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Storia di una capinera, romanzo di Giovanni Verga

Storia di una capinera è uno dei libri più importanti di Giovanni Verga e scritto dall'autore siciliano nell'anno 1869 nel corso di un soggiorno nella città di Firenze. Il romanzo viene poi pubblicato nel 1871. La protagonista della storia raccontata da Verga è la giovane Maria, la quale vive dall'età di sette anni in un convento e destinata a diventare monaca. La ragazza è stata destinata fin da piccola alla vita di clausura per via delle difficili condizioni economiche in cui versa la famiglia. Viene presentata la figura di Maria, una fanciulla dolce e sensibile, la quale si innamora di un giovane, ma che è costretta a rinunciare a quest'amore per decisioni imposte dall'alto dalla famiglia.

Indice

Storia di una capinera di Giovanni Verga - Versione alternativa 1

Storia di una capinera, analisi - Versione alternativa 2
Storia di una capinera, descrizione - Versione alternativa 3
Storia di una capinera, riassunto - Versione alternativa 4

Storia di una capinera di Giovanni Verga

Il romanzo Storia di una capinera, scritto da Giovanni Verga, narra la storia di una ragazza di nome Maria, che dopo la morte della madre è costretta ad entrare in convento, non per sua libera scelta,ma per decisione familiare, in quanto il padre si era risposato ed aveva avuto due figli: Gigi e Giuditta. In questa nuova famiglia Maria non riceve più particolari attenzioni, infatti la matrigna pensa solo ai suoi figli e non si cura di lei.
Nel 1854 nella città di Catania si diffonde un’epidemia di colera e Maria, quasi ventenne, si reca con tutta la sua famiglia nella casa di campagna a Monte Ilice. Proprio da lì, inizia a scrivere delle lettere alla sua amica del cuore Marianna che aveva conosciuto in convento, e le racconta dei fatti che succedevano in famiglia, delle sue giornate trascorse in campagna e dell’amore che provava per un ragazzo di nome Nino, figlio dei loro vicini di casa.
E’ proprio questo amore che, trasformatosi ed ossessione, la porterà alla follia. Infatti la matrigna, accortasi del sentimento di amore tra Maria e Nino, fa del tutto per far sposare la figlia Giuditta a Nino, mentre costringe Maria a tornare in convento per prendere i voti.

Distrutta e lacerata dal dolore per non poter amare liberatamene Nino, la ragazza muore in una cella sotterranea del convento, usata solo per le malate di mente.
Il romanzo si conclude con una lettera di Suor Filomena, indirizzata a Marianna, alla quale racconta gli ultimi momenti della vita di Maria e della sua ultima volontà: quella di farle recapitare un piccolo involucro contenente un crocifisso d’argento, una ciocca di capelli e alcune foglie di rosa da donare al suo Nino.

Verga giustifica il titolo Storia di una capinera in un breve antefatto antefatto.
Ci racconta che una volta vide una capinera chiusa in gabbia, che era molto triste perché sentiva cinguettare gli altri uccellini liberi di volare sui prati.
Alla fine la poverina morì, ma non per la fame o il freddo, ma perché era stata privata della libertà.
Analogamente, gli racconteranno la triste storia di una ragazza rinchiusa in un convento, che morì per essere stata imprigionata e per non essere stata libera di vivere e amare.
Quindi Verga paragona la capinera alla protagonista principale del romanzo: Maria, la quale era stata privata della libertà.

Storia di una capinera, trama: Il tema centrale del racconto Storia di una capinera è polemizzare sulla condizione femminile dell’epoca, in quanto si privava la donna della libertà di decidere la propria vita.
Infatti era molto frequente, a quel tempo, che le ragazze finissero in convento senza alcuna vocazione, solo per volere dei genitori che per povertà o, come nel caso di Maria, esigenze familiari dovevano sottostare a quel triste destino.

