UNIVERSITÀ TELEMATICA PEGASO
Corso di laurea in
scienze dell’educazione
e formazione
Insegnamento di
filosofia della
comunicazione e del
linguaggio
TITOLO ELABORATO
Per la pace perpetua: l’eredità filosofica e l’attualità del pensiero di Kant
RELATORE: CANDIDATO:
Prof. Luigi Azzarini Fumaroli Egidio Giuseppe Todaro 0902101364
Anno Accademico
2023/2024
Per la pace perpetua: l’eredità filosofica e l’attualità del pensiero di
Kant
Indice
0 Introduzione
.
0 1 Contestualizzazione e motivazione della ricerca
0.2 Dichiarazione domande di ricerca e metodo d’approccio
0.3 Obiettivo generale
1 Kant e la teoria della pace perpetua
1.1 Contesto intellettuale e pensiero filosofico
1.2 Moralità, etica e diritto: punto di partenza dell'attuazione della pace perpetua
1.3 I 6 articoli preliminari
2 Le tre condizioni necessarie e sufficienti
2.1 Il diritto pubblico interno
2.2 La creazione di una confederazione
2.3 Il diritto cosmopolita
2.4 Supplementi alla pace perpetua
3 Critiche e dibattiti sulle condizioni di pace da perseguire
3.1 Un’utopia irrealizzabile
3.2 De corruptione rei publicae
3.3 Le ombre del federalismo
3.4 Eurocentrismo implicito
4 L’evoluzione dell’idea di pace perpetua nel 1900 e nel contesto attuale
4.1 Primo dopo guerra:il fallimento dell’appeasment e della società delle nazioni
4.2 L’ONU e l’UE: la naturale prosecuzione dell’obiettivo kantiano
4.3 Le condizioni di pace kantiane in chiave contemporanea
4.4 L’utilizzo della Pace perpetua per risolvere i conflitti in corso
5 Conclusioni e implicazioni
1. Introduzione
1.1. Contestualizzazione e motivazione della ricerca
Nell'attuale panorama internazionale, la complessità dei conflitti e delle tensioni assume
una rilevanza senza precedenti, o meglio molto simile a situazioni del passato che si
spera non ricorrano anche in futuro. Mentre la globalizzazione avvicina le nazioni,
emergono divergenze culturali, economiche e territoriali che contribuiscono alla
formazione di contesti di instabilità. Diverse dinamiche, provenienti da varie parti del
mondo, convergono in un intreccio intricato. Sono diverse infatti le cause che mirano ad
intaccare il sottile equilibrio delineato negli ultimi anni. In diverse regioni del globo,
nazioni si trovano in conflitto su questioni legate alle dispute territoriali riguardanti non
solo i confini in sé ma anche le risorse naturali. Queste tensioni non solo minano la
pace regionale, ma hanno anche il potenziale di innescare instabilità a livello globale,
coinvolgendo altre nazioni in alleanze e coalizioni. Le disuguaglianze economiche e
sociali rappresentano un altro elemento chiave, infatti la crescente disparità tra nazioni
sviluppate e in via di sviluppo crea un terreno fertile per le tensioni, poiché gruppi di
popolazione si sentono emarginati o esclusi dai benefici della globalizzazione. Questo
divide il mondo tra chi detiene il potere economico e chi lotta per accedere alle risorse
fondamentali. Le divergenze ideologiche sulle pratiche di governo, i diritti umani e
l'accesso alle risorse alimentano disaccordi che spesso si traducono in conflitti aperti o
in rivalità geopolitiche. Le dispute geopolitiche, le tensioni etniche,le disparità
socioeconomiche convergono in una intricata tela di sfide globali che richiedono un
approccio analitico profondo. Affrontare queste sfide richiede una comprensione
approfondita delle dinamiche in gioco e un impegno a livello globale per la
cooperazione, il dialogo e la ricerca di soluzioni inclusive che possano garantire la
stabilità e la prosperità a livello mondiale. In questo scenario, esaminare gli approcci
filosofici alla pace diviene un imperativo intellettuale e pratico. L'analisi filosofica della
pace si propone di andare oltre le risposte immediate a situazioni di conflitto,
affrontando le radici profonde dei problemi che affliggono la comunità internazionale.
