Estratto del documento

Ricostruzione del reticolo idrografico sepolto nell'area urbana di San Giovanni (Roma)

Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Dipartimento di Scienze della Terra

Corso di laurea in Scienze Geologiche

Eleonora Dell'Orso

Matricola 1620250

Relatore Francesca Bozzano

A.A. 2019-2020

Indice

  • Introduzione
  • Inquadramento geomorfologico
  • Inquadramento geologico
    • Caratteri geologici dell'area
  • Inquadramento idrogeologico
    • Caratteri idrogeologici dell'area
  • La Marrana dell'acqua Mariana
    • Origine ed evoluzione
    • Il Fosso di Santa Croce
    • Fiume Nodicus
  • Elementi geologici aggiuntivi alla ricostruzione del reticolo idrografico tratti dalle indagini geologiche per la realizzazione della Metro C
    • Percorso Metro C
    • Elementi geologici aggiuntivi
  • Conclusioni
  • Bibliografia

1. Introduzione

Obiettivo di questo lavoro è la ricostruzione del reticolo idrografico, ad oggi sepolto, presente nella zona sud-est del centro storico di Roma, più precisamente nell’area compresa tra il quartiere Appio-Latino e Porta Metronia. In particolare in questo lavoro ho messo insieme informazioni tratte dalla bibliografia, rappresentata da carte geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche e topografiche, studio di articoli scientifici, e informazioni recentemente acquisite grazie alle campagne geognostiche condotte per la realizzazione, in questa parte della città, della Metro C e oggetto di due tesi di laurea inedite nell’ambito della laurea magistrale in Geologia Applicata all’Ingegneria, al territorio e ai Rischi presso questo Dipartimento (Manconi, 2018; Vecciarelli, 2020).

L’interesse nei confronti di questo argomento nasce dal fatto che a questo reticolo idrografico sepolto dall’urbanizzazione è associata la presenza nel sottosuolo di corpi geologici costituiti da depositi alluvionali recenti, a loro volta coperti da spessori significativi di terreni di riporto che hanno mascherato l’originaria depressione valliva utile alla loro individuazione. Tali corpi geologici possono rappresentare elementi di debolezza del sottosuolo dal punto di vista geologico-tecnico, in quanto costituiti da materiali compressibili e a bassa resistenza ed all’interno dei quali può anche esserci circolazione idrica. Individuare pertanto l’esatta posizione di tale reticolo può aiutare a prevedere la presenza nel sottosuolo urbano di detti corpi geologici tridimensionali, come è emerso dagli studi per la realizzazione della Linea C della Metro.

Il lavoro è organizzato in diversi capitoli: i primi tre trattano dell’inquadramento geomorfologico, geologico e idrogeologico dell’area romana per poi andare a trattare nel dettaglio il sito di interesse. I capitoli successivi hanno come scopo quello di ricostruire l’origine e l’evoluzione del reticolo nel corso del tempo. Il capitolo 6 sintetizza gli elementi geologici aggiuntivi all’argomento tratti dalle ricostruzioni geologiche per la progettazione e realizzazione della Metro C. I risultati saranno poi dettagliatamente esposti nelle conclusioni finali di questa tesi.

2. Inquadramento geomorfologico

Roma sorge sul margine tirrenico della catena Appenninica a circa 20-30 km dalla costa (Figura 2.1). La città è confinata dai Monti Sabini a Nord-Est, dai Monti Sabatini a Nord-Ovest e dai Colli Albani a Sud-Est (Figura 2.2).

Figura 2.1 - Inquadramento geografico del comune di Roma (Luberti et alii, 2018)

Figura 2.2 - Quadro geologico del territorio del comune (Del Monte et alii, 2016) sviluppato comparando la carta litostratigrafica di Ventriglia (2002) e quella geologica di Funiciello & Giordano (2008) e Marra & Rosa (1995).

