Daniele di Daniele
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parafrasi e commento dell'incontro tra Ettore e Andromaca


In questo appunto viene descritto il momento dell'incontro tra Ettore e Andromaca nell'ambito del libro sesto dell'Iliade. In questo incontro molto tenero tra i due coniugi e il figlioletto di questi, Astianatte, emerge da subito la contrapposizione tra l'etica femminile e l'etica maschile: Ettore ritiene che sia meglio anteporre alla famiglia l'onore in guerra, mentre Andromaca al contrario sostiene che sarebbe meglio porre in secondo piano l'onore e la gloria, per porre in primo piano la famiglia. Si tratta di uno dei testi più toccanti e teneri di tutta l'Iliade, soprattutto per la presenza del piccolo Astianatte.


Indice

Commento incontro Ettore e Andromaca nel libro VI

Parafrasi Iliade libro VI, vv. 392-502

Commento incontro Ettore e Andromaca nel libro VI


E quando, attraversata la gran città, giunse alle porte
Scee, da cui doveva uscir nella piana,
qui la sposa ricchi doni gli venne incontro correndo,
Andromaca, figliuola d'Eezione magnanimo,
Eezione, che sotto il Placo selvoso abitava
Tebe Ipoplacia, signore di genti cilicie;
la sua figlia appartiene ad Ettore elmo di bronzo.
Dunque gli venne incontro, e con lei andava l'ancella,
portando in braccio il bimbo, cuore ingenuo, piccino,
il figlio d'Ettore amato, simile a vaga stella.
Ettore lo chiamava Scamandrio, ma gli altri
Astianatte, perché Ettore salvava Ilio lui solo.
Egli, guardando il bambino, sorrise in silenzio:
ma Andromaca gli si fece vicino piangendo,
e gli prese la mano, disse parole, parlò così:
"Misero, il tuo coraggio t'ucciderà, tu non hai compassione
del figlio così piccino, di me sciagurata, che vedova presto
sarò, presto t'uccideranno gli Achei,
balzandoti contro tutti: oh, meglio per me
scendere sotto terra, priva di te; perché nessun'altra
dolcezza, se tu soccombi al destino, avrò mai,
solo pene! Il padre non l'ho, non ho la nobile madre.
Il padre mio Achille glorioso l'ha ucciso,
e la città ben fatta dei Cilici ha atterrato
Tebe alte porte; egli uccise Eezione,
ma non lo spogliò, ché n'ebbe tema in cuore;
e lo fece bruciare con le sue armi belle,
e gli versò la terra del tumulo sopra; piantarono olmi intorno
le ninfe montane, figlie di Zeus egioco.
Erano sette i miei fratelli dentro il palazzo:
ed essi tutti in un giorno scesero all'Ade di freccia,
tutti li uccise Achille glorioso rapido piede,
accanto ai buoi gambe storte, alle pecore candide.
La madre - che regnava - sotto il Placo selvoso -
poi che qui la condusse con tutte le ricchezze,
la liberò, accettando infinito riscatto,
ma là in casa del padre, la colpì Artemide arciera.
Ettore, tu sei per me padre e nobile madre
e fratello, tu sei il mio sposo fiorente;
ah, dunque, abbi pietà, rimani qui sulla torre,
non fare orfano il figlio, vedova la sposa;
ferma l'esercito presso il caprifico, là dove è molto
facile assalir la città, più accessibile il muro;
per tre volte venendo in questo luogo l'hanno tentato i migliori
compagni dei due Aiaci, di Idomeneo famoso,
compagni degli Atridi, del forte figlio di Tideo:
o l'abbia detto loro chi ben conosce i responsi,
oppure ve li spinga l'animo stesso e li guidi!"
E allora Ettore grande, elmo abbagliante, le disse:
"Donna, anch'io, sì, penso a tutto questo; ma ho troppo
rossore dei Teucri, delle Troiane lungo peplo,
se resto come un vile lontano dalla guerra.
Né lo vuole il mio cuore, perché ho appreso a esser forte
sempre, a combattere in mezzo ai primi Troiani,
al padre procurando grande gloria e a me stesso.
Io lo so bene questo dentro l'anima e il cuore:
giorno verrà che Ilio sacra perisca,
e Priamo, e la gente di Priamo buona lancia:
ma non tanto dolore io ne avrò per i Teucri,
non per la stessa Ecuba, non per il sire Priamo,
e non per i fratelli, che molti e gagliardi
cadranno nella polvere per mano dei nemici,
quanto per te, che qualche acheo chitone di bronzo,
trascinerà via piangente, libero giorno togliendoti:
allora, vivendo in Argo, dovrai per altra tessere tela,
e portar acqua di Messeide o Iperea,
costretta a tutto: grave destino sarà su di te.
E dirà qualcuno che ti vedrà lacrimosa:
"Ecco la sposa d'Ettore, ch'era il più forte a combattere
fra i Troiani domatori di cavalli, quando lottavan per Ilio!"
Così dirà allora qualcuno, sarà strazio nuovo per te,
priva dell'uomo che schiavo giorno avrebbe potuto tenerti lontano.
Morto, però m'imprigioni la terra su me riversata,
prima ch'io le tue grida, il tuo rapimento conosca!"
E dicendo così, tese al figlio le braccia Ettore illustre:
ma indietro il bambino, sul petto della balia della cintura
si piegò con un grido, atterrito dall'aspetto del padre,
spaventato dal bronzo e dal cimiero chiomato,
che vedeva ondeggiare terribile in cima all'elmo.
Sorrise il caro padre, e la nobile madre,
e subito Ettore illustre si tolse l'elmo di testa,
e lo posò scintillante per terra;
e poi baciò il caro figlio, lo sollevò fra le bracia,
e disse, supplicando a Zeus e agli altri numi:
"Zeus, e voi numi tutti, fate che cresca questo
mio figlio, così come io sono, distinto fra i Teucri,
così gagliardo di forze, e regni su ilio sovrano;
e un giorno dica qualcuno: "E' molto più forte del padre!",
quando verrà dalla lotta. Porti egli le soglie cruente
del nemico abbattuto, goda in cuore la madre!"
Dopo che disse così, mise in braccio alla sposa
il figlio suo; ed ella lo strinse al seno odoroso,
sorridendo fra il pianto; s'intenerì lo sposo a guardarla,
l'accarezzò con la mano, le disse parole, parlò così:
"Misera, non t'affliggere troppo nel cuore!
nessuno contro il destino potrà mai gettarmi nell'Ade;
ma la Moira, ti dico, non c'è uomo che possa evitarla,
sia valoroso o vile, dal momento ch'è nato.
Su, torna a casa, e pensa all'opere tue,
telaio, e fuso; e alle ancelle comanda
di badare al lavoro; alla guerra penseran gli uomini
tutti e io sopra tutti; quanti nacquero ad Ilio"
Parlando così, Ettore illustre riprese l'elmo
chiomato; si mosse la sposa sua verso casa,
ma voltandosi indietro, versando molte lacrime;
e quando giunse alla comoda casa
d'Ettore massacratore, trovò dentro le molte
ancelle, e ad esse tutte provocò il pianto:
piangevano Ettore ancor vivo nella sua casa,
non speravano più che indietro dalla battaglia
sarebbe tornato, sfuggendo alle mani, al furore dei Danai.