Tale esplorazione non mira solamente a comprenderne le manifestazioni esterne, ma a
penetrare le radici ideologiche e culturali che permeano i contesti di tensione
internazionale. L'importanza di tale indagine risiede nella sua capacità di fornire un
quadro concettuale per comprendere le basi profonde dei conflitti globali e identificare
possibili sentieri verso la costruzione di una pace sostenibile. Lo studio che segue si
propone di immergersi nell'eredità filosofica di Immanuel Kant, il cui saggio "Per la Pace
Perpetua" costituisce un pilastro nella teoria della pace internazionale e mira a
collegare il suo pensiero alla rilevanza degli approcci filosofici nella ricerca di soluzioni
pacifiche . La motivazione intrinseca a questa indagine risiede nella ricerca di risposte
alle dinamiche geopolitiche e ai conflitti globali, nonché nella valutazione
dell'applicabilità contemporanea delle visioni kantiane.
1.2. Obiettivo generale
L’obiettivo principale a cui vuole tendere questo studio è quello di valutare la rilevanza e
l’applicabilità ,attraverso un’approfondita analisi critica, del concetto di pace perpetua e
delle idee morali, collegate sia al concetto di pace perpetua sia al pensiero filosofico di
Immanuel Kant, nel complesso panorama delle relazioni internazionali contemporanee.
É quindi indispensabile la comprensione, dapprima, delle condizioni proposte da Kant
per il raggiungimento di una pace duratura e esplorare il ruolo fondamentale della
moralità e dell'etica nell'ambito attuale delle relazioni internazionali. Attraverso una
esamina dettagliata delle idee kantiane, si cercherà di delineare le implicazioni della sua
teoria per la costruzione di un mondo caratterizzato da pace dettato dalle idee presenti
nel suo saggio, che assumono un carattere puramente giuridico e contrattuale
,mostrando l'eredità filosofica lasciata da Kant nell'ambito della teoria delle relazioni
internazionali e della filosofia politica. Risulta determinante come anche le critiche
mosse contro le sue idee possano avere influito pesantemente sull’evoluzione stessa
dei pensieri filosofici moderni che si prefiggono l’obiettivo di perseguire un ideale di
pace e giustizia. In sintesi l'obiettivo di questa ricerca è, quindi, fornire un contributo
significativo alla comprensione del pensiero morale di Kant, ponendo l’accento verso la
sua importanza nel contesto contemporaneo visto il suo potenziale impatto sulle
dinamiche globali. Allo stesso tempo, aspira a promuovere una riflessione più ampia
sull'importanza dell'etica e della morale nelle relazioni internazionali, stimolando un
dialogo costruttivo per cercare di aspirare ad una risoluzione pacifica dei conflitti:
economici ,politici, civili, o religiosi che siano.
1.3. Dichiarazione domande di ricerca e approccio
Nel corso di questa tesi, miriamo ad esplorare i pensieri profondi e chiari di Immanuel
Kant sulla pace perpetua. Sia la domande di ricerca che il metodo di approccio utilizzato
verranno sollevati direttamente per fornire chiarezza e direzione nella ricerca di
risposte, immergendoci in un viaggio attraverso la filosofia di Kant e comprendendo il
ruolo fondamentale dell'etica nelle relazioni internazionali e delineando l'importanza di
queste questioni nell'analisi del pensiero di Kant e del suo potenziale impatto sulle
dinamiche globali. Dichiarazione delle domande di ricerca:
In che modo Immanuel Kant ha contribuito alla teoria della pace perpetua?
Le idee di Kant sulla pace perpetua come possono essere collegate alle attuali
dinamiche geopolitiche ed ai conflitti globali?
In che modo la sua idea di pace può essere applicata alla risoluzione dei conflitti
internazionali?
Qual è il ruolo dell'etica e della moralità nelle relazioni internazionali?
Esiste un metodo universale, necessario e sufficiente per poter evitare sul nascere
ogni possibile conflitto, o poter risolvere quelli in atto?
