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ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI VENEZIA

Fac

Fa

c

oltà di Progettazione e Arti Applicate

Corso di Laurea in Arti visive

PERSONALITY CREATIVE PROCESS:

COME IL METODO MYERS-BRIGGS PUÒ AIUTARE IL PROCESSO CREATIVO

Laureanda:

Chiara Lise

Relatrice:

Prof.ssa Silvia Cogo Anno Accademico 2020/2021

«Le nostre idee [...] non devono essere originali e utili

alla società e a tutto il mondo, basta che lo siano per noi

o per qualcun altro.» - Ken Robinson

I 7

NTRODUZIONE

Obie�vo

Metodo

Parole chiave

A C

PPROCCIO OGNITIVO 9

1.1 Cenni Storici 10

1.2 Metodi di ricerca 12

1.3 Sensazione, percezione e a�enzione 14

1.4 Condizionamento e apprendimento 16

1.5 Sistemi e processi di memoria

L A COMPLESSITÀ DELLE RELAZIONI UMANE 20

2.1 La comunicazione alla base delle relazioni 21

2.2 Le cara�eris�che dell’uomo che perme�ono la relazione 24

2.3 Le basi delle relazioni umane 25

2.4 Come l’uomo ha cercato di relazionarsi: alcune vie d’approccio

I M -B 28

L METODO YERS RIGGS 29

3.1 Cos’è l’MBTI e da cosa è composto 30

3.2 Come si calcola 35

3.3 Le funzioni cogni�ve: cosa sono e gerarchia 36

3.4 Le funzioni perce�ve 37

3.5 Le funzioni giudican�

L A PERSONALITÀ CREATIVA 40

4.1 Cos’è la personalità? 42

4.2 La crea�vità

4.3 Personalità crea�va: le cara�eris�che 43

L / 46

E PERSONALITÀ RAZIONALI ANALISTE

5.1 INTJ: l’archite�o 47

5.2 ENTJ: il comandante 50

5.3 INTP: il logico 53

5.4 ENTP: l’argomentatore 56

L / 60

E PERSONALITÀ IDEALISTE DIPLOMATICHE

6.1 INFJ: il sostenitore 61

6.2 ENFJ: il protagonista 64

6.3 INFP: il mediatore 67

6.4 ENFP: l’a�vista 70

L / 74

E PERSONALITÀ GUARDIANE SENTINELLE

7.1 ISFJ: il difensore 75

7.2 ESFJ: il console 78

7.3 ISTJ: il logista 81

7.4 ESTJ: l’esecu�vo 84

L / 88

E PERSONALITÀ ARTIGIANE ESPLORATRICI

8.1 ISFP: l’avventuriero 89

8.2 ESFP: l’intra�enitore 92

8.3 ISTP: il virtuoso 95

8.4 ESTP: l’imprenditore 98

A

NALISI SUL CAMPO 102

9.1 Il ques�onario 103

9.2 Le risposte dei Razionali 104

9.3 Le risposte degli Idealis� 105

9.4 Le risposte dei Guardiani 107

9.5 Le risposte degli Ar�giani 108

C ONCLUSIONI 110

I

NDICE DELLE IMMAGINI 111

B & S

IBLIOGRAFIA ITOGRAFIA O��������

M�����

P����� ������

INTRODUZIONE

Obiettivo

Il seguente elaborato si propone di analizzare il modo in cui l’uomo si rapporta con gli altri e

all’idea stessa di creatività, partendo da un’analisi su alcune modalità utilizzate da quest’ultimo

per identificarsi all’interno di gruppi con caratteristiche comuni, in particolare il metodo MBTI.

Obiettivo di questa tesi è perciò quello di proporre dei metodi creativi per aiutare i vari tipi di

personalità indicate dal metodo MBTI a superare il blocco creativo. Si tratta perciò di ipotesi,

di possibilità, non di verità assolute.

Metodo

Innanzitutto, si proporrà un quadro generale del cognitivo umano: la sua nascita e i vari

passaggi che portarono alla definizione di cognitivismo e i metodi di ricerca principali utilizzati

da questa scienza.

Successivamente si passerà ad analizzare la complessità delle relazioni umane, come l’uomo

ha cercato di gestirle e alcune metodologie applicate quali oroscopo, lettura della mano, quiz

online. Tutti questi metodi sono utilizzati per aiutare l’uomo a sentirsi parte di un gruppo e

perciò a relazionarsi con gli altri. Dopodiché si parlerà del metodo MBTI, metodo scelto per lo

sviluppo di questa tesi, di come è nato e per quale scopo veniva utilizzato; verrà poi spiegato

il metodo di calcolo della personalità e le varie differenze. Da qui, si analizzerà la personalità

creativa e di come influisce le scelte dell’uomo e la sua visione del mondo.