In questo passo viene descritto l'incontro di Ettore con la moglie Andromaca e il figlioletto alle porte Scee. Quello che emerge, in primo luogo, è l'enorme divario tra etica maschile e etica femminile: Ettore è pronto a sacrificare la sua vita e a lasciare la propria famiglia, in nome dell'onore e delle virtù guerriere; Andromaca, invece, preferirebbe che il suo uomo anteponesse la sua famiglia all'onore e alla gloria.
Emergono chiaramente, nel passo, i problemi che una società di vergogna può portare. Ettore si dice pronto a morire per essere onorato dalla comunità, poco importa la sorte della sua famiglia, o meglio, conscio di ciò che potrebbe accadere prega gli dèi di morire prima di vedere tale scempio. L'immagine più tenera, forse dell'intero poema, è data dal piccolo Astianatte che si spaventa nel vedere l'elmo del padre: si può leggere in questo sguardo spaventato di innocente, tutta la portata negativa di un mondo fatto di eroi - uomini e non di uomini - eroi. Ettore in quel momento è un eroe e il figlio ha paura di questo, non riconosce in lui il padre; soltanto tolto l'elmo, quasi fosse un simbolo chiave, Astianatte vedrà Ettore per quello che è.

Guida al testo: * Il soggetto del passo, all'inizio, è Ettore, il primogenito di Priamo
* La città di Tebe, di cui si parla, è una città della Misia saccheggiata da Achille
* Il nome Astianatte vuol dire "signore della città"
* Ettore, nel passo, allude al fatto che Andromaca possa diventare schiava dei Greci: Argo è la città di Agamennone, Messeide si trova in Laconia su cui regna Menelao e Iperea in Tessaglia possedimento di Achille
* Conquistata Troia, Andromaca sarà bottino di guerra di Neottolemo, figlio di Achille; avranno tre figli e rimasta vedova di lui, sposerà Elena, fratello di Ettore, con cui regnerà in Epiro (regno del defunto Neottolemo)


