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Social Innovation, Processi di innovazione

Tesi di laurea dal titolo Social Innovation per la cattedra di Processi di innovazione e la ricerca e lo sviluppo della professoressa Colombelli. Gli argomenti trattati sono i seguenti: social innovation: un problema di definizione, sperimentare e testare, protagonisti e attori.

Materia di Processi di innovazione e la ricerca e lo sviluppo relatore Prof. A. Colombelli

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SOMMARIO

1. INTRODUZIONE 2

2. SOCIAL INNOVATION: UN PROBLEMA DI DEFINIZIONE 4

3. STORIA 10

COSA GENERA UN’INNOVAZIONE?

4. 11

5. IMMAGINARE SOLUZIONI 14

6. SPERIMENTARE E TESTARE 16

7. PROTAGONISTI E ATTORI 17

8. POLITICHE A SOSTEGNO DELLA SOCIAL INNOVATION 20

8.1 RAPPORTO “RESTART ITALIA” 21

8.1.1 DEFINIZIONE STARTUP 21

8.1.2 MISURE DI SOSTEGNO 25

8.2 TORINO SOCIAL INNOVATION 27

8.2.1 FACILITO GIOVANI E INNOVAZIONE SOCIALE 28

9. INNOVAZIONE SOCIALE IN ITALIA 30

10. JAI GURU DEVA Il network dei creativi 33

9.1 COME NASCE JGD 34

9.2 IL TEAM DI JGD 34

9.3 COME FUNZIONA JGD 34

9.4 UTENTI E DIMENSIONE DI JGD 36

11. CONCLUSIONI 37

12. BIBLIOGRAFIA 38

1. INTRODUZIONE

"In the eighties and nineties, the innovation agenda was exclusively focused on enterprises. There was a

time in which economic and social issues were seen as separate. Economy was producing wealth, society

was spending. In the 21st century economy, this is not true anymore. Sectors like health, social services and

education have a tendency to grow, in GDP percentage as well as in creating employment, whereas other

industries are decreasing. In the long term, an innovation in social services or education will be as

important as an innovation in the pharmaceutical or aerospatial industry."

Diogo Vasconcelos (1968 - 2011)

Questo elaborato nasce come una necessità personale di approfondire temi che durante il

corso di studi universitari non sono stati trattati e che, a mio parere, meriterebbero

un'attenta analisi e una costante ricerca. L'impulso più forte a intraprendere questo lavoro

mi è arrivato frequentando il corso di "Programmazione e Gestione della Produzione"

durante il primo semestre del terzo anno, che ha innescato in me un desiderio di allargare

l'orizzonte delle prospettive di studio. Il corso sopra citato fornisce metodi e soluzioni per

analizzare il funzionamento di sistemi produttivi con particolare attenzione alla

valutazione delle prestazioni e alla loro dipendenza da fattori controllabili e non; è

considerato uno dei corsi fondamentali per formare un Ingegnere Gestionale. Ciò che mi

lascia tuttora perplesso è che qualsiasi analisi affrontata nel corso ha avuto come dogma

una funzione obiettivo che mirava alla massimizzazione del profitto.

Credo fortemente che il mondo che ci circonda abbia la necessità, ma soprattutto le

capacità per contribuire al progresso con una visione più ampia, che sappia coniugare i

molteplici aspetti e le numerosissime sfaccettature della società attuale. Esistono

innumerevoli opportunità di sviluppare soluzioni e innovazioni che abbiano ricadute

importanti sul contesto in cui vengono sviluppate e che non siano ossessionate dalla logica

di creare profitto.

Questa serie di pensieri ha trovato un'identificazione nel libro del premio Nobel per la

1

pace Muhammad Yunus, "La promessa del business sociale" , in cui l'autore analizza un

nuovo modo di concepire l'impresa e l'imprenditore, inserendo la multidisciplinarietà

come contrapposizione alla logica capitalista del profitto. In seguito ho avuto modo di

1 Yunus Muhammad, La promessa del business sociale, Feltrinelli, 2013

2 2

partecipare alla presentazione del progetto Torino Social Innovation , che mi ha

indirizzato sul tema della Social Innovation. Ho trovato subito molto interessante e

soprattutto più che attuale l'argomento, così ho deciso di approfondirlo e sceglierlo come

argomento della tesi di laurea triennale.