Molto toccante e piena di malinconia è la frase pronunciata dal padre di Maria: "Povera piccina! Lasciatele godere questi giorni di libertà".
Nella lettera datata 30 Dicembre vi è una parte in cui si nota la tristezza di Maria per la partenza di Nino: ”Non ho più lacrime e l’angoscia mi divora come un cane rabbioso… Questo tetto mi schiaccia, queste pareti mi soffocano…”
7 Gennaio: “La mia matrigna mi ha detto che domani rientrerò in convento… Mi son sentita agghiacciare di terrore…”.
8 Febbraio: “Solo quando questa materia si dissolverà io non soffrirò più”.
In quest'ultima frase si nota la rassegnazione della ragazza, la quale pensa che solo la morte placherà il suo dolore.
7 Aprile: “Mi sciolsero i capelli e me li sentii fin sulle mani che tenevo giunte; li raccolsero tutti in pugno… E allora si udì uno stridere d’acciaio…”.
ovviamente si riferisce al taglio dei capelli simbolo del taglio netto con la vita precedente al suo ingresso in convento.
5 Agosto: “Dio mi è parso terribile; ho visto la collera celeste fulminare dall’alto dell’altare; ho sentito il ringhio dei demoni… e le ali nere di pipistrello…”. Parole, queste che denunciano il senso di colpa provato dalla ragazza che desiderebbe vivere un'altra vita e per questo sente di peccare.
18 Settembre. Maria si rivolge a Marianna dicendo: “Voglio andarmene! Voglio uscire! Voglio fuggire… Aiutami!... Voglio la luce, voglio correre!”. La ragazza è disperata e invoca la sua amica di aiutarla, affinché possa uscire da quella prigione e correre spensierata nella campagna.

Analisi della figura della protagonista: Maria è una ragazza amante della vita e della natura, romantica e malinconica, felice, ma consapevole che questa sua felicità non potrà mai esternarla.
Il suo amore per Nino, vissuto nella prima parte del romanzo con gioia, eccitazione e allo stesso tempo con turbamento, si trasforma in una ossessione cupa e malinconica che la porterà alla follia.
Il linguaggio di Maria è caratterizzato da varietà di sentimenti ed emozioni che vengono alla luce, soprattutto nelle descrizioni paesaggistiche: la natura è cupa ed oscura quando lei si sente triste e disperata; paesaggi chiari e assolati, quando il suo animo è sereno.
A volte questo personaggio cade nell’eccesso, come nell’ultima parte quando ormai all’estremo delle forze invoca di continuo Nino e i suoi familiari.
Il sentimento di rassegnazione è molto forte e pervade tutta l’opera: ella non trova conforto neanche nella religione e per questo soffre ancora di più.

Altri personaggi: Ecco l'analisi degli altri personaggi di Storia di una capinera di Verga.
Il padre di Maria è descritto come un uomo consapevole delle sofferenze della figlia, ma rassegnato al triste destino che ha dovuto scegliere per lei.
Il poeta ci fa sentire l’affetto del padre per Maria nella frase: “Povera piccina, lasciatele godere questi giorni di libertà!”. Maria rimpiange i giorni in cui ancora libera di correre per la campagna, andava a caccia con lui, nei boschi e ricorda quando il babbo le portò un povero passerotto ferito.
Toccante è la parte della lettera del 7 Aprile in cui Maria al momento di prendere i voti vede il padre che piange e si domanda il perché. L’attaccamento al padre è messo in evidenza anche nella lettera del 24 Giugno dove racconta che, un giorno in parlatorio ebbe paura di non poterlo rivedere più, così lo richiamò ad alta voce, cercando un pretesto per trattenerlo ancora pochi minuti.

Un altro personaggio di rilievo è Nino, il giovane amato da Maria. Viene introdotto alla fine della lettera del 9 Settembre, in un P.S., e ripreso in quella del giorno 27, nella quale Maria racconta del modo incui il giovane le rivolgeva delle attenzioni durante uscite con le rispettive famiglie.
Nino è un giovane allegro e premuroso, ma non viene rappresentato nel suo aspetto fisico.
L'autore descrive il crescendo di emozioni che Nino fa nacere nel cuore di Maria: la gioia, la felicità, il turbamento e infine l’amore, che si trasforma in passione ossessiva.
Il personaggio di Marianna si presenta subito al lettore nella forma di amica confidente, alla quale Maria racconta ogni episodio della sua vita e le confida l’amore che prova per Nino tra mille turbamenti ed emozioni. Si nota sempre l’affetto che lega le due ragazze e il desiderio di rivedersi dopo tanto tempo.
La sorella Giuditta e il fratello Gigi sono descritti come bambini allegri e affettuosi verso Maria. Piangono quando lei prende i voti e sono tristi perché sanno che non la potranno rivedere spesso.
La matrigna è un personaggio che rimane un po’ in ombra, nonostante ciò il Verga ci fa percepire la mancanza di affetto per Maria e la sua sottointesa crudeltà che le porta a far rinchiudere la ragazza in un convento e a far sposare Nino a sua figlia Giuditta.

Contesto storico-culturale: Il romanzo Storia di una capinera è ambientato in Sicilia, a Catania nel 1854, durante il un’epidemia di colera, che costringe Maria e i suoi familiari a tornare nella casa in campagna.
Questo è stato il primo romanzo di Verga scritto nel 1869 a Firenze, e prima venne anche pubblicato sulla rivista "La ricamatrice". Appartiene al periodo dei romanzi giovanili, anche se si differenzia da questi per vari motivi. Per esempio l’ambientazione in campagna rispetto alla città e l’amore impossibile per Nino, che porta Maria alla follia, è esasperato e drammatizzato in eccesso.

