I fattori psicologici associati al
perseguimento del suicidio assistito
dal medico in pazienti con malattia
terminale: uno studio di meta-analisi
Facoltà di Medicina e Psicologia
Dipartimento di Psicologia
Corso di laurea in Psicologia Clinica
Ilaria Mosca
Matricola 1814460
Relatore Correlatore
Prof. Carlo Lai Prof. Maurizio Pompili
A.A. 2022-2023 1
Indice
INTRODUZIONE _____________________________________________________________ 3
CAPITOLO 1 _________________________________________________________________ 5
1. D S A M (SAM) _________________________ 5
EFINIZIONE DI UICIDIO SSISTITO DAL EDICO
2. P S A M _____________________________ 8
UNTI DI VISTA SUL UICIDIO SSISTITO DAL EDICO
2.1 La Chiesa Cattolica __________________________________________________ 8
2.2 Politica pubblica _______________________________________________________ 11
3. P _____________________________________________ 14
ROSPETTIVE IN DIVERSI PAESI
3.1 L’esperienza dell’Olanda _____________________________________________ 15
3.2 Il caso del Belgio ___________________________________________________ 18
3.3 Il contesto italiano _____________________________________________________ 19
3.4 In Oriente _________________________________________________________ 22
3.5 La situazione oltreoceano: Oregon, Stati Uniti ____________________________ 23
CAPITOLO 2 ________________________________________________________________ 25
1. I __________________ 26
FATTORI PSICOLOGICI ASSOCIATI ALLA CONDIZIONE DI MALATTIA
2.1 Depressione ___________________________________________________________ 27
2.2 Ansia ________________________________________________________________ 29
2.3 Stress percepito ________________________________________________________ 30
2.4 Disperazione o mancanza di speranza ______________________________________ 31
CAPITOLO 3 ________________________________________________________________ 32
1. I _________________________________________________________ 32
NTRODUZIONE
2. M ______________________________________________________________ 34
ETODO
2.1 Strategia di ricerca _____________________________________________________ 35
2.3 Criteri di esclusione ____________________________________________________ 37
2.4 Selezione degli studi ____________________________________________________ 37
2.5 Estrazione dei dati e sintesi _______________________________________________ 38
2.6. Analisi dei dati ________________________________________________________ 41
3. R _____________________________________________________________ 42
ISULTATI ____________________________________________________ 42
3.1. Selezione degli studi ________________________________________________ 42
3.2. Identificazione degli studi ____________________ 43
3.3. Caratteristiche degli studi inclusi nella revisione sistematica
___________________________ 46
3.4 Caratteristiche degli studi inclusi nella meta-analisi
3.5. Valutazione dei bias risk ________________________________________________ 47
___________________________________________________________ 49
4. D
ISCUSSIONE
5. C __________________________________________________________ 53
ONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA ______________________________________________________________ 54
SITOGRAFIA ________________________________________________________________ 62
2
INTRODUZIONE
La tematica concernente le istanze di fine vita da parte di pazienti con
malattia terminale rappresenta una questione particolarmente rilevante
nella società contemporanea.
Le motivazioni che mi hanno spinta ad approfondire il tema dei
fattori psicologici associati al perseguimento del Suicidio Medicalmente
Assistito sono di duplice natura: da una parte troviamo una letteratura
scarna attinente ad un argomento rilevante come quello del fine vita;
dall’altro, un interesse personale, che mi ha permesso di azzardare un
ragionamento critico circa i dati raccolti in studi osservazionali che ho
consultato.
Lo scopo dell’elaborato è quello di studiare i valori dei fattori
psicologici associati al perseguimento o alla contemplazione di Suicidio
Assistito dal Medico (SAM) in pazienti con malattia terminale e confrontarli
con i valori di pazienti con malattia terminale che non perseguono e non
contemplano il suicido assistito dal medico. A questo proposito saranno
svolte una revisione sistematica della letteratura ed una meta-analisi dei
dati. Per raggiungere l’obiettivo che mi sono posta, la trattazione sarà
suddivisa in tre parti: il punto di partenza dell’analisi è un excursus storico-
3
giuridico, preceduto da una breve descrizione del fenomeno di Suicidio
Assistito dal Medico, che aiuterà il lettore ad orientarsi nel corso della
lettura del seguente lavoro; successivamente vi sarà un approfondimento
circa i fattori psicologici che sembrano essere maggiormente implicati nel
processo di SAM.
