pp. 133-134 - Plinio, Ep. III, 16 - Arria (versione) - Latine

Versione originale in latino


Aegrotabat Caecina Paetus maritus eius, aegrotabat et filius, uterque mortifere, ut videbatur.
Filius decessit eximia pulchritudine pari verecundia, et parentibus non minus ob alia carus quam quod filius erat. Huic illa ita funus paravit, ita duxit exsequias, ut ignoraret maritus; quin immo quotiens cubiculum eius intraret, vivere filium atque etiam commodiorem esse simulabat, ac persaepe interroganti, quid ageret puer, respondebat; 'Bene quievit, libenter cibum sumpsit.
' Deinde, cum diu cohibitae lacrimae vincerent prorumperentque, egrediebatur; tunc se dolori dabat; satiata siccis oculis composito vultu redibat, tamquam orbitatem foris reliquisset. Praeclarum quidem illud eiusdem, ferrum stringere, perfodere pectus, extrahere pugionem, porrigere marito, addere vocem immortalem ac paene divinam: 'Paete, non dolet.
' Sed tamen ista facienti, ista dicenti, gloria et aeternitas ante oculos erant; quo maius est sine praemio aeternitatis, sine praemio gloriae, abdere lacrimas operire luctum, amissoque filio matrem adhuc agere.
Sed tamen ista facienti, ista dicenti, gloria et aeternitas ante oculos erant; quo maius est sine praemio aeternitatis, sine praemio gloriae, abdere lacrimas operire luctum, amissoque filio matrem adhuc agere.

Traduzione all'italiano


Cecina Peto, marito di Arria, era ammalato e lo era anche il figlio ed entrambi mortalmente , da quanto sembrava. Il figlio, di estrema bellezza e di pari modestia, morì e caro ai genitori non meno per gli altri motivi che per il fatto che il figlio.
Cosicché, essa gli preparò il funerale, dirigendo le esequie in modo tale che il marito non ne venisse a conoscenza; non solo, ogni qualvolta che entrava nella sua camera, simulava che il figlio fosse vivo e che perfino stesse meglio e al marito che domandava che cosa facesse il ragazzo, essa rispondeva: “Riposa bene, prende il cibo volentieri.”
Poi, quando le lacrime a lungo trattenute sgorgavano, usciva; allora si abbandonava al dolore; sfogatasi, con occhi asciutti e con il volto ricomposto, rientrava in casa, come se avesse lasciato fuori il dolore per la morte del figlio.
Senza dubbio famosissimo è quella nobile azione della medesima donna di sguainare l’arma, di trafiggersi il petto, di estrarre il pugnale, per porgerlo al marito e di aggiungere una frase immortale e quasi divina: "Peto, non fa male.”
Tuttavia la donna che agiva [così] e diceva queste cose, aveva davanti a sé la gloria e l'eternità ; non esiste nulla di più grande del trattenere le lacrime, del nascondere il lutto e del sostenere persino il ruolo di madre che ha perso il figlio senza promessa di eternità, senza promessa di gloria.