Analisi dello spazio: La vicenda di Storia di una capinera si svolge in Sicilia a Catania, ma vari luoghi descritti nelle lettere sono ambientati in campagna nella casa dove si trasferirono tutti i familiari ed anche Maria durante l’epidemia che scoppiò in città.
Sono rappresentati i boschi, la campagna circostante, i piccoli animali, il canto degli uccelli e i colori chiari fanno della narrazione un quadro pittorico.
Non meno importante è l’ambiente del convento, freddo, opprimente e senza vita pieno di ombre minacciose che provocano nel lettore un senso di malinconia e rassegnazione.

Storia di una capinera, analisi

Giovanni Verga (Catania 1840), scrittore italiano, autore di romanzi, racconti e opere teatrali, massimo esponente del verismo. In Sicilia ebbe una formazione letteraria provinciale, come si nota leggendo i suoi tre romanzi giovanili. In particolare, I carbonari della montagna (1861) è un romanzo storico (un genere che stava ormai passando di moda) che Verga dedicò ai suoi modelli di allora, Francesco Domenico Guerrazzi e Alexandre Dumas padre. Fondamentale nel suo cambiamento di interessi fu l'abbandono dell'isola: nel 1869 Verga partì per Firenze, allora capitale del Regno d'Italia. Introdotto dal poeta Francesco Dall'Ongaro nella buona società cittadina, si dedicò allo studio della vita borghese che aveva davanti agli occhi, con un particolare interesse per le figure femminili e le vicende sentimentali; sono piuttosto espliciti i titoli dei romanzi di questo secondo periodo "mondano": Una peccatrice (1866), Eva (1873), Eros (1875). Particolare successo ebbe Storia di una capinera (1871), il racconto della monacazione forzata della protagonista che, innamorata del marito della sorella, muore in preda alla disperazione.
Nel 1872 Verga si era trasferito a Milano, capitale dell'editoria e città in cui frequentò gli scapigliati Arrigo Boito e Giuseppe Giacosa, soprattutto grazie all'appoggio di Salvatore Farina, uno scrittore allora molto celebre. Qui fu raggiunto dall'amico conterraneo Luigi Capuana, scrittore e critico letterario teorico del verismo.
La svolta letteraria si può datare al 1874, l'anno in cui fu pubblicata una novella intitolata Nedda, definita dall'autore un "bozzetto siciliano". L'ambiente non è più urbano ma rurale; la storia non è più ambientata al Nord ma in Sicilia; i protagonisti sono umili contadini. Anche qui protagonista della vicenda è una donna, ma la sua situazione è tragica e concreta, non astratta e sentimentale: rimane vedova e perderà il suo bambino appena nato. Da quel momento in poi la Sicilia contadina con la sua antica cultura fu al centro del lavoro dello scrittore catanese, sia nelle novelle, sia nei romanzi. I due volumi di racconti Vita dei campi (1880) e Novelle rusticane (1883) contengono alcuni dei capolavori verghiani, testi divenuti celebri come La lupa (indimenticabile la protagonista, ricordata nel titolo con il soprannome), La roba (storia di Mazzarò, un contadino diventato proprietario terriero ma rimasto vecchio e solo, ridotto alle soglie della pazzia), Rosso Malpelo (un ragazzo destinato a lavorare e a morire in miniera, ricalcando il tragico destino del padre), Cavalleria rusticana (racconto di un duello mortale scatenato dalla gelosia).
I romanzi della maturità sono due. I Malavoglia (1881) racconta la storia di una famiglia di pescatori che vive e lavora ad Aci Trezza, un piccolo paese vicino a Catania. Protagonista del romanzo è tutto il paese, fatto di personaggi uniti da una stessa cultura ma divisi da antiche rivalità; grazie a una scrittura sapiente che riproduce alcune caratteristiche del dialetto e che riesce ad adattarsi ai diversi punti di vista dei vari personaggi, il romanzo crea l'illusione che a parlare sia il mondo raccontato. Mastro don Gesualdo (1889) mette invece a fuoco la storia del protagonista che dà il titolo al romanzo. Di origini modeste, Gesualdo riesce a vincere il suo destino di miseria e diventa ricco. Il matrimonio con la nobile Bianca Trao non cancella però la sua modesta estrazione sociale: persino la figlia Isabella si vergogna del padre. Rimasto solo, Gesualdo muore nel palazzo ducale di Palermo, abbandonato dai suoi e ignorato dalla servitù che si prende gioco di lui. Anche qui l'ambientazione è siciliana e la lingua rispecchia in modo tecnicamente molto raffinato la realtà che fa da sfondo al romanzo. Verga rimase amareggiato dal sostanziale insuccesso del suo lavoro e si ritirò a Catania, dove morì nel 1922, abbandonando la scrittura.

