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UNIVERSITÀ PONTIFICIA SALESIANA ROMA
IUSVE ISTITUTO UNIVERSITARIO SALESIANO VENEZIA
Aggregato alla Facoltà di Scienze dell’Educazione
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VENEZIA MESTRE
TESI DI BACCALAUREATO IN
SCIENZE DELL’EDUCAZIONE – EDUCATORE SOCIALE
Rapporti generativi di dono e fiducia nelle relazioni familiari
Relatore: Prof. Andrea POZZOBON Candidato: Serena MARSURA
Anno accademico: 2015/2016 –
UNIVERSITÀ PONTIFICIA SALESIANA ROMA
IUSVE ISTITUTO UNIVERSITARIO SALESIANO VENEZIA
Aggregato alla Facoltà di Scienze dell’Educazione
–
VENEZIA MESTRE
TESI DI BACCALAUREATO IN
SCIENZE DELL’EDUCAZIONE – EDUCATORE SOCIALE
Rapporti generativi di dono e fiducia nelle relazioni familiari
Relatore: Prof. Andrea POZZOBON Candidato: Serena MARSURA
Anno accademico: 2015/2016
INDICE
Abstract……………………………………………………………………………………………..3
INTRODUZIONE…………………………………………………………………………………..4
CAPITOLO I
Dono e scambio mercantile ............................................................................................ 7
1. Individualismo metodologico, olismo e terzo paradigma ............................................ 7
2. Il dono esiste?............................................................................................................ 9
3. Caratteristiche del dono ........................................................................................... 11
3.1 Ciclo del dono .................................................................................................... 11
3.2 La gratuità: un paradosso ................................................................................... 12
3.3 La reciprocità...................................................................................................... 13
3.4 Il valore di legame .............................................................................................. 14
CAPITOLO II
Origine e costruzione della fiducia interpersonale ..................................................... 18
1. Il complesso concetto di fiducia ............................................................................... 18
1.1 La fiducia non è… .............................................................................................. 18
1.2 L’aspettativa fiduciaria ........................................................................................ 19
2. La fiducia di base ..................................................................................................... 22
2.1 Origine della fiducia secondo Erikson ................................................................. 22
2.2 Attaccamento sicuro e fiducia secondo Bowlby .................................................. 24
2.3 La fiducia interpersonale generalizzata e focalizzata .......................................... 26
3. Il circolo della fiducia ................................................................................................ 28
3.1 Ciò che precede l’atto di fidarsi........................................................................... 28
3.2 Struttura dell’atto di fidarsi .................................................................................. 29
3.3 Sospetto, prova, tradimento e inganno. .............................................................. 30
4. La famiglia: luogo primario dei rapporti di dono e fiducia .......................................... 32
4.1 Il sistema del dono come dinamica complessiva dello scambio in famiglia ......... 32
4.2 Fiducia: nutrimento simbolico della generatività ................................................. 35
CAPITOLO III
La dimensione del limite e del rischio nella fiducia: educare al senso del limite
come apertura alla fiducia ............................................................................................ 39
1. La fiducia come elemento costitutivamente umano .................................................. 39
1.1 L’essenzialità della fiducia .................................................................................. 39
1.2 Fragilità e reciprocità della fiducia ...................................................................... 41
2. Il rischio: dimensione qualificante della fiducia ......................................................... 44
3. Educare al senso del limite ...................................................................................... 48
CONCLUSIONI..................................................................................................................50
BIBLIOGRAFIA…………………………………………………………………………………...54
SITOGRAFIA…………………………………………………………………………………..…56
Abstract
Questo lavoro di tesi ha lo scopo di indagare le caratteristiche del dono e della
fiducia e le loro connessioni. Ci sono ancora un senso e uno spazio per coltivare
queste due dimensioni, in una società che sembra essere dominata
dall’individualismo e dall’utilitarismo? L’ottica generativa adottata propone il sistema
del dono come la logica che, in virtù delle sue caratteristiche di gratuità e reciprocità,
riesce a creare legami sociali. Si scopre poi che la fiducia interpersonale deriva
dall’instaurazione di un rapporto di dono e si conforma essa stessa come dono
generatore di cooperazione. In particolare, la fiducia promossa all’interno della
famiglia riesce a dare significato alle relazioni familiari stesse e ne costituisce il
nutrimento simbolico. Infine, si valorizzano il limite umano e il rischio del tradimento
come due dimensioni imprescindibili senza le quali la fiducia non può esistere.
