Nei seguenti paragrafi verranno mostrati i rischi in tale argomento riferendoci
inizialmente agli ETF e successivamente alle criptovalute. Infine verrà presentata una
mappa visiva che consente di valutare in modo facile e veloce i rischi trattati da questo
paragrafo. 2.3.1 Volatilità e rischio reputazionale
La volatilità è un concetto importante quando si parla di investimenti, essa è un
indicatore di rischio che misura la rapidità con cui il prezzo di una singola attività si
discosta dal suo valore medio, più grande è la volatilità di uno strumento finanziario e
maggiore sarà l’imprevedibilità del prezzo, favorendo, inoltre, oscillazioni di prezzo
più ampie al rialzo e al ribasso, al contrario, con bassa volatilità i rendimenti sono
stabili e prevedibili; uno strumento molto importante che consente di calcolare la
volatilità di un investimento è rappresentato dalla deviazione standard “σ” (sigma); la
deviazione standard si calcola mediante la radice delle dispersioni intorno alla media
dei valori che la variabile assume, fratto il numero dei valori considerati. ETF e
criptovalute, pur condividendo delle caratteristiche di negoziazione, presentano
strumenti che si collocano su estremi opposti per quanto riguarda l’intensità e la
frequenza delle oscillazioni: della volatilità.
In particolare, gli ETF hanno una volatilità che dipende dall’asset che il singolo
strumento replica, in genere non sono strumenti che presentano una volatilità molto
alta, ma assumono il rischio in base al paniere di strumenti o aziende che replicano:
• ETF obbligazionari e monetari: replicando obbligazioni o titoli di Stato presentano, in
genere, una volatilità molto bassa, esattamente come gli strumenti da cui sono
composti
• ETF azionari (come S&P 500): hanno una volatilità più alta rispetto ai precedenti a
causa delle dinamiche macroeconomiche, tuttavia, tale volatilità è compensata
dall’enorme diversificazione presente all’interno dei singoli ETF azionari. 27
• ETF settoriali e tematici: essi sono più concentrati e sensibili a diversi fattori, come
alle innovazioni tecnologiche, ai trend politici eccetera, per tale ragione possono
presentare una volatilità molto più alta rispetto ai due gruppi precedenti.
Discorso diverso è da fare per le criptovalute, esse, difatti, sono caratterizzate da una
volatilità molto più elevata che deriva da una serie di fattori, come la bassa
capitalizzazione (nel capitolo precedente è presente un paragrafo che parla di tale
caratteristica), movimenti speculativi (la volatilità delle criptovalute è influenzata da
notizie o da messaggi di persone influenti: anche senza cambiamenti fondamentali la
volatilità è condizionata dai “sentimenti” delle persone influenti, come Elon Musk),
chiusura del mercato (la quale abbiamo detto non esiste, ciò causa un continuo
cambiamento di prezzo, cosa che, nei mercati tradizionali non avviene) e il valore (le
azioni, obbligazioni e negli ETF basati su questi due strumenti finanziari, i rendimenti
si consolidano su utili aziendali o tramite la distribuzione di cedole, ma le criptovalute
non hanno un valore ancorato ad un risultato, questo rende il prezzo dipendente dalle
quantità di domanda e di offerta in un determinato momento).
È possibile riflettere anche sul rischio reputazionale: il rischio riferito alla possibilità
che un’impresa subisca dei danni di immagine a seguito di scelte di allocazione del
capitale, ad esempio, il CEO della banca “Intesa San Paolo”, a seguito dell’acquisto
di 10 bitcoin, per difendere l’immagine dell’azienda, ha negato tale l’acquisto. Questo
non riguarda solamente le perdite economiche dirette, ma l’impatto che le decisioni
prese possono avere sugli stakeholder e sull’opinione pubblica. Per gli ETF si possono
presentare rischi reputazionali, ad esempio, in caso di investimento in ETF settoriali
“sensibili”, come quelli che replicano indici di industrie controverse (armi e tabacco);
per le criptovalute il rischio d’immagine è ancora più accentuato, questo perché, non
essendo regolamentato da un’istituzione centrale, le imprese possono usare le
criptovalute per riciclare il denaro, evadere il fisco o acquistare sul dark web; inoltre,
aziende che investono in criptovalute che utilizzano il meccanismo del Proof of Work
(come Bitcoin), possono subire dei danni d’immagine a causa del forte impatto
ambientale che tale meccanismo presenta.
2.3.2 Rischio di controparte e di liquidità
Nell’analisi dei rischi legati all’allocazione di risorse finanziarie in eccesso sugli
strumenti finanziari moderni, risulta fondamentale tener presente del rischio di
controparte e del rischio li liquidità. Entrambi i concetti si riferiscono alla possibilità
che il creditore (ovvero l’investitore) non riesca ad ottenere ciò che gli spetta (a causa
di insolvenza o di inadempienza totale o parziale o a causa di una difficoltà
sopravvenuta a liquidare lo strumento in tempi e prezzi congrui. Sebbene abbiamo una
definizione simile, la loro manifestazione varia in base allo strumento oggetto d’analisi
(ETF o criptovalute). In questo paragrafo verranno mostrati il rischio di controparte
presente negli ETF e nelle criptovalute per poi osservare il rischio di liquidità inerente
28
agli ETF e successivamente alle criptovalute.