2 http://www.torinosocialinnovation.it/ 3

2. SOCIAL INNOVATION: UN PROBLEMA DI DEFINIZIONE

Esistono numerose definizioni di Social Innovation, ognuna delle quali incentrata su una

diversa sfaccettatura o chiave di lettura. La molteplicità di definizioni deriva appunto dal

fatto che nel termine Social Innovation siano racchiuse attività, politiche, iniziative,

gruppi, organizzazioni molto disparate nella loro definizione, implementazione e

valutazione. Ciò comporta una notevole difficoltà nel fornire una definizione che inglobi

tutte le possibili facce, ma che al tempo stesso definisca chiaramente il fenomeno senza

lasciare spazio a interpretazioni fuorvianti. d’innovazione

Alcuni definiscono la social innovation come un tipo in senso molto ampio.

Hamalainen e Heiskala (Hamalainen, Heiskala, 2007) delineano cinque tipi di

3 : tecnologica, economica, regolativa, normativa e culturale. “Le innovazioni

innovazione

tecnologiche sono modi nuovi e più efficienti per trasformare la realtà materiale, mentre le

innovazioni economiche mettono le innovazioni tecnologiche al servizio della produzione

Nel loro insieme queste due tipologie d’innovazione costituiscono la sfera

di plusvalore.

delle innovazioni tecno-economiche. [...] Le innovazioni regolative trasformano le norme

esplicite e/o i modi con cui vengono sanzionate. Le innovazioni normative sfidano i valori

affermati e/o il modo in cui i valori vengono tradotti in norme sociali legittime. Infine, le

innovazioni culturali sfidano i modi affermati per interpretare la realtà, trasformando

paradigmi mentali, cornici cognitive e abitudini interpretative. Nel loro insieme queste tre

classi costituiscono la sfera delle innovazioni sociali.” Gli autori proseguono dicendo che

“innovazioni sociali sono cambiamenti nelle strutture culturali, normative e regolative

della società che valorizzano le risorse collettive e migliorano le proprie performance

economiche e sociali”.

Altre definizioni si riferiscono esplicitamente alla social innovation come fenomeno che

coinvolge nuove idee e soluzioni innovative. Esse spostano l’accento sulla percezione

dell’innovazione da parte degli individui; per esempio E.M.Rogers sostiene che “è poco

un’idea

importante se è oggettivamente nuova misurata sul lasso di tempo dal suo primo

4

Se l’idea appare nuova all’individuo, allora è un’innovazione.”

uso o dalla sua scoperta.

3 T J Hämäläinen & R Heiskala (eds.), Social Innovations, Institutional Change and Economic

Performance: Making Sense of Structural Adjustment Processes in Industrial Sectors, Regions and

Societies, Edward Elgar Publishing,Cheltenham, UK, 2007

4 E M Rogers, Diffusion of Innovations, Free Press, New York, 1995

4

un’innovazione

Questo significa che sociale non deve essere necessariamente nuova di per

sé, ma piuttosto, nuova per un determinato territorio, settore o campo di azione.

Un’evoluzione di questa definizione porta all’introduzione della valutazione dell’impatto

5

che ha l’innovazione ; si richiede oltre alla percezione di novità, anche la componente

migliorativa, ovvero una novità che produca un miglioramento. Ad esempio, secondo

un’innovazione è definita sociale “se l’implicita nuova idea ha il

E.Pol e S.Ville, 6

sia la quantità della vita”.

potenziale di migliorare sia la qualità Rimane comunque una

definizione che lascia spazio a troppe interpretazioni perché il concetto di qualità e

quantità della vita continua ad essere troppo ampio.

Figura 1 Social Innovation (Fonte "Defining social innovation" - Tepsie)

considerare la sfera dell’impatto dell’innovazione, K.Gillwald descrive la

Continuando a

social innovation come “realizzazioni della società che, comparate con le già affermate

soluzioni, forniscono soluzioni migliori che sono definite meno dalla loro novità assoluta

7

dalle loro conseguenze”

e più . Innovazioni sociali risultano così non solo nuove soluzioni

ma nuove soluzioni che lavorano meglio delle pratiche esistenti e pertanto portano ad un

miglioramento misurabile per la popolazione cui sono rivolte.

