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SCUOLA POLITECNICA

Corso di Laurea in Economia e Finanza L-33

Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche

L’USCITA DALLA GRANDE RECESSIONE:

IMPATTO DELLE POLITICHE E PROSPETTIVE FUTURE

TESI DI LAUREA DI RELATORE

ALESSANDRO TALLO Ch.mo Prof. FABIO MAZZOLA

MATRICOLA 0640749 ANNO ACCADEMICO 2017-2018

«La parola crisi, scritta in cinese, è composta

di due caratteri; uno rappresenta il

pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità.»

(John F. Kennedy)

Indice

Introduzione .................................................................................................................... 2

1. Capitolo I: Cause del crollo finanziario e recessione economica

1.1 Crollo finanziario .............................................................................................. 5

1.2 Cause della crisi finanziaria .............................................................................. 8

1.3 Recessione economica .................................................................................... 12

2. Capitolo II: Misure anti-crisi adottate a livello internazionale e nazionale

2.1 Misure adottate dalla Fed, dalla BCE e dai governi nazionali ........................ 16

2.2 La Crisi dei Debiti Sovrani ............................................................................. 20

3. Capitolo III: Impatto delle misure e prospettive future

3.1 Impatto delle misure ........................................................................................ 26

3.2 Prospettive future ............................................................................................ 31

4. Capitolo IV: Basilea 3 e la nuova normativa sui requisiti di capitale

4.1 La crisi finanziaria internazionale ................................................................... 38

4.2 I limiti di basilea 2........................................................................................... 44

4.3 Il nuovo sistema di basilea 3 ........................................................................... 50

4.4 Studio di impatto e valutazione critica ............................................................ 72

Conclusioni .................................................................................................................... 81

Bibliografia .................................................................................................................... 84

Sitografia ....................................................................................................................... 85

1

Introduzione

not pretend that things will change if we keep doing the same things. A

«Let’s

crisis can be a real blessing to any person, to any nation. For all crises bring

progress. Creativity is born from anguish, just like the day is born from the

dark night. It’s in crisis that inventiveness is born, as well as discoveries made

and big strategies. He who overcomes crisis, overcomes himself, without

getting overcome. He who blames is failure to a crisis neglects his own talent

and is more interested in problems than in solutions. Incompetence is the true

crisis. The greatest inconvenience of people and nations is the laziness with

solutions to their problems. There’s no challenge

which they attempt to find the

without a crisis. Without challenges, life becomes a routine, a slow agony.

There’s no merit without crisis. It’s in the crisis where we can show the very

best in us. Without a crisis, any wind becomes a tender touch. To speak about a

crisis is to promote it. Not to speak about it is to exalt conformism. Let us work

hard instead. Let us stop, once and for all, the menacing crisis that represents

the tragedy of not being willing to overcome it.»

Albert Einstein, The World as I See It (1935).

La crisi del 2008 sconvolse l’equilibrio del sistema finanziario mondiale generando

serie e preoccupanti ripercussioni economiche e politiche in molti paesi del globo.

Alcuni l’avevano prevista, per altri è stato un fulmine a ciel sereno, in ogni caso la sua

eredità permane ancora oggi nelle politiche attuali. L’impatto che essa ebbe ha senza

dubbio lasciato un segno nella storia del capitalismo, e forse è desti- nato a cambiare

radicalmente il nostro sistema economico. Com'è potuto succedere che la più grande

economia del mondo sia entrata in una fase di caduta libera? Quali politiche e quali

eventi hanno innescato la Grande Recessione del 2008? Cosa riserva il futuro per

l’economia mondiale? Se riusciremo a capire le cause alla base della crisi, forse

potremo far sì che le prossime siano meno probabili, più brevi e che lascino sul campo

un minor numero di vittime innocenti.