Parafrasi Iliade libro VI, vv. 392-502


Le prime vicende trattate in questo libro (fino al verso 236) prendono luogo in quella che è definita l'orrenda mischia dei Teucri e degli Achei, fra il Simòenta e lo Xanto, dove la lotta divampava e i guerrieri si scagliavano le aste di bronzo. Inizialmente vengono descritte con attenzione le varie uccisioni di guerrieri importanti, quali quella di Acàmante, figlio di Eussoro, il più valoroso tra i Traci, a opera di Aiace Telamonio, la rocca degli Achei, oppure quella di Assilo (e del rispettivo servo), figlio di Teutra, dovuta a Diomede potente nel grido. In seguito costui ferì Eurìalo Dreso e Ofeltio, si mosse verso Esepo e Pèdaso, figli di Bucolione e della ninfa Abarbarea. Ancora strappò le armi dalle spalle di Polirete, ne stroncò il valore.
Continua l'elenco di guerrieri uccisi: Astìalo, per mano di Polirete furore di guerra; Pidite Percosso e Aretàone, grazie ad Odisseo; Albero e il sire dei forti Agamennone Elato, ucciso da Antìloco, figlio di Nestore; Fìlaco, per volere di Lèito; Melantio, per opera di Eurìpilo.
Ha dunque luogo un singolare episodio: Menelao potente nel grido catturò infatti Adrasto, caduto dal carro, il quale iniziò a supplicarlo di lasciarlo in vita, promettendogli in cambio un ricco riscatto offerto dal padre. Già Menelao Atride stava per essere persuaso, quando giunse Agamennone che lo spinse a non accettare l'offerta: nessuno doveva sfuggire alla morte.
Frattanto Nestore incitava gli Argivi, di uccidere gli uomini, e di raccogliere in seguito le loro spoglie. Dunque i Teucri, che stavano per fuggire verso Ilio, vennero fermati alle porte, da Enea e da Ettore, per volere dell'indovino Eleno Priamìde, affinché non cadessero in braccio alle donne e non ridessero i nemici, e continuassero a combattere, anche se stanchi. Continuando a parlare, l'ottimo fra gli indovini si rivolse ad Ettore, invitandolo a salire alla città, e di parlare con la loro madre, dicendole di recarsi con le altre Anziane al tempio di Atena occhio azzurro, che si trovava in cima alla rocca, e di offrirle il peplo più bello e più grande che possedeva, di prometterle che avrebbe sacrificato dodici vacche di un anno, se avesse avuto compassione della città, delle spose dei Teucri, dei figli definiti balbettanti e se avesse allontanato da Ilio sacra Diomede, figlio di Tideo, il combattente più selvaggio, il duro maestro di rotta. Di Diomede Eleno Priamìde esalta la forza, ritiene addirittura che nemmeno Achille, figlio di una dea, fu tanto temuto!
troppo costui infuria, e nessuno è capace di pareggiar la sua foga
Dunque Ettore non disobbedì al fratello indovino, avanzava in mezzo all'esercito, incitandolo a combattere. Questo si volse e ricominciò a combattere, udendo ancora Ettore che diceva loro dove stava andando e cosa avrebbero fatto le Anziane al tempio.
Mentre correva verso Troia, nella mischia si scontrarono Glauco, figlio di Ippòloco, e Diomede. Quest'ultimo parlò per primo, dicendo che non lo aveva mai visto, e che se era un Dio, non aveva intenzione di combattere contro di lui (ricorda infatti Licurgo, figlio di Drìante, che non visse a lungo per essersi opposto ai numi celesti). Gli risponde dunque l'altro, ricordandogli inizialmente come le stirpi si estinguano, come non siano fondamentali per riconoscere un uomo. Ugualmente però si identifica citando la propria: nella città di Efira, nella vallata di Argo, visse Sìsifo, figlio di Eolo, ch'era il più astuto degli uomini. Egli generò Glauco, che a sua volta generò Bellerofonte, che era perfetto. Contro questo figlio Preto meditò mali in cuore; difatti la moglie di questo voleva unirsi a Bellerofonte, che però non riuscì a persuadere, in quanto oltre ad essere perfetto era anche saggio. Così disse al marito che Bellerofonte aveva