Infine, verranno descritti i procedimenti che hanno permesso lo
svolgimento della revisione sistematica degli studi presenti nei database
digitali e la discussione degli esisti della meta-analisi che ha permesso una
valutazione quantitativa dei dati. 4
CAPITOLO 1
1. Definizione di Suicidio Assistito dal Medico (SAM)
La conclusione del ciclo biologico di un individuo può avvenire per
vecchiaia, ossia per causa naturale, ovvero essere anticipata, come
conseguenza di una malattia progressivamente invalidante, irreversibile e/o
terminale; nelle fasi ultime di una malattia terminale, nonostante le migliori
cure e trattamenti, il dolore e la sofferenza potrebbero essere insopportabili.
In alcuni paesi è stata introdotta la possibilità di accelerare la propria
morte così che questi pazienti possano evitare dolore e sofferenza estremi
(Farrenkopf & Bryan, 1999).
Si parla, in questi casi, o di eutanasia o di morte volontaria
medicalmente assistita (Suicidio Assistito dal Medico, sinteticamente
definito “SAM”).
Ma cosa si intende con Suicidio Assistito dal Medico (SAM)? Viene
definito come il “porre intenzionalmente fine alla vita di un individuo
affetto da malattia incurabile o dolorosa, inteso come atto di misericordia”
(Manuel, 2002). 5
A differenza dell’eutanasia , il SAM si verifica quando un medico
1
facilita la morte di un paziente, fornendo i mezzi e le informazioni necessari
per consentire a quest’ultimo di compiere l’atto di fine vita (Cerminara &
Perez, 2000).
In particolare, il medico prescrive una dose letale di farmaci, con la
consapevolezza che il paziente potrebbe suicidarsi (Manuel, 2002); tuttavia,
è il paziente a decidere quando - e se - assumere il farmaco (Cerminara &
Perez). Il ruolo del medico è, quindi, limitato alla prescrizione di una dose
letale di farmaci, sarà poi il paziente competente, informato ed autonomo,
a decidere se procedere o meno con l’autosomministrazione (Sprung et al.,
2018). Tenendo conto della precisazione di cui sopra, il paziente che ricorre
al SAM deve, per definizione, conservare la capacità di agire, di intendere e
di volere (ibid). Ciò esclude a priori persone non autonome o in stato
comatoso, eludendo, di fatto, la responsabilità morale del medico che,
secondo le modalità descritte, non compie l’ultima azione che determinerà
la morte del paziente (ibid). Nella catena causale, tra la prescrizione del
il quale prevede azione diretta da parte del medico, volta a causare la morte del paziente
1
e con pieno consenso informato di quest’ultimo (Cerminara & Perez, 2000).
6
farmaco letale e la morte effettiva del paziente, interviene la decisione di
quest’ultimo di assumere tale farmaco (Dworkin, Frey & Bok, 1998).
Ed infatti, il paziente, affinché possa richiedere ed ottenere questo
tipo di assistenza medica, deve poter prendere la decisione in modo libero,
autonomo e volontario; il consenso dello stesso deve essere consapevole e
reso a seguito di adeguata informativa: si parla in questo caso di “decisione
informata”, termine con cui ci si riferisce ad una decisione effettuata da un
paziente qualificato, che si basa su una valutazione dei fatti rilevanti dopo
essere stato messo a conoscenza (i) della sua diagnosi medica, (ii) della sua
prognosi, (iii) dei rischi potenzialmente associati all’assunzione della cura
farmacologica, (iv) del probabile risultato dell’assunzione del farmaco ed,
infine, (v) delle cure alternative possibili, comprese, ma non limitate a, cure
di conforto, cure di hospice e controllo del dolore (Werth, Benjamin &
Farrenkopf, 2000).
Inoltre, le linee guida relative alla valutazione della capacità mentale
e di giudizio di un paziente richiedono che un professionista della salute
mentale valuti e determini che (i) la decisione del primo sia pienamente
informata, (ii) la sua richiesta abbia superato una cura antidepressiva
(Dworkin, Frey & Bok, 1998), (iii) la scelta sia priva di indebite influenze e
7
non distorta da qualsiasi forma di disturbo mentale (Werth, Benjamin &
Farrenkopf, 2000).
2. Punti di vista sul Suicidio Assistito dal Medico
La possibilità di procedere con la morte medicalmente assistita solleva
problematiche di carattere morale, etico, politico e religioso.
Essendo tale tematica di così notevole importanza, non potevano
mancare gli interventi di rilevanti istituzioni mondiali.
