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Il Realismo

Il Realismo si sviluppa nella seconda metà dell'800.
I romanzi del Realismo vengono anche chiamati "borghesi" perchè i protagonisti non sono più eroi, ma persone comuni con i loro drammi quotidiani. I valori che vogliono rappresentare sono anch'essi "borghesi": l'individualismo, la lotta per emergere, la potenza del denaro.
Gli autori di quell'epoca danno alla letteratura un compito ben preciso: far conoscere il mondo contemporaneo così com'è senza finzioni.
Gli scrittori che sviluppano fino in fondo l'esigenza realistica e elaborano la nuova forma letteraria chiamata naturalismo sono: Gustave Flaubert(1821-1880), autore del romanzo Mme Bovary, ed Emile Zola(1840-1902) il quale teorizza le regole del romanzo sperimentale, cioè una narrazione oggettiva,impersonale, che lascia la possibilità ai personaggi di esprimersi da soli.
In ambito poetico (in Italia) la figura più importante è Giosuè Carducci che con le sue poesie esprime gli ideali del Risorgimento e rivendica una continuità con la tradizione letteraria che guarda alla compostezza e alla misura dei classici.
Nella narrativa, invece, gli scrittori veristi si richiamano esplicitamente al Naturalismo francese. Infatti esprimono una forte esigenza di realismo in modo che l'opera prenda l'aria di un avvenimento reale, "quasi si fosse fatta da sè" (detto da Luigi Capuana). Famosi scrittori veristi furono anche Federico De Roberto (1861-1927) e Matilde Serao(1856-1927).
Carattere distintivo del Verismo italiano rispetto al Naturalismo francese è la presenza di forti caratteri regionali, mancando un'unica lingua nazionale parlata dalle grandi masse contadine, specie nel sud Italia.
La figura di maggior spicco nella narrativa italiana dell'epoca è lo scrittore catanese Giovanni Verga.

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