tentato di unirsi a lei, e quindi di ucciderlo. Ma Preto, sebbene fosse irato, decise di cacciarlo, non di ucciderlo. Lo mandò dunque in Licia, dal suocero, con una tavola, sulla quale erano state scritte molte parole di morte. Dopo nove giorni di banchetto in onore di Bellerofonte, venne mostrata la tavoletta, e il sovrano della Licia lo sottopose a diverse prove. Prove che superò, e che dimostrarono la sua stirpe divina. Così il sovrano della Licia gli promise una sua figlia e lo tenne con sé. Dall'unione tra lui e la sua sposa nacquero Isandro, Ippòloco e Laodàmia (che generò Sarpedonte, figlio di Zeus). Il primo venne ucciso da Ares, nella battaglia con i Sòlimi e la figlia invece da Artemide briglia d'oro,irata. Ippolocò generò Glauco, e lo mandò a Troia, raccomandando che fosse il migliore ed il più bravo fra tutti coloro che erano presenti, che non facesse vergogna alla stirpe dei padri.
ecco la stirpe e il sangue di cui mi vanto di essere
Detto ciò, Diomede piantò la lancia a terra, e ricordò come una volta Oineo avesse ospitato Bellerofonte, e come i due si fossero fatti doni. Così propone di evitare lo scontro; per entrambi ci sono molti altri guerrieri Troiani ed Achei da uccidere. Sanciscono ciò scambiandosi le armi. Con questo scambio Diomede ricavò delle armi d'oro e cento buoi, mentre al contrario Glauco dovette accontentarsi di armi di bronzo e di nove buoi.
Dunque la scena si sposta ad Ilio: questa parte (che si prolunga fino alla fine del libro, fino al verso 529) può essere divisa in due parti principali. In una Ettore si preoccupa di riferire alla madre ciò che deve essere fatto, si vede l'esecuzione di ciò, e ha luogo una conversazione con Paride ed Elena (fino al verso368), nella seconda (che termina al verso 529) invece abbiamo la ricerca di Andormaca e l'incontro con lei.
Inizialmente, quando Ettore giunge alle porte Scee, si raggruppano intorno a lui le spose e le figlie dei Teucri, per domandargli le sorti dei figli, dei fratelli, degli sposi... Come risposta, Ettore le invita a pregare per loro, perché a molte toccava sciagura. Giunto al palazzo di Priamo incontrò la madre, che gli chiese per quale motivo avesse abbandonato la battaglia,e gli offre del vino, affinché possa ripredersi. Ettore lo rifiuta, per evitare di dimenticare il valore,e la esorta ad andare al tempio di Atena Predatrice e compiere ciò che aveva detto il fratello indovino. Continua esprimendo la volontà di andare a cercare Paride, malvisto,tant'è che ricorda come alla sua morte non vi saranno pianti.
Così Ecuba raduna le anziane e sceglie il peplo più bello, quello che di ricami era il più vago e il più grande, splendeva come una stella. Così giunte al tempio, Teano Cisseìde, la sposa di Antenore, aprì loro le porte, e pose sulle ginocchia di Atena il peplo, invocandola. Chiese ciò che desideravano, ma Pallade Atena fece cenno di no.
Intanto Ettore giunse nella dimora d'Alessandro lì trovò Paride, mentre puliva le armi, vicino sedeva Elena, che comandava alle schiave. Vedendo ciò Ettore lo biasimò, gli ricorda che fuori gli uomini stanno morendo per lui. Di risposta Paride gli dice che era rimasto nel talamo per poter sfogare il proprio dolore, che Elena lo aveva appena esortato ad andare a combattere: li avrebbe raggiunti, di andare che lo avrebbe seguito certamente. Ettore non rispose nulla, così Elena, dopo aver maledetto il giorno della propria nascita, lo invitò a sedersi. Ancora Ettore rifiutò, essendo in affanno per le sorti dei compagni, che sentono la sua mancanza. La invita a far sì che Paride si affretti, in modo che possa raggiungerlo mentre è ancora in città. Infatti aveva intenzione di recarsi dalla moglie e dal figlio, poiché non sapeva se avrebbe potuto rivederli ancora.