2.1 La Chiesa Cattolica
Le problematiche morali, sociali e politiche che concernono il tema della
morte, si muovono in un terreno circoscritto tra bioetica, sacralità e qualità
della vita.
Per comprendere sino in fondo le ragioni che ancora oggi spingono
la Chiesa cristiana cattolica, per lo più, a ostacolare la morte volontaria
medicalmente assistita, occorre analizzare brevemente i principi che
caratterizzano questa religione ed il pensiero del passato su cui, ancora oggi,
8
si fondano i princìpi del Catechismo cattolico romano (Bollettino della sala
stampa della Santa Sede).
Ne “Il Catechismo della Chiesa – La Vita in Cristo” vengono
analizzati, punto per punto, contesti e situazioni in relazione alla vita
umana, ed il pensiero cristiano cattolico circa il rispetto di essa (ibid).
Nel suddetto documento vaticano l’eutanasia viene considerata
moralmente inaccettabile ed il suicidio come un’offesa all’amore di Dio, che
è proprietario della vita che ci ha affidato e di cui non disponiamo (ibid).
Per i pensatori cristiani, vissuti nei primi secoli d.C., che seguivano e
tramandavano la dottrina, la principale argomentazione contro l’atto di
togliersi la vita era che tale atto usurpava il potere sulla vita e sulla morte
che spetta a Dio (Dworkin, Frey & Bok, 1998).
Nella sua storia bimillenaria, la Chiesa Cattolica ha tenacemente
affermato l’importanza di difendere il diritto alla vita, dal concepimento
sino alla morte mantenendo un carattere conservatore su diverse questioni
bioetiche (riproduzione, interruzione volontaria della gravidanza, morte
assistita).
L’opposizione della Chiesa Cattolica alla morte assistita dal medico
merita un’attenzione speciale in quanto essa influenza un elevato numero
di individui in tutto il mondo. 9
Nel settembre 2020 è stata presentata alla Congregazione per la
Dottrina della Fede la Lettera “Samaritanus bonus” che tratta temi
riguardanti le cure di persone in fasi critiche o terminali della vita.
Il documento è stato presentato 40 anni dopo la dichiarazione “Iura
et Bona” che trattava il solo problema dell’eutanasia.
Oltre alla ferma condanna di ogni forma di aiuto nell’accelerare la
morte, quali, ad esempio, eutanasia e suicidio volontario e medicalmente
assistito, la lettera tocca, in più punti, temi etici e clinici.
La Lettera della Congregazione ribadisce come insegnamento
definitivo che le pratiche di fine vita sono un crimine contro la vita umana
in qualsiasi occasione o circostanza (ibid); inoltre, viene sostenuta l’idea che
Dio concede all’uomo la possibilità di sperimentare tutto ciò che la vita ha
da offrire, compresa la sofferenza, e poiché Dio ha “una ragione per ogni
cosa sotto il cielo”, ha anche una ragione per concedere l’esperire della
sofferenza (Cholbi, 2017).
Di contro, pazienti con malattia terminale ricorrono alla richiesta di
SAM per diverse motivazioni, come ad esempio ritenere più importante la
qualità della vita piuttosto che la quantità. Inoltre, una pessima qualità di
vita viene considerata dai pazienti stessi una cagione significativa per la
richiesta di SAM (Sears & Stanton, 2001).
10
Nell’ultimo ventennio, è stata introdotta la terminologia “diritto di
morire”, che richiama il tema della legalizzazione del suicidio assistito dal
medico e la prerogativa del paziente di decidere sulla propria morte,
argomento che verrà ora approfondito (Pratt, 2017).
2.2 Politica pubblica
In questa sede si analizzerà tutto ciò che rientra nel contesto
dell’istituzionalizzazione del “diritto di morire”.
Le nazioni europee e nordamericane sono, già da tempo, impegnate
nella discussione e valutazione dell’opportunità di modificare le leggi a
a
favore di eutanasia attiva volontaria e suicidio assistito dal medico, mezzo
di progetti di legge, atti e referendum.
Vi sono, però, diversi quesiti che nascono nel contesto della politica
pubblica, tra cui: dovrebbe la legge riconoscere un tale diritto? Le istituzioni
mediche (quali gli ospedali) dovrebbero adottare le regole che richiedano
che si agisca in accordo con tale diritto? I codici della professione medica
dovrebbero includere simili regole? L’ordine professionale dovrebbe
prendere provvedimenti nei confronti di coloro che ignorano le pretese in
questione? (Dworkin, Frey & Bok, 1998).