Il romanzo: * Titolo del libro: Storia di una capinera
* Data della prima edizione: 1871

Il racconto è ambientato in una cornice di vita borghese siciliana intorno al 1850. Nel romanzo viene rispettato l'ordine logico-cronologico, non c'è analessi né retrospezione. Il tempo della storia dura due anni circa.

I personaggi: * Maria: la protagonista è una giovane novizia che durante un'epidemia esce dal convento per ritornare dalla sua famiglia. Maria scopre uno dei più grandi sentimenti: l'amore, mai provato prima che le arreca gioie e turbamenti fino a farla giungere all'ossessione e alla follia. Spesso a causa dell'amore è triste, riservata, paurosa, ansiosa, malinconica, debole, insicura ed anche molto sognatrice. Tramite le lettere comunica con la sua amica Marianna, l'unica alla quale rivela le sue vicende, i suoi pensieri, le sue emozioni. Nonostante abbia circa venti anni, ama molto correre per i campi, cogliere fiori, ascoltare il canto degli uccellini, prendersi cura del suo piccolo canarino e del suo bellissimo cane, Vigilante. Amava molto Nino il figlio dei signori Valentini, ma a causa dei voti fatti in convento il suo amore era solo un sogno irrealizzabile, proprio per questo motivo soffre molto e non sa darsi pace.
* La matrigna: piuttosto anziana, aveva sposato il padre di Maria alla morte della moglie. Maria la descriveva come una donna eccellente poiché la lasciava divertire e correre per i campi, era buona e indulgente verso la ragazza. Ma alcune volte risultava anche insopportabile, impulsiva, intollerante, introversa, fredda, disinteressata verso i problemi della giovane novizia. Era una donna che amava vestire elegante, apparire bella nel suo aspetto esteriore, attenta a tutti i minimi particolari, ordinata e sempre sicura di se in tutto ciò che fa. Ella non faceva altro che accarezzare i suoi figli e con molta frequenza mentre dava un'occhiata alla cucina o alla domestica che cucinava rimproverava Maria sostenendo che fosse una buona a nulla.
* Gigi: fratello di Maria, un piccolo ragazzo sempre molto attivo, correva, gridava, faceva chiasso, si arrampicava sugli alberi, e vi lasciava appeso qualche brandello del suo vestito, e la mamma a sgridarlo, a dargli baci, scappellotti, confetti, a rammendargli vestiti, a ripulirlo molte volte al giorno. Si dimostrava affettuoso verso Maria, rincuorandola con baci ed abbracci allorché la mamma la sgridava.
* Giuditta: sorella di Maria era una giovane e bella ragazza spesso troppa indaffarata tutto il giorno fra i suoi abita e le sue acconciature poiché le belle vesti e i bei nastri le stanno cosi bene da sembrare fatti apposta per lei. Come la madre è attenta a tutte le sue cose. Era buona e brava con Maria, ma anche lei quando voleva sapeva sempre prendersi gioco della povera sorellina. Aveva sposato Nino e insieme andarono ad abitare in una casa lussuosa e spaziosa.
* Il padre di Maria: un modesto impiegato, buon padre di famiglia. Anch'egli come la moglie era piuttosto anziano, dall'aspetto elegante, andava a caccia e accompagnava Maria nelle sue lunghe passeggiate quando aveva paura di smarrirsi nel bosco. Era sempre molto dolce buono, paziente, sicuro, forte, sentimentale, apprensivo e tentava di risolvere in tutti i modi i problemi della piccola figlia.
* Antonio: chiamato anche Nino, era il figlio dei signori Valentini cari amici della famiglia di Maria, vicini di campagna che venivano a trovarli spesso per trascorrere delle belle serate in compagnia giocando o facendo lunghe passeggiate. Abitavano in una casetta in fondo alla valle. Nino conobbe Maria nel periodo in cui lei era fuori dal convento a causa della pestilenza, e se ne innamorò subito. Nino, di famiglia piuttosto agiata, era un giovane ragazzo che studiava per conseguire la laurea di avvocato. Aveva un bel cane Alì che fece amicizia con Vigilante. Era sempre allegro, attivo, si divertiva, correva come un matto. Durante le gite vicino l'Etna o le belle passeggiate che faceva con Maria nei boschi si dimostrava sempre gentile e amichevole nei confronti della ragazza e faceva di tutto perché ella non si sentisse a disagio. Anche il giovane alla partenza di Maria, che doveva far ritorno in convento, provò un gran dolore in quanto era sicuro che non l'avrebbe più rivista.
* Annetta: sorella di Nino era una cara e giovane ragazza che non rideva della tonaca di Maria e delle sue maniere da educanda; trascorreva interi pomeriggi con lei e con Giuditta passeggiando, chiacchierando, giocando, facendo colazione e cenando insieme.