English Abstract
The aim of this thesis work is investigating the characteristics of the gift and of
the trust and their connections. Is still there a sense and a space to cultivate these
two dimensions, in a society that seems to be dominated by the individualism and
the utilitarism? The generative optic adopted proposes the system of the gift as the
logic that, in virtue of his characteristics of gratuitousness and reciprocity, manages
to create social connections. Then we realize that the interpersonal trust derives
from the establishment of a relashionship based on the gift that conforms itself like
a generating cooperation gift. Particularly, the trust promoted inside the family
to give meaning to the family’s
manages relationships and it constitutes their
symbolic feeding. At the end, there is an increase of the value the human limit and
the risk of the treason as two dimensions without which the trust cannot exist. 3
INTRODUZIONE
La riflessione contenuta in questa tesi intende indagare le dimensioni del dono e
della fiducia, declinandole in particolare all’interno della sfera familiare e
individuando poi le implicazioni educative. Sembrano due concetti semplici, quasi
scontati, anche in virtù del fatto che appartengono al nostro vocabolario comune e
al vivere quotidiano. Quando si dice “dono” si potrebbe pensare a un regalo
materiale, al volontariato, al dono della vita, a tutto ciò che viene dato senza avere
si dice “fiducia” ci si riferisce a una sorta di sentimento che
nulla in cambio; quando
si prova nei confronti di qualcuno o qualcosa, e che spinge a compiere o meno certe
azioni. In realtà essi nascondono un mondo ben più complesso, fatto di relazioni,
incertezze, paradossi, aspettative, tradimenti, rinascite che si originano e si
intrecciano in modo tutt’altro che scontato.
La quantità abbastanza rilevante di letteratura in questo ambito dimostra che
numerosi autori si sono interrogati sull’esistenza, la qualità, l’origine e lo sviluppo
del dono e della fiducia, ovviamente con prospettive diverse, a volte diametralmente
opposte se si considera ad esempio che una corrente di pensiero, interpretando il
dono come morte, non lo ritiene comprensibile né possibile (da J. Baudrillard a J.
Derrida), al contrario altri autori vedono nel dono il fondamento di molte relazioni
autentiche. Non potendo esaminare tutte queste visioni per ottenere un quadro
completo, in questa tesi ho analizzato il dono e la fiducia attraverso un’ottica
generativa, ho esplorato la loro origine, le caratteristiche, le loro connessioni,
focalizzando l’attenzione sulla sfera familiare.
La motivazione che mi ha spinto a scegliere questo argomento è stato
principalmente il desiderio di sondare delle dimensioni che oggi nella società
occidentale sembrano essere trascurate o rischiano di scemare a causa del
prepotente avanzamento del mito dell’onnipotenza dell’uomo e dell’ottica
utilitaristica. A volte sembra di vivere una situazione tragica in cui tutto è perduto: si
parla spesso di fiducia in ambito politico o economico, oppure essa è considerata
qualcosa che appartiene alla sfera strettamente privata e che può essere concessa
4
a propria discrezione e di cui si può fare a meno. Mi sono chiesta quindi se esiste
una fiducia autentica nelle relazioni tra le persone, quali sono le sue peculiarità e i
benefici che origina, in ultima analisi qual è il senso stesso della sua esistenza.
