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Iliade: Ettore e Andromaca

La battaglia infuria terribile sotto le mura di Troia e l'esercito troiano è allo sbando. Ettore si allontana momentaneamente dal campo in cui si combatte ed entra in città per pregare sua madre Ecuba e le donne di offrire doni in onore degli dei per ottenere aiuto e protezione. Raggiunge poi la sua casa per rivedere e salutare la moglie Andromaca, ma non la trova. La incontra alle porte di Scee dove ella si era recata, trepidante per la sorte della battaglia e del marito.


" Dopo queste parole mise il figlio
in braccio alla cara sposa. Ed essa lo strinse
al petto odoroso sorridendo fra le lacrime.
Ettore si commosse, l'accarezzò con la mano
e le disse "Non essere in pena per me,
infelice. Non uno, contro il destino,
mi farà precipitare nell'Ade. E ancora
ti dico che nessuno può evitare la Moira
già dalla nascita, sia coraggioso o vile.
Ora torna al suo lavoro,
il telaio e il fuso, e ordina alle schiave

di curare la casa. Gli uomini di Ilio
penseranno alla guerra: io più degli altri".

L'incontro tra il più valoroso dei Troiani e la moglie è uno dei momenti di più intensa commozione dell'Iliade. Il campo di battaglia è sullo sfondo ma la guerra è drammaticamente presente nelle parole dei due protagonisti. Il senso di una tragedia inevitabile, la fine di Troia e dei suoi abitanti, si intrecciano a toni di grande umanità e di profondi e toccanti affetti familiari. Ettore, pur consapevole della morte imminente e della tragica sorte che toccherà ai suoi cari, consola la sposa, ha gesti di tenerezza nei confronti del figlio, ma sceglie di continuare a combattere nel entativo di salvare la sua patria.

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