SISTEMI DI REPUTAZIONE DIGITALE E
MARKETING DEL TERRITORIO
TERRITORIO, TURISMO E DIGITALIZZAZIONE 6 CFU (M-GGR/02)
Facoltà di Economia
Dipartimento di Management
Corso di laurea magistrale in Economia, management e diritto d’impresa
Curriculum in Economia digitale e dell’innovazione
Classi di Laurea LM-77 Scienze economico aziendali
Johnny Baglione
Matricola 1736723
Relatore Correlatore
Prof. Filippo Celata Prof.ssa Silvia Solimene
A.A. 2022-2023
INDICE DI CONSULTAZIONE
INTRODUZIONE .............................................................................................................................. 1
CAPITOLO 1: SISTEMI REPUTAZIONALI E PIATTAFORME DIGITALI ............................. 3
Capitalismo delle piattaforme e mercificazione dei luoghi ........................................................ 3
Airbnb e reputazione digitale: quando il turismo è mediato da piattaforme ........................ 27
CAPITOLO 2: CONFRONTO TRA PIATTAFORME DIGITALI ............................................. 43
L’algoritmo di classificazione di TripAdvisor ............................................................................ 43
L’algoritmo di classificazione di Booking.com ........................................................................... 58
L’algoritmo di classificazione di Airbnb ...................................................................................... 67
CAPITOLO 3: ANALISI DEL FENOMENO DEI FEEDBACK NEGATIVI: IL CASO DELLE
RECENSIONI NEGATIVE NEI LUOGHI PUBBLICI DEL BASSO LAZIO ........................... 76
L’affidabilità, la veridicità e l’influenza delle recensioni .......................................................... 76
Analisi delle recensioni negative su TripAdvisor per i principali luoghi pubblici del Basso
Lazio. ................................................................................................................................................. 94
CONCLUSIONE ............................................................................................................................ 131
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA ................................................................................................ 133
RINGRAZIAMENTI ..................................................................................................................... 133
INTRODUZIONE
La reputazione digitale è l’insieme delle percezioni ed opinioni condivise su un soggetto,
come un’azienda, persona o prodotto, derivanti dalle conversazioni ed informazioni
pubblicate sul web, capaci di influenzare l’utente che naviga sui motori di ricerca e sui social
network.
In seguito all’avvento delle nuove tecnologie e all’utilizzo sempre più massiccio delle stesse,
al fianco dell’identità personale, si sono create le cosiddette identità digitali, la cui
definizione è stata data dal Decreto SPID, che lo definisce “rappresentazione informatica della
corrispondenza biunivoca tra un utente ed i suoi attributi identificativi, verificata attraverso
l’insieme dei dati raccolti e registrati in forma digitale”. In questo modo, oltre all’identità digitale
e reputazione, nasce una vera e propria “persona digitale”. L’identità digitale rappresenta
un bene giuridico nuovo ma distinto rispetto all’identità personale. 1
Il concetto di reputazione digitale nasce e si lega all’avvento delle piattaforme digitali, ossia
quelle entità che fanno ricorso alle nuove tecnologie al fine di permettere l’interazione tra
gli utenti di un servizio o di un prodotto con il relativo fornitore. In altri termini, le
piattaforme digitali rappresentano la risposta “tecnologica” alla necessità che domanda e
offerta sul mercato siano coordinate. Nei mercati tradizionali, tale “coordinamento” è
assicurato dalla compresenza fisica di acquirenti e fornitori (come nel caso delle fiere),
diversamente nel contesto delle piattaforme digitali la compresenza delle parti è
virtualmente assicurata dall’utilizzo di strumenti tecnologici.
È indubbio che le piattaforme digitali abbiano oggi un impatto tale da condizionare in
maniera trasversale tutti gli aspetti delle relazioni umane, personali ed economiche, così
rendendo le predette piattaforme dei veri e propri giganti della nostra società, attraverso i
quali si rapportano quotidianamente miliardi di persone, eleggendo i social network quale
Workengo, Identità digitale e reputazione: scopri come gestirla, disponibile su:
1
https://www.workengo.it/identita-digitale-e-reputazione-scopri-come-gestirla/, (ultima consultazione:
10/06/2023)
luogo digitale di incontro, le piattaforme di e-commerce a nuovi mercati, i motori di ricerca
a porte sullo scibile umano.