La città è attraversata dal fiume Tevere che divide due aree geomorfologicamente molto diverse. Sulla sponda sinistra si trovano i famosi Sette Colli: Quirinale, Viminale, Esquilino, Capitolino, Palatino, Celio (e Aventino e i rilievi di Monte Antenne, Pincio e Parioli) che si sono formati a seguito dell’incisione, da parte del Tevere e dei suoi affluenti, dei plateau vulcanici generati dalle molteplici eruzioni dei distretti vulcanici dei Sabatini e dei Colli Albani. Questi plateau si estendono rispettivamente a Sud-Est e a Nord-Ovest di Roma fino ad incontrare il corso del Tevere. Qui, una serie di piccole valli a fondo piatto, attraversate dagli affluenti del Tevere, separa i sette colli. Tre di essi appaiono come cupole isolate (Aventino, Capitolino e Palatino), mentre gli altri come piccole creste (Del Monte et alii, 2016).

Sulla sponda destra del Tevere si trova Monte Vaticano e la sommità delle colline di Monte Mario e del Gianicolo che formano un alto strutturale con andamento NO-SE che raggiunge l’altezza di circa 139 m s.l.m., ben differente dai 50-60 m s.l.m. dei Sette Colli.

La morfologia “naturale” dell’area romana deriva della complessa combinazione di processi tettonici, vulcanici e fluviali, ma negli ultimi 3000 anni è stata anche profondamente influenzata dall’attività antropica. Il processo di urbanizzazione si è notevolmente intensificato a metà del XX secolo con il progressivo aumento della popolazione. Per la costruzione di nuove strade ed edifici erano necessarie superfici sub-orizzontali che vennero prodotte colmando le antiche valli presenti sul territorio (Del Monte et alii, 2016). L’attività umana ha anche portato alla formazione di rilievi artificiali, ne è un esempio il Monte Testaccio (48 m s.l.m.), costituito da frammenti di antiche anfore romane, i cosiddetti “Cocci”.

Figura 2.3 - Inquadramento geomorfologico dell’area in esame (Del Monte et alii, 2016)

3. Inquadramento geologico

L’attuale assetto geologico del territorio romano è il risultato dell’interazione di processi legati alla tettonica, all’attività vulcanica e alle oscillazioni eustatiche che hanno portato a fasi erosive e deposizionali del fiume Tevere e dei suoi affluenti.

L’evoluzione geologica dell’area inizia nel Miocene medio-superiore con la convergenza della placca Europea e di quella Africana. La subduzione della placca Africana al di sotto di quella Europea e la conseguente collisione hanno determinato la formazione di una struttura a pieghe e thrust con vergenza Nord-Est, la catena Appenninica.

Successivamente a questa fase compressiva, nel Pliocene, si sviluppa una fase estensiva che porta alla disarticolazione della catena Appenninica e all’apertura del bacino di retroarco Tirrenico (Parrotto et alii, 2008). Ampi settori dell’edificio orogenico già sollevato e, soggetto a subsidenza, vengono sommersi dalle acque del bacino tirrenico in continua estensione (Parrotto et alii, 2008). Tale sprofondamento però non fu ovunque omogeneo infatti alcuni settori rimasero al di sopra del livello del mare, originando così un insieme di isole di cui facevano parte i Monti Cornicolani ad Est di Roma e il Monte Soratte a Nord, mentre l’area su cui successivamente fu costruita la città di Roma era completamente sommersa (Funicello et alii, 1993). La successione carbonatica pre-orogenica si ritrova nei Monti Sabini e Monti Lucritelli (Figura 3.1).

Figura 3.1 - Ricostruzione paleogeografica dell’area in esame verso la fine del Pliocene. Legenda: 1- Formazione di Monte Vaticano; 2-Successione neoautoctona; 3- Terreni alloctoni; 4- Successione in facies Sabina (calcareo-silica-marnosa). Da Parotto et alii, 2008.

I sedimenti marini più antichi che testimoniano l’ingressione marina nel Pliocene sono livelli argillosi marnosi grigi-azzurri alternati a livelli sabbiosi di colore giallo. Tale unità prende il nome di formazione di Monte Vaticano.