5 E Pol & S Ville, Social Innovation: Buzz Word Or Enduring Term?, Economics Working Paper 2008,

Department of Economics, University of Wollongong, 2008

6 E Pol & S Ville, Social Innovation: Buzz Word Or Enduring Term?, Economics Working Paper 2008,

Department of Economics, University of Wollongong, 2008

7 S Neumeier, Why do Social Innovations in Rural Development Matter and Should They be Considered

More Seriously in Rural Development Research? Proposal for a Stronger Focus on Social Innovations in

Rural Development Research, Sociologia Ruralis, vol. 52:1, Jan 2012, p. 50

5

focalizzano l’analisi sul risultato e sui suoi beneficiari; la Stanford Social

Altre definizioni social innovation come “una

Innovation Review definisce la nuova soluzione ai problemi

sostenibile […] e il cui valore creato accresce

sociali che è più efficace, efficiente o 8

la società nel suo complesso piuttosto che l’individuo privato”. E’

principalmente

immediato notare che questa definizione è davvero ampia e lascia spazio a numerose

D’altra parte è, però, utile per

interpretazioni che possono fuorviare il concetto.

il termine “migliore” nel contesto della social innovation come “efficace,

concettualizzare

efficiente o sostenibile”.

A questo punto è chiaro come un filo conduttore comune a tutte le definizioni sia quello

dei bisogni insoddisfatti o delle sfide irrisolte; alcune lo esplicitano come quella fornita

Centre for Social Innovation, che delinea la social innovation come “il

dal New Zealand 9

progetto e l’implementazione di modi migliori di incontrare i bisogni della società”. Altri

invece lo sottintendono nel concetto di bene comune, come il diritto di veder soddisfatta

una propria necessità, come nel caso della definizione del Centre for Social Innovation:

considera la social innovation come “nuove idee che risolvono le sfide esistenti in ambito

sociale, culturale, economico e ambientale a beneficio della popolazione e del pianeta.

[…] Più semplicemente un’innovazione sociale è un’idea che lavora per il bene

10

comune”.

Altre definizioni incentrano l’attenzione sulla motivazione. M. Harris e D. Albury, ad

social innovation come “un’innovazione che è esplicitamente per

esempio, definiscono il

bene pubblico e sociale. E’ un’innovazione ispirata dal desiderio di incontrare i bisogni

sociali che sono trascurati dalle forme tradizionali di offerta del mercato privato e che

11

servite o irrisolte dai servizi organizzati dallo stato”. E’

spesso sono state scarsamente

interessante notare come questa definizione nasconda in sé un aspetto fondamentale della

social innovation: la multisettorialità. Infatti, ha l’obiettivo di incontrare sia le mancanze

dell’offerta del mercato privato, sia l’inefficienza del servizio pubblico. Implicitamente si

identifica una sfera di azione della social innovation che coinvolge il pubblico, il privato

ma anche terzo settore, utenti, comunità e organizzazioni di ogni genere. Una caratteristica

della social innovation è proprio la non più netta delimitazione tra produttore e

8 J A Phills Jr., K Deiglmeier & D T Miller, Rediscovering Social Innovation, Stanford Social Innovation

Review, vol. 6:4, 2008 pp. 34-43

9 Visto il 14 May 2012, http://www.nzcsi.org/

10 Visto il 14 May 2012, http://socialinnovation.ca/about/social-innovation

11 M Harris & D Albury, The Innovation Imperative, NESTA, London, 2009

6

consumatore; ciò implica necessariamente una combinazione di protagonisti provenienti

da realtà e da ambiti differenti.

Un’altra chiave di lettura, per definire la social innovation, può essere ricercata

nell’analisi dei d’innovazione.

comportamenti dei soggetti coinvolti nel processo Stefan

definisce, appunto, la social innovation come “cambiamenti di attitudini,

Neumeier

comportamenti o percezioni di un gruppo di persone accomunate da interessi comuni che,

con l’orizzonte di esperienze del gruppo, porta a nuovi e migliori modi di

in relazione 12

azione collaborativa all’interno del gruppo e oltre”. L’autore prosegue analizzando che

talvolta è l’innovazione che precede il cambiamento di attitudini, comportamenti o

percezioni, mentre altre volte avviene che proprio il cambiamento di attitudini,

ad una nuova necessità e quindi un’innovazione.

comportamenti o percezioni porti

Julia Gerometta, Hartmut Haussermann e Giulia Longo includono, invece, una visione al

13

d’innovazione

processo sociale nella loro definizione. Identificano la social innovation

come un nucleo avente tre dimensioni: “La soddisfazione dei bisogni dell’uomo

(contenuto); cambiamenti nelle relazioni sociali specialmente nei confronti delle

governance (processo); incremento delle capacità socio-politiche e accesso alle risorse

14

(empowerment)”.

Moulaert e i suoi colleghi enfatizzano anche questi tre aspetti della social innovation,

15

definendoli più specificatamente:

 “Soddisfazione dei bisogni umani che non sono attualmente soddisfatti, sia perché ‘non

ancora’ sia perché ‘non più’ percepiti come importanti sia dal mercato sia dallo stato

(dimensione contenuto / prodotto). L'accento sarà sulla soddisfazione dei bisogni

alienati di base, anche se si ammette che questi possono variare tra le società e le

comunità.

