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3. IL GOTICO POSTCOLONIALE E THE GOD OF SMALL THINGS: L’INQUIETANTE PASSATO INDIANO

3.1 Il gotico e il postcoloniale: due letterature a confronto

The God of Small Things è un intricato romanzo postcoloniale che utilizza le caratteristiche principali del gotico per creare un efficace senso di angoscia e disordine. Arundhati Roy impiega quindi temi quali l’immaginario oscuro, il soprannaturale, la casa stregata, la maledizione ancestrale, l’atmosfera minacciosa, il doppio e l’incesto per personalizzare i grandi orrori socio-culturali dell’India vissuti da una famiglia in Kerala.130

Le piccole cose, come il titolo suggerisce, una speciale bara a misura di bambino, una falena morta, un orologio giocattolo sotterrato, un’impronta incancellabile, pervadono l’intera vicenda per mostrare i fantasmi dell’oppressione, della devastazione coloniale, delle rivolte politiche e delle tragedie storiche dell’India.131

The God of Small Things può essere considerato un ibrido, una combinazione tra Est e Ovest, dove Roy adotta e sfida il gotico tradizionale nell’intento di illustrare il tormentato passato coloniale indiano e il suo presente come paese che lotta per la sua identità. Gena Wisker, parlando del gotico e del postcoloniale, afferma: “The Postcolonial and the Gothic are similar because each defamiliarizes, destabilizes and to some extent otherizes the strange, finding this other both attractive, fascinating, and also dangerous, repulsive, abject”.132 Le ambientazioni postcoloniali sono inevitabilmente gotiche, da quando sono infestate da quei fantasmi che si nascondono silenziosi nel passato coloniale.

3. IL GOTICO POSTCOLONIALE E THE GOD OF SMALL THINGS: L’INQUIETANTE PASSATO INDIANO

3.1 Il gotico e il postcoloniale: due letterature a confronto

The God of Small Things è un intricato romanzo postcoloniale che utilizza le caratteristiche principali del gotico per creare un efficace senso di angoscia e disordine. Arundhati Roy impiega quindi temi quali l’immaginario oscuro, il soprannaturale, la casa stregata, la maledizione ancestrale, l’atmosfera minacciosa, il doppio e l’incesto per personalizzare i grandi orrori socio-culturali dell’India vissuti da una famiglia in Kerala.130

Le piccole cose, come il titolo suggerisce, una speciale bara a misura di bambino, una falena morta, un orologio giocattolo sotterrato, un’impronta incancellabile, pervadono l’intera vicenda per mostrare i fantasmi dell’oppressione, della devastazione coloniale, delle rivolte politiche e delle tragedie storiche dell’India.131

The God of Small Things può essere considerato un ibrido, una combinazione tra Est e Ovest, dove Roy adotta e sfida il gotico tradizionale nell’intento di illustrare il tormentato passato coloniale indiano e il suo presente come paese che lotta per la sua identità. Gena Wisker, parlando del gotico e del postcoloniale, afferma: “The Postcolonial and the Gothic are similar because each defamiliarizes, destabilizes and to some extent otherizes the strange, finding this other both attractive, fascinating, and also dangerous, repulsive, abject”.132 Le ambientazioni postcoloniali sono inevitabilmente gotiche, da quando sono infestate da quei fantasmi che si nascondono silenziosi nel passato coloniale.

Tabish Khair definisce il gotico come una narrazione dell’eccesso e della trasgressione, ma soprattutto dell’Altro:

[...] The Other remains the lynchpin of all perceptibly Gothic action. It is when the Other enters, as Satan, demon, orphan, the outsider, vampire, ghost, non-Christian gods, sexually dangerous women, racially different characters, that the action of most Gothic narratives really commences. And they usually end with the predictable destruction or containment of this Otherness [...].

David Punter descrive il gotico postcoloniale come: “The uncanny, the haunted and the haunting which conjures phantoms, which banishes phantoms, and which always leaves us uncertain whether or not we are alone”.

Roy ritrae le private e piccole lotte della famiglia Ipe come uno specchio che riflette la pubblica e grande lotta d’identità di un paese. Estha e Rahel, i gemelli protagonisti del romanzo, sono impigliati in una complessa ragnatela in cui la discriminazione, la divisione delle classi e la politica convergono in una sola notte della loro infanzia, che cambierà per sempre le loro vite. Le piccole cose, che sono personali della famiglia Ipe, diventano in realtà l’emblema delle grandi battaglie storiche dell’intera nazione.

Ambientato in India alla fine degli anni Sessanta, The God of Small Things narra la vicenda di Ammu, figlia di un alto funzionario, che lascia il marito, alcolizzato e violento, per tornare a casa con i suoi due figli. Ma, secondo la tradizione indiana, una donna divorziata è priva di qualsiasi posizione.

riconosciuta. Se poi questa donna commette l’inaccettabile errore di innamorarsi

di un paria, un “intoccabile”, per lei non vi sarà più comprensione, né perdono.

Attraverso gli occhi dei due bambini, Estha e Rahel, Arundhati Roy ci

racconta una grande storia d’amore che entra in conflitto con

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

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