2 vi è l’analisi economico-finanziaria

Alla base dell’elaborato di tale crisi, denominata

anche Grande Recessione, e delle sue conseguenze sulle politiche nazionali e

si pone l’accento sul crollo

internazionali dei paesi più colpiti. In particolare,

finanziario, sulle sue cause, e sui rimedi implementati dalle istituzioni, al fine di

inquadrare l’intero fenomeno recessivo, alla luce dei più recenti risvolti di politica

economica mondiale. Le motivazioni che mi hanno indotto ad approfondire tale tema si

possono ricercare in due interessi differenti. Comprendere i meccanismi del sistema

finanziario, la sua natura, e le sue complicazioni, e capire, sempre con più crescente

curiosità, le dinamiche delle politiche recenti. L’obiettivo è quello di fornire un

panorama dettagliato degli eventi catastrofici del 2008 e degli inter- venti presi dalle

autorità, per capire le cause scatenanti e le vie di uscita che i paesi sottoposti a queste

pressioni hanno per poter ritornare su un sentiero di crescita, più o meno bilanciato,

Si procede seguendo l’ordine cronologico dei principali

paragonabile ai ritmi pre-crisi.

eventi portanti della crisi, per permettere una comprensione tout court dell’intero

argomento, per poi invece prendere in considerazione gli aspetti più importanti propri

dello scenario economico-politico.

L’elaborato è diviso in tre capitoli, al fine di evidenziare i tre aspetti principali

dell’intero fenomeno: crisi, misure, e prospettive future. Il primo capitolo attiene al

crollo finanziario, alle sue cause e agli effetti di contagio verso gli altri paesi e verso

l’economia reale. Nel primo paragrafo ci si sofferma sulle ricadute finanziarie,

soprattutto sul versante statunitense ed europeo. Nel secondo si analizzano i fattori del

dalla crisi, e i “giochi” della finanza che

sistema finanziario prima che venisse intaccato

portarono al tracollo; infine, nel terzo, si rileva l’effetto della crisi sull’economia reale,

ponendo l’accento sui dati dei PIL nazionali.

Il secondo capitolo sviluppa e si concentra sui rimedi anticrisi adottati dai governi e

dalle istituzioni comunitarie, per quanto riguarda l’Unione Europea. È diviso in due

paragrafi: nel primo si discute delle misure tempestive implementate principalmente

dalla FED e dalla BCE, e in secondo piano anche da altre banche centrali nazionali; nel

secondo ci si sofferma sugli effetti di tali misure, e si analizza la crisi dei debiti sovrani,

un’ulteriore conseguenza degli sviluppi della Grande Recessione.

Il terzo capitolo inquadra invece gli anni successivi alla crisi, muovendo dal

presupposto che essa sia quasi terminata, ed evidenziando il panorama economico-

3

finanziario dello scenario post-crisi. È diviso in due paragrafi: nel primo si discute delle

conseguenze sull’economia delle misure adottate, sia dei paesi in cui sono state

introdotte, sia di quelli che sono stati solo indirettamente influenzati da tali interventi,

soprattutto riguardo le economie emergenti; nel secondo invece si pone l’accento sulle

prospettive che, in questi ultimi anni, i governi hanno per far fronte alle sfide che la crisi

ha portato, analizzando le politiche più consone per condurre l’economia mondiale su

un sentiero più stabile possibile nell’imminente futuro, ed i risultati attendibili derivanti

dalle politiche perseguite, con l’aiuto di qualche considerazione critica.

L’ultimo capitolo, ovvero il quarto, è stato scritto soltanto successivamente e tratta la

terza normativa comunitaria sui requisiti di capitale, conosciuta anche come «Basilea 3»

e adottata a partire dal 2012, che sostituì quella in vigore durante gli anni della crisi,

Lo scopo del capitolo è quello di ampliare la portata dell’elaborato

cioè «Basilea 2».

aggiungendo un ulteriore argomento, enunciato in modo meramente descrittivo, molto

sensibile alle tematiche presentate. Il contributo apportato deriva dalla consultazione di

un’unica fonte, ovvero il capitolo 26 (consultabile online perché in contino

aggiornamento) del seguente libro: Rischio e valore nelle banche. Misura,

esso ci aiuterà ad esplorare l’intero

regolamentazione, gestione di Resti-Sironi (2008);

panorama internazionale circa le novità che il BCBS (Basel Committee on Banking

Supervision), o Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, ha fornito come risposta

alla Grande Recessione al fine di incrementare i presidi patrimoniali detenuti dalle

e di migliorarne l’efficienza

banche in caso di turbolenze finanziarie ed economiche.

L’uscita dalla crisi rappresenta un merito, un’occasione per migliorare e non darsi

per vinti, un modo forse per renderci conto che il nostro mondo è vulnerabile, ma non

per questo irrecuperabile. Del resto, solo dando il meglio si trovano le soluzioni

migliori.