 Cambiamenti nei rapporti sociali, con particolare riguardo alla governance, che

permettono la soddisfazione di cui sopra, ma anche l’aumento del livello di

12 S Neumeier, Why do Social Innovations in Rural Development Matter and Should They be Considered

More Seriously in Rural Development Research? Proposal for a Stronger Focus on Social Innovations in

Rural Development Research, Sociologia Ruralis, vol. 52:1, Jan 2012

13 J Gerometta, H Haussermann & G Longo (2005), Social Innovation and Civil Society in Urban

Governance: Strategies for an Inclusive City, Urban Studies, vol. 42:11, pp.2007-2021, 2005

14 J Gerometta, H Haussermann & G Longo (2005), Social Innovation and Civil Society in Urban

Governance: Strategies for an Inclusive City, Urban Studies, vol. 42:11, pp.2007-2021, 2005

15 F Moulaert, F Martinelli, E Swyngedouw & S Gonzalez, Towards Alternative Model(s) of Local

Innovation, Urban Studies, vol. 42:11, pp. 1969-1990, 2005

7

partecipazione di tutti, in particolare dei gruppi svantaggiati nella società (dimensione

di processo).

 Aumentare la capacità socio-politica e l'accesso alle risorse necessarie per migliorare il

diritto alla soddisfazione dei bisogni umani e la partecipazione (dimensione di

16

empowerment).”

Risulta, infine, molto interessante la definizione di Alex Nicholls e Alex Murdock, nel

quale forniscono una specifica interpretazione di social innovation nel settore pubblico e

privato. Partono dal considerare che “la social innovation taglia trasversalmente tutti i

settori della società. Anzi spesso può essere definita dalle sue uniche combinazioni di

logiche convenzionalmente disparate del settore privato, pubblico , e dei settori della

società civile.” Gli autori continuano a descrivere come l'innovazione sociale si verifichi e

si differenzi in vari settori:

"Per il settore privato questa si differenzia in due dimensioni di innovazione sociale per le

imprese: in primo luogo, il riconoscimento che le innovazioni tecnologiche falliscono se

non sono integrate con i cambiamenti nei rapporti sociali all'interno dell'organizzazione

(Porter e Kramer 2011); secondo , come una nuova agenda per il ruolo dell'impresa nella

società ( Elkington , 1997). Per lo stato, l'innovazione sociale connette con una tradizione

consolidata di riforma del welfare basata su nozioni di maggiore efficienza ed efficacia in

condizioni di scarsità finanziaria ( dal lato dell'offerta ) e domanda quasi illimitata (

LeGrand e Bartlett ,1993). Essa rappresenta anche una sfida allo status quo della

governance nelle società con l'obiettivo di trasformare le strutture di potere attraverso le

relazioni sociali che allocano merci e servizi inefficaci o ineguali ( Moulaert , 2009 ). Per

l’innovazione sociale

la società civile , comprende sia i processi interni di cambiamento

organizzativo (ad esempio nuove forme giuridiche e collaborazioni ) sia le novità in

17

prodotti e servizi ).”

prodotti e risultati esterni ( ad esempio, nuovi

Molteplici temi comuni sono dunque emersi da questa revisione della letteratura.

18

Sommariamente possiamo riassumere alcuni tratti fondamentali della social innovation:

16 Con il termine empowerment si fa riferimento all'azione collettiva finalizzata a migliorare la qualità di

vita e alle connessioni tra le organizzazioni e le agenzie presenti nella comunità. Attraverso l'empowerment

si realizza la “comunità competente” (Iscoe, 1974), in cui i cittadini hanno le competenze, la motivazione e

le risorse per intraprendere attività volte al miglioramento della vita. (Zimmerman, 2000)

17 A Nicholls & A Murdock, Social Innovation: Blurring Boundaries to Reconfigure Markets, Palgrave

Macmillan, 2012.

18 Julie Caulier-Grice, Anna Davies, Robert Patrick & Will Norman, Defining Social Innovation, Tepsie

(Young Foundation), 2012 8

 è un distinto sotto-tipo di innovazione;

 conduce a risultati specifici che sono miglioramenti misurabili utilizzando le

pratiche esistenti;

 può verificarsi in qualsiasi settore e spesso è trasversale a diversi settori;

 ha varie tappe e fasi;

 è dipendente dal contesto;

 ha una dimensione di prodotto o contenuto così come una dimensione di processo;

 modifica le relazioni sociali e in particolare con la governance;

 aumenta la capacità socio-politica e l'accesso alle risorse (dimensione di

empowerment).