Dopo le varie ricerche di metodo, si proporranno delle analisi più specifiche e approfondite

delle varie personalità, e successivamente le proposte mirate a raggiungere il superamento del

blocco creativo o per trovare l’ispirazione.

Parole chiave: Relazione, uomo, personalità, creatività, proposta

7 C���� S������

1.1 M����� �� �������

1.2 S���������, ���������� � ����������

1.3 C�������������� � �������������

1.4 S������ � �������� �� �������

1.5

CAPITOLO 1:

approcci cognitivi

1.1 CENNI STORICI

La nascita della psicologia come scienza viene fatta coincidere con la fondazione del primo

laboratorio di psicologia sperimentale da parte di Wundt nella città di Lipsia. Qui si studiava

principalmente la fisiologia degli organi di senso e l’organizzazione del sistema nervoso, come

gli stimoli esterni divenissero sensazioni elementari e successivamente percezioni complesse.

Gli studiosi di questo laboratorio erano perciò convinti che le percezioni complesse altro non

fossero che un’elaborazione delle sensazioni elementari nate dall’esperienza immediata. Per

fare ciò idearono il metodo dell’introspezione, che consiste nel cogliere e analizzare i processi

mentali che avvengono durante uno stimolo esterno: facendo così si andava a scomporre i

processi psichici fino a raggiungere la loro parte più piccola, gli “atomi psichici”. Inoltre, Wundt

e la sua scuola sostenevano che la percezione complessa non era la semplice somma delle

singole sensazioni.

Titchener, uno psicologo e filosofo britannico che esportò la teoria di Wundt in America,

strutturalista

definì questo approccio poiché studiava la struttura della mente. Però sia

l’introspezione che lo strutturalismo erano destinati a non durare poiché, essendo metodi che

si basano sul resoconto verbale, non potevano studiare la mente dei bambini, animali e malati

mentali. Inoltre, nuove ricerche iniziavano a dimostrare che anche l’attività inconscia della

mente sia responsabile del comportamento umano e per questo motivo l’introspezione non

poteva mettere in luce tutti gli aspetti che avvenivano all’interno della mente; l’esperienza

della sensazione elementare inoltre è del tutto personale.

funzionalismo

Da queste osservazioni si teorizza negli Stati Uniti il da parte di James e Dewey

i quali, partendo dalla teoria evoluzionistica di Darwin, sostenevano che il comportamento

umano deve essere considerato un processo di adattamento dell’organismo all’ambiente: la

mente entra in gioco per garantire la sopravvivenza. Con questa teoria la psicologia divenne

una scienza biologica. Inoltre, questo legame analizzato dal funzionalismo, porta la psicologia a

comportamentismo.

spostarsi dallo studio delle esperienze mentali al comportamento: nasce il

Ciò accade nel 1913, quando Watson afferma che per diventare una scienza sperimentale

la psicologia deve trovare un oggetto di studio che possa essere osservato in maniera

9

1. Approcci Cognitivi

intersoggettiva da tutti; il comportamentismo viene perciò indicato come l’insieme delle

risposte muscolari e ghiandolari di un individuo. La mente per questa teoria è una scatola

nera di cui noi non conosciamo e non possiamo osservarne il contenuto, perciò gli studiosi si

dedicarono a ciò che veniva espresso concretamente: il comportamento manifesto. L’organismo

viene così visto come una fase intermedia tra gli stimoli di entrata e risposte in uscita.

Questa teoria venne consolidata anche grazie allo studio del “condizionamento classico” di

cognitivismo.

Pavlov, ma verso la fine degli anni ’60 venne surclassata da una nuova teoria: il

Limitare al comportamento osservabile e misurabile l’oggetto di studio fece nascere un

neocomportamentista:

nuovo movimento che si definì si inizia ad ammettere l’esistenza di

componenti psicologici non manifesti che agiscono tra lo stimolo iniziale e la riposta finale e

che possono influire e modificare il comportamento dell’organismo.

