Che materia stai cercando?

Domande Tipiche Esame Appunti scolastici Premium

Domande e risposte utili per esercitarsi alla fine dello studio. Raccolte da varie fonti post esame basate su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Giganti dell’università degli Studi di Firenze - Unifi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia del sonno docente Prof. F. Giganti

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

4. Ritmo ALFA.

Il ritmo Alfa con i suoi 8-12 Hz, rappresenta una veglia rilassata a occhi chiusi. Ad un ritmo

Alfa continuo e localizzato alle regioni occipitali con attività tonica dei muscoli assiali,

eventualmente con presenza di movimenti oculari rapidi; segue una fase in cui questo ritmo

diventa discontinuo, spesso diffuso verso le regioni più anteriori, diminuzione del tono

muscolare e apparizioni di movimenti oculari lenti. La sua scomparsa, segue il ritmo Theta

(4-8 Hz) tipico del sonno REM o superficiale, e anticipa il ritmo Sigma (12-16 Hz) che

rappresenta invece lo stadio 2 del sonno. L’EEG da solo non consente di distinguere tra

fase 1 del sonno NREM da quello REM.

5. Le caratteristiche degli stati del sonno.

Dopo la scoperta del sonno REM, da parte di Aserinski e Kleitman, si usano i termini REM

E NREM per definire i due stati del sonno.

Il sonno NREM (sonno ortodosso o calmo) è uno stato di sonno caratterizzato da:

Attività EEG che diventa sempre più lenta negli stati 1 e 2 , definiti come sonno lento

leggero, seguiti dal 3 e 4, chiamati invece sonno lento profondo.

C’è presenza di attività tonica muscolare e possibili movimenti oculari lenti.

Il ritmo cardiaco e quello respiratorio sono regolari e lenti, anche se la ventilazione e il

volume minuto/polmonare diminuisce rispetto alla veglia.

A livello fisiologico la pupilla nel sonno NREM presenta una miosi fissurata dovuta a una

prevalenza del tono del sistema parasimpatico.

Il sonno REM detto anche paradosso o attivo, si caratterizza per: tracciato EEG rapido e di

basso voltaggio, presenza di movimenti oculari rapidi, atonia dei muscoli antigravitari e

ritmo cardiaco e respiratorio irregolari. Il respiro diventa rapido, superficiale e irregolare

soprattutto durante i REMs. I neuroni respiratori sono in parte inibiti e la resistenza lungo le

vie aumenta a causa della ipotonia dei muscoli respiratori.

La burrasca neurovegetativa è una caratteristica di questo sonno che investe il sistema

cardiocircolatorio causando aritmie cardiache, bradicardie, variazioni della pressione

arteriosa e una ridotta attività del simpatico.

Gli studi di Juvet hanno messo in evidenza nel ponte le strutture responsabili dei fenomeni

fasici e tonici del sonno REM:

- Componenti toniche, che si mantengono per tutta la durata dell'episodio:

desincronizzazione EEG (che coinvolge due sistemi: il talamo corticale e l’ipotalamo

corticale che va dall’ipotalamo posteriore fino alla corteccia), atonia posturale (dovuta al

centro inibitore del ponte, il locus coeruleus), comparsa di onde Theta.

- Fenomeno fasici, che compaiono saltuariamente durante l'episodio: movimenti oculari

rapidi (caratteristica principale di questo sonno, facilitate dai collicoli superiori),

mioclonie rapide, onde PGO (monofasiche negative di 100-200 mv e di 150 ms di

durata, che precedono le modificazioni di EEG e EMG che si trovano anche nella

veglia, ma qui vengono provocate spontaneamente a livello del ponte, nucleo

genicolato laterale).

- L'ormone luteizzante sembra essere rilasciato in relazione al sonno REM.

- Modificazione degli organi genitali.

Ulteriori studi hanno suggerito l’esistenza nel ponte di neuroni deputati alla genesi del

sonno paradosso , sottoposti a controllo inibitorio di neuroni bulbari. I primi potrebbero

essere quindi REM-ON e i secondi, REM-OFF, in quanto la de attivazione di questi,

scatena un episodio di sonno REM.