11
Sebbene l’eutanasia ed il suicidio assistito siano stati a lungo un
argomento di dibattito morale, le questioni relative alla depenalizzazione,
legalizzazione e regolamentazione della morte medicalmente assistita è un
dibattito più recente (Weir, 1997).
Esso pone le sue radici nel principio fondamentale della sacralità
della vita umana, che appartiene a Dio e di cui l’individuo è solo un
inquilino (ibid). Di conseguenza, suicidarsi, è un furto nei confronti della
collettività e nei confronti di Dio (ibid).
Ne deriva che la società e il sistema giuridico occidentale siano
caratterizzati dal dogma centrale “è estremamente sbagliato uccidere
intenzionalmente, imprudentemente o negligentemente un altro essere umano”
(ibid). È proprio questo assioma che i sostenitori dell’autonomia cercano di
combattere, così da ottenere la possibilità di “acconsentire al proprio
omicidio”.
Hanno, inoltre, contribuito alla recente ascesa del dibattito su
SAM/Eutanasia (i) l’aumento della longevità, (ii) la mancanza di mezzi
adeguati a finanziare l’assistenza sanitaria e il problema del mantenimento
di strutture familiari di quattro o cinque generazioni, (iii) l’incremento della
prevalenza delle malattie degenerative (ibid).
12
2.2.1 Il timore della “china scivolosa”
Quando si inizia a far posto a questioni di un certo peso biogiuridico
nascono delle preoccupazioni sulle potenziali conseguenze del
cambiamento legislativo, meritevoli di attenta considerazione. Si ritiene,
quindi, opportuno considerare e prevedere i “rischi sociali” che posso
presentarsi.
Con il termine “china scivolosa” si intende la probabilità, data dalla
loro legalizzazione, di incorrere in pratiche eutanasiche che vanno oltre
quelle consentite dalla legge. Consentire un certo tipo di azione potrebbe
condurre alla pratica di un’azione simile ma eticamente discutibile (Aznar,
2021). I principali problemi bioetici, medici e sociali che possono costituire
questa “pendenza scivolosa” sono: (i) che l’eutanasia venga utilizzata su
pazienti non malati terminali, estendendone, così, a chiunque, la possibilità
di usufruirne; (ii) che queste pratiche vengano utilizzate anche su neonati,
bambini e adolescenti; (iii) che si verifichi l’eutanasia involontaria (cioè, non
richiesta dal paziente) (ibid).
Nel suo rapporto When death is sought. Assisted suicide and euthanasia
in the medical context, la New York State Force on Life and the Law mantiene
13
la sua posizione in favore del mantenimento della proibizione del suicidio
medicalmente assistito, nonostante fosse composta da membri con opinioni
diverse riguardo la moralità dei singoli casi (Dworkin, 1998), facendo propri
i presupposti del “pendio scivoloso” (Dworkin, Frey & Bok, 1998).
La Task Force ritiene che, a prescindere da come vengano formulate
le direttive, il suicidio assistito verrebbe praticato come il resto della
medicina negli Stati Uniti, in altre parole “attraverso il prisma
dell’ineguaglianza e del pregiudizio sociali” (ibid). Con questa affermazione
La Task Force sottolinea che, con la legalizzazione delle pratiche
eutanasiche, sarebbero maggiormente a rischio di abuso di suddette
pratiche, le minoranze, i poveri e gli anziani (ibid).
3. Prospettive in diversi paesi
Il suicido assistito dal medico è un tema che ha dato luogo a dibattiti in
diversi paesi in tutto il mondo, molti dei quali hanno provveduto alla
regolamentazione dello stesso.
Verrà, di seguito, riportato il quadro politico e sociale di alcuni stati,
la cui analisi offre un ventaglio di esperienze diverse orientate alla
compassione del paziente malato terminale più che al solo alleggerimento
della sofferenza durante gli stadi terminali, tramite cure palliative.
14
Verranno, in particolare, citati Olanda, Belgio e Italia per quanto
concerne il contesto europeo e l’Oregon per il contesto statunitense, non
perché sono gli unici ad aver affrontato l’argomento eu
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Diagnosi psicoanalitica, prof Marogna, libro consigliato Fattori di malattia, fattori di guarigione…
-
Riassunto esame Psicologia, prof Marogna, libro consigliato Fattori di malattia fattori di guarigione, Ferro
-
i fattori endogeni oncogeni
-
Fattori di virulenza