Nel Pleistocene inferiore la tettonica prevalentemente estensionale provocò un graduale ritiro del mare verso Ovest determinando l’attuale aspetto della costa laziale (Funicello e Giordano, 2008b).

Il fiume Tevere, appena formatosi, raggiungeva il mare dopo aver aggirato a NW il Monte Soratte, con un vasto delta in corrispondenza dell’attuale area di Magliana – Ponte Galeria (Formazione di Ponte Galeria). Durante questa fase tettonica si ha inoltre la formazione di faglie a direzione nord-sud che ribassano il settore corrispondente all’area del Centro Storico, isolando la dorsale di Monte Mario – Gianicolo (Marra et alii, 1995).

Come conseguenza del sollevamento della struttura di M. Mario il paleotevere è stato probabilmente costretto a scorrere verso SSE (Figura 3.2) accogliendo nel suo reticolo numerosi corsi d’acqua minori che scendevano dalle pendici dei Monti Sabini e Tiburtini (Parotto et alii, 2008).

Figura 3.2 - L'accentuarsi del sollevamento dell'alto strutturale di M. Mario ha fatto deviare verso Sud-Sud Est l'antico corso del Tevere, che, con il nuovo percorso, riorganizza i reticoli fluviali dell'ampia fascia pedemontana. Legenda: 1-Figlie; 2- Unità sedimentarie collegate all’attività del Tevere; 3- Formazione del Fosso della Crescenza; 4- Formazione di Ponte Galeria; 5- Formazione di Monte delle Piche; 6- Formazione di Monte Mario; 7- Formazione di Monte Vaticano; 8- Substrato meso-cenozoico (Parotto et alii, 2008).

La zona compresa tra questi rilievi venne riempita da sedimenti che oggi costituiscono la formazione del Fosso della Crescenza. Un’altra conseguenza della fase estensionale fu un’intensa risalita magmatica che portò alla formazione di diversi distretti vulcanici fra cui quello dei Sabatini e quello dei Colli Albani. I prodotti vulcanici emessi dal distretto dei Sabatini, che iniziò la sua attività circa 0.8 Ma fa, raggiunsero il Monte Soratte sbarrando la via al Paleo Tevere, il quale fu costretto a deviare il suo percorso aggirando nuovamente il monte ad Est. In poco tempo anche il distretto vulcanico dei Colli Albani si attivò emettendo ingenti quantità di ignimbriti che unite ai precedenti prodotti dei Sabatini determinarono uno spianamento della morfologia. Parte di questi prodotti provocarono ancora una volta lo sbarramento del corso del fiume Tevere che si aprì un nuovo percorso verso Ovest (Figura 3.3). Tracce dell’attività vulcanica sopracitata sono riscontrabili nella parte alta della formazione di Ponte Galeria e nella parte bassa della formazione di Santa Cecilia.

Figura 3.3 - L’attività vulcanica dei Colli Albani provoca lo sbarramento del corso del Tevere che si apre un nuovo percorso verso Ovest. In questa figura è rappresentata una paleomorfologia caratterizzata, verso Nord dai prodotti vulcanici sabatini e verso Sud da quelli albani. Legenda: 1- Faglie; 2-3 Prodotti vulcanici sabatini; Unità sedimentarie collegate all’attività del Tevere; 5- Formazione del Fosso della Crescenza; 6- Formazione di Ponte Galeria; 7- Formazione di Monte delle Piche; 8- Formazione di Monte Mario; 9- Formazione di Monte Vaticano; 10- Substrato meso-cenozoico. Da (Parotto et alii, 2008).

Durante la messa in posto delle principali colate piroclastiche si assiste inoltre ad un alternarsi di fasi deposizionali ed erosive del Tevere e dei suoi affluenti dovuto sia alle variazioni climatiche del Quaternario sia all’intensa attività tettonica che ha interessato l’intera area (Marra et alii, 1995). L’ultima fase glaciale (Würm), che ebbe inizio circa 110.000 anni fa, comportò...

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Scienze della terra GEO/05 Geologia applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher No-ra di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Bozzano Francesca.
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