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“L’età della pietra non è finita perché sono finite le pietre,

l’età del petrolio non finirà perché finirà il petrolio.”

-Ahmed Zaki Yamani

“Abbiamo permesso che il petrolio diventasse di vitale importanza per ogni cosa che facciamo: il

novanta percento di tutti i trasporti, terrestri, aerei o marittimi, utilizzano il petrolio; il

novantacinque percento dei prodotti che troviamo nei negozi richiede l’utilizzo del petrolio; il

novantacinque percento dei prodotti alimentari richiede l’utilizzo del petrolio.”

-Jeremy Legget

INDICE

1

INTRODUZIONE............................................................................................................... 2

Il petrolio........................................................................................................................ 6

1.1 La formazione del petrolio..................................................................................... 6

1.2 La storia del petrolio.............................................................................................. 8

1.3 Modalità di estrazione e derivati........................................................................... 9

1.4 Il prezzo dell’“oro nero”....................................................................................... 12

Gli Stati produttori di petrolio....................................................................................... 17

2.1 I principali Stati produttori di petrolio..................................................................18

2.2 I cartelli dei produttori di petrolio........................................................................27

2.3 L’OPEC................................................................................................................. 32

Le crisi energetiche.......................................................................................

2.3.1 37

Gli Stati consumatori di petrolio................................................................................... 46

3.1 I principali Stati consumatori di petrolio..............................................................48

3.2 Le organizzazioni degli Stati consumatori...........................................................50

3.3 Le politiche degli Stati consumatori....................................................................55

Green Deal”..............................................60

3.4 Le politiche dell’Unione Europea e il “

CONCLUSIONI............................................................................................................... 65

RINGRAZIAMENTI.......................................................................................................... 67

INTRODUZIONE

2

Nell’immaginario collettivo, spesso e volentieri, si attribuisce alla parola “petrolio” una certa

indeterminatezza e vaghezza, derivante dal pregiudizio per il quale si è soliti considerare questa

risorsa come materia di interesse di una ristretta cerchia di individui e di esperti. In realtà il petrolio

non è una “bestia rara” di competenza esclusiva degli addetti ai lavori, in quanto, inconsciamente,

tutti noi, ogni giorno, vi entriamo in contatto pur senza prestarci sufficiente attenzione.

Il petrolio, infatti, è parte della vita quotidiana e ha un impatto sulla nostra stessa cultura e sul

nostro ambiente non solo perché tramite i suoi derivati possiamo illuminare le strade delle nostre

città, rifornire di benzina la nostra automobile, spostarci da un continente all’altro in aereo, vestirci,

ascoltare la radio, usare il nostro telefono, prendere un’aspirina, profumarci e curare la nostra

immagine con prodotti di cosmesi, ma anche perché questa risorsa costituisce molto spesso la stessa

architrave delle relazioni geopolitiche internazionali che intercorrono tra gli Stati mondiali;

relazioni che inevitabilmente hanno un riscontro nella nostra vita di tutti i giorni (basti pensare a

quelli che furono gli effetti del rincaro del prezzo del petrolio a seguito degli shock petroliferi del

1973 e del 1979, che implicitamente provocarono le cosiddette “crisi energetiche”, ossia un

aumento dei prezzi della benzina e del riscaldamento domestico, con evidenti effetti nocivi sulla

popolazione occidentale).

Il petrolio, olio combustibile facilmente trasportabile ed eccelsa fonte energetica, è comunemente

conosciuto come un “liquido di aspetto oleoso, più o meno viscoso, di colore da giallastro al bruno-

nero, dotato di odore caratteristico e di fluorescenza verde-azzurra” (Treccani), costituito in

prevalenza da idrocarburi e che può essere reperito in giacimenti che si trovano negli strati più in

superficie della crosta terrestre. Difatti, il petrolio rappresenta qualcosa in più oltre che una

semplice sostanza chimica: esso, fonte primaria energetica dell’età moderna, è conosciuto anche

con un secondo appellativo, quello di “oro nero”, per via dell’importanza che questa sostanza

ricopre, non solo dal punto di vista energetico ma, inevitabilmente, come sua conseguenza, anche

dal punto di vista economico (e quindi geopolitico). Tutto ciò ha fatto sì che sorgessero degli

interrogativi: “Quanto il petrolio può incidere sui rapporti che intercorrono tra i vari Stati?”.