Nel sonno REM la pupilla subisce dilatazioni fasiche sincrone con i movimenti oculari

rapidi dovute a inibizione del tono parasimpatico.

Questi due stati del sonno si alternano ciclicamente ogni 90 minuti circa.

Il sonno NREM occupa il 70-80% del totale di sonno (stadio 2: 45-55%, stadio 1: 2-5%,

stadio 3 e 4: 13-23%), il restante è occupato dal sonno REM.

Il sonno di un giovane adulto prevede circa 5 cicli per una durata dell'episodio di sonno di

circa 7 ore e mezzo.

Il primo ciclo (il più corto di circa 70-100 minuti, i restanti saranno di 90-120 minuti) inizia

con lo stadio 1 (1-7 minuti), segue lo stadio 2 (10-25 minuti). Segue il 3 di pochi minuti e

successivamente il 4 (20-40 minuti). Poi un brevissimo periodo di stadio 3 e altri 5-10 minuti

di stadio 2, per poi passare alla prima fase REM che dura da 1 a 5 minuti. I cicli subiscono

modificazioni nella proporzione dei diversi stadi e stati e in alcune caratteristiche specifiche.

Nella prima parte della notte vi è una maggiore quantità di sonno profondo e una minore

quantità di sonno REM che invece aumenta nella seconda parte della notte.

Tali stati comportamentali si realizzano alla 34^-38^ settimana, fino alla 30^ sono abbozzati.

6. Quanti minuti occorrono per avere la sensazione di aver dormito?

Il 50% delle persone riferisce di riconosce di aver dormito dopo 2-4 minuti.

7. Regolatore ritmo circadiano.

Orologi interni regolano le funzioni dell'organismo integrando stimoli interni e con stimoli

ambientali. Questo ha una funzione adattiva che permette di prevedere le variazioni

cicliche dell'ambiente e di mettere in atto strategie biologiche e comportamentali per farvi

fronte.

Attraverso studi condotti in isolamento temporale si è scoperto che l'alternanza ritmica si

mantiene, sia in uomini che animali.

Pare che il Nucleo soprachiasmatico sia responsabile di tali ritmi, in quanto riceve afferenze

retiniche e quindi sensibile alle stimolazioni luminose ed è in stretta correlazione con la

ghiandola pineale che regola l'attività circadiana ormonale. La sua distruzione determina la

scomparsa di un certo numero di ritmi biologici, come la temperatura e la secrezione di

ACTH.

Per quanto riguarda l’ontogenesi dei ritmi, si è visto che le cellule del NSC sono presenti

nell’uomo a 18-20 settimane di gestazione. Un ritmo circadiano per la temperatura lo

troviamo nel nato a termine, dopo il primo mese; per quanto riguarda la frequenza cardiaca,

dopo due.

Ritmi circadiani stabili iniziano al terzo anno di vita.

Nell’invecchiare assistiamo invece all’attenuazione dell’ampiezza dei ritmi, all’anticipo di

fase e accorciamento del periodo.

Studi su isolamento, hanno rivelato come i ritmi si allunghino e che il ciclo sonno-veglia è

regolato dalla temperatura corporea (risveglio, fase ascendente). La luce si è inoltre

dimostrata un’informazione essenziale per i ritmi circadiani.

8. Encephale isolè.

Bremer operò delle lesioni nel gatto in due preparazioni distinte: cerveau isolé e encéphale

isolé. Nel primo caso si operava una sezione mesencefalica completa fra i collicoli superiori

e inferiori; mentre nel secondo caso, la sezione è più caudale, tra la parte caudale del

bulbo e il midollo. Nel primo caso, si registrava un’attività EEG tipica del sonno a Onde

lente; nel secondo caso c’è l’alternanza S-V. Nell’Encephale isolè però, rimangono intatte

le afferenze dei nervi cranici trigemino e vestibolo-cocleare, che se lesionati, producono

sonno nell’animale.

In preparato Enchephale isolè si è inoltre identificata una struttura (Moruzzi e Magun), la

Formazione reticolare, che se stimolata, produce un quadro EEG di veglia attiva; di contro,

se lesionata, produce sonno perenne. Considerato che la formazione reticolare convoglia le

afferenze sensoriali verso i centri superiori, si è teorizzato che il sonno sia un fenomeno

PASSIVO, risultato della caduta di tono corticale a seguito della ridotta attività della

formazione reticolare.