Ettore elmo abbagliante giunse alla propria dimora, ma non vi trovò Andromaca braccio bianco. Così chiese alle schiave dove si trovasse, se forse era anch'ella al tempio di Atena. Seppe così che non si trovava con le altre Troiane riccioli belli, né dalle cognate bei pepli ma che invece si era recata sulla torre di Troia, poiché era venuta a sapere che ormai i Troiani erano stati sconfitti. La balia l'aveva seguita con il bambino in braccio. Appena venne a sapere ciò, corse fino alle porta Scee, e lì gli corse incontro la sposa ricchi doni, Andromaca, figlia di Eezìone magnanimo. Con lei venne l'ancella, con in braccio il bimbo, cuore ingenuo, piccino, simile a vaga stella, che era chiamato Scamandrio dal padre, Astianatte da tutti gli altri. Ettore guardò il bambino e sorrise in silenzio, mentre Andromaca gli si avvicinava piangendo gli diceva che non aveva pietà di lei, di lei che non aveva più nessuno; il padre era stato ucciso (e poi anche seppellito con le sue armi belle) da Achille glorioso, che aveva distrutto la sua città. Andando in guerra, spinto dal suo coraggio, sarebbe stato ucciso e lei sarebbe divenuta vedova. Come il padre, anche i suoi sette fratelli erano stati uccisi da Achille glorioso rapido piede, tutti in un solo giorno. Sua madre venne liberata grazie ad un riscatto, ma nella casa del padre la colpì Artemide arciera. Per lei Ettore era padre, nobile madre, fratello, il suo sposo fiorente: che abbia pietà e che non renda il figlio orfano e la sposa vedova! Che posizioni l'esercito là lungo le mura, dove è più facile assalire la città, dove già provarono ad introdursi i migliori compagni dei due Aiaci, i compagni degli Atridi.
Rispose dunque Ettore grande, elmo abbagliante, dicendole come pensasse a tutto ciò, ma come si sarebbe vergognato di fronte ai Teucri e alle Troiane lungo peplo, se si fosse ritirato dalla guerra come un vile. Così non vuole il suo cuore, che ha imparato ad essere sempre forte,a combattere in mezzo ai primi Troiani, procurando gloria a sé ed al padre. Sa bene che un giorno Ilio dovrà cadere, ma allora non avrà tanta pietà per i Teucri, per Ecuba, per Priamo, per i fratelli che moriranno per mano dei nemici, quanta ne avrà per lei, che sarà trascinata via in lacrime da un acheo chitone di bronzo: dovrà tessere per un'altra una tela, sarà costretta a fare molte cose. E sarà riconosciuta come la sposa di Ettore, che era il più forte a combattere, quando si lottava per Ilio. E ogni volta che si ricorderà così, le sarà rinnovato il dolore. Vuole dunque essere morto, prima che accada tutto questo, prima che possa udire le sue grida. Detto questo allunga le braccia per prendere in braccio il bambino, che era ancora sul petto della balia bella cintura, che spaventato dal pennacchio del padre si ritrasse con un grido. I genitori sorrisero,ed il padre illustre si tolse l'elmo, posandolo a terra. Quindi prese in braccio il figlio e supplicò Zeus e tutti gli altri numi, che facessero crescere quel figlio come lui, distinto fra i Teucri, che regnasse su Ilio, sovrano., e che un giorno una persona possa dire che è molto più forte del padre, vedendolo tornare da una lotta. Detto ciò, lo mise in braccio alla moglie, che piangeva sorridendo, e intenerendosi, la accarezzò. La rincuorò, dicendole di non affliggersi troppo,che non sarebbe morto contro il volere del destino, di tornare a casa, a pensare alle proprie opere, che gli uomini avrebbero pensato alle guerre. Dunque riprese l'elmo chiomato, e la moglie si avviò verso casa, piangendo e voltandosi. A casa anche le ancelle presero a piangerlo, sebbene fosse ancora vivo.
Intanto Paride si era preparato e raggiunse Ettore, che gli disse che aveva pietà di lui, sentendo le ingiurie dei Troiani, ma che di questo avrebbero parlato in seguito, se Zeus avesse concesso loro la vittoria sugli Achei.