“Quanto la capacità di reperire grandi quantità di petrolio direttamente nel proprio sottosuolo può

essere utile all’economia di un Stato?”. “Quanto gli Stati che invece non hanno questa possibilità

dipendono dai primi?”. “Quali sono le possibili strategie che questi Stati potrebbero adottare per

non rimanere soggiogati da questo oligopolio?”. Una serie di domande alle quali non ci si arroga la

pretesa di fornire risposte certe e della quale efficacia non si possa dubitare, ma almeno di fornire

degli strumenti utili per un’analisi più completa di una tematica dalle mille sfumature.

Il petrolio sarà perciò il “fuoco” di questa tesi; più precisamente tematica centrale sarà l’importanza

che il petrolio stesso ricopre all’interno del sistema delle relazioni internazionali tra Stati.

3

La nascita di questo lavoro è anche frutto di un’esigenza volta ad analizzare le strategie che Stati

esclusivamente consumatori di petrolio potrebbero adottare o adottano in vista dell’ottenimento di

un’indipendenza economica ed energetica da quegli Stati che invece estraggono ingenti quantità di

petrolio direttamente dal proprio sottosuolo, ossia gli Stati produttori. Incontestabile è infatti il fatto

per cui, in un mondo dove il petrolio rappresenta sempre di più una risorsa di fondamentale

importanza, sarà vitale ai giorni nostri ricercare delle strategie che possano permettere a quegli Stati

che non possono garantirsi un’adeguata autosufficienza energetica, di diminuire drasticamente le

importazioni di questo combustibile, e perciò di trovare delle soluzioni che possano spaziare

dall’energia rinnovabile fino a quella atomica. Delle soluzioni, quindi, che non siano utili solo dal

punto di vista puramente economico, ma anche da quello sociale e ambientale, e che quindi

implicherebbero una drastica diminuzione dell’inquinamento terrestre e del surriscaldamento

globale, effetto dei gas serra prodotti dalla combustione del petrolio.

Vera e propria metafora di ricchezza, il petrolio può diventare però anche fonte di spreco, di

inquinamento e soprattutto di guerra e distruzione. Spesso e volentieri, dietro questa risorsa

energetica, nascono veri e propri giochi di potere: subdoli trattati commerciali e alleanze effimere e

provvisorie, dettate non tanto dal sentimento di cooperazione tra Stati, ma piuttosto, da particolari,

momentanei e specifici interessi. Se infatti questo è un aspetto che rimane a noi per gran parte

invisibile, risulta particolarmente evidente in altre aree del mondo lontane dalla realtà europea ed

occidentale, dove il petrolio diventa strumento di potere conteso tra milizie armate e governi

autoritari e faziosi che ricorrono alla logica del divide et impera e che arricchisce solo pochi elitari a

discapito della maggior parte della popolazione, che continua a vivere in una condizione di sfiducia

e miseria (la cosiddetta “maledizione delle risorse”). Delle soluzioni quindi che potrebbero essere

intese anche come possibilità di creazione di un nuovo mondo più ugualitario, più giusto, più coeso.

Tale tesi di laurea si è focalizzata essenzialmente sulle politiche internazionali adottate dagli Stati

consumatori di petrolio e, in particolare, dagli Stati membri dell’Unione Europea, con un’analisi di

quelli che sono gli obiettivi che questa si è prefissata di raggiungere entro il 2050, e sulle politiche

adottate dagli Stati produttori di petrolio, in particolare su quelle adottate dagli Stati membri di

quell’organizzazione internazionale economica chiamate OPEC. Ho pertanto ricostruito i processi

di formazione, estrazione, trasporto e infine lavorazione del petrolio, in quanto fasi che, in qualche

maniera, contribuiscono a determinare il prezzo del petrolio e le strategie politiche adottate dagli

Stati stessi. Il lavoro è in più arricchito da un’analisi storica di quelli che furono i principali

avvenimenti relativi ai così detti “shock petroliferi” del 1973 e del 1979 e delle vicende successive

che hanno interessato l’area Medio Orientale (come l’invasione irachena del Kuwait); il primo

shock è avvenuto a seguito dell’embargo del petrolio da parte degli Stati arabi dell’OPEC nei

