anche a coloro che sono sempre stati ai margini. C’è la possibilità di far emergere certe capacità mentali, come l’introspezione, la meditazione, che sono presenti nella solita pratica didattica, ma che costituiscono una risorsa umana fondamentale e duratura. La conoscenza passa anche attraverso il corpo.
Farsi ricercatori per far conoscere i ragazzi di Roberto Cilento
Il problema è quello di riuscire a far crescere ragazzi di scuola media promuovendo i loro processi mentali, riuscendo a sviluppare ed usare consapevolmente capacità cognitive, riuscire a far venire in superficie un potenziale cognitivo diverso da alunno ad alunno, pur sempre presente, attraverso la consapevolezza di usare la mente in qualsiasi lavoro scolastico. Una serie di problemi:
- Lavorare sulla mente degli alunni presuppone l'aver lavorato sulla mente dell'educatore;
- L'insegnante deve essere in grado di osservare ed individuare i diversi stili cognitivi;
- L'insegnante deve essere in grado di proporre percorsi didattici adatti a sollecitare diverse attività della mente.
Primo anno di ricerca: la ricerca sulla nostra mente. Lo strumento è il colloquio, a partire dal quale si costruisce un...
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