Nella prima parte di questo libro è ripreso il tema del valore dell'ospitalità, presente nel discorso tra Diomede e Glauco.
ma dunque tu sei ospite ereditario e antico per me!

E scambiamoci l'armi l'un l'altro; anche costoro
sappiano che ci vantiamo d'essere ospiti antichi.
Parlando così,balzarono giù dai cavalli,
e presero l'uno la mano dell'altro, si dettero fede.

Il tutto è sancito dalla stretta di mano e dallo scambio di doni, tipico ed usuale nel mondo greco.

Invece nella parte del discorso di Ettore, è evidente l'espediente dell'anticipazione: infatti la morte di Ettore è ormai data come un fatto certo, prossimo ad accadere.
ah,dunque, abbi pietà, rimani qui sulla torre,
non fare orfano il figlio, vedova la sposa;

si mosse la sposa sua verso casa,
ma voltandosi indietro, versando molte lacrime;
e quando giunse alla comoda casa
d'Ettore massacratore, trovò dentro le molte
ancelle, e ad esse tutte provocò il pianto:
piangevano Ettore ancor vivo nella sua casa,
non speravano più che indietro dalla battaglia
sarebbe tornato, sfuggendo alle mani, al furore dei Danai.

Da questo punto in avanti non si potranno seguire le imprese di Ettore senza avere presenti il destino di morte che lo attende e il mondo di affetti che egli sacrifica in nome della virtù guerriera e della gloria.

Hanno contribuito al presente documento: GIORGIA86 E Cocchina.

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