La mia tesi ha lo scopo di studiare il funzionamento di alcune piattaforme digitali legate al
settore del turismo e analizzare la reputazione digitale sui luoghi pubblici creata dagli utenti
di queste piattaforme e capire come queste interazioni condizionano il turismo e il territorio.
Pertanto, nella prima parte della trattazione si cercherà di connotare il concetto di
piattaforma digitale, in modo da individuare i contorni di una nozione all'apparenza, e nella
sostanza, complessa.
Nella seconda parte mi sono soffermato sul funzionamento dell’algoritmo di classificazione
di TripAdvisor, Booking e Airbnb per capire come i vari luoghi vengono classificati e
catalogati e in base a quali circostanze.
Infine, nella terza e ultima parte ho realizzato un’analisi delle recensioni negative sui luoghi
pubblici più popolari del basso Lazio per capire a livello pratico come una cattiva
reputazione digitale connessa al ruolo delle piattaforme digitali condiziona questi territori.
2
CAPITOLO 1: SISTEMI REPUTAZIONALI E PIATTAFORME
DIGITALI
Capitalismo delle piattaforme e mercificazione dei luoghi
Le piattaforme digitali stanno assumendo sempre di più la funzione di intermediari di
esperienze turistiche, ma senza limitarsi a sostituire gli intermediari tradizionali.
Esse impongono la propria logica agendo sia sulla dimensione simbolica dell'esperienza
turistica sia su quella materiale, che riguarda i movimenti delle persone, le loro attività e
pratiche quotidiane e i modelli più ampi di estrazione, accumulazione e distribuzione del
valore creati da queste pratiche, che si riflettono in forme insidiose di cattura tecnologica,
economica e simbolica molto specifiche e intrusive.
Oggi più che mai si discute in che modo la diffusione di piattaforme quali Airbnb e
Tripadvisor influiscono sulle modalità di mercificazione e turistificazione dei luoghi.
L'ecosistema digitale, che media sempre più il nostro rapporto con lo spazio, non si limita a
sostituire gli intermediari che tradizionalmente hanno svolto questo ruolo. Piuttosto,
impone una propria logica, che può essere compresa solo in termini di una singolare forma
di estrazione e accumulazione di valore. Il suo fulcro è il capitalismo delle piattaforme. 2
Airbnb.com è ora al centro di numerosi dibattiti e tentativi di regolamentazione. I suoi
obiettivi sono principalmente le città turistiche e i luoghi ad alto tasso di turismo. Tuttavia,
si sa meno del ruolo di Airbnb e dell'impatto che può avere sulle città più piccole e sulle
destinazioni turistiche. A tal fine, Airbnb, in collaborazione con il MIBACT e l'ANCI, ha
recentemente lanciato una sorta di "piano nazionale" per rafforzare i borghi italiani. Airbnb
ha predisposto una idea molto ambiziosa ("percorrere le destinazioni italiane più amate,
valorizzando paesaggi, tradizioni e saperi unici, ampliando l'economia locale e
promuovendo un turismo più sostenibile") in modo piuttosto discreto. Infatti, nella pagina
Il capitalismo delle piattaforme e le nuove logiche di mercificazione dei luoghi, Filippo Celata
2
web (http://italianvillages.byairbnb.com) cerca di mettere in contatto gli host di 20 piccoli
centri con tutti quei viaggiatori interessati a scoprire quell’Italia meno conosciuta
alloggiando direttamente presso le abitazioni degli «abitanti del posto», e promuovere tali
borghi anche attraverso altri canali digitali come il profilo Instagram di Airbnb. Inoltre,
questo “piano” prevede che in tre di questi borghi gli enti locali si adoperino per recuperare
spazi inutilizzati e metterli in affitto su Airbnb.
L’obiettivo dei borghi che partecipano a questa iniziativa non è quello di guadagnare
percependo gli affitti dai propri guest, ma quello di ottenere visibilità e cercare di estendere
la durata del soggiorno in località generalmente caratterizzate da brevi visite giornaliere.