Mentre in America si diffondeva il comportamentismo, in Europa nasce in parallelo la

psicologia della Gestalt. Nasce convenzionalmente nel 1912 come risposta allo strutturalismo

di Wundt, quando Wertheimer pubblica il suo esperimento sul movimento stroboscopico,

base della cinematografia. Gli studiosi della Gestalt partivano dalla considerazione che ciò che

conta è la totalità di un fenomeno e non le singole parti che lo compongono: il tutto precede le

parti che a loro volta assumono un valore diverso a seconda del tutto che formeranno. Questo

fenomenologico.

metodo è detto cognitivismo

Come detto in precedenza, verso gli anni ’60 nasce il da parte di Neisser, che

sposta l’oggetto di studio della psicologia dal comportamento osservabile ai processi cognitivi.

Questa teoria è tuttora dominante nella psicologia sia americana che europea.

1.2 METODI DI RICERCA

Prima che qualcosa venga accettato come oggettivo bisogna che venga applicato un metodo

di ricerca che ne analizzi le varie alternative. Esistono vari metodi, ma è noto che il metodo

metodo scientifico

che garantisce le maggiori garanzie sia il (o sperimentale) con la sua

capacità di controllare le variabili e delle loro casualità. La psicologia utilizza questo metodo

determinismo,

poiché condivide con le altre scienze la base del filosofia che concepisce

ogni avvenimento come causato da un evento che lo precede. Il metodo scientifico si avvale

principalmente di quattro fasi di ricerca. 10

1. Approcci Cognitivi

La prima fase consiste nell’individuazione e descrizione del problema nei suoi aspetti più

generali, per poi raggiungere la formulazione di un’ipotesi (fase due). In questo momento

si ipotizza una possibile relazione di causa-effetto tra due variabili, quella manipolata (detta

variabile indipendente) e quella misurata (variabile dipendente). Quest’ultima chiamata così

proprio per il fatto che dipende dalla manipolazione della prima. La terza fase è di esecuzione

dell’esperimento, dove l’ipotesi viene testata manipolando la prima variabile e osservando

che effetti causa alla seconda. Successivamente avviene la raccolta dei dati e l’elaborazione

dei risultati, la quarta fase: qui si analizzano i dati misurati sulla variabile dipendente per

raggiungere la conferma o la smentita dell’ipotesi elaborando i risultati.

Non sempre è possibile applicare il metodo sperimentale poiché il ricercatore non può

manipolare a suo piacimento la variabile indipendente, ma ciò non implica che non ci possano

essere delle relazioni degne di nota. Questo tipo di studio ha come scopo misurare come due

esperimenti naturali.

variabili variano insieme: vengono chiamati Solitamente vengono utilizzati

quando si vuole confrontare qualcosa prima e dopo un certo accadimento. Due variabili sono

in rapporto di correlazione quando al variare di una (non a seguito della manipolazione dello

studi di correlazione

sperimentatore) si osserva anche il variare dell’altra. Gli ci permetto di

individuare eventuali regolarità nelle variazioni tra le variabili anche se ciò non ci permette di

concludere cosa ha causato le varie variazioni.

metodo dell’inchiesta

Oltre a questi metodi, esiste il che viene impiegato per raccogliere vari

tipi di informazioni con lo scopo di descrivere un certo fenomeno o analizzare gli atteggiamenti

verso qualcosa. È un metodo semplice e indiretto, ma bisogna tener conto che la maggior

parte delle risposte segnate su un questionario tendono ad essere influite da principi e regole

sociali. Altro metodo simile all’inchiesta è quello dell’intervista, il quale consiste nella raccolta

di informazioni e dati ottenuti tramite un intervistatore, faccia a faccia oppure telefonicamente.

L’intervista segue principalmente tre strutture:

1) Intervista strutturata: le domande sono poste in modo rigido sia per il contenuto che per la

successione;

2) Intervista semistrutturata: viene seguita una traccia generale ma in base alle varie risposte

può essere approfondito un aspetto rispetto ad un altro;

3) Intervista aperta: questo tipo di intervista è molto libera, viene adattata a seconda delle

condizioni che si producono man mano durante essa.

11

1. Approcci Cognitivi

questionario.

Infine, può essere utilizzato il metodo del Particolare che lo distingue è il fatto

di essere in forma scritta e perciò non crea la pressione temporale o di dover interagire con

un interlocutore. Solitamente è composto da domande chiuse poiché più chiare e veloci da

decodificare, anche se le domande aperte possono essere più utili quando non si sa che

alternative di risposta proporre o se è necessario raccogliere delle motivazioni.