Gli spazi: Nel romanzo sono presenti ambienti reali interni ed esterni, la descrizione è molto dettagliata e ricca di aggettivi. A seconda dei diversi stati d'animo abbiamo differenti tipi di ambienti.

* La casa di Maria: una bella casetta ariosa, allegra, ridente posta sul pendio di una collina, fra vigne, al limite del castagneto. Da tutte le porte, da tutte le finestre si vedeva la campagna, i monti, gli alberi, il cielo. Sul davanti c'era una piccola spianata e un gruppo di castagni che coprivano il tetto con un ombrello di rami e di foglie fra le quali gli uccelli cinguettavano tutto il giorno senza stancarsi mai.
* La natura: un'ombra deliziosa, qualche raggio di sole morente che si insinuava fra le fronde, uno stormire grave e prolungato dei rami più alti, il canto degli uccelli, e poi, di tratto in tratto, un silenzio solenne e profondo. In cima al monte si poteva godere la vista di uno sterminato orizzonte. Da un lato il sole tramontava e dall' altro sorgeva la luna, le nevi dell'Etna che sembravano di fuoco, qualche nuvoletta trasparente che viaggiava per il cielo azzurro come un fiocco di neve.

Fabula e intreccio

Fabula
: Maria la giovane protagonista, è una novizia che, quando si trova fuori dal convento a causa di una pestilenza, scrive quasi ogni giorno all'amica Marianna parlando di sé, della sua famiglia, della vita che conduce in campagna, ma soprattutto della gioia dell'amore, un sentimento mai provato prima che le arreca prima gioie, poi turbamenti; a poco a poco l'amore si trasformerà in passione, gelosia, ossessione, fino a farle percorrere tutte le tappe verso la follia.

Intreccio
: Maria era una novizia che a causa di un'epidemia, che fu poi il colera del 1854 a Catania, dovette lasciare il convento e trasferirsi in campagna. Figlia di un vedovo, che si era risposato, non aveva spazio nella nuova famiglia. Fece amicizia con i nuovi amici di famiglia, i signori Valentini, con la figlia Annetta, ma soprattutto con il figlio Nino del quale si innamorò. Finito il colera la vita ritornò alla normalità : coloro che si erano rifugiati in campagna ritornarono in città, e Maria in convento. Nonostante riprese l'esistenza a cui era stata destinata e si prepari al giorno dei voti, non riuscì tuttavia a dimenticare l'uomo amato e a rimuovere dalla propria mente la sua immagine. L'amore però la portò alla pazzia e perciò venne rinchiusa nella "cella dei matti" e dopo poco tempo morì.

Analisi

Le tematiche
: Le tematiche principali sono: la pestilenza e l'amore. La prima riguarda solamente brevi parti del romanzo, mentre la seconda domina in tutto il romanzo, si può dire che è anche il tema centrale dell'opera di Verga.

Narratore
: Il narratore è interno, di primo grado, sa quanto i personaggi (focalizzazione interna).

Lo stile
: Il registro è alto e formale, soggettivo ed emotivo. L'aggettivazione prevalente è quella soggettiva-effettiva. Il ritmo della narrazione è tragico, triste e malinconico

"L'episodio più interessante e a tuo giudizio più significativo": L'episodio più significativo riguarda l'ultima lettera scritta da Maria prima della sua morte perché ci dimostra tutta la follia, la paura, l'ossessione che l'amore le ha provocato. Viene trascinata con forza, diceva infatti che la tiravano per i capelli e che le sue braccia erano piene di lividi e di sangue, nella cella dove era rinchiusa suor Agata anch'ella pazza per amore. Maria aveva paura, continuava a ripetere di non aver fatto nulla, di essere innocente, di voler fuggire da quell'incubo ed invocava ad alta voce il nome di Nino affinché l'aiutasse. L'episodio si conclude con l'invano tentativo da parte della ragazza di promettere di restare in convento e di essere buona.

Giudizio personale: Il romanzo "Storia di una capinera" è stato di facile comprensione, non ho incontrato grandi difficoltà durante la lettura. Questo è forse uno dei più belli ed interessanti libri che io abbia letto, mi ha invogliato sempre più a scoprire le tristi vicende di questa povera ragazza, nonostante la parte finale sia un po' tragica.

