Erasmus ‘maledetto’: tutti pazzi per la Spagna

foto di erasmus maledetto, tutti pazzi per la Spagna

30mila studenti italiani in mobilità, quasi 9mila solo in Spagna. Sono i numeri dei ragazzi in Erasmus, quelli che nel 2014/2015 hanno lasciato il nostro Paese per studiare, divertirsi e crescere in un periodo all’estero. Un progetto che nasce nel 1987 e che in meno di 30 anni ha coinvolto circa 3 milioni e mezzo di universitari. A oggi l’Italia, secondo i dati Indire, è tuttora, dopo Spagna, Germania, Francia, il paese che offre più ragazzi in partenza. Siamo invece quinti per l’accoglienza, e seguiamo Spagna, Germania, Francia e Regno Unito.

L’ERASMUS? PARLA SPAGNOLO - La Spagna, la stessa che è stata fatale alle sette studentesse che hanno perso la vita tra le lamiere dell’autobus, è una delle meta preferite dai nostri ragazzi: 8.983 (di cui 7.587 per studio e 1.396 per tirocinio in imprese) nel 2014/15, divisi nelle città di Granada, Siviglia, Madrid, Valencia, Barcellona. Le prime cinque università italiane da cui muovono gli studenti italiani in uscita sono l’Alma Mater Studiorum di Bologna, l’Università degli studi di Padova, la “Sapienza” di Roma, l’Università degli studi di Torino e la Statale di Milano. Alcuni fra questi sono anche fra i primi per accoglienza: destinazione privilegiata è ancora l’Alma Mater di Bologna, poi la“Sapienza” di Roma e l’Università degli studi di Firenze, il Politecnico di Milano e l’Università degli studi di Padova. Gli universitari, intorno ai 20.000 per l’anno accademico 2014-15, arrivano soprattutto da Spagna, Francia, Germania, Turchia e Polonia.

La tragedia delle italiane morte durante un Erasmus spagnolo


LE METE PREFERITE - Ancora la Spagna, secondo i dati dell’Indire del 2013/2014, è stata la meta Erasmus preferita dai ragazzi, tanto da essere al primo posto tra le destinazioni scelte dagli universitari italiani in mobilità. La seguono Francia, Germania, Regno Unito e Portogallo.

L’ERASMUS, QUELLA PREPARAZIONE IN PIÙ - Sono numeri importanti. Perché a fronte delle difficoltà incontrate da Bruxelles per avviare una politica condivisa fra tutti gli attuali 28 stati che la formano, molto osservatori vedono nel Progetto Erasmus la chiave di volta. Gli studenti che vi partecipano acquisiscono infatti una visione internazionale e di comunità che le generazioni a loro precedenti non possiedono. Per loro, non a caso, si è anche parlato di Generazione Erasmus, e non stupisce dunque che sia la stessa Ue a sostenere il progetto con borse di studio per un finanziamento di 53 milioni di euro (dati al 2014-15). Una preparazione multiculturale e multilingua che ha conseguenze positive anche nel lavoro: secondo gli studi della stessa Commissione Europea, chi fa l’Erasmus, a un anno dalla laurea, ha la metà delle possibilità di essere disoccupato rispetto a chi non lo fa. E ha più probabilità di lavorare in un ambiente internazionale. Per queste ragioni, quando ci si riferisce al Progetto Erasmus, si tende a parlare di Europa che funziona.

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