Il rischio di controparte negli ETF: questi strumenti, pur essendo definiti sicuri poiché
regolamentati, non si escludono dal rischio di controparte; per classificarli occorre
distinguere gli ETF in forma fisica e quelli in forma sintetica, nei primi lo strumento
finanziario replica “materialmente” l’indice acquistando i titoli sottostanti, nel
secondo, la replica avviene in maniera “contrattuale derivata (swap) con una
controparte (solitamente una banca);
• ETF a replica fisica: replicano l’indice acquistando i titoli sottostanti, questo permette
all’investitore di detenere indirettamente le quote di attività reali, il compito di
custodia di tali quote spetta ad un depositario; in questo caso, il rischio di controparte
può verificarsi in caso di inadempienza del custode, ma generalmente non accade;
• ETF a replica sintetica: rispetto al caso precedente, il rischio di controparte è molto
più elevato a causa dei contratti di swap stipulati con istituzioni finanziarie, se i
fornitori di swap sono insolventi, l’ETF potrebbe non essere capace di garantire le
performance attese; per questa tipologia di ETF sono previste delle regole da parte
della normativa europea per mitigare tale rischio.
Il rischio di controparte nelle criptovalute: in questo caso, il rischio di controparte
assume forme più complesse, in primo luogo perché vi è un’assenza delle garanzie
istituzionali, a differenza degli strumenti tradizionali e dei mercati regolamentati degli
ETF, nel mondo crypto non sono presenti fondi di garanzia a assicurazioni, il rischio
di controparte è a carico dell’investitore; in secondo luogo, il fatto che l’investitore
scambi criptovalute sfruttando piattaforme (o Exchange) centralizzate, come “EToro”
o “YoungPlatform”, non gli consente di custodirle direttamente mediante una chiave
privata, ma affida la custodia alla piattaforma di scambio di criptovalute, se tale
Exchange dovesse fallire o se dovesse tenere comportamenti imputabili di frode,
l’investitore perderebbe totalmente o parzialmente i fondi depositati.
Abbiamo detto, invece, che il rischio di liquidità si palesa quando un titolo non può
essere liquidato rapidamente senza subire uno sconto sul prezzo. Analizzando il rischio
di liquidità ci accorgiamo che varia anch’esso tra gli ETF e tra le criptovalute; per
quanto riguarda il rischio di liquidità negli ETF, questo varia a seconda del fondo, del
mercato o del settore sottostante: per quanto riguarda ETF su indici ampi (ad esempio
l’S&P 500), questi sono caratterizzati da un’elevata liquidità, spread molto bassi e la
presenza di market maker che facilitano lo scambio di titoli in tempi brevi; mentre gli
ETF basati su mercati emergenti o di nicchia, sono caratterizzati da una bassa liquidità
e alti spread a causa dei minori investimenti su di esso; tuttavia, nonostante che gli
ETF su indici ampi presentano le caratteristiche ideali per investirci, se si presentano
condizioni di turbolenza del mercato (ad esempio crisi finanziarie), si può generare un
rischio di liquidità temporaneo. Per mitigare il rischio di liquidità è stato costruito il
meccanismo di creazione e rimborso delle quote, tale meccanismo consente di creare
29
nuove quote in periodi in cui la domanda è molto elevata e consente di rimborsarle
quando cala, fondamentale è il coinvolgimento di banche e istituzioni finanziarie che
consentono l’operatività di tale meccanismo.
Nelle criptovalute, il rischio di liquidità è molto più accentuato in quanto dipende da
diversi fattori, tra cui:
• Dimensione della criptovaluta: per le valute digitali che godono di mercati profondi
(come Bitcoin ed Ethereum), la liquidità è molto elevata grazie agli scambi enormi,
ma, per le altre criptovalute, il mercato è poco profondo, quindi la vendita di un
piccolo pacchetto di tali valute può far crollare il prezzo;
• Momenti del mercato: nel mercato delle criptovalute si alternano momenti di stabilità
a momenti di “bull market” e “bear market”, nel primo viene aumentata molto la
liquidità grazie all’ingresso nel mercato di investitori corpulenti, mentre, nel secondo
la liquidità viene ridotta, ciò rende difficile liquidare la propria posizione senza
riscontrare un’ingente perdita di valore;
• Mercati frazionati: lo scambio di criptovalute è frammentato in molti Exchange che
spesso non sono coordinate, questo comporta delle differenze di prezzo anche molto
30
corpose passando da un Exchange ad un altro, ostacolando la formazione di liquidità
omogenea. Alcuni “trader” possono generare liquidità sfruttando tali differenziali di
prezzo.
Figura 2.4 Tabella comparativa dei rischi trattati nel paragrafo tra ETF e criptovalute.
2.4 Analisi di 2 casi aziendali: Tesla e ABB
Questo paragrafo si occupa di unire la teoria alla pratica presentando le aziende “Tesla”
e “ABB” e presentando il loro “modus operandi” per quanto riguarda l’allocazione
delle risorse finanziarie; perché ho deciso di scegliere queste aziende? La moti
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