Università Telematica Pegaso
CORSO INTENSIVO DI QUALIFICAZIONE PER
L'ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI EDUCATORE
PROFESSIONALE SOCIO-PEDAGOGICO
Alfo 219
IL CAMMINO DELLA DISABILITÀ VERSO LA SCUOLA
INCLUSIVA
RELATORE: CANDIDATO:
Anno Accademico
2017-2018
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INDICE
INTRODUZIONE ………………………….……………………………………….. 3
CAPITOLO 1: LA DISABILITÀ ………………………………………………….. 5
CAPITOLO 2: DALLE SCUOLE SPECIALI A QUELLE INCLUSIVE …….. 12
CAPITOLO 3: L’INCLUSIONE SCOLASTICA ………………………….……. 16
CONCLUSIONE …………………………….…………………………………….. 22
BIBLIOGRAFIA ……………………………………………………………….….. 23
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INTRODUZIONE
La disabilità può essere definita come la condizione di una persona che si trova in una
situazione o stato di svantaggio e che non è in grado di partecipare autonomamente e
attivamente alle attività della vita sociale.
Il primo capitolo si propone di chiarire il concetto di disabilità, anche sulla base del
sistema di classificazione ICIDH (International Classification of Impairments Disabilities
and Handicaps) e sulla base del sistema di classificazione ICF (International Classification of
Functioning). Dopo aver analizzato il concetto di disabilità, il primo capitolo si propone di
spiegare che la disabilità non può essere negata o mascherata, ma deve essere accettata. Nella
società in cui viviamo contano i risultati e le performance e, di conseguenza, è difficile che
emerga l’unicità e l’originale irripetibilità della persona, soprattutto in presenza di disabilità.
È necessario, dunque, educare all’identità, all'alterità e alla diversità perché la disabilità venga
vista come risorsa e non come limite.
In campo scolastico il problema della convivenza tra diversità ha posto le basi per
l’inclusione. Il secondo capitolo è dedicato all’analisi delle tappe storiche che hanno
caratterizzato nel tempo questo cammino verso l’inclusione e, in particolare, si sofferma sui
concetti di esclusione, segregazione, inserimento e integrazione.
Infine, il terzo capitolo si propone di analizzare il concetto di inclusione, ossia quel
processo attraverso cui la scuola diventa un ambiente in grado di rispondere in maniera
opportuna ai diversi bisogni di tutti i bambini, in particolare quelli con Bisogni Educativi
Speciali. L’inclusione scolastica accetta la diversità, considerandola un elemento di
arricchimento, e si pone come obiettivo un percorso in base al quale tutti gli alunni hanno
diritto di sviluppare le loro potenzialità. Quindi, questa prospettiva si basa sull’idea che
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esistono singoli individui con proprie caratteristiche e che, di conseguenza, esistono diversi
modi di essere “normali” e diversi modi di essere “disabili”. Gli alunni, a prescindere dalle
loro abilità, dal linguaggio o dalla diversa origine etnica, devono essere valorizzati tutti allo
stesso modo e devono avere tutti uguali opportunità.
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CAPITOLO 1:
LA DISABILITÀ
Quando un soggetto può essere definito ‹‹disabile››? Nel tempo si è cercato di dare una
risposta a tale domanda. In modo generico la disabilità è stata considerata come la condizione
di una persona che non è più in grado di partecipare autonomamente e attivamente alle attività
della vita sociale e che, quindi, si trova in una condizione di svantaggio.
Nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicò un primo documento dal titolo
International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps (ICIDH). Nel testo
veniva fatta l’importante distinzione fra menomazione (impairment), disabilità (disability) e
handicap:
per menomazione si intende la perdita o anormalità a carico di una struttura o di una
funzione psicologica, fisiologica o anatomica;
per disabilità si intende qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione)
della capacità di compiere un’attività nelle modalità considerate normali per un essere
umano;
per handicap si intende la condizione di svantaggio conseguente a una menomazione
o a una disabilità che in un certo soggetto limita o impedisce l’adempimento del ruolo
normale in relazione all’età, al sesso e ai fattori socioculturali.
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La figura 1 permette di cogliere al meglio la relazione che c’è tra menomazione, disabilità e
handicap:
MALATTIA/DISTURBO
MENOMAZIONE DISABILITÀ HANDICAP
Figura 1. Relazione tra menomazione, disabilità e handicap nell’ICIDH.
È importante sottolineare che in caso di menomazione, è necessario intervenire su di essa
perché non si trasformi in disabilità, e che in caso di disabilità, è necessario intervenire sugli
aspetti sociali che interessano l’individuo perché non si trasformi in handicap. Mentre per un
individuo la menomazione ha carattere permanente, la disabilità dipende dalla attività che egli
deve esercitare e l’handicap esprime lo svantaggio che ha nei riguardi di altri individui. In
alcuni casi una persona che presenta una menomazione, può non essere considerata anche
disabile; allo stesso modo, una persona può essere considerata disabile senza avere
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necessariamente un handicap . Ad esempio, un paraplegico presenta un handicap in attività
motorie, ma potrebbe non avere nessuno svantaggio in altre attività come nell’uso di un
computer.
L’aspetto significativo dell’ICIDH è stato quello di associare lo stato di un individuo non
solo a funzioni e strutture del corpo umano, ma anche alle attività sia a livello individuale, sia
1 Cfr. Barbuto E. e Mariani G., Avvertenze Generali per tutte le classi di concorso di ogni ordine e grado,
Competenze pedagogiche e didattiche, Ordinamento del sistema istruzione, EdiSES, Napoli 2016, pp. 403-404.
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a livello interpersonale nella partecipazione alla vita sociale. Tuttavia, questa classificazione
nel tempo ha mostrato diverse limitazioni. Infatti, non considera che la disabilità è un concetto
dinamico, in quanto può anche essere solo temporanea e considera solo i fattori patologici,
trascurando i fattori ambientali, che hanno un ruolo notevole nella limitazione dell'autonomia
del soggetto. Per questi motivi, si pose la necessità di formulare una seconda classificazione,
tenendo conto di questi aspetti che venivano trascurati nella prima classificazione.
Così, negli anni Novanta, l’Organizzazione Mondiale della Sanità commissionò un gruppo
di esperti con il compito di riformulare la classificazione tenendo conto di questi concetti. Il
secondo documento ha per titolo ICF (International Classification of Functioning) o
Classificazione dello stato di salute e definisce lo stato di salute delle persone piuttosto che le
limitazioni. L’ICF (2001) è il risultato di sette anni di un lavoro svoltosi in sessantacinque
Paesi che è partito dalla revisione della vecchia classificazione ICIDH (1980). L’ICF fornisce
un’analisi dello stato di salute degli individui ponendo la correlazione fra salute e ambiente:
l'individuo "sano" è "individuo in stato di benessere psicofisico". Introduce una
classificazione dei fattori ambientali e l’analisi delle varie dimensioni esistenziali
dell’individuo mette in risalto come le persone possano convivere con la loro patologia, ma
anche come si può intervenire per migliorare la qualità della loro vita. L’ICF tiene conto di
qualsiasi individuo, dal neonato all’anziano, con o senza disabilità e malattie, e per questo può
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essere usato in contesti professionali diversi .
L’ICF Organizza le informazioni secondo tre livelli:
Livello corporeo: funzione e struttura, non il danno;
Livello personale: attività, risorse disponibili, non la perdita;
2 Cfr. Addesso C.A., Grando
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