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STORIA ECONOMICA

Università: Ecampus Facoltà Economia (D.M. 270/04)

Docente del corso: Prof.ssa Marcelli Angelina

Anno Accademico: 2025/2026

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✔ Documento pronto da u lizzare 1

Sommario

Lezione 007 .......................................................................................................................................... 3

Lezione 018 .......................................................................................................................................... 6

Lezione 027 ........................................................................................................................................ 14

Lezione 033 ........................................................................................................................................ 25

Lezione 039 ........................................................................................................................................ 28

Lezione 046 ........................................................................................................................................ 31

Lezione 053 ........................................................................................................................................ 43

Lezione 060 ........................................................................................................................................ 63

Lezione 070 ...................................................................................................................................... 100

2

Lezione 007

26. Cosa sono le crisi d’Ancien Régime?

Le crisi d’Ancien Régime, de e anche trappole malthusiane, sono episodi ricorren di epidemie,

cares e e guerre che, nelle economie preindustriali europee, annullavano di fa o l’incremento

demografico avvenuto nei periodi preceden .

In una situazione di crescita della popolazione oltre il limite sostenibile dalle risorse, si verificavano

queste crisi che riportavano la popolazione a livelli compa bili con la capacità produ va

dell’economia.

Osservando il lungo periodo, si nota una certa regolarità nell’alternanza tra periodi di

prosperità (crescita demografica) e periodi di crisi (forte mortalità), pica dell’età preindustriale

prima della rivoluzione industriale.

27. La teoria dei cicli economici: nascita e sviluppi

La prima formulazione organica della teoria dei cicli economici si deve a Clément Juglar, intorno

al 1860. Per ciclo economico si intende l’alternarsi nel tempo, in un’economia di mercato, di fasi di

prosperità e di depressione, rappresentate graficamente da una curva “a onda”.

Successivamente la teoria dei cicli si è sviluppata lungo due grandi filoni:

Filone empirico/sta s co (sta co): si concentra sulla raccolta e sull’elaborazione dei da

 (serie storiche di prezzi, produzione, reddito, occupazione, inves men ), descrivendo le

flu uazioni senza necessariamente proporre una teoria esplica va forte.

Filone teorico: interpreta i da storici alla luce di teorie economiche diverse, ad esempio:

 interpretazioni di ispirazione marxiana (crisi da sovrapproduzione, caduta del saggio

 di profi o);

interpretazioni monetariste (ruolo della moneta, del credito, delle poli che

 monetarie);

interpretazioni di derivazione keynesiana (insufficienza della domanda effe va,

 ruolo delle aspe a ve e degli inves men ).

La ciclicità dell’economia può essere osservata:

nel breve periodo (2–10 anni, cicli “classici” industriali);

 nel medio–lungo periodo (fino a 40–50 anni, i cosidde cicli lunghi studia da Kondrat’ev e

 ripresi da Schumpeter).

28. La teoria di Schumpeter e quella di Kondrat’ev: analogie e differenze

Schumpeter (1883–1950) e Kondrat’ev (1892–1931) analizzano entrambi l’evoluzione del

capitalismo in termini di cicli di lunga durata, ma con prospe ve diverse.

Schumpeter:

ri ene che lo sviluppo economico sia guidato dalle innovazioni tecnologiche introdo e dagli

 imprenditori, rese possibili dal credito bancario;

lo sviluppo procede per “sal ”, a raverso ondate di innovazioni che rompono l’equilibrio

 precedente;

la durata dei cicli lunghi è circa 40 anni, con:

 3

una fase di crescita (circa 20 anni),

 seguita da una fase di recessione/depressione (altri 20 anni);

l’inizio della crescita rapida coincide con la diffusione di nuove tecnologie;

 nella rappresentazione grafica, il punto più significa vo è il flesso della curva, dove avviene

 l’inversione di tendenza.

Kondrat’ev:

individua nel capitalismo dei cicli lunghi di circa 50 anni ciascuno;

 ogni ciclo è composto da:

 una fase di espansione (a),

 e una fase di recessione (b);

la variabile ciclica osservata è sopra u o il livello dei prezzi:

 aumento dei prezzi → espansione, aumento di produzione e inves men , tassi

 d’interesse in crescita;

calo dei prezzi → fase di ristagno o crisi.