4

confronti di quei paesi tacciati di essere palesemente filoisraeliani e di appoggiarne la politica

imperialista, il secondo invece è avvenuto a seguito della rivoluzione iraniana e la conseguente

nascita della Repubblica Islamica dell’Iran. 5

CAPITOLO 1

Il petrolio

Il petrolio, come in precedenza affermato, insieme al gas e al carbone è la risorsa energetica più

importante e cruciale della struttura economica produttiva mondiale (Valori, 2011): gli svariati usi

del greggio e la sua peculiarità di “spina dorsale” del sistema energetico, hanno fatto sì che la sua

domanda crescesse fino alla soglia dei cento milioni di barili al giorno (Confindustria Energia).

Analizzare la geopolitica dei produttori e dei consumatori di tale combustibile e le relazioni che tra

questi intercorrono “significa studiare l’architettura, le strutture portanti, gli architravi

dell’economia mondiale e delle sue prospettive di sviluppo” (Maccanico 2011, p.1); una geopolitica

che è collegata ai flussi commerciali che derivano della produzione e dal commercio di tali risorse

naturali (Aoun, Chevalier, 2016). È impossibile però procedere ad uno studio sull’importanza che il

petrolio ricopre nello scacchiere delle relazioni internazionali tra Stati se precedentemente non si

analizza il petrolio dal punto di vista chimico, storico ed economico.

1.1 La formazione del petrolio

1

Il petrolio , dal punto di vista chimico, si presenta come una miscela di idrocarburi alcani (ossia una

miscela di atomi di carbonio e idrogeno), idrocarburi cicloalcani, idrocarburi aromatici, acqua e

altre complesse sostanze chimiche non necessarie alla sua lavorazione (come lo zolfo) e che

vengono chiamate “impurità” (Nicolazzi, 2009). Per via della complessità chimica della sua

composizione, in natura non possono esistere due giacimenti petroliferi con un identico tipo di

petrolio, un po' come se questo fosse un’impronta digitale umana.

2

Il petrolio è perciò un combustile, in quanto, appunto, la sua composizione chimica (il carbonio più

l’idrogeno) fa sì che possa produrre energia a seguito di un processo di combustione (come il

carbone e il gas); più precisamente il petrolio è un “combustibile fossile”, ossia un derivato di

sostanze organiche marine animali (zooplancton) e vegetali (come il fitoplancton) risalenti a milioni

di anni fa che, una volta terminato il proprio ciclo vitale e depositatesi sui fondi degli oceani o di

lagune, sì sono decomposte, diventando così “cherogene” o “probitume”. Queste sostanze organiche

cerose poi, con il passare del tempo, sono state sommerse sempre più dai detriti, fino a rimanere

1 Dal latino petroleum, ossia petrae “roccia” e oleum “olio”.

2 Al suo stato grezzo, quando quindi non è ancora stato raffinato in apposite raffinerie a seguito del procedimento di

estrazione, il petrolio viene chiamato “greggio”. 6 3

intrappolate nella roccia stessa sotto migliaia e migliaia di metri . Man mano che il cherogene o

probitume viene ricoperto da detriti, la temperatura del terreno aumenta (Bosellini, 1998), ed è così

che, con la maturazione termica, si assiste al concatenarsi di una serie di processi chimici che fanno

sì che il cherogene diventi petrolio. Successivamente, gli idrocarburi che costituiscono il petrolio,

per via della propria bassa densità, tendono a migrare dalla roccia in cui si sono prodotti (la “roccia

madre”) verso l’alto, in altre rocce porose e permeabili e che quindi intrappolano letteralmente al

proprio interno il petrolio (le “rocce serbatoio” o “riserva”). Se il petrolio non trova alcun’ostacolo

durante il suo spostamento, questo affiorerà in superficie; tuttavia, per essere utilizzato, è necessario

che il petrolio rimanga bloccato all’interno di quella roccia serbatoio e che al di sopra di essa vi sia

una roccia poco porosa e impermeabile (la “trappola”), in tal modo da accumularsi ma non

fuoriuscire dalla superficie terrestre. Per comprendere meglio questo processo, possiamo ricorrere