Storia di una capinera, descrizione

Autore: Giovanni Verga (1840-1922)
Anno e luogo di pubblicazione: Milano (1871)
Genere letterario: Romanzo epistolare

Trama:
Il romanzo tratta la storia di una giovane, Maria, destinata al convento non in seguito al manifestarsi di una sua vocazione alla vita monacale, bensì per una irrevocabile, quanto crudele, decisione familiare. A causa di una epidemia di colera è costretta ad abbandonare per un breve periodo il convento di Catania e trasferirsi con suo padre, la matrigna e i fratelli, Giuditta e Gigi, nati dal secondo matrimonio del padre, su Monte Ilice. La vicenda viene narrata attraverso le lettere che Maria scrive alla sua amica Marianna, anch’essa monacanda, nelle quali dichiara la felicità di trovarsi libera, fuori dal convento in cui è cresciuta, per la prima volta all’età di diciannove anni. Il cambiamento a cui Maria va incontro è radicale. La vita familiare ha un andamento e un ritmo molto diversi in confronto a quella monacale; il ristretto ambiente sociale e i rapporti con gli altri sono impostati su basi che non hanno nulla in comune con le regole del convento. La ragazza trascorre le sue giornate spensieratamente correndo e saltando per i verdi prati ed intrattenendosi con la famiglia insieme ai vicini, i signori Valentini, ed i loro due figli, Annetta e Nino. Nino si innamora dell’ingenuità e della semplicità di Maria, che dopo qualche settimana felice deve confessare a se stessa e a Marianna di essere attratta da Nino. Maria scopre lo spontaneo e irresistibile nascere di un sentimento mai provato prima che le porta gioia e turbamento insieme. Questa passione e la consapevolezza di essere destinata alla clausura mettono in moto forti sentimenti di colpa, e inutilmente la ragazza tenta di negare a se stessa il suo segreto desiderio. Questa consapevolezza però le creerà forti tensioni che la porteranno ad ammalarsi e ad isolarsi. Isolamento accentuato dalla matrigna che la esclude da feste e giochi e da ogni occasione di incontri. Il suo unico sfogo sono le lettere a Marianna, sempre più impetuose e disperate, divise tra l’accettazione del proprio destino ed il desiderio di amare e di essere amata. Passato il pericolo del colera, la famiglia Valentini torna a Catania. Poco dopo, anche Maria rientra in convento e dopo un mese inizia il noviziato nonostante non riesca a dimenticare il suo amore per Nino. Nel giro di pochi mesi, riceve la notizia del matrimonio di Nino con la sorellastra Giuditta, successivamente la giovine affronta la cerimonia in cui pronuncia i voti definitivi. Il sentimento dolce e segreto, da struggente si tramuta in passione, e sfocia in una gelosia incontrollabile man mano che si avvicina il momento del matrimonio con la sorella. L’amore diventa quindi un’ossessione, e, a poco a poco, percorre tutte le tappe verso la follia. Da questo momento in poi la malattia si aggrava sempre di più fino a farla impazzire e a portarla alla morte dopo aver tentato, delirando, di fuggire prima dal convento e poi dalla cella dei matti dove era stata rinchiusa negli ultimi giorni.

Tematiche:
Il romanzo è costituito da una serie di lettere a un’amica, che sono come lo specchio fedele delle sue vicende. L’opera viene considerata come un documento sulla condizione femminile dell’epoca, una denuncia alla mancanza di libertà che condizionava allora la donna, la quale non aveva alcuna possibilità di decidere del proprio destino, assoggettata a uno stato di inferiorità. Verga ha preso lo spunto per il romanzo da un fatto realmente accaduto e a fondo autobiografico. Il “destino” alla follia di Maria non si manifesta solo nei suoi comportamenti dapprima ingenui, poi alterati e allucinati, ma è legato anche ai “luoghi” in cui ella si trova a vivere con gli altri e da sola. Maria è abituata sin dall’infanzia all’esistenza chiusa e limitata del convento, e quando ne esce si trova proiettata in un mondo per lei nuovo. Queste aperture naturali provocano in lei uno sconcerto mentale che altera il suo equilibrio psicologico. Il progredire della follia di Maria sembra seguire un itinerario obbligato, le cui tappe sono segnate di volta in volta da luoghi sempre più chiusi, fino alla clausura nella “cella di Suor Agata”, l’anticamera della tomba. Verga concede ai suoi personaggi la possibilità di morire, non quella di avere fede. La loro sofferenza non trova conforto nella religione, come la tragica storia di Maria mette crudelmente in evidenza.