Bremer attribuì le differenze osservate tra le due preparazioni a una maggiore riduzione

dell’input sensoriale nel primo caso, in seguito prevalse invece la teoria del centro di

controllo responsabile del meccanismo sonno-veglia situato nel tronco dell’encefalo.

Nel tronco cerebrale ci sono regioni che favoriscono ed ostacolano il sonno:

- Strutture caudali e bulbo pontine: inducono sincronizzazione EEG e sonno

comportamentale;

- Strutture rostro pontine e mesencefaliche: responsabili dello stato di veglia;

- Nuclei del fascio solitario: inducono attivamente la sincronizzazione dell’attività EEG,

riducendo l’attivazione della formazione reticolare ascendente.

9. Qual è il ruolo della serotonina nella regolazione del sonno?

Il vero approccio neurochimico che cerca neurotrasmettitori implicati inizia negli anni ‘50

con Jouvet.

Lo ricordiamo soprattutto per la teoria delle monoammine, cioè l’identificazione di certi

neurotrasmettitori implicati nel sonno e nella veglia. Jouvet identificò la presenza di

monoammine (dopamina, adrenalina, noradrenalina, serotonina) all’interno delle strutture

del sistema reticolare.

Il neurotrasmettitore che ha avuto più importanza in tutta questa storia è la Serotonina,

prodotta nei nuclei del Rafe. Per capire il suo ruolo i ricercatori sono andati a lesionare i

nuclei del rafe nell’animale o a bloccare la produzione della serotonina:

a)Ablazione dei nuclei del rafe nelle capre  riduzione sonno o addirittura insonnia;

b)Bloccante della serotonina  agendo sul precursore della serotonina che è il Triptofano,

ovvero somministrando un bloccante dell’enzima(PCPA) che trasforma il Triptofano in

serotonina. =>iniezioni di PCPA nel ratto provocano insonnia. Mentre se vado a iniettare 5-

idrossi-triptofano ristabilisco il sonno.

Con questi primi studi si era convinti di aver trovato nella Serotonina il vero responsabile

del sonno.

Ma le evidenze smentirono le ipotesi di partenza: al 5° gg viene somministrata PCPA,

quindi progressivamente le quantità di REM e NREM calano precipitosamente, fino alla

quasi completa scomparsa del REM, ma dopo una serie di giorni i due ritmi di sonno

cominciano a ricomparire, mentre al contrario i livelli di Serotonina rimanevano a 0 per tutta

la durata del trattamento.

La teoria della serotonina è stata sgretolata anche da altre evidenze:

- la produzione di serotonina nel rafe non è massima durante la notte come ci si potrebbe

aspettare, ma è massima durante la veglia e durante il sonno si riduce

- la stimolazione elettrica dei nuclei del Rafe non induce sonno ma induce veglia. Se

vengono aumentati i livelli di serotonina si ha riduzione del sonno e aumento della veglia.

L’ipotesi di Jouvet viene riformulata e si ipotizza che la serotonina è una SOSTANZA

PERMISSIVA del sonno.

Questa concezione viene ad esser formalizzata in modo più preciso da altri due autori degli

anni ’90, Benington e Heller: il sonno è una conseguenza di quello che è successo durante

la veglia.

La serotonina fa parte di quei fattori che provocano l’aumento dell’attività metabolica

cerebrale durante la veglia, questo aumento dell’attività metabolica porta alla deplezione

(riduzione) del glicogeno cerebrale, e questo va a produrre un aumento del rilascio di

adenosina che sarebbe la responsabile dell’induzione della sincronizzazione EEG e sonno

comportamentale. Il sonno poi riconsente la sintesi di nuovo glicogeno.

10. Struttura del sonno nel bambino.

Prima delle 28 settimane è presente uno “stato di sonno indefinito” caratterizzato da una

motilità continua al quale progressivamente si iniziano a alternare periodi di quiescenza. Si

inizia a delineare quello che è definito come BRAC (Basic Rest activity cycle).