Metodo d'approccio utile alla risoluzione ottimale delle domande di ricerca:
Analizzare in profondità il saggio "Per la Pace Perpetua" di Kant
Valutare l'applicabilità contemporanea delle condizioni di pace di Kant e ciò che ha
scaturito questo pensiero di pace universale
Esaminare il ruolo della moralità nell'attuazione della pa
1. Kant e la teoria della “pace perpetua”
1.1. Contesto intellettuale e pensiero filosofico
Immanuel Kant visse in un periodo cruciale della storia intellettuale, noto come
Illuminismo che abbracciò il XVII e il XVIII secolo. L'Illuminismo fu un movimento
culturale e intellettuale che promuoveva la ragione, la libertà individuale, la tolleranza e
l'uso critico della conoscenza. Questo periodo ha lasciato un'impronta indelebile sulla
storia del pensiero, plasmando la cultura europea verso la comprensione della libertà,
della ragione e del progresso umano. Kant stesso dà una sua idea di ciò che
rappresenta questa nuova corrente: «l’illuminismo è l’uscita dell’uomo da uno stato di
minorità, il quale è da imputare a lui stesso. Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio
intelletto senza la guida di un altro [...] Sàpere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua
1
propria intelligenza!» Proprio attraverso l'uso della ragione umana, la società può
essere trasformata, superando le restrizioni dell'autoritarismo e dell'ignoranza. Si nota
quindi una marcata fiducia nella ragione, come indica il riferimento alla “luce della
ragione”, implicito nella sua denominazione. La ragione viene intesa come la facoltà e
capacità di critica comune a tutti gli uomini, di cui si individuano anche i limiti e quindi
non ha assume nessuna pretesa di assolutezza o di esaustività, deve anzi essere
cosciente della finitezza e consapevole dei propri limiti. Con Kant si ha un trapasso
rispetto alle precedenti concezioni della ragione, dove viene essenzialmente associata
al controllo, al calcolo, al dominio di sé e del mondo esterno. I sensi ci guidano fino ad
1(Immanuel Kant, 1783) in “Risposta alla domanda:che cos’è l’Illuminsmo?” pp.516
1 un certo punto, ma è poi una «voce bronzea», che può essere intesa come la voce
della nostra coscienza, che essendo guidata dalla ragione, ci impone di fare questo o
quello, dettata dalla volontà di una legge morale che deve essere intrinseca nel modo di
ragionare. La ragione umana è stata celebrata come la chiave per comprendere il
mondo e migliorare la condizione umana. Questa fiducia nei confronti della ragione è da
imputare alle idee della Rivoluzione Scientifica che hanno aperto la strada alla capacità
della ragione di risolvere i problemi dell'umanità. L'approccio scientifico, basato
sull'osservazione e sulla sperimentazione, ha ispirato una rivoluzione intellettuale che
ha abbracciato tutte le sfere del sapere, plasmando l'immagine di un mondo governato
da leggi precise e misurabili. Sir Isaac Newton, con il suo monumentale lavoro
"Philosophiæ Naturalis Principia Mathematica", ha scritto una nuova pagina nella storia
della scienza e ha gettato le basi per una visione meccanicistica dell'universo.
Attraverso le sue leggi del moto e la legge di gravitazione universale, ha delineato un
universo governato da leggi matematiche fisse e immutabili. La sua visione
meccanicistica ha trasformato l'interpretazione del mondo naturale, sottolineando
l'ordine, la precisione e la predittività della natura. In un universo governato da leggi
matematiche, ogni fenomeno poteva essere compreso e previsto attraverso
l'applicazione della ragione. Newton ha adottato una metodologia rigorosa,
sottolineando la necessità di basare le sue conclusioni sull'evidenza empirica. La
2
famosa frase «"Hypotheses non fingo" ("Non invento ipotesi")» riflette la sua dedizione
a una scienza basata sui fatti osservabili. È chiaro un rifiuto della pretesa di cogliere
l'essenza della realtà al di sotto dei fenomeni, concetto ripreso poi negli illuministi, ma
non da Kant, che non erano interessati ad indagare la natura profonda della realtà, ma il
mondo della concretezza dei suoi casi specifici. Mentre Newton ha "illuminato" il cielo
delle leggi fisiche, Kant ha portato la luce della ragione su un terreno più ampio,
2 (Isaac Newton, 1726) in “General scholium”, terza edizione dei Principia
2 cercando di coniugare la meccanica celeste di Newton con la complessità della vita
umana. La relazione tra Newton e Kant può essere vista quindi come una danza
dialettica tra la meccanica celeste di Newton e la filosofia critica di Kant. Newton ci ha
mostrato un universo governato da leggi oggettive, mentre Kant ha messo in luce il
ruolo attivo della mente umana nella costruzione della realtà esplicando l'idea che non è
la realtà a conformarsi alla mente, ma la mente a dare forma alla realtà attraverso le
sue categorie innate. Kant ha cercato di conciliare l'empirismo e il
razionalismo,portando ad un dualismo tra il mondo fenomenico, quello che percepiamo
con i nostri sensi, e il mondo noumenico, la realtà in sé, oltre la nostra percezione.
