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Storia di una capinera - Giovanni Verga (4)

Analisi dettagliata dell'opera "Storia di una capinera" del celebre scrittore Giovanni Verga, con analisi dei contenuti dell'opera.

E io lo dico a Skuola.net
Verga, Giovanni - Storia di una capinera -
Sintesi dell’opera
Il romanzo Storia di una capinera, scritto da Giovanni Verga, narra la storia di una ragazza di nome Maria, che dopo la morte della madre è costretta ad entrare in convento, non per sua libera scelta,ma per decisione familiare, in quanto il padre si era risposato ed aveva avuto due figli: Gigi e Giuditta. In questa nuova famiglia Maria non riceve più particolari attenzioni, infatti la matrigna pensa solo ai suoi figli e non si cura di lei.
Nel 1854 nella città di Catania si diffonde un’epidemia di colera e Maria, quasi ventenne, si reca con tutta la sua famiglia nella casa di campagna a Monte Ilice. Proprio da lì, inizia a scrivere delle lettere alla sua amica del cuore Marianna che aveva conosciuto in convento, e le racconta dei fatti che succedevano in famiglia, delle sue giornate trascorse in campagna e dell’amore che provava per un ragazzo di nome Nino, figlio dei loro vicini di casa.
E’ proprio questo amore che, trasformatosi ed ossessione, la porterà alla follia. Infatti la matrigna, accortasi del sentimento di amore tra Maria e Nino, fa del tutto per far sposare la figlia Giuditta a Nino, mentre costringe Maria a tornare in convento per prendere i voti.
Distrutta e lacerata dal dolore per non poter amare liberatamene Nino, la ragazza muore in una cella sotterranea del convento, usata solo per le malate di mente.
Il romanzo si conclude con una lettera di Suor Filomena, indirizzata a Marianna, alla quale racconta gli ultimi momenti della vita di Maria e della sua ultima volontà: quella di farle recapitare un piccolo involucro contenente un crocifisso d’argento, una ciocca di capelli e alcune foglie di rosa da donare al suo Nino.

Verga giustifica il titolo della sua opera in un breve antefatto antefatto.
Ci racconta che una volta vide una capinera chiusa in gabbia, che era molto triste perché sentiva cinguettare gli altri uccellini liberi di volare sui prati.
Alla fine la poverina morì, ma non per la fame o il freddo, ma perché era stata privata della libertà.
Analogamente, gli racconteranno la triste storia di una ragazza rinchiusa in un convento, che morì per essere stata imprigionata e per non essere stata libera di vivere e amare.
Quindi Verga paragona la capinera alla protagonista principale del romanzo: Maria, la quale era stata privata della libertà.

Analisi dei contenuti dell'opera
Il tema centrale del racconto è polemizzare sulla condizione femminile dell’epoca, in quanto si privava la donna della libertà di decidere la propria vita.
Infatti era molto frequente, a quel tempo, che le ragazze finissero in convento senza alcuna vocazione, solo per volere dei genitori che per povertà o, come nel caso di Maria, esigenze familiari dovevano sottostare a quel triste destino.
Molto toccante e piena di malinconia è la frase pronunciata dal padre di Maria: "Povera piccina! Lasciatele godere questi giorni di libertà".
Nella lettera datata 30 Dicembre vi è una parte in cui si nota la tristezza di Maria per la partenza di Nino: ”Non ho più lacrime e l’angoscia mi divora come un cane rabbioso… Questo tetto mi schiaccia, queste pareti mi soffocano…”
7 Gennaio: “La mia matrigna mi ha detto che domani rientrerò in convento… Mi son sentita agghiacciare di terrore…”.
8 Febbraio: “Solo quando questa materia si dissolverà io non soffrirò più”.
In quest'ultima frase si nota la rassegnazione della ragazza, la quale pensa che solo la morte placherà il suo dolore.
7 Aprile: “Mi sciolsero i capelli e me li sentii fin sulle mani che tenevo giunte; li raccolsero tutti in pugno… E allora si udì uno stridere d’acciaio…”.
ovviamente si riferisce al taglio dei capelli simbolo del taglio netto con la vita precedente al suo ingresso in convento.
5 Agosto: “Dio mi è parso terribile; ho visto la collera celeste fulminare dall’alto dell’altare; ho sentito il ringhio dei demoni… e le ali nere di pipistrello…”. Parole, queste che denunciano il senso di colpa provato dalla ragazza che desiderebbe vivere un'altra vita e per questo sente di peccare.
18 Settembre. Maria si rivolge a Marianna dicendo: “Voglio andarmene! Voglio uscire! Voglio fuggire… Aiutami!... Voglio la luce, voglio correre!”. La ragazza è disperata e invoca la sua amica di aiutarla, affinché possa uscire da quella prigione e correre spensierata nella campagna.