Progressivamente i periodi di attività si allungano come anche quelli di quiete che si

localizzano prevalentemente di notte. Inizialmente quindi, il ritmo sonno-veglia del bambino

è POLIFASICO e soltanto dopo si indirizza verso una situazione di MONOFASICITA’.

Però a livello più microanalitico, in un bambino nato a termine possiamo identificare:

-sonno calmo

-sonno attivo o paradosso

-sonno ambiguo

Si parla di sonno attivo e sonno calmo perché la variabile che principalmente differenzia i 2

tipi di sonno è la motilità:

-sonno calmo prevale assenza di motilità se non limitata a Startles (sussulti). C’è EEG

con tracè alternant e onde lente, occhi chiusi, non motilità oculare, respiro regolare;

-sonno attivo attività motoria (movimenti generalizzati e altro), atonia muscolare,

respirazione irregolare, EEG basso voltaggio, movimenti oculari ci sono ma non ancora in

salve come per l’adulto. Gli occhi possono anche essere semi aperti. Questa caratteristica

comportamentale, unita al fatto che il bambino può anche presentare episodi di pianto fa sì

che il care giver possa scambiare questo tipo di sonno per un risveglio;

-sonno ambiguocontemporaneamente include caratteristiche del sonno calmo e attivo, è

detto anche transazionale perché lo troviamo nei momenti di transizione tra un sonno e un

altro, o addirittura tra sonno e veglia.

Le trasformazioni si hanno nel primo anno di vita.

Nel neonato a termine il sonno si presenta in 6-9 episodi che durano complessivamente 16-

17 ore, occupate per la metà del tempo dal sonno paradosso e l’altra metà dal sonno

calmo. Il neonato si addormenta in sonno REM che ha una durata dai 5 ai 20 minuti, dopo

di che passa al sonno calmo in cui si registra un’attività EEG di tracé alternant (onde lente

separate da periodi caratterizzati da un tracciato di frequenza più elevata e di più basso

voltaggio) che tende a scomparire nelle prime settimane.

Il bambino si addormenta in sonno attivo e in più durante i primi 6 mesi ci sono dei

fenomeni anticipatori del sonno comportamentali, ad esempio lo sbadiglio lo anticipa di

circa 7 minuti, arrossamento della sclera circa 8 minuti e la chiusura delle palpebre anticipa

l’addormentamento di circa 3 minuti.

Nei primi mesi di vita si assiste a una diminuzione della quantità complessiva del sonno

paradosso nelle 24h, dovute alla loro diminuzione nel sonno diurno, mentre rimane stabile

la quantità in quello notturno.

Aumenta notevolmente la durata complessiva del sonno calmo per l’effetto di un

incremento notturno in particolare durante la prima parte della notte, mentre rimane stabile

nel sonno diurno. Si stabilizza come nell’adulto, nella prima parte della notte intorno ai

quattro mesi, mentre la stabilizzazione del sonno REM è più tardiva.

Oltre agli stati c’è anche il sonno ambiguo (definito dalla contemporanea presenza di

caratteristiche sia del sonno REM che NREM) che diminuisce fino a scomparire a termine

del primo anno d’età.

Dopo il quinto mese i due tipi di sonno continuano a succedersi con una periodicità simile a

quella osservata in precedenza, ma gli episodi di SC alternativamente includono o non

includono il sonno a onde lente (stadi 3-4).

Per quanto riguarda l’aspetto dei ritmi circadiani si osserva nel feto di 22 settimane la

frequenza cardiaca anche se non è chiaro se è attribuita a lui o alla madre.

11. Sonno ambiguo.

Definito dalla presenza simultanea di caratteristiche sia di sonno calmo che attivo. Ad

esempio posso avere un Tracè Alternant ma contemporaneamente movimenti oculari. Non

è facile identificare di che tipo di sonno si tratti e per questo viene chiamato attivo. Esprime


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

13

PESO

42.57 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JulieDeCorrencon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del sonno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Giganti Fiorenza.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicologia del sonno

Psicologia del sonno: Neurochimica
Appunto
Psicologia del sonno: Memoria
Appunto
Sonno e ciclo di vita Anziano
Appunto
Psicologia del sonno: Filogenesi
Appunto