Personaggi:
• MARIA: nella breve prefazione, Verga descrive l’agonia di una capinera “timida, triste e malaticcia” in gabbia, e paragonandola a Maria, protagonista del romanzo, ne giustifica il titolo. Maria è una giovane novizia che a causa del colera esce dal convento per rifugiarsi presso Monte Ilice con la famiglia e durante questo breve periodo scopre un mondo diverso rispetto a quello che aveva sempre conosciuto, tutto le sembra nuovo e incredibile ed è per questo che spesso i suoi atteggiamenti possono essere considerati infantili: le continue passeggiate nei campi a raccogliere fiori, trascorre il suo tempo ad ascoltare il canto degli uccellini, a prendersi cura del suo piccolo canarino e del suo bellissimo cane, Vigilante. Inoltre scopre l’amore, quello per un uomo che purtroppo però non ha futuro, perché passata l’epidemia dovrà fare ritorno al convento. Questo nuovo sentimento le arreca gioie e turbamenti, sa che non sarà mai felice e questa consapevolezza la porterà, nel giro di poco tempo, ad ammalarsi poi ad impazzire fino a morire alla sola età di vent’anni.
• IL PADRE DI MARIA: è uomo buono che ama molto i suoi figli e che fa di tutto per renderli felici e per accontentarli il più possibile, soprattutto Maria con la quale potrà trascorrere poco tempo prima del ritorno in convento della ragazza.
• LA MATRIGNA: la donna ha sposato il padre di Maria alla morte della moglie. E’ una persona molto attenta al suo aspetto fisico, Maria la descrive come una signora affettuosa con i suoi due figli, Giuditta e Gigi, ma anche buona e gentile perché le lascia tutto il tempo che vuole per divertirsi, ma molto spesso la rimprovera senza un vero motivo, ha inoltre grande influenza sulle decisioni del marito.
• GIUDITTA: è la giovane sorellastra di Maria, anche lei come la madre ha particolare interesse nel curare il suo aspetto fisico sistemando i capelli con nuove acconciature e indossando nuovi vestiti. Nonostante voglia bene a Maria molte volte si prende gioco di lei per il suo abbigliamento cioè la tonaca che generalmente le novizie indossano.
• GIGI: il piccolo fratellino di Giuditta è un bambino vivace e a differenza di sua sorella e di sua madre è molto premuroso con la sorellastra Maria, la riempie di attenzioni con carezze e coccole.
• MARIANNA: è la migliore amica e confidente di Maria. Di lei si sa solo che è una novizia, come la sua amica e che probabilmente passato il colera non farà ritorno in convento. Le uniche notizie riguardanti la ragazza ci provengono dalle lettere che Maria le scrive.
• NINO: è il figlio maggiore dei signori Valentini innamorato di Maria, la quale contraccambia questo amore. Malgrado la disperazione per la partenza della ragazza per il convento di Catania, si fidanza e successivamente si sposa con Giuditta.
• ANNETTA: la sorella minore di Nino diventa subito grande amica di Maria con la quale passa molto tempo e differenza di tutti gli altri non si prende gioco di lei per i suoi modi e il suo abbigliamento.

Spazio e tempo:
La vicenda viene narrata inizialmente a Monte Ilice, un paese di campagna vicino Catania e non molto lontano dall’Etna, nel quale Maria e la sua famiglia si rifugiano a causa del colera insieme ai loro vicini: i signori Valentini. Il paese è caratterizzato da vasti prati verdi, boschi verso i quali si dirigevano per fare lunghe passeggiate. In seguito la narrazione si sposta nel convento di Catania nel quale Maria diventerà suora di clausura e vivrà per il resto della sua vita, morirà nella cella dei matti, dove trascorre gli ultimi giorni della sua giovane vita.
Tutta la storia è ambienta nella seconda metà dell’800, 1854-1855, durante e dopo un’epidemia colerica.

Storia di una capinera, riassunto

Giovanni Verga

Storia di una capinera

Biblioteca Universale Rizzoli

Ó 2001, Milano

Romanzo

Autore: Giovanni Verga (Catania 1840-1922) fu uno scrittore e massimo esponente del verismo italiano, movimento letterario e artistico, sviluppatosi alla fine dell’ottocento, che propugnava l’estrema aderenza alla verità. Egli nacque in una famiglia aristocratica, studiò giurisprudenza presso la sua città ma a vent’anni si arruolò nella Guardia Nazionale per l’arrivo dei garibaldini in Sicilia.
Qualche anno dopo nel 1865, si stabilì a Firenze per vivere in una società più evoluta, fu poi a Milano (1872) dove frequento gli ambienti della Scapigliatura ed entrò in contatto con la letteratura realista francese. In questa città pubblicò le sue prime opere narrative: I carbonari della montagna, Una peccatrice, Storia di una capinera (1870). Erano romanzi ispirati al gusto prevalente dell’epoca, storia di passioni amorose ambientate nel mondo dell’aristocrazia. L’incontro con la Scapigliatura milanese trasformò Verga da descrittore della società elegante a suo critico, come dimostra il romanzo Eva (1873).
Negli anni seguenti scrisse i suoi migliori racconti, raccolti in Vita dei campi, Novelle rusticane e I malavoglia. Nel 1884, grazie alla scrittura teatrale di Cavalleria rusticana, ottenne un notevole successo.
Nel 1893 si ritirò a Catania e ridusse la sua attività letteraria.