Analogie:

entrambi riconoscono l’esistenza di cicli lunghi nel capitalismo;

 collegano i cicli a trasformazioni stru urali profonde dell’economia (inves men di lunga

 durata, mutamen tecnologici, accumulazione di capitale).

Differenze:

Schumpeter me e al centro innovazioni e imprenditori come motore dello sviluppo;

 Kondrat’ev si concentra di più sull’andamento dei prezzi e sulle serie storiche come

 indicatore delle fasi del ciclo.

29. Si definisca la Storia economica e si evidenzino aspe comuni e differenze rispe o ad altre

discipline

La Storia economica è la disciplina che studia l’evoluzione nel tempo dei fa e delle stru ure

economiche, considerando il nesso tra le vicende economiche e le is tuzioni, la società, la poli ca e

la cultura.

È, in sostanza, storia economica dell’uomo: ene conto delle cara eris che fisiologiche e

psicologiche, della razionalità e dell’irrazionalità degli individui, delle mentalità e delle culture.

Aspe comuni con l’economia poli ca:

condividono la stessa problema ca di fondo (produzione, distribuzione, uso delle risorse e

 del reddito);

usano, almeno in parte, categorie e strumen conce uali analoghi (crescita, sviluppo, cicli,

 mercato, is tuzioni).

Differenze principali:

l’economista:

 guarda sopra u o al presente e al futuro;

 tende a costruire modelli astra , riducendo il numero di variabili per individuare

 regolarità generali e leggi; 4

lo storico economico:

 guarda prevalentemente al passato;

 si concentra sulla specificità dei contes storici;

 è tenuto a considerare un ampio ventaglio di fa ori: economici, sociali, poli ci,

 giuridici, culturali.

In sintesi, l’economista cerca regolarità e formulazioni teoriche generali; lo storico economico mira

a ricostruire e interpretare i processi reali tenendo conto della complessità storica.

30. Si definisca un ciclo economico e lo si costruisca graficamente

Un ciclo economico è l’alternarsi nel tempo, in un’economia di mercato, di fasi di espansione e

di contrazione dell’a vità economica, misurata a raverso una variabile macroeconomica

( picamente il PIL o il reddito nazionale).

Graficamente, il ciclo è rappresentato come una curva ondulata che si muove a orno a un trend di

lungo periodo (che può essere crescente, stazionario o decrescente). Le principali fasi sono:

1. Espansione:

aumento della produzione, dell’occupazione, degli inves men , dei reddi .

2. Crisi / Picco:

punto di massimo; la crescita si arresta e inizia l’inversione.

3. Contrazione / Recessione:

diminuzione di produzione, occupazione, inves men .

4. Ripresa:

punto di minimo; l’economia torna a crescere e si avvia una nuova fase di espansione.

Dal punto di vista grafico:

la durata della flu uazione (lunghezza del ciclo) si misura sull’asse X (tempo);

 l’ampiezza della flu uazione (intensità della variazione) si misura sull’asse Y (livello del

 PIL/reddito), come distanza tra il punto massimo e il punto minimo.

31. Si descrivano tu e le cara eris che di un’economia preindustriale

Le principali cara eris che di un’economia preindustriale sono:

Prevalenza dell’agricoltura: oltre l’80% della popolazione è dedita ad a vità agricole;

 dall’agricoltura proviene la maggior parte del reddito nazionale.

Bassa produ vità agricola: uso di tecniche tradizionali, scarsa meccanizzazione, forte

 dipendenza dalle condizioni clima che; rese per e aro basse.

Povertà diffusa e for disuguaglianze: gran parte della popolazione vive vicino al livello

 di sussistenza, mentre una piccola élite (grandi proprietari, aristocrazia, clero) concentra

ricchezza e potere.

Limitato sviluppo manifa uriero: esistono a vità ar gianali e manifa uriere, ma con bassa

 specializzazione; prevale la co age industry (lavorazione domes ca), spesso a integrazione

del reddito agricolo.

Commercio rela vamente ristre o: il commercio c’è, ma interessa sopra u o:

 beni di alto valore (spezie, tessu pregia , metalli preziosi),

 5

merca internazionali e stra sociali eleva . La maggior parte della produzione è

 des nata all’autoconsumo.

