MASTER UNIVERSTARIO DI PRIMO LIVELLO IN
“Management e funzioni di coordinamento delle professioni
sanitarie”
Verifica intermedia
Diritto del lavoro
La contrattazione collettiva nel pubblico impiego
Docente: Prof. Valerio Maio
Tutor: Dott. Gianluca Lucchetti
Candidato:
Matricola: Anno Accademico: 2023/2024
La contrattazione collettiva nel pubblico impieg
INDICE
1. INTRODUZIONE........................................................................................... 3
2. LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA..............................................................5
2.2. Fondamenti giuridici, scopo, soggetto ed efficacia...............................9
2.3. Gli attori............................................................................................. 11
2.3.1. L’ARAN............................................................................................ 11
2.3.2. I comparti e i comitati di settore.....................................................12
3. LA FORMAZIONE DEL CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE E I LIVELLI DI
CONTRATTAZIONE......................................................................................... 15
4. CONCLUSIONI........................................................................................... 18
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA........................................................................19
1. INTRODUZIONE
Il processo tramite il quale vengono negoziati, definiti e applicati i
contratti di lavoro nell’ambito della pubblica amministrazione (PA) è la
contrattazione collettiva.
Questo strumento si è evoluto negli anni in corrispondenza del
processo di privatizzazione del lavoro pubblico, in particolare al fine di
superare il previgente regime pubblicistico. Dal processo di
privatizzazione, quasi una parificazione tra privato e pubblico, sono
dipese importanti conseguenze.
In particolare: razionalizzazione (e diminuzione) della spesa pubblica
del personale; sburocratizzazione degli apparati; aumento di
produttività; efficienza organizzativa. Conseguenze che da sole
dimostrano l’enorme portata del processo riformatore: assai difficile
da realizzare, se non impossibile, senza il consenso e l’ausilio delle
risorse umane coinvolte.
È interessante notare infatti che, con la riforma del lavoro pubblico, si
mira non soltanto alla cd. delegificazione della relativa disciplina, ma
alla semplificazione normativa creata dalla vecchia legislazione
pubblicistica, in cui spesso si sovrappongono lavoro, modelli
organizzativi e procedure amministrative.
In pratica, nel mettere ordine nella disciplina del lavoro, si coglie
l’occasione di svecchiare l’intera regolazione degli apparati pubblici.
Dunque, diventa necessario anche per i pubblici dipendenti, prendere
coscienza di questi processi.
Pertanto, nei capitoli seguenti ripercorreremo l’evoluzione storica
della contrattazione collettiva dalle origini, poi vedremo cosa si
intende per contrattazione collettiva, specificandone le basi
legislative, lo scopo, l’oggetto, l’efficacia e descriveremo gli attori
coinvolti.
Di seguito, vedremo le componenti che diventano parti attive della
contrattazione identificate nell’organizzazione.
Infine, vedremo come si forma il contratto collettivo, descrivendo i
due livelli di contrattazione osservabili nel contesto italiano.
2. LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
La contrattazione collettiva riguarda tutte le materie attinenti al
rapporto di lavoro e le relazioni sindacali e si sviluppa intorno a due
livelli: contratti collettivi nazionali di comparto e contratti integrativi.
A essi si affianca un livello intercompartimentale, costituito dai
contratti o accordi quadro, che vertono su argomenti comuni a tutti i
lavoratori e a tutte le amministrazioni.
Il primo significativo esempio di accordo collettivo venne stipulato il
13 dicembre 1906 tra la Società automobilistica Itala e la Fiom.
Tuttavia, la contrattazione collettiva deve la sua origine alla
promulgazione, durante il ventennio fascista, della legge n. 563 del
1926 e della Carta del Lavoro nel 1927.
Il primo capo della l. n.563/26 trattava del “Del riconoscimento
giuridico dei sindacati e dei contratti collettivi di lavoro “dove al
sindacato veniva data personalità giuridica di diritto pubblico e
operava sotto il diretto controllo dello Stato. Per la prima volta,
dall’unità d’Italia, il sindacato viene riconosciuto formalmente e
giuridicamente dallo Stato.
Il secondo testo, invece, introdusse un’ottica di natura produttivistica.
In epoca fascista vi era infatti una contrattazione collettiva di tipo
corporativista, in cui ogni categoria di lavoratori aveva il proprio
sindacato ma gli accordi erano stabiliti dallo Stato. La finalità di tale
contrattazione era il superamento della lotta di classe che poteva
avvenire con la conciliazione degli interessi del lavoratore e del
datore.
Con la caduta del regime fascista, il costituente diede assoluta
centralità al “lavoro”, già dal art.1 della Costituzione dove cita “L'Italia
è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Da notare anche
la peculiarità lessicale della nostra Carta Costituente, ove il termine
“lavoro” viene citato venti volte, ciò a sottolinearne la centralità della
tematica. Il fondamento giuridico della contrattazione collettiva è Art.
Cost. 39 “L'organizzazione sindacale è libera. I sindacati registrati
hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in
proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con
efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali
il contratto si riferisce”. Nei fatti però, nel corso di tutti gli anni ’50, la
contrattazione collettiva non riuscì ad affermarsi.
Questa situazione cambiò gradualmente a partire dagli anni Sessanta
e raggiunse la sua portata massima durante l’autunno caldo del 1969.
Al termine di questo periodo, segnato da lotte sindacali, nacque lo
statuto dei lavoratori (1970), che aprì la stagione della libera
contrattazione.
Tuttavia, queste evoluzioni storiche poco riguardavano il pubblico
impiego, poiché secondo la vecchia teoria autoritaria della
supremazia
speciale dei soggetti pubblici sui soggetti privati, i rapporti dello Stato
e degli enti pubblici con i pr
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