Analisi della figura della protagonista
Maria è una ragazza amante della vita e della natura, romantica e malinconica, felice, ma consapevole che questa sua felicità non potrà mai esternarla.
Il suo amore per Nino, vissuto nella prima parte del romanzo con gioia, eccitazione e allo stesso tempo con turbamento, si trasforma in una ossessione cupa e malinconica che la porterà alla follia.
Il linguaggio di Maria è caratterizzato da varietà di sentimenti ed emozioni che vengono alla luce, soprattutto nelle descrizioni paesaggistiche: la natura è cupa ed oscura quando lei si sente triste e disperata; paesaggi chiari e assolati, quando il suo animo è sereno.
A volte questo personaggio cade nell’eccesso, come nell’ultima parte quando ormai all’estremo delle forze invoca di continuo Nino e i suoi familiari.
Il sentimento di rassegnazione è molto forte e pervade tutta l’opera: ella non trova conforto neanche nella religione e per questo soffre ancora di più.

Altri personaggi
Il padre di Maria è descritto come un uomo consapevole delle sofferenze della figlia, ma rassegnato al triste destino che ha dovuto scegliere per lei.
Il poeta ci fa sentire l’affetto del padre per Maria nella frase: “Povera piccina, lasciatele godere questi giorni di libertà!”. Maria rimpiange i giorni in cui ancora libera di correre per la campagna, andava a caccia con lui, nei boschi e ricorda quando il babbo le portò un povero passerotto ferito.
Toccante è la parte della lettera del 7 Aprile in cui Maria al momento di prendere i voti vede il padre che piange e si domanda il perché. L’attaccamento al padre è messo in evidenza anche nella lettera del 24 Giugno dove racconta che, un giorno in parlatorio ebbe paura di non poterlo rivedere più, così lo richiamò ad alta voce, cercando un pretesto per trattenerlo ancora pochi minuti.
Un altro personaggio di rilievo è Nino, il giovane amato da Maria. Viene introdotto alla fine della lettera del 9 Settembre, in un P.S., e ripreso in quella del giorno 27, nella quale Maria racconta del modo incui il giovane le rivolgeva delle attenzioni durante uscite con le rispettive famiglie.
Nino è un giovane allegro e premuroso, ma non viene rappresentato nel suo aspetto fisico.
L'autore descrive il crescendo di emozioni che Nino fa nacere nel cuore di Maria: la gioia, la felicità, il turbamento e infine l’amore, che si trasforma in passione ossessiva.
Il personaggio di Marianna si presenta subito al lettore nella forma di amica confidente, alla quale Maria racconta ogni episodio della sua vita e le confida l’amore che prova per Nino tra mille turbamenti ed emozioni. Si nota sempre l’affetto che lega le due ragazze e il desiderio di rivedersi dopo tanto tempo.
La sorella Giuditta e il fratello Gigi sono descritti come bambini allegri e affettuosi verso Maria. Piangono quando lei prende i voti e sono tristi perché sanno che non la potranno rivedere spesso.
La matrigna è un personaggio che rimane un po’ in ombra, nonostante ciò il Verga ci fa percepire la mancanza di affetto per Maria e la sua sottointesa crudeltà che le porta a far rinchiudere la ragazza in un convento e a far sposare Nino a sua figlia Giuditta.

Contesto storico-culturale
Il romanzo è ambientato in Sicilia, a Catania nel 1854, durante il un’epidemia di colera, che costringe Maria e i suoi familiari a tornare nella casa in campagna.
Questo è stato il primo romanzo di Verga scritto nel 1869 a Firenze, e prima venne anche pubblicato sulla rivista "La ricamatrice". Appartiene al periodo dei romanzi giovanili, anche se si differenzia da questi per vari motivi. Per esempio l’ambientazione in campagna rispetto alla città e l’amore impossibile per Nino, che porta Maria alla follia, è esasperato e drammatizzato in eccesso.

Analisi dello spazio
La vicenda si svolge in Sicilia a Catania, ma vari luoghi descritti nelle lettere sono ambientati in campagna nella casa dove si trasferirono tutti i familiari ed anche Maria durante l’epidemia che scoppiò in città.
Sono rappresentati i boschi, la campagna circostante, i piccoli animali, il canto degli uccelli e i colori chiari fanno della narrazione un quadro pittorico.
Non meno importanteè l’ambiente del convento, freddo, opprimente e senza vita pieno di ombre minacciose che provocano nel lettore un senso di malinconia e rassegnazione.
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