Dopo aver riconosciuto le caratteristiche principali che emergono dalle precedenti

19

nell’elaborato “Defining Social

definizioni, viene proposta quella contenuta Innovation”,

realizzato dalla Young Foundation all’interno del progetto TEPSIE. L’obiettivo di questa

definizione è appunto quello di comprendere i diversi aspetti, caratteristiche e protagonisti

analizzati in precedenza.

“Social innovations are new solutions (products, services, models, markets, processes

etc.) that simultaneously meet a social need (more effectively than existing solutions) and

lead to new or improved capabilities and relationships and better use of assets and

resources. In other words, social innovations are both good for society and enhance

20

society’s capacity to act.”

Di seguito una possibile traduzione:

“Definiamo innovazioni sociali le nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che soddisfano

dei bisogni sociali (in modo più efficace delle alternative esistenti) e che allo stesso tempo

creano-nuove relazioni e nuove collaborazioni. In altre parole, innovazioni che sono

buone per la società e che accrescono le possibilità di azione per la società stessa”.

Dopo averne dato una possibile definizione possiamo analizzare la Social Innovation

come fenomeno.

19 Julie Caulier-Grice, Anna Davies, Robert Patrick & Will Norman, Defining Social Innovation, Tepsie

(Young Foundation), 2012

20 Julie Caulier-Grice, Anna Davies, Robert Patrick & Will Norman, Defining Social Innovation, Tepsie

(Young Foundation), 2012 9

3. STORIA

La Social Innovation è un tema che emerge negli scritti di personaggi come Peter Drucker

e Michael Young (fondatore della Open University e decine di altre organizzazioni) a

partire dal 1960. Altre apparizioni risultano anche nel lavoro di scrittori francesi nel 1970,

21

come Pierre Rosanvallon , Jacques Fournier , e Jacques Attali. Tuttavia, i temi e concetti

in materia di innovazione sociale, esistevano molto prima. Benjamin Franklin , per

esempio, parlava di piccole modifiche all'interno dell'organizzazione sociale delle

22

comunità che potrebbero aiutare a risolvere problemi quotidiani. Molti radicali del 19°

secolo, i riformatori come Robert Owen, fondatore del movimento cooperativo,

promossero innovazioni nel campo sociale e tutti i grandi sociologi tra cui Karl Marx,

Max Weber e Émile Durkheim focalizzarono l'attenzione sui processi più ampi di

cambiamento sociale. Altre teorie di innovazione divennero prominenti nel 20° secolo,

molte delle quali avevano implicazioni sociali, senza mettere il progresso sociale al centro

della teoria. Joseph Schumpeter , per esempio, ha affrontato il processo di innovazione

direttamente con la sua teoria della distruzione creativa e la sua definizione di

imprenditori come persone che hanno unito gli elementi esistenti in nuovi modi per creare

un nuovo prodotto o servizio. A partire dal 1980, gli scrittori sul mutamento tecnologico

focalizzarono l’attenzione su come i fattori sociali influenzano la diffusione della

23

tecnologia.

21 Chambon, J.-L, David, A. and Devevey, J.-M (1982), Les Innovations Sociales, Presses Universitaires de

France, Paris

22 Mumford, M.D. (2002) Social Innovation: Ten Cases from Benjamin Franklin, Creativity Research

Journal, 14(2), pp. 253-266

23 Riscontrabili negli scritti di Christopher Freeman, Carlotta Perez, Ian Miles e altri.

10

COSA GENERA UN’INNOVAZIONE?

4.

Dopo una panoramica generale sulla definizione e sull’origine della social innovation ci

concentriamo ora sulle scintille che innescano l’innovazione sociale e in generale ogni

innovazione.

cambiamento sociale, l’innovazione necessita di input

Come ogni o sollecitazioni che

diano il via al fenomeno, ossia una situazione di bisogno o necessità che spinge un

individuo, o più verosimilmente un gruppo di individui, a ricercare nuove forme,

soluzioni, obiettivi per colmare questo vuoto.