Trend stazionario nel lungo periodo: il reddito pro capite medio tende a rimanere pressocché

 costante nel lungo periodo, perché gli incremen di produzione vengono assorbi

dall’aumento della popolazione; la crescita è con nuamente interro a da crisi d’Ancien

Régime.

32. Il fa o e l’interpretazione del fa o: si ragioni sulla ricostruzione storica

Nella ricostruzione storica occorre dis nguere tra:

Il fa o: è l’evento in sé, cioè ciò che è effe vamente accaduto. È la ricostruzione il più

 possibile precisa e documentata dell’accadimento (data, luogo, protagonis , svolgimento).

L’interpretazione del fa o: è l’esame cri co che lo storico economico compie su quello stesso

 evento per comprenderne la rilevanza economica e le connessioni con il contesto sociale,

poli co, is tuzionale e culturale.

La ricostruzione storica richiede:

la corre a contestualizzazione cronologica (collocare i fa nella giusta epoca, sequenza

 temporale, fase storica);

la considerazione delle cause (fa ori economici, is tuzionali, sociali, culturali che hanno

 determinato l’evento);

l’analisi delle conseguenze (effe sull’economia, sulle stru ure sociali, sulle is tuzioni, sulle

 dinamiche di lungo periodo).

In sintesi, il “fa o” è ciò che è accaduto; l’“interpretazione” è il modo in cui lo storico lo comprende

e lo collega ai più ampi processi economici e storico-sociali.

Lezione 018

07. Quali erano le riflessioni di Malthus a proposito della crescita della popolazione

Malthus (pastore anglicano) riteneva fondamentale limitare la crescita demografica e chiedeva

l'abrogazione delle "poor laws" (leggi sui poveri) perché le riteneva dannose: esse favorivano

l'aumento della popolazione oltre il limite massimo che la società avrebbe potuto perme ersi in

base alle sue capacità produ ve.

Secondo Malthus, la crescita demografica poteva essere contenuta a raverso:

Freni repressivi: even disastrosi (guerre, epidemie, cares e) che riducevano la popolazione

 in modo involontario;

Freni preven vi: restrizioni morali, in par colare l'astensione dal matrimonio, che gli

 individui potevano applicare volontariamente per limitare le nascite.

Malthus esortava specialmente i poveri a limitare le nascite rinviando o evitando il matrimonio.

Sul piano teorico, Malthus sostenne inoltre che:

le risorse economiche crescono in progressione aritme ca (crescita lenta e lineare);

 la popolazione cresce in progressione geometrica (crescita esponenziale).

Questo meccanismo crea uno squilibrio stru urale: la popolazione tende sempre a superare le

risorse disponibili, generando povertà cronica nelle società se non contenuta. 6

08. Quali erano le principali innovazioni tecnologiche che cara erizzarono la rivoluzione

industriale

Le principali innovazioni tecnologiche che cara erizzarono la rivoluzione industriale inglese (1760–

1830) furono:

1. La macchina a vapore di James Wa (breve ata tra 1763 e 1782):

perfezionamento rispe o alla macchina di Newcomen grazie alla camera di

 condensazione separata;

fornì la fonte di energia centralizzata che permise la concentrazione del lavoro nelle

 fabbriche.

2. La nave a volante ("fly-shu le") di John Kay (1733):

miglioramento del telaio per la tessitura;

 aumentò significa vamente la velocità di produzione tessile.

3. La Jenny, macchina per filare, di James Hargreaves (1764):

permise di filare con 8–12 fusi simultaneamente;

 mol plicò la produ vità del lavoro nel se ore tessile.

Importante: si parla di innovazioni tecnologiche, non di semplici invenzioni. L'innovazione è

l'applicazione pra ca dell'invenzione al processo produ vo. Queste innovazioni furono

par colarmente concentrate nei se ori tessile e minerario, dove generarono nuovi sistemi di

organizzazione del lavoro e portarono al nascere della moderna fabbrica.

09. Descrivere dinamiche, vantaggi e svantaggi del pu ng out system?

Il Pu ng Out System rappresentò una fase intermedia tra la produzione domes ca (co age

industry) e il sistema di fabbrica moderno.