1.3 SENSAZIONE, PERCEZIONE E ATTENZIONE

Il nostro corpo e la nostra mente reagiscono a ciò che ci sta attorno attraverso i processi di

sensazione,

sensazione, percezione e attenzione. Per provare è prima necessario che i segnali

captati dall’esterno vengano tradotti in segnali nervosi tramite il processo detto di traduzione:

questa relazione viene chiamata relazione psicofisica poiché mette in correlazione variabili

fisiche e variabili psicologiche. Nonostante ciò, i nostri organi di senso sono vincolati da alcuni

limiti: ogni sistema sensoriale è in grado di cogliere soltanto il proprio tipo di stimolo a cui

è sensibile; quest’ultimo deve essere inoltre sufficientemente intenso poiché i nostri organi

presentano un limite detto soglia assoluta (cioè il livello minimo d’intensità che deve essere

presente per una probabilità del 50% di cogliere lo stimolo) oltre che una soglia differenziale,

la differenza minima d’intensità che due stimoli devono avere per essere avvertiti nel 50% dei

casi.

percezione

La può essere definita come l’elaborazione delle sensazioni elementari che

si provano durante il processo di sensazione: perciò tratta la codifica, l’organizzazione, il

riconoscimento e l’interpretazione. Segue principalmente due stadi diversi: lo stadio primario

in cui hanno luogo i processi visivi primari che individuano e descrivono le caratteristiche fisiche

dello stimolo visivo (questo stadio è particolarmente studiato dalla psicologia della Gestalt)

e il secondo stadio, di cui si occupa principalmente la psicologia cognitiva, dove i processi

cognitivi riconoscono lo stimolo strutturato attraverso il confronto con le proprie conoscenze

memorizzate. Queste modalità di confronto vengono chiamate bottom-up e top-down. Il primo

stadio segue la modalità bottom-up che consiste nell’elaborazione guidata dei dati sensoriali

mentre il secondo stadio il metodo top-down, l’elaborazione guidata dalla memoria. L’utilizzo

di uno o dell’altro metodo dipende dal contesto in cui è presente l’oggetto percepito e dal

livello di conoscenza che l’osservatore ha di esso.

12

1. Approcci Cognitivi principi innati

La psicologia della Gestalt sostiene che la percezione si fonda su e nega

l’importanza o il ruolo dell’esperienza. I principi più importanti proposti da essi sono:

1) La somiglianza: quando in un insieme di stimoli un certo numero sono simili tra loro la

percezione tenderà a unificarli in un’unica figura;

2) La vicinanza: a parità di altre condizioni, se all’interno di un certo numero di stimoli ve ne

sono alcuni vicini tra loro, questi verranno segregati a formare una figura unica e organizzata;

3) La chiusura: gli elementi che tendono a formare una figura chiusa vengono percepiti come

un’unità organizzata a sé stante;

4) La continuità o buona direzione: viene data maggiore importanza e vengono percepite come

continue linee le cui traiettorie sono simili rispetto a linee le cui traiettorie sono opposte.

FIGURA 1

L’attenzione è un processo che opera una selezione tra tutte le informazioni che in un dato

/

istante colpiscono i nostri sensi e o i nostri ricordi consentendo soltanto ad alcune di accedere

ai successivi stadi di elaborazione. Questa elaborazione di stimoli non sempre richiede però

l’attenzione: è stato dimostrato come informazioni base come colore o forma vengono rilevate

senza l’uso di attenzione. In questo caso possiamo definire l’elaborazione dello stimolo come

preattentivo, pop-out.

detto anche processo

focalizzata

Al contrario, abbiamo l’attenzione la quale analizza ogni singolo stimolo presente

nel campo percettivo fino a combinare le caratteristiche che lo definiscono. Questo processo

richiede più tempo poiché sono presenti più informazioni da elaborare.

13

1. Approcci Cognitivi

In entrambi i casi per giungere a percepire un oggetto nella sua interezza, il nostro sistema

percettivo deve passare attraverso due fasi: l’identificazione delle qualità primarie di tutti

gli oggetti presenti nel campo percettivo e successivamente la loro integrazione analizzando

tutti gli stimoli in maniera sequenziale e non simultanea. Esiste inoltre un terzo tipo di

attenzione che risiede nella limitatezza delle risorse di cui il nostro sistema di elaborazione

selettiva.

dispone: l’attenzione Secondo il più generale principio del cognitivismo l’uomo è

un elaboratore di informazione a capacità limitata e di conseguenza l’attenzione selettiva può

essere vista come uno strumento per limitare la quantità di informazione che deve essere

elaborata, proteggendo

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kirbinnie di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e metodo dei mass media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Venezia o del prof Cogo Silvia.
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