4 Capitolo I

Cause del crollo finanziario e recessione economica

1.1 Crollo finanziario

La storia degli ultimi anni è stata segnata da una crisi economica di enormi

proporzioni che, in modi e misure differenti, investì l’intero pianeta. Può essere

paragonata per molti aspetti alla crisi del 1929; al tempo stesso, tuttavia, presenta

elementi di forte originalità, i quali derivano dai tratti specifici che il capitalismo ha

assunto nell’epoca della globalizzazione e, in particolare, dal ruolo crescente che in esso

gioca la grande finanza internazionale. Esplosa nel paese più avanzato del mondo, gli

Stati Uniti, la «Grande Recessione», com’è stata poi denominata da Nouriel Roubini, si

è diffusa con straordinaria rapidità in gran parte del globo, mettendo sotto pressione

soprattutto l’Europa e le sue istituzioni comunitarie, nonché le economie e gli assetti

politici di molti dei suoi stati membri (Tuccari, 2013). In breve tempo, si trasferì

all'economia reale statunitense ed europea, provocando una caduta di reddito e

occupazione. A tale caduta concorsero la restrizione del credito bancario a famiglie e

imprese, il crollo dei mercati azionari e dei prezzi delle abitazioni e le progressive spinte

inflazionistiche, con conseguenti ripercussioni su consumi e investimenti. Le

interdipendenze commerciali tra paesi, infine, comportarono una pesante riduzione del

commercio mondiale (Consob, 2011).

Gli Stati Uniti avevano già sperimentato negli anni novanta un fenomeno del genere

con la bolla delle “dot.com”, che non aveva però prodotto conseguenze sistemiche. A

“mutui oggetto di una bolla

far precipitare la situazione contribuirono i c.d. subprime”,

finanziaria sviluppata agli inizi degli anni 2000 nel mercato immobiliare statunitense. Il

suo crollo fu reso più devastante dal graduale rialzo del tasso di interesse operato dalla

FED negli anni dell'esplosione della crisi dei mutui, che infatti portò i tassi ufficiali

dall'1,5% al 5,25%, nel tentativo di frenare la speculazione e drenare liquidità dal

sistema economico. Come effetto immediato, il numero dei pignoramenti e delle

insolvenze si moltiplicò, soprattutto per quanto riguarda gli acquirenti di subprime,

colpiti in particolare dall'aumento improvviso delle rate dei fidi. La bolla immobiliare a

quel punto esplose facendo precipitare il prezzo delle case e innescando un'ondata di

5

quel punto esplose facendo precipitare il prezzo delle case e innescando un'ondata di

vendite che mandarono in rovina molti risparmiatori e molti istituti di credito,

provocando un blocco del sistema finanziario (Tuccari, 2013).

È difficile individuare con precisione il “punto zero” della crisi; la data che ne

costituisce il simbolo, come lo è per la Grande Depressione il 24 ottobre 1929, il

«giovedì nero» del crollo della Borsa di Wall Street, è il 15 settembre 2008. È in quel

giorno, infatti, che la Lehman Brothers, una delle più importanti banche di investimento

degli Stati Uniti, con interessi e filiali in tutto il mondo, dichiarò fallimento, seminando

il panico sui mercati finanziari dell’intero pianeta e dando quindi un poderoso impulso

globale alla crisi. Prima che annunciasse bancarotta, FED e governo degli Stati Uniti

cercarono di pattuire l'acquisizione della banca da parte di Barclays o di Bank of

America, che tuttavia opposero il loro rifiuto. La banca d'investimento non ricevette

l'erogazione dei fondi statali né l'intervento di capitali esterni, venendo costretta a

con un indebitamento

iniziare le procedure fallimentari facendo ricorso al "chapter 11”,

di 613 miliardi di dollari. Lehman Brothers nel 2007 aveva chiuso i bilanci con ricavi di

netto di 4,19 miliardi. L’anno successivo, cinque giorni

19 miliardi di dollari e un utile

prima del fallimento, alla fine del secondo trimestre, i ricavi del gruppo apparivano

negativi per 2,9 miliardi di dollari, mentre gli utili per 3,9 miliardi. La causa del suo

rapido tracollo furono i debiti contratti sui mutui ad alto rischio, le massicce

svalutazioni dei titoli seguite al crollo del mercato immobiliare e le contemporanee

1

esposizioni che il gruppo aveva accumulato nel mercato dei CDS (credit default swap).