Questo particolare “piano" è preceduto da uno studio che elogia l'impatto di Airbnb sulla
"campagna italiana” dove il reddito medio per host generato all'anno da 30.000 alloggi è di
circa 1.600 euro. A titolo di confronto, però, bisogna considerare che un numero analogo di
alloggi (quasi 27.000) era disponibile nel solo comune di Roma a luglio 2017, e che la
popolazione delle aree che l'Istat classifica come "a bassa urbanizzazione" è 5-6 volte quella
di Roma. Ma soprattutto, il reddito da locazione a Roma è di circa 300 milioni di euro
all'anno e il profitto medio per ospite è circa 10 volte superiore, in quanto tali alloggi hanno
un valore molto più elevato e una struttura di proprietà o di gestione più concentrata a
Roma rispetto alle aree rurali. La rivitalizzazione di zone poco turistiche è una componente
fondamentale della mission di Aribnb, obiettivo che di per sé si realizza naturalmente.
Airbnb contribuisce semmai a ‘turistificare’ ulteriormente zone che sono già molto
turistiche. Ed è proprio da questa consapevolezza, che nasce il piano Airbnb per i piccoli
borghi italiani. Le altre componenti della mission di Airbnb sono rivolte alla promozione di
una un’esperienza turistica più ‘autentica’ e ‘locale’; garantire l’utilizzo sostenibile di spazi
sottoutilizzati; consentire un guadagno extra per gli host.
Airbnb, non è una catena alberghiera né un semplice sito di prenotazione anonimo.
Soprattutto, la piattaforma è un esempio di applicazione della logica dello scambio peer-to-
peer, che ha precedenti come Ebay e Napster, che bypassa i soliti intermediari e mette in
4
contatto le strutture ricettive con i loro potenziali clienti senza imporre direttamente
controlli, standard o garanzie.
Mette in contatto le strutture ricettive con i loro potenziali clienti senza l'imposizione diretta
di controlli, norme o garanzie. Ma queste erano solo le intenzioni iniziali. Nel corso del
tempo, Airbnb è diventato anche un sistema di raccolta e distribuzione degli affitti, ha
introdotto sistemi di assicurazione e di rimborso, ha messo a disposizione fotografi e
consulenti, ha adottato meccanismi più o meno espliciti per imporre determinati standard
di comportamento e livelli di prezzo agli host, ha imposto il prodotto "proprio" di Airbnb
sul suo marchio e ha persino creato alloggi in proprio a Disneyland Paris.
In secondo luogo, Airbnb è un esempio molto noto di quella che viene definita “sharing
economy” la cui specificità è la condivisione di risorse sottoutilizzate ovvero, in questo caso,
alloggi gestiti in forma non imprenditoriale: appartamenti residenziali privati, stanze
all’interno di tali appartamenti o singoli posti letto. Quasi subito, tuttavia, Airbnb ha incluso
anche strutture gestite in forma imprenditoriale come guest house o bed & breakfast mentre
l’affitto di interi appartamenti rappresenta oggi circa il 60% degli annunci sul sito. Il servizio
offerto è inoltre a pagamento – a differenza delle forme di condivisione su cui si basano i
suoi antecedenti come Couchsurfing o i siti di scambio casa e sempre più simile a un
semplice affitto.
In terzo luogo, Airbnb è una piattaforma digitale che, come tale, fa parte di quella che è stata
definita “platform economy” o “capitalismo delle piattaforme” . Da questo punto di vista,
3 4
ci viene naturale vedere in Airbnb o simili non tanto il potenziale superamento
dell’economia di mercato, ma semmai uno degli esempi più obliqui di ristrutturazione del
capitalismo sulla base di logiche del tutto nuove e al tempo stesso antichissime di estrazione
del valore e della rendita.
Per proseguire su questa strada, tuttavia, sono necessari due chiarimenti. In primis bisogna
chiedersi se quello di Airbnb e simili sia effettivamente un “mercato” di tipo tradizionale e
Kenney, Zysman, 2006
3 Srnicek, 2016
4 5
quali siano invece le sue peculiarità. In secondo luogo, Airbnb non è certo l’unico e
nemmeno il principale protagonista sul tema turismo e capitalismo delle piattaforme.
Airbnb è soltanto uno dei risultati più noti e discussi di un insieme molto più ampio che, in
ambito turistico, comprende per lo meno le piattaforme 2.0 di informazione turistica quali
Tripadvisor, Wikitravel, Yelp, i siti per la condivisione di foto e video che nella maggior
parte dei casi utilizziamo in vacanza, in qualche misura anche le piattaforme di
prenotazione online, così come più in generale qualsiasi servizio web location-based come
Google Maps o qualsiasi social media basato sulla geolocalizzazione. L’insieme di queste
piattaforme costituisce un potentissimo dispositivo di mediazione sul nostro rapporto con
lo spazio e ha ormai un’influenza enorme sulle nostre scelte, percezioni, movimenti e
pratiche turistiche.