Dinamica e funzionamento:

Un mercante–imprenditore incaricava altri piccoli produ ori (ar giani domes ci) di svolgere

 una fase specifica della lavorazione (ad esempio, filatura, tessitura, confezione).

Il mercante forniva le materie prime, assicurava un compenso in denaro per il lavoro svolto,

 e si occupava della commercializzazione dei prodo fini .

Si creava così una catena di produzione dispersa geograficamente ma coordinata

 centralmente.

Vantaggi:

rido o inves mento di capitali per il mercante–imprenditore;

 flessibilità ges onale: era possibile espandere o contrarre il volume di produzione.

Svantaggi:

disomogeneità del prodo o: qualità non uniforme dovuta alla dispersione del lavoro;

 inefficienza nei tempi di produzione: ritardi dovu alla necessità di raccogliere il lavoro da

 più località;

scarsa remunerazione per gli ar giani: gli ar giani erano so opaga perché privi di potere

 contra uale; 7

ca ve condizioni di lavoro: gli ar giani dovevano seguire rigorosi standard del mercante ma

 senza protezioni;

mancanza di qualifiche standardizzate e controllo di qualità.

Questo sistema, seppur innova vo per l'epoca, cominciò a mostrare i suoi limi quando le quan tà

richieste dai merca cominciarono a crescere in modo significa vo, portando all'adozione del

sistema di fabbrica con concentrazione del lavoro.

10. Cosa sos ene la teoria della transizione demografica?

La teoria della transizione demografica fu formulata da Warren Thompson e Notestein nel 1945 ed

è basata sull'osservazione che la crescita demografica dipende dal rapporto tra tasso di

natalità (numero di nascite) e tasso di mortalità (numero di mor ) per 1000 abitan .

La teoria iden fica tre fasi principali nel percorso di sviluppo demografico:

Fase 1 – Potenziale elevato di crescita (pre-transizione):

Alta fecondità/natalità (+N)

 Alta mortalità (+M)

 Crescita ne a: bassa o nulla (nascite e mor si compensano)

 Cara eris ca: società tradizionali preindustriali.

Fase 2 – Crescita transizionale (crescita rapida):

Alta natalità (+N)

 Bassa mortalità (–M) ← questo è il punto cruciale

 Crescita ne a: molto elevata (nascite superano di gran lunga i mor )

 Cara eris ca: grazie all'industrializzazione, medicina migliore, igiene, alimentazione più

 stabile, la mortalità crolla rapidamente mentre la natalità rimane alta → esplosione

demografica.

Fase 3 – Declino o post-transizione:

Bassa natalità (–N)

 Bassa mortalità (–M)

 Crescita ne a: bassa o nulla (cresce lentamente)

 Cara eris ca: società sviluppate, dove cos dell'istruzione, urbanizzazione, cambio di

 mentalità portano a ridurre i figli per famiglia.

Questa teoria è molto u le per comprendere perché nel corso del XVIII e XIX secolo si verificò

un'esplosione demografica in Europa: la mortalità crollò grazie ai miglioramen igienici e alimentari

dovu all'industrializzazione, mentre la natalità restò alta per inerzia culturale.

11. Cosa sono le enclosures? E perché sono così importan per la rivoluzione agraria?

Le Enclosures (recinzioni o appoderamen ) furono uno dei fa ori più importan della rivoluzione

agraria inglese.

Cosa erano:

Recinzioni legali dei campi aper ("open fields") realizzate prevalentemente tra il 1750 e il

 1850 a raverso a legisla vi del Parlamento. 8

Una volta recintate, le terre comuni divennero proprietà privata vendibile, anziché aree

 so oposte a diri comuni di pascolo e raccolta.

Chi le acquistò:

Prevalentemente l'aristocrazia terriera e i proprietari più ricchi;

 una minoranza di grandi commercian urbani e nuovi imprenditori agricoli.

Conseguenze economiche posi ve:

Riordinamento della proprietà: proprietà definite e difese legalmente, con maggiore

 sicurezza per gli inves men .

Maggiore efficienza nell'impiego dei capitali: l'inves mento agricolo dive

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher D_A di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Marcelli Angelina.
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