L’obiettivo principale è quello di chiarire se la fiducia nasce in un contesto di dono o
di scambio, e questo risulta essere rilevante da un punto di vista educativo perché
aiuta a comprendere che tipo di rapporti è bene promuovere. Le riflessioni sono
calate in particolare nel contesto familiare perché la famiglia è il primo luogo in cui
e si sperimenta l’essere in relazione con gli altri, prima di aprirsi ai contesti
si cresce
comunitari e istituzionali; prendere consapevolezza di che cosa significa donare e
fidarsi costituisce il trampolino di lancio per intervenire da un punto di vista
educativo.
Le considerazioni contenute nella tesi derivano esclusivamente dall’analisi di
materiale bibliografico principalmente di antropologi, sociologi, psicanalisti
autorevoli che hanno ampiamente approfondito le tematiche in questione. Non è
stata compiuta una ricerca sul campo né sono stati riportati studi sperimentali
effettuati da terzi, poiché si tratta di una tesi dal taglio prettamente teorico, ma non
per questo gli spunti sono meno validi.
Il primo capitolo opera un confronto tra il dono e lo scambio mercantile, cerca di
mettere in luce le rispettive caratteristiche e soprattutto ne coglie le differenze; si
tratta infatti di due tipologie di rapporti con origine e scopi profondamente diversi e
che quindi generano dinamiche e relazioni diverse. Il secondo capitolo affronta il
tema della fiducia interpersonale, innanzitutto distinguendola da altre forme simili
con le quali essa potrebbe essere confusa. Successivamente si indagano le
caratteristiche specifiche della fiducia, la sua origine, le modalità con cui matura ed
eventualmente finisce. Dopo queste considerazioni di carattere più generale,
l’analisi viene circoscritta alla sfera familiare: si approfondisce il sistema del dono
come dinamica complessiva dello scambio in famiglia e la fiducia come nutrimento
simbolico della generatività e promotore di legami sociali. Il terzo capitolo prende in
considerazione due aspetti legati fra loro: il limite umano come presupposto
fondamentale per la nascita della fiducia, e il rischio che essa possa essere tradita.
5
Si conclude con la proposta di educare al limite come apertura alla fiducia, alla
possibilità di creare qualcosa di più grande, alla rigenerazione del legame sociale.
Questo lavoro di ricerca riesce a dare un contributo in particolare facendo
emergere le connessioni tra il dono e la fiducia, e fornendo degli spunti utili a
sollecitare la riflessione educativa soprattutto da un punto di vista pratico. La tesi
cerca di valorizzare l’importanza della fiducia come matrice originaria dell’uomo e
delle relazioni sociali autentiche, ma non può certo esaurire la vastità
dell’argomento, anzi, apre a ulteriori approfondimenti. 6
CAPITOLO I
Dono e scambio mercantile
1. Individualismo metodologico, olismo e terzo paradigma
Caillè spiega che nelle scienze sociali si sono creati due paradigmi fondamentali,
intendendo per paradigma “un modo largamente e più o meno inconsciamente
condiviso d’interrogare la realtà sociale-storica e d’immaginare le risposte a queste
1
domande . 2
Uno viene designato come «individualismo metodologico» che concepisce
l’individuo come «homo 3
oeconomicus» che mira a perseguire i propri scopi e quindi
il rapporto sociale va interpretato come il risultato dei calcoli egoistici da parte degli
e valgono prima dell’insieme che formano. Questo
individui. Essi esistono
paradigma accomuna la teoria dell’azione razionale, l’utilitarismo, la teoria della
razionalità limitata e altre scuole di pensiero. 4
Il secondo si riconosce con il termine «olismo» e di esso Durkheim è stato uno
dei maggiori fautori. In netta opposizione all’individualismo, il paradigma collettivista
conferisce maggiore importanza alla totalità in quanto vi è qualcosa di più che nelle
sue singole parti. L’individuo risponde alle regole della società nella quale è inserito
ed essa continua ad esistere poiché i legami sociali spingono gli uomini a donare.