Come conseguenza immediata del fallimento di Lehman Brothers, in una sola

giornata le borse mondiali videro cancellati 1.200 miliardi di dollari di capitalizza-

zione. L’indice S&P500 di Wall Street, tra settembre e ottobre 2008 diminuì del 25,9%,

con ondate di vere e proprie vendite da panico in alcuni giorni. A ciò si accompagnò

una crisi del credito, determinata dal clima di pessimismo e di diffidenza tra le stesse

banche, che portò in breve tempo alla carenza di liquidità nel sistema economico. A

partire da luglio 2007 e per tutto il 2008, inoltre, si susseguirono vari declassamenti del

merito creditizio di titoli cartolarizzati da parte delle agenzie di rating. Tali titoli, ormai

1 Un CDS, o credit default swap, è un contratto finanziario derivato con il quale un soggetto, detto

protection buyer, si copre dal rischio di fallimento di un terzo soggetto (banca, società, ecc.),

“assicurandosi” così dal verificarsi del credit event specificato nel contratto. Il protection buyer dovrà

corrispondere alla sua controparte, ovvero il protection seller, un premio periodico e qualora si verifichi il

quest’ultima sarà obbligata ad effettuare il pagamento.

default

6

merito creditizio di titoli cartolarizzati da parte delle agenzie di rating. Tali titoli, ormai

ampiamente diffusi sul mercato, persero ogni valore e diventarono illiquidabili,

costringendo le società veicolo a chiedere fondi alle banche che li avevano emessi e che

avevano garantito linee di liquidità. Alcune di esse, tuttavia, non furono in grado di

reperire la liquidità necessaria per soddisfare tali richieste, poiché nessun istituto

finanziario era disposto a fare loro credito. Già nel febbraio 2007 HSBC, un gruppo

bancario europeo, dichiarò la necessità di forti accantonamenti per far fronte alle perdite

accumulate nel settore dei mutui ad alto rischio. Contemporaneamente la californiana

New Century Financial Corporation, terzo operatore statunitense nel settore dei mutui

subprime, dichiarò di aspettarsi perdite future ingenti. A giugno 2007 Bear Stearns, altro

importante operatore del settore dei mutui subprime, dichiarò per due dei propri hedge

fund perdite adoppia cifra. La crisi rapidamente si allargò attraverso le maglie

dell’economia globale e coinvolse anche il vecchio continente: la banca tedesca IKB

entrò in crisi proprio per le esposizioni nel settore dei subprime e la francese Bnp

Paribas congelò improvvisamente tre fondi del valore complessivo di 2,2 miliardi di

dollari. La Northern Rock, quinto istituto di credito britannico, specializzato nei mutui

immobiliari, fu testimone quasi di una sfrenata corsa agli sportelli da parte dei suoi

risparmiatori (Borsa Italiana, 2007).

Il default di Lehman Brothers generò preoccupazioni diffuse sulla solidità di molte

banche d'affari, e timori di tutti i partecipanti al mercato per gli effetti dell'esposizione

verso questi istituti. Il brusco aumento del rischio percepito dagli operatori determinò

una nuova drastica riduzione della liquidità sul mercato dei depositi interbancari e un

aumento dei tassi a breve termine, nonostante le banche centrali avessero già avviato

massicce iniezioni di liquidità. La crisi apparve sempre più nella sua natura sistemica,

con turbolenze senza precedenti che si estesero dal mercato dei prodotti strutturati ai

mercati azionari, in particolare ai titoli delle società del settore finanziario, e

progressivamente all'intero sistema, evidenziando un elevato grado di interconnessione.

La decisione delle autorità americane di lasciare fallire una grande istituzione

finanziaria, con un'ampia e rilevante operatività al di fuori degli USA, scosse

profondamente la fiducia degli operatori alimentando un clima di fortissima tensione e

incertezza sui mercati. Tali circostanze condussero alcuni tra i maggiori istituti di credito

statunitensi verso il fallimento, evitato in certi casi solo grazie al tempestivo intervento

7

del Tesoro e della FED.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Simonale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Mazzola Fabio.
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