XXI
Questi infatti cacciarono molti cittadini in esilio tra i nemici, ne lasciarono molti insepolti dopo averli ingiustamente uccisi, privarono molti, che avevano tutti i diritti, di tali diritti della città, e alle figlie di molti cittadini, che stavano per essere date in matrimonio, impedirono le nozze.
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E sono giunti a tal punto di impudenza che vengono qui per difendersi, e dicono che non hanno fatto niente di male né di vergognoso. Io vorrei che dicessero la verità. Toccherebbe infatti anche a me di tale bene una parte davvero non piccola.
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Ma ora per loro non c'è tale stato di cose né riguardo alla città né riguardo a me. Infatti mio fratello, come ho detto anche prima, Eratostene l'ha ucciso, pur non avendo motivi di ingiustizia privatamente nei suoi confronti e pur non vedendolo colpevole verso la città, ma correndo dietro con ardore alla sua crudeltà.
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Facendolo salire sulla tribuna voglio interrogarlo, o giudici. Infatti io ho tale opinione: penso che sarebbe empio anche parlare di lui con un altro per il suo vantaggio, ma che sarebbe santo e giusto anche parlare con lui in persona per la sua rovina. Sali dunque (sulla tribuna) e rispondi a ciò che ti chiedo.
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- Hai condotto Polemarco in prigione o no? - Ho eseguito per paura gli ordini dei governanti. - Eri presente nel consiglio quando si prendevano le deliberazioni su di noi? - C'ero. - Eri d'accordo con quelli che volevano ucciderci o ti opponevi? - Mi opponevo. - Affinché non patissimo la morte? - Affinché non patiste la morte. - Convinto che patissimo una condanna giusta o ingiusta? - Ingiusta.