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Omero - La vita della donna in Grecia ai tempi di Omero

Una interessante ricerca sulla condizione femminile ai tempi della Grecia omerica

La pagina è stata scritta da Daniele e inserita da Daniele.

La vita quotidiana della donna nella Grecia Antica

Quasi tutte le informazioni scritte che possediamo sulla sull'Antica Grecia sono opera di uomini. Raramente abbiamo notizie dal punto di vista della donna. Qualche cosa sappiamo sulla vita delle donne delle famiglie ricche; e di donne molto differenti, come schiave ed ex schiave che si esibivano nelle feste degli uomini. Ma le donne di questi due gruppi sono solo una piccola parte della popolazione femminile. La storia delle donne greche comuni è per noi alquanto misteriosa.

Vita nell'ombra

Platone affermava che molte donne avrebbero dovuto essere istruite come gli uomini e considerate alla pari. Questa idea era ostica alla maggior parte dei Greci. Persino le donne, temeva Platone, avrebbero rifiutato il pensiero di condividere il mondo degli uomini. Le donne erano abituate a una "vita nell'ombra", ma cosa significava?
Su molti vasi greci gli uomini sono mostrati con pelle scura e le donne con la pelle chiara. Malgrado ciò esageri le differenze fra i due sessi, le donne nella vita reale erano molto più pallide degli uomini. Questo perché la pelle delle donne prendeva molto meno sole di quella degli uomini. Le donne stavano molto più in casa, e quando uscivano indossavano spesso lunghi mantelli e cappelli, per nascondersi agli occhi degli uomini, e quindi, dal sole. Essere pallida era di moda per una donna: ciò indicava che proveniva da una famiglia agiata, al contrario, la pelle scura era segno che una donna lavorava al sole, in un mercato o in un campo, cosa che facevano solo le donne povere. Molte donne greche avevano un'altra importante ragione per stare in casa: era questo il luogo in cui i loro mariti volevano che stessero, ma cosa faceva la donna in casa? Se apparteneva ad una famiglia ricca, controllava gli schiavi mentre svolgevano i lavori domestici e per il resto del tempo chiacchierava con le sue parenti. Un anonimo autore si lamentava delle donne benestanti che stavano mollemente sedute senza far niente. Le donne di condizioni più umili preparavano i pasti e facevano le pulizie, ma non effettuavano le compere, un compito affidato agli schiavi. Le donne crescevano i figli finché non erano abbastanza grandi per andare a scuola. Le femmine generalmente non andavano a scuola, ma imparavano a tenere una casa aiutando la madre. Ad alcune bambine veniva insegnato a leggere e a scrivere, per lo più dalle loro madri, ma gli uomini potevano aver da ridire su questo: una donna istruita avrebbe avuto troppo potere! Un personaggio maschile in una commedia diceva: "Insegnare ad una donna le lettere? E' un grave errore! Come dare altro veleno ad un pericolosissimo serpente velenoso."
Alle donne ricche, tuttavia, era permesso uscire qualche volta: le feste religiose erano occasioni per incontrarsi, ma anche qualche particolare avvenimento della famiglia, come ad esempio la nascita di un bambino. La maggioranza delle cittadine era povera, per loro uscire a lavorare era una necessità. Le donne potevano lavorare nei campi con gli uomini al tempo della mietitura, oppure potevano vendere cibo e vestiti nei mercati.
Alcune donne divennero celebri per la loro sapienza e per la loro saggezza: una certa Thargelia di Mileto, per esempio, fu consigliere del re di Persia, Aspasia, anche lei di Mileto, famosa per la sua intelligenza, fu la compagna del grande politico ateniese Pericle. Più famosa ancora fu Saffo, poetessa dell'isola di Lesbo, che scriveva con uno stile chiaro e semplice, spesso sulle persone che amava: "L'amore ha scosso il mio cuore, come il vento che si abbatte sulle querce di montagna."

Il matrimonio

Nel matrimonio, tra il VI e l'VIII secolo avanti Cristo, veniva considerata ancora considerata la donna come un dono grazioso e veniva ancora praticata la tradizione della dote. Lo statuto della sposa e delle ricchezze che l'accompagnavano era molto diverso ad Atene, città dell'apertura e del cambiamento, e a Sparta, città della chiusura e dell'immobilismo, anche perché le due città avevano una diversa concezione di comunità cittadina e della sua composizione. A quel tempo vi erano "Città calde" e "Città fredde", secondo la classificazione di Levi- Strauss. Le "Città fredde" (Sparta) hanno deciso di conservare l'organizzazione in case e di limitare l'appartenenza alla comunità cittadina ai soli possessori di terreni. Le "Città calde" (Atene) hanno posto fine alla struttura per case e hanno rifiutato di limitare l'appartenenza alla comunità cittadina ai possessori di terra. Nelle "Città fredde" la sposa era padrona della sua persona e del suo corredo matrimoniale, mentre nelle "Città calde" la sposa, legata ad una dote in denaro, era sottoposta all'autorità del marito; insomma, la donna fu una vittima dell'invenzione della democrazia.
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