Trama:La vicenda incomincia a Monte Ilice, dove la famiglia di Maria, l’educanda di un convento protagonista del romanzo, si era rifugiata per scampare dall’epidemia di colera che imperversava su Catania. Anche Maria viene allora allontanata dal convento per evitare il contagio. Durante questo periodo, in cui rimarrà a vivere con la sua famiglia, si innamora di Nino, suo vicino di casa. I sentimenti che lei prova per lui sono ricambiati, ma lei non trova il coraggio di ribellarsi ai suoi familiari che l’hanno costretta a monacarsi. Passato il pericolo, ritorna a Catania, dove prende definitivamente il velo. Lei non riesce però a dimenticare Nino e quando le viene comunicato che lui sta per sposarsi con la sua sorellastra (di Maria stessa, lei diventa ogni giorno più pazza. Questa pazzia e il dolore, peggiorato dalla vicinanza della casa dei novelli sposi al convento, la porterà alla morte.

Tempo: Gli avvenimenti narrati nel testo si svolgono nell’arco di tempo di due anni, poiché la protagonista smette di scrivere per un anno (dal 30 gennaio 1855 al 8 febbraio 1856). Vi sono pertanto periodi di tempo di cui non si sa nulla (ellissi), o altri vagamente riassunti (sommari).
La distanza tra il tempo della scrittura (1869) e il tempo della storia (1854-56) è breve.

Spazio: Ci sono molti spazi aperti all’inizio del romanzo, quando la vicenda si svolge a Monte Ilice. Troviamo invece solo spazi chiusi, sempre più chiusi, quando la protagonista torna in convento.

Personaggi:Maria è priva di carattere, perché non riesce a ribellarsi al destino stabilito dalla famiglia. Del resto la mentalità dell’epoca, e le ristrettezze economiche in cui versava la sua famiglia, non sembrano darle scampo. Maria dice di volere bene a Dio, ma la sua religiosità è molto sentimentale e momentanea e pertanto non regge il confronto con il sentimento, ancora più forte, di amore per Nino.

La compagna del convento è un alter-ego di Maria. Anche lei, diventata pazza per amore, era stata rinchiusa dalle consorelle in una cella del convento.

Scelte stilistico-espressive: Nel testo vengono spesso utilizzate espressioni di origine fiorentina, come “le davano la berta”,o siciliana, come “un bel lepre” (lepre in dialetto siciliano, è un sostantivo di genere maschile).
Si possono inoltre riscontrare, in larga misura, esclamazioni e interiezioni quasi costantemente presenti nel testo e rafforzare lo stato d’animo teso e agitato della protagonista; allo stesso modo l’ansia, l’inquietudine e il delirio di Maria. Verga riesce poi, con pause e accelerazioni, a riassumere molti avvenimenti in un periodo abbastanza breve.

Processi dinamici della vicenda:
-Situazione iniziale: Maria si trova a Monte Ilice dove trascorre gli ultimi momenti con la sua famiglia prima di prendere il velo. Qui vi sono dei miglioramenti per la protagonista, perché è lontana da convento e dalle altre educande, ambiente in cui era costretta a vivere.
-Rottura dell’equilibrio:Maria si innamora di Nino.
Peggioramento: Maria lascia Monte Ilice e dice addio a Nino.
-Apparente miglioramento: In un primo tempo Maria crede di essersi riconciliata con Dio, e vede il suo innamoramento come un peccato di cui disfarsi.
-Situazione finale: Maria non riesce più a dimenticare Nino, anzi tutto sembra ricordarlo, lei impazzisce, almeno agli occhi delle consorelle ed arriva a morire per il dolore.

Rapporto fra fabula e intreccio: In questo testo, poiché viene seguito l’ordine cronologico degli avvenimenti il rapporto fra la fabula e intreccio è di corrispondenza. Vengono però talvolta utilizzati dei flashback sull’infanzia di Maria o sulle vicende di una sua campagna di Maria dichiarata pazza perché anche lei costretta a monacarsi controvoglia.

Autori che hanno contribuito al presente documento: vero_111, Mika, saraasdp, OrnellaLi.

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