Le sollecitazioni sono sempre la miccia per l'azione. A volte possono prendere la forma di

imperativi, nei casi in cui l'azione è sentita necessaria senza che ne venga specificata la

natura, per esempio una crisi economica o una catastrofe naturale. Altre volte sono fattori

che richiedono una presa di posizione nei confronti di una certa questione o che smuovono

la convinzione che una qualche reazione sia possibile. Altre ancora possono derivare da

un processo di evoluzione di servizi dovute al perfezionamento della tecnologia o alla

maggiore diffusione di conoscenze. Di seguito vengono riportate le principali situazioni

24

che nel corso della storia hanno generato innovazione.

1. Una crisi. Spesso è proprio una necessità estrema a far emergere un'invenzione, ma una

data crisi può anche distruggere la creatività. Molte nazioni si sono servite delle crisi per

accelerare le riforme e le innovazioni e in alcuni casi hanno deliberatamente assunto il

pretesto della crisi per accelerare le innovazioni sociali. New Orleans dopo l'uragano

Katrina ne è un esempio, oppure la reazione ancor più forte della Cina dopo il terremoto

Szechuan. In entrambi i casi, sebbene in modi differenti, gran parte della reazione alla

catastrofe risiede nell'istituzionalizzare un'innovazione.

2. Efficienza dei risparmi. Il bisogno di tagliare la spesa pubblica richiede spesso dei

servizi pensati ed offerti secondo modalità del tutto nuove. I tagli più significativi possono

raramente concretizzarsi con le strategie tradizionali, essi richiedono invece un

cambiamento nel sistema questo riguarda per esempio il ridurre il sovraffollamento nelle

prigioni o le inutili pressioni sugli ospedali. Il giusto sistema di pensiero può così far

scaturire nuove possibilità.

24 R.Murray, J.Caulier-Grice, G. Mulgan, The open book on social innovation, NESTA & The Young

Foundation, 2010, pp. 14-29 11

3. Lo scarso rendimento evidenzia la necessità di cambiamento all'interno dei servizi. Esso

può quindi tramutarsi in uno stimolo nell'identificare nuove strade per pensare ed

indirizzare i servizi pubblici. In questi casi la priorità sarà di mutuare innovazioni che già

funzionano in altri settori.

4. Le nuove tecnologie possono essere meglio adattate ai bisogni della società o per

indirizzare i servizi in una maniera più concreta. Esempi di questa tendenza sono

l'introduzione dei computer nelle classi, lo sviluppo di sistemi elettronici per la sicurezza e

l'assistenza delle persone anziane, o strumentazioni per ridurre le gravidanze in età

adolescenziale. Attraverso esperimenti si giunge poi a comprendere come impiegare

queste innovazioni nel modo migliore possibile (per esempio si è osservato che se due

bambini lavorano insieme sullo stesso computer, questo è più efficace in termini educativi

rispetto a fornire un computer a testa). Qualsiasi nuova tecnologia può rappresentare uno

stimolo per l'innovazione.

5. Nuovi riscontri portano alla luce nuovi bisogni e nuove soluzioni per venirne a capo,

come le neuroscienze hanno apportato degli spunti applicabili all'assistenza infantile e agli

interventi nei primi anni di vita o per approfondire la comprensione degli effetti apportati

dai cambiamenti climatici.

Una fase fondamentale nel processo di formulazione di un’innovazione è l’identificazione

del problema: è assolutamente necessario adottare metodi opportuni per riconoscere i

problemi, per analizzarli a fondo e coglierne i caratteri dominanti che saranno poi

analizzati nelle fasi successive. Da un’analisi errata delle problematiche alla base possono

scaturire soluzioni non adatte o addirittura dannose. Come suggeriscono Robin Murray e i

25

suoi colleghi nel loro lavoro per la Young Foundation, vi sono numerosi modi per

identificare correttamente i problemi alla base: la mappatura al fine di stimare la natura

della realtà analizzata è un passo chiave nella fase iniziale; essa può avvenire sulle risorse

fisiche a disposizione della comunità, o sui sistemi attraverso le analisi settoriali, o ancora

sui flussi di persone, beni e messaggi.

Altre tecniche utilizzate sono quelle che coinvolgono direttamente i soggetti interessati,

attraverso interviste, mappature, focus group ed eventi al fine di capire il punto di vista

delle comunità su particolari questioni.

25 R.Murray, J.Caulier-Grice, G. Mulgan, The open book on social innovation, NESTA & The Young

Foundation, 2010, pp. 17-27 12

Esistono molteplici forme di individuazione della radice del problema; in qualsiasi caso

sono preferibili attività, indagini, sondaggi, mappature che siano realizzate nel modo più

decentrato possibile in modo da contestualizzare al massimo la realtà analizzata e riuscire

ad identificare i tratti che la distinguono dalle altre situazioni. In questo modo verrà

studiata una soluzione specifica per quel contesto, così da risultare il più efficace

possibile. 13

5. IMMAGINARE SOLUZIONI

Identificata la natura del problema, inizia la fase in cui la creatività, l’ingegno, l’iniziativa

e l’immaginazione prendono il sopravvento. Dopo aver definito le necessità da soddisfare

si tratta di concretizzare, pur sempre a livello teorico, una serie di possibili soluzioni al

problema.