Nel mondo dell’individualismo, gli altri sono considerati avversari nella lotta di
interessi, non ci si possono aspettare gesti di altruismo o generosità; nel mondo
olistico, i valori e le consuetudini regolano i comportamenti delle persone le quali
sanno quindi cosa aspettarsi reciprocamente.
Nessuno di questi due paradigmi, secondo Caillè, riesce a spiegare come si
generi il legame sociale: da una parte si ritiene che gli individui siano caratterizzati
1 Alain C , Il terzo paradigma. Antropologia filosofica del dono, Torino, Bollati Boringhieri
AILLÈ
editore, 1998, p.36.
2 Ibidem
3 Ibidem
4 Ivi, p.37. 7
da un egoismo preesistente e ineliminabile e quindi non può nascere un legame che
possa unire questi atomi individuali; dall’altra parte invece la cultura e la società
precedono gli individui che, assoggettati a vincoli rituali, religiosi e sociali calati
dall’alto, si limitano ad applicare una legge preesistente, a riprodurre valori, a
mettere in opera regole implicate dalla struttura da cui dipendono e pertanto il
all’azione dei soggetti sociali.
legame sociale è sempre già presente rispetto 5
Ecco che egli propone un «terzo paradigma» . Il paradigma del dono vede
quest’ultimo come l’elemento che favorisce la creazione di relazioni: «Ciò che apre
perché l’uomo,
la strada al dono è la volontà degli uomini di creare rapporti sociali,
non si accontenta di vivere nella società e di riprodurla come gli altri animali sociali,
6
ma deve produrre la società per vivere» .
Nell’economia classica si riconosce a beni e servizi un valore d’uso, determinato
dai bisogni che riescono a soddisfare, si tratta del valore di utilità tout-court; il valore
di scambio si calcola in base alla quantità di moneta o di altri beni che si riescono
ad acquistare, entrambi sono numericamente quantificabili; se si accetta il terzo
riconoscere l’esistenza di un altro tipo di valore, il valore di
paradigma, bisogna
legame, legato alla capacità che beni e servizi, se donati, hanno di creare e
riprodurre relazioni sociali, e in quest’ottica quindi il legame diventa più importante
7
del dono.
5 Ibidem L’enigme du don,
6 Maurice G , Paris, Fayard, 1996, p.141, in Marcel M , Saggio sul
ODELIER AUSS
dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche, Torino, Einaudi, 2002, p.XIII.
7 C , Il terzo paradigma. Antropologia filosofica del dono, p.79.
AILLÈ 8
2. Il dono esiste?
Jacques Godbout definisce il dono «ogni prestazione di beni o servizi effettuata,
senza garanzia di restituzione, al fine di creare, alimentare o ricreare il legame
8
sociale tra le persone» . Oggi si crede che il dono non esista, poiché viviamo
dominati dall’egoismo e dal calcolo, e che, allo stesso tempo esista ovunque.
Se il dono e il controdono sono ineguali, allora c’è un vincente e un perdente, e
probabilmente sfruttamento e inganno. Se, al contrario, sono equivalenti, allora
non c’è differenza tra il dono e lo scambio mercantile interessato e
evidentemente
razionale. […] Il dono non esiste più; oppure è soltanto un modo di fare complimenti e
di simulare la gratuità e il disinteresse là dove, come dappertutto, regnano soltanto
9
l’interesse e l’equivalenza.
Aime nell’introduzione al “Saggio sul dono” afferma che l’antropologia
Marco
classica ha sottolineato le differenze tra due mondi: da una parte la nostra società,
che funziona bene se ciascuno persegue il proprio interesse egoistico e dove il dono
a volte non viene considerato come un gesto autentico, dall’altra parte, popolazioni
che vivono quotidianamente in una rete di scambio di doni preservando così
l’armonia e la solidarietà.
L’utilitarismo dom
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