Kierkegaard
Precursore dell’esistenzialismo e critico di fronte all’ottimismo razionalistico, Soren
Kierkegaard si concentra sull’analisi dell’esistenza concreta del singolo. Si fa poeta
dell’angoscia e della disperazione, che nasce dal vivere sé stessi, additando una via di
salvezza nell’abbandono fiducioso a Dio, che può così attribuire un significato
all’impotenza umana. D’altra parte, vivere significa porsi continuamente la stessa
domanda: “che cosa significa per me esistere?”
BIOGRAFIA
La sua vita fu povera di avvenimenti esterni, ma traboccante di torsioni mentali ed
autoanalisi. Il suo percorso filosofico deriva principalmente da 3 “incidenti” esteriori:
- Il difficile rapporto con il padre, dal quale ricava un forte senso del peccato;
- La relazione con Regine Olsen, che lui stesso interrompe e che ingigantisce il
suo senso di colpa;
- La polemica contro il vescovo della chiesa danese.
Soren Aabye Kierkegaard nasce a Copenaghen il 5 maggio 1813. Il padre era un ricco
commerciante e la madre di Soren, seconda moglie, era prima stata la sua
governante. Di 7 figli, solo lui e un altro sopravvissero col tempo e tali eventi vennero
attribuiti dal padre ad una maledizione divina (generata da un’imprecazione contro Dio
in giovane età). Per cui Soren viene educato rigidamente secondo i concetti di colpa,
espiazione, punizione e successivamente si iscrive alla facoltà di teologia della città,
ma mostra una certa avversione verso il padre rifugiandosi nella mondanità. In realtà,
tale aspetto si configura come una maschera, un modo per nascondere la propria
indole malinconica e riflessiva, per nascondere quel tormento interiore che lo porterà a
non scegliere cosa fare della propria vita. “la scelta genera angoscia”.
Nel 1835 scopre l’evento che aveva indotto il padre verso il forte senso di colpa,
scoprendo il carattere tragico della fede, una disperazione intrisa a speranza. Dopo la
morte del padre, grazie all’ingente eredità, riesce a condurre una vita molto agiata.
Nel 1837 conosce Regine Olsen, 11 anni più piccola, con la quale si fidanza del 40 e
dalla quale spera di ereditare un modo per liberarsi della propria angoscia. In realtà la
possibilità di essere felice si tramuta nella paura di perdere tale felicità, pertanto
decide di lasciare la ragazza.
Nel 1841 si laurea in filosofia con la dissertazione “Sul concetto dell’ironia con
particolare riguardo a Socrate” e si reca poi a Berlino. Patisce molto la lontananza da
Regine, alla quale lascerà il proprio patrimonio, da lei poi rifiutato.
Successivamente si dedica alla scrittura e pubblica tre categorie di opere:
- Opere pseudonime: forma di comunicazione indiretta, alla quale affida diversi
punti di vista;
- Opere pubblicate con il proprio nome: comunicazione diretta, alla quale affida la
propria visione del mondo;
- Appunti e riflessioni non destinate alla pubblicazione.
Nel 1854, alla morte del vescovo Jacob Myster scoppia il conflitto contro la chiesa
luterana di Danimarca, Chiesa di Stato. Soren giudica inammissibile la riduzione della
fede a valori esteriori, che tradiscono di base i reali valori evangelici. Il successore del
vescovo, Hans Martensen aveva definito il defunto come un “testimone della verità” e
ciò aveva causato non pochi disappunti da parte del filosofo. Egli pubblica infatti
“L’Istante” dove denuncia gli aspetti mondani della Chiesa danese. Muore poi nel
1855, rifiutando i riti religiosi.
LA DISSERTAZIONE GIOVANILE SULL’IRONIA
Nella sua dissertazione è possibile intravedere i temi centrali della sua riflessione.
Innanzitutto il riferimento a Socrate, ideale di ricerca inesauribile di verità, che
nasconde un’allusione polemica a Hegel e alla sua certezza della propria dottrina.
Kierkegaard riconosce in tale ironia la limitatezza della conoscenza umana, la quale
consiste nel non prendere sul serio il finito, assumendo cioè un comportamento di
superiore distacco riguardo le attività mondane, relativizzandone il valore.
Vi è accanto una critica dell’ironia nella sua accezione romantica, quel senso di
inadeguatezza espresso dall’artista, incapace di esprimere l’infinito, nei confronti della
propria opera, inferiore all’anima (= infinito). Atteggiamento sterile e inaccettabile, per
un’infinitizzazione dell’interiorità.
Egli preferisce contrapporre all’ironia l’umorismo e la loro differenza sta
nell’atteggiamento della coscienza verso il finito: l’umorismo si appoggia alla certezza
religiosa, che spinge ad agire nel mondo, mentre l’ironia accetta il vuoto dell’infinito e
rimane nel dubbio.
LA CONCEZIONE DELL’ESISTENZA TRA POSSIBILITA’ E FEDE
Molti temi di Soren si trovano in posizione antitetica rispetto l’idealismo: difesa della
singolarità dell’individuo, rivalutazione dell’esistenza concreta, l’inconciliabilità delle
alternative, la libertà come possibilità, teorizzazione della categoria della possibilità.
1) Ricondurre la comprensione dell’intera esistenza alla categoria della possibilità.
Kierkegaard ne mette in luce l’aspetto negativo, la presenza della poss