ad una semplice metafora: il petrolio può essere infatti considerato come un essere profugo

vagabondo che attua un lungo viaggio della durata di milioni d’anni; in precedenza materia

organica, una volta morta, per pura casualità questa si è sottratta da quel ciclo naturale che da

milioni di anni fa sì che batteri e funghi trasformino tali sostanze organiche in inorganiche (un po’

come fa l’uomo, bruciando materia organica come idrocarburi e sterco), depositandosi in un fondale

stagnante “sia esso una laguna, un pezzo di mare chiuso da una barriera corallina, insomma un

luogo comunque non direttamente esposto alle correnti del mare aperto e alla loro ossigenazione”

(Nicolazzi 2009, p. 7). Questo fondale, anche chiamato “bacino sedimentario”, è un luogo con

scarsità di ossigeno, è pertanto inappetibile per il batterio o il fungo (Mitchell, 2010). La sostanza

organica rimane così nel fondo marino, insieme ad altri resti organici “vagabondi”, e man mano che

altri sedimenti organici si depositano su di esso, questa si compatta sempre più, diventando così

roccia; ma più scende, più la pressione e il calore aumentano, rendendo così il viaggio del profugo

vagabondo assai sconfortevole. “Ed è essenzialmente il calore che gli cambia la vita,

Figura 1: Formazione di un giacimento petrolifero inducendone continue variazioni chimico fisiche. Più cuoce,

e più si trasforma in materia più leggera della roccia che lo

contiene. Nei primi 2000 metri di discesa già si brucia

<< >>

quasi tutto quel che nel frammento organico non è carbonio o

idrogeno. A 60°C, quel che resta del plancton e degli altri

organici con cui viaggia è ormai trasformato in cherogene,

una materia allo stato semisolido pronta per essere

trasformata in petrolio e gas. […] La seconda tappa è quella

che dà vita alla trasformazione in petrolio. La cottura

Fonte: www.online.scuola.zanichelli.it

3 Un combustibile fossile può essere considerato come “una fonte di energia accumulata che deriva da sostanze vegetali

scomparse; lo si potrebbe descrivere come capitali che altri esseri viventi hanno lasciato in eredità agli esseri umani”

(Sartre 1963, p.278). 7

raccomandata è tra i 65 e 150° […]. Il calore, come in un processo di cracking di raffineria, spezza le molecole delle

frazioni pesanti trasformandole in frazioni più leggere. […] E loro [i materiali organici], praticamente spremuti, appena

vengono in contatto con una roccia più ospitale della mamma (porosa abbastanza da contenerli; e permeabile

abbastanza da farli entrare) salutano e si mettono in viaggio. La migrazione è cominciata”. (Nicolazzi 2009, pp. 8-9).

1.2 La storia del petrolio

Se la formazione del petrolio si fa risalire a milioni di milioni di anni fa, altrettanto non si può dire

per quanto riguarda il suo utilizzo. “Non che fosse sconosciuto. I suoi affioramenti (i ritorni in

superficie) erano sparsi e abbondanti; e tali a volte, soprattutto ove già in fiamme al loro affiorare,

da essere fonte di emozione e religione” (Nicolazzi 2009, p.11) . Il petrolio venne usato dagli

4

antichi anche per scopi bellici, come ad esempio per preparare quella speciale miscela che veniva

applicata sulle punte delle frecce per mantenerle infuocate (Nicolazzi, 2009). Con il passare del

tempo, con l’avvento del Medioevo prima e del Rinascimento dopo, al petrolio vennero assegnate

anche altre funzioni, come ad esempio quella medicinale: piccole quantità di petrolio potevano

essere reperite presso le farmacie dell’epoca. L’utilità del petrolio dal punto di vista medicinale

venne poi accresciuta dallo statunitense Samuel Martin Kier, figlio di un produttore di salgemma

(Nicolazzi, 2009). Poi l’ingresso del petrolio nel mercato dell’illuminazione; prima del petrolio, si

era soliti usare come risorsa di illuminazione l’olio di balena, ma naturalmente questa era una

risorsa più difficile da ottenere e, perciò, molto più costosa. Bisognava cacciare le balenein mare

5

aperto per poi trasportarle in riva, e il tutto implicava g

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

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