Le idee derivano da diverse risorse, dai cittadini, dalle comunità, da altri settori o da altri

E’ vitale sviluppare metodi per raccogliere le idee che provengono sia

paesi. dalla realtà

da cui proviene il problema sia da realtà esterne sia, attraverso visioni e bagagli di

esperienze differenti, posso contribuire in modo costruttivo alla definizione delle soluzioni

possibili. Molti metodi sono utilizzati per coinvolgere direttamente i protagonisti, cioè i

membri della comunità analizzate, e per renderli partecipi attraverso iniziative che

stimolino la mente ad allargare l’orizzonte delle soluzioni. Alcuni esempi sono i sistemi

basati sulla condivisione di spazi come il “co-working” e il “co-design” che, sfruttando il

contatto diretto tra professionisti dello stesso genere, innescano nuove prospettive e input.

E’ interessante come ci siano molteplici metodi per sviluppare pensieri creativi. Il forum

teatrale, ad esempio, è una forma di teatro sviluppata da Augusto Boal in Brasile, dove gli

attori e il pubblico mettono in scena storie di oppressione (mariti violenti che maltrattano

le mogli, lavoratori sfruttati dai padroni delle fabbriche, e così via). Boal chiama questo ed

2627

teatro “Teatro degli Oppressi”.

altri tipi di Nel forum teatrale, gli spettatori si

cimentano nel riscrivere la storia fermando la recitazione in qualsiasi momento e

prendendo la parte dell'attore che sta recitando. Se gli altri spettatori pensano che la

modifica sia realistica, urlano la parola 'magia' e subentra un altro spettatore con un'altra

proposta. Un'altra tecnica usata nel Teatro degli Oppressi è il Teatro ad Immagini. Gli

spettatori “parlano” attraverso immagini, costruendo sculture per mezzo dei corpi dei

partecipanti per rappresentare particolari eventi ed esperienze personali. L'idea alla base è

di fare riflettere i partecipanti su particolari tematiche, permettere loro di esprimere le

proprie emozioni e ri-raccontare le proprie esperienze per sviluppare nuove soluzioni. Le

sculture che ne vengono fuori possono raffigurare relazioni di potere per esempio quelle

tra mogli e mariti, o tra proprietari e lavoratori. Gli spettatori possono anche decidere di

raffigurare problematiche meno personali e più generali come la mancanza di acqua fresca

26 A. Boal, Theatre of the Oppressed, London: Pluto Press, 1979

27 A. Boal, Games for Actors and Non-actors, London: Routledge, 2002

14

o la sicurezza sui trasporti pubblici. Questo tipo di rappresentazione è poi utilizzato come

spunto per il dibattito tra gli stessi partecipanti su come cambiare la situazione. Essi poi

scultura che rappresenterà “l’immagine

raffigureranno la soluzione modellando una nuova

ideale”.

I quality circles, invece, sono gruppi di lavoratori che si uniscono spontaneamente per

identificare, analizzare e risolvere i problemi concernenti il lavoro. I lavoratori presentano

le loro soluzioni al dipartimento di management dell'azienda che diventano così i

responsabili per implementare queste nuove idee. Il fine di questi circoli è di sfruttare

l'esperienza e le idee dei lavoratori che sono spesso i migliori soggetti per identificare i

problemi. Questo approccio fu lanciato per la prima volta da Toyota e gioca un ruolo

fondamentale nel suo continuo processo di miglioramento.

E’ di vitale importanza innescare pensieri e idee che escano dalla logica tradizionale, per

cui è utile creare le circostanze per ribaltare gli schemi attraverso iniziative e attività

mirate proprio a questo scopo. Coinvolgere direttamente gli utenti, analizzare i casi

estremi, viaggiare, ripensare gli spazi sono ottime proposte per cambiare il punto di vista e

guardare al problema da un’altra prospettiva.

15

6. SPERIMENTARE E TESTARE

Una volta che un'idea promettente è stata proposta, essa ha bisogno di essere testata nella

pratica. Le idee infatti si sviluppano attraverso prove ed errori, e una rifinitura costante, è

raro che un'idea emerga già completamente formata. Vi sono molti metodi in uso per

testare le idee e rifinirle, da quelli formali di verifiche controllate a prototipi ed

esperimenti.