La logica delle piattaforme digitali è spesso simile, così come lo sono sempre di più anche i
servizi che esse offrono, in virtù di un evidente processo di convergenza. Tripadvisor, per
fare un esempio, nasce come sito di informazioni ma è diventato anche un portale di
prenotazione. Airbnb sta in qualche modo seguendo la stessa strada. 5
Le piattaforme sono un nuovo tipo di impresa e sono caratterizzate dalla fornitura
dell'infrastruttura necessaria per mediare tra diversi gruppi di utenti, dalla tendenza
all'esclusività attraverso gli effetti di rete, dall'uso di sovvenzioni incrociate per attrarre
diversi gruppi di utenti e dall'uso di un'architettura di base che regola l'interoperabilità.
Ci sono diverse tipologie di piattaforme, esse si dividono in:
1. Piattaforme di advertising: Le più anziane in questa nuova forma di impresa, le
piattaforme di advertising rappresentano il tentativo iniziale di costruire un modello
adeguato all’era digitale. Hanno favorito direttamente o indirettamente lo sviluppo delle
più recenti tendenze tecnologiche che vanno dalla sharing economy all’internet
industriale. Queste tendenze sono emerse dopo il crollo delle dot-com, innescato dal
Il capitalismo delle piattaforme e le nuove logiche di mercificazione dei luoghi, Filippo Celata, (“È tutta
5
colpa di Airbnb”) 6
credito facile. In primo luogo, molti concorrenti sono falliti e varie aree del mondo
tecnologico sono state rilevate dalle aziende sopravvissute. Inoltre, l'improvvisa
riluttanza dei venture capitalist (VC) a finanziare nuovi operatori ha fatto sì che
l'ingresso nell'ambiente competitivo rimanesse chiuso. Le tendenze monopolistiche del
primo boom dell'high-tech si sono perpetuate e dalle ceneri sono emerse nuove aziende
dominanti che da allora hanno continuato a dominare. Un'altra importante conseguenza
di questo crollo è stata l'inaridimento del capitale di rischio e dei finanziamenti azionari,
che ha messo sotto pressione le aziende legate a Internet per aumentare i loro ricavi.
Durante il boom, non esisteva una chiara metodologia dominante per generare flussi di
entrate sostenibili. La strategia di capitale "crescita più che profitti" ha fatto sì che le
società Dot-com avessero già gettato le basi per un modello di business incentrato sulla
pubblicità e sull'acquisizione di clienti. Queste aziende spendevano per la pubblicità, in
percentuale del fatturato, da tre a quattro volte di più rispetto al resto del settore ed
erano pioniere dell'acquisto di pubblicità online. Quando la bolla è scoppiata, era forse
inevitabile che queste aziende si rivolgessero alla pubblicità come fonte primaria di
reddito. Google e Facebook sono stati determinanti in questo processo. 6
2. Piattaforme cloud: Se piattaforme di pubblicità come Google e Facebook hanno creato
le condizioni per estrarre e usare quantità massicce di dati, le emergenti piattaforme
cloud rappresentano il passo che ha consolidato la piattaforma come un business model
unico e potente. La storia dell’affitto corporate del cloud inizia con l’e-commerce, negli
anni Novanta. Alla fine del decennio, le società del settore pensavano di poter
delocalizzare gli aspetti materiali dello scambio ad altri. Ma questo non fu sufficiente, e
le società finirono col prendersi la responsabilità di costruire magazzini e network
logistici, assumendo grandi quantità di lavoratori. Le piattaforme cloud, in buona
sostanza, permettono la delocalizzazione di gran parte dei reparti di information
technology (IT) di ogni azienda. Questo processo estromette i knowledge worker e
Capitalismo digitale: Google, Facebook, Amazon e la nuova economia del web, Nick Srnicek, LUISS
6
University Press 23 giugno 2017, (Il capitalismo delle piattaforme, Capitolo 2, Piattaforme di advertising)
7
spesso consente anche l’automatizzazione del loro lavoro. L’analisi dei dati, la
conservazione delle informazioni dei clienti, il mantenimento dei server di un’azienda –
tutto questo può essere mandato nel cloud e giustifica la logica capitalista che porta
all’utilizzo di queste piattaforme.
7
3. Piattaforme industriali: Man mano che la raccolt
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