Questa distinzione riflette la sua risposta alla sfida posta dalla scoperta scientifica di
Newton, cercando di tracciare una linea chiara tra ciò che possiamo conoscere
empiricamente e ciò che sfugge alla nostra comprensione sensibile. Mentre Newton
aveva fornito una chiara comprensione matematica della natura, Kant ha cercato di
esplorare il dominio della metafisica e della morale, suggerendo che ci sono domini
inaccessibili alla ragione umana. La sintesi di queste prospettive offre una visione più
ricca e complessa dell'universo, in cui la realtà è una danza dinamica tra ciò che esiste
indipendentemente dalla mente umana e ciò che la mente umana contribuisce a creare.
Un altro tema centrale dell'Illuminismo, caro a tutti gli studiosi dell'epoca e sicuramente
a Kant, è stata la promozione della libertà individuale,sostenendo che ogni individuo
avesse il diritto naturale di essere libero, partendo da quella di coscienza passando per
quella di pensiero e di espressione.«Non sono d’accordo con quello che dici, ma
3
difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo» , frase erroneamente attribuita a Voltaire e
utilizzata molte volte da Sandro Pertini, dove la concezione di libertà individuale,
fondata sui diritti naturali e sull'autodeterminazione, apre la porta a una società in cui la
3(Evelyn Beatrice Hall, saggista conosciuta con lo pseudonimo di Stephen G. Tallentyre, in una
biografia del filosofo Voltaire, 1906) in “The Friends of Voltaire”.
3 diversità di pensiero è non solo tollerata ma difesa come un bene prezioso. La frase è
una difesa accesa del principio fondamentale che tutti gli individui, indipendentemente
dalle loro opinioni, credenze o prospettive, hanno il diritto intrinseco di esprimere
liberamente il proprio pensiero e richiama alla responsabilità collettiva di proteggere la
libertà di espressione come un pilastro fondamentale delle società libere e aperte.
Tuttavia, è cruciale sottolineare che la libertà di espressione, pur essendo un principio
sacrosanto, non è assoluta. Il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni non
giustifica l'incitamento all'odio o la diffusione di disinformazione dannosa. Per Kant, la
libertà è un principio centrale nella sua teoria etica. L'imperativo categorico, uno dei
cardini della sua filosofia morale, pone la libertà come fondamento delle azioni
morali.«Agisci solo secondo quella massima per cui puoi al tempo stesso volere che
4
diventi una legge universale» enfatizza la centralità di principi universali e giuridici che
si applicano ugualmente a tutti. In questo contesto, l'uguaglianza risiede nella
considerazione imparziale di tutti gli individui come portatori di diritti inalienabili. L'idea è
che gli individui, agendo secondo principi universali, esprimano la loro libertà razionale,
diventando una condizione necessaria per agire moralmente. Tuttavia, la libertà in Kant
è anche legata a un concetto di autodisciplina. Per essere veramente liberi, gli individui
devono seguire leggi morali razionali, autodeterminate dalla loro ragione, anziché
essere schiavi dei loro desideri o delle influenze esterne. Questa autodisciplina è
fondamentale per garantire una libertà che non sfoci nell'anarchia, ma che sia vincolata
dalla razionalità. La libertà è l'unico diritto innato dell'uomo,un diritto di natura che
implica uno spazio esterno, all'interno del quale l'uomo libero, può esercitare la sua
azione liberamente, si parla della presenza di uno spazio vitale all'interno del quale si
ha la possibilità di realizzarsi liberamente. Strettamente collegata all'idea di libertà è la
concezione di uguaglianza, soprattutto nei confronti della legge, concepita anche come
4(Immanuel Kant, 1788) in “Kritik der praktischen Vernunft”
4 pari diritto di tutti a partecipare alla vita politica. Questa visione ha portato alla critica dei
governi assolutisti e ha alimentato il desiderio di forme di governo basate sulla
rappresentanza e sulla partecipazione democratica. Kant pone una distinzione chiara
tra uguaglianza giuridica e uguaglianza naturale, dove l'uguaglianza giuridica è la parità
di tutti gli individui di fronte alla legge, principio fondamentale per garantire la libertà
politica. D'altra parte, l'uguaglianza naturale, secondo Kant, è irrealistica e contraria alla
diversità innata degli individui. &
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Kant - Per la pace perpetua
-
Appunti per l'esame di Antropologia filosofica
-
Diritto privato - la mappa concettuale per l'acquisto dell' eredità e della delazione testamentaria
-
Riassunto per il tirocinio formativo attivo