Non appena un'idea passa attraverso le diverse fasi della verifica, essa si trova difronte a

molte sfide: la fattibilità del prodotto, il consegnare un servizio, come interagire con

particolari questioni, come si muove l'economia, e come risparmiare. A questo livello i

principi guida sono veloci, low-cost e ricercano feedback dai consumatori e dagli

specialisti.

Sono assai utilizzati esperimenti che mirano a riprodurre in maniera approssimativa (per

non incrementare i costi di sviluppo) che, però, riassumano al loro interno i caratteri

fondamentali della soluzione finale. Ad esempio, la messa a punto di prototipi si riferisce

alla progettazione di un modello di un prodotto o di un servizio che può essere impiegata

per testare le reazioni dei potenziali clienti e dei fornitori. Essi possono essere definiti

veloci, se il riscontro deve avvenire in tempi brevi (come nel campo dei software), oppure

lenti, se invece hanno bisogno di tempi più lunghi per produrre risultati.

Altre forme di sperimentazione possono essere veri e proprie applicazioni rilasciate in

versione Beta, che sono già utilizzabili dagli utenti, ma che permettono ancora modifiche

prima del rilascio definitivo. Altri ancora prendono la forma di progetti pilota, esperimenti

e open testing.

Qualsiasi forma utilizzata necessita per la sua realizzazione di una spesa, anche minima.

In questa fase è difficile che le sponsorizzazioni, i contributi, gli introiti dagli utenti siano

già disponibili. Per cui è importante accedere a quelle forme di finanziamento che, senza

troppi oneri, contribuiscono al sostentamento di questa fase. Alcuni esempi possono essere

prestiti e supporti per idee in fase iniziale, piccoli sussidi, finanziamenti attraverso

concorsi, premi e concorsi pubblici. 16

7. PROTAGONISTI E ATTORI

Gli innovatori sociali possono provenire da tutti gli ambiti della società. L'innovazione

sociale può avvenire in organizzazioni del settore pubblico, privato e del terzo settore.

Spesso le fonti più feconde di nuove idee hanno luogo nelle collaborazioni tra soggetti di

settori differenti. Ne consegue che l'innovazione sociale non è prerogativa di un gruppo in

particolare, come ad esempio imprenditori sociali o think tank. Essi giocano un ruolo

fondamentale nel creare un legame tra le istituzioni e la collettività attraverso nuove idee e

progetti pilota, di attuazione e di scala, ma anche influenzando i decisori nella scelta delle

politiche da attuare.

Il termine social innovation intende proprio sottolineare il carattere sociale

dell’innovazione. Il potenziale più grande di questo fenomeno è proprio la totale

mancanza di limitazioni alla sua applicazione. Non solo. Oltre ad espandere i confini dei

protagonisti dell’innovazione e del progresso, scardina anche le delimitazioni interne che

nel mercato tradizionale sono ben definite.

Oggi gli user sono molto più coinvolti nella produzione di servizi. Con le parole di Alvin

28 essi da user sono diventati “prosumer”, ovvero anche produttori di servizi. Con

Toffler,

il termine prosumer ci si riferisce ad un utente che, svincolandosi dal classico ruolo

passivo, assume un ruolo più attivo nel processo che coinvolge le fasi di creazione,

produzione, distribuzione e consumo. Essi giocano così un ruolo fondamentale nelle aree

dalla sanità all'educazione per il riciclo e la gestione dell'elettricità domestica. Vi è un

crescente numero di gruppi e strutture di mutuo interesse come gruppi di lettura, di

giardinaggio e così via così come cittadini coinvolti in attività formali attraverso il

volontariato. 29

Robin Murray e i suoi colleghi, nel libro “The open book on social innovation”

delineano nove categorie di possibili forme in cui gli attori della social innovation possono

organizzarsi:

 Strutture informali sono organizzazioni che coinvolgono liberamente un gran numero

di volontari legati da un obiettivo comune. E’ una forma che consente ai volontari di

mantenere la proprietà del progetto e di prevenire impedimenti burocratici.

28 A. Toffler, The third wave, Bantam Books (USA), 1980

29 R.Murray, J.Caulier-Grice, G. Mulgan, The open book on social innovation, NESTA & The Young

Foundation, 2010, pp. 65-67 17


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria gestionale
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ettore.p.longo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi di innovazione e la ricerca e lo sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino - Polito o del prof Colombelli Alessandra.

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