1. Principio delle 3R: in Italia si ha un’osservazione stretta di questa norma
Secondo la normativa, le ricerche che coinvolgono animali da laboratorio devono rispettare il
principio delle 3R (Replace, Reduce, Refine) e questo stabilisce che per ogni sperimentazione che
preveda l’utilizzo dei modelli animali, il ricercatore è tenuto ad indicare:
A. Se è disponibile un metodo alternativo per sostituire (REPLACE) gli esperimenti con gli
animalià se lo stesso esperimento può essere condotto in vitro con la stessa validità ed
efficienza ed affidabilità del risultato.
B. Come intendono ridurre (REDUCE) al minimo il numero di animali, qualora siano
comunque obbligati a utilizzarlià effettuare degli studi di statistica in modo da calcolare
precisamente il numero minimo di animali necessari per ottenere dei dati sperimentali
adeguati. Se utilizzo meno animali si otterrà un dato che non sarà statisticamente
rilevante, ma si ottiene solo una tendenza. Utilizzando questi appropriati test statistici si
ottiene il numero di animali necessario per ottenere un risultato che abbia una validità
statisticamente significativa.
C. Come hanno previsto di migliorare (REFINE) le condizioni degli animali, minimizzando lo
stress e il doloreà durante tutto il processo i ricercatori devono fare in modo che siano
utilizzate tutte le procedure che possono minimizzare lo stress e il dolore e qualsiasi altra
sofferenza per gli animali a scopo di ricerca.
Le 3R devono essere tutte soddisfatte e in questo ordine: il Replace attualmente non è possibile da
soddisfare, il Reduce è soddisfabile tenendo conto che il numero minimo di animali da scegliere è
quello che fornisce una risposta e il Refine è sempre rispettato perché è interesse del ricercatore
indurre minor sofferenza possibile per avere un dato che sia credibile e riproducibile.
Quello che tutti i ricercatori devono fare prima di pensare di utilizzare un animale è:
a. Presentare un progetto di ricerca all’organismo preposto al benessere degli animali che
valuterà tutti gli aspetti relativi alla normativa, compreso il fatto che il progetto segua
tutte le regole delle 3R, e in caso chiederà al ricercatore di fare tutte le modifiche per
rendere il progetto adeguato alla normativa;
b. Il progetto sarà poi inviato al Ministero della Salute che è l’organo deputato in Italia a
dare l’autorizzazione finale a procedere alla sperimentazione animale.
In Italia il processo di utilizzo di un animale a scopo sperimentale è particolarmente difficile e
complesso, soprattutto in paragone con il resto dell’Europa e del mondo, nel senso che la normativa
italiana è una delle più stringenti e complesse e prevede questo doppio passaggio: il ricercatore
deve scrivere un progetto, presentarlo all’OPBA locale, ottenere l’approvazione e mandarlo al
Ministeroà dal momento in cui un ricercatore stabilisce un progetto di ricerca al momento in cui
viene autorizzato passano almeno 4-6 mesi.
2. Modelli animali contingenti e non contingenti dell'abuso di sostanze
I modelli animali (roditori) sono molto efficaci per lo studio delle dipendenze. Esistono due
meccanismi di somministrazione di sostanze nei modelli animali:
• Contingente: l’animale si autosomministra la sostanzaà l’animale deve eseguire un
comportamento (come premere una leva) per ottenere una sostanza e quindi avere una
gratificazione.
• Non contingente: l’operatore somministra la sostanza all’animaleà l’animale riceve la
sostanza, ottiene la gratificazione.
I due meccanismi sono differenziati sulla base della somministrazione della sostanza. Il modello
contingente è più simile al comportamento umano ma è utile comunque studiare anche il modello
non contingente.
Se la sostanza è la cocaina (stimolanteà aumento sinaptico della dopamina) l’animale riceve una
gratificazione sia se la riceve in modo contingente che non contingente. Nel caso di
somministrazione contingente l’animale associa un comportamento alla gratificazione: preme la
leva e ottiene la sostanza.
CONTINGENTE
Self Administration Paradigm
L’animale si auto-somministra la sostanza. Il topo viene messo in una gabbia che ha dei dispositivi
che una volta azionati gli danno una ricompensa. Quando si accendono le luci le due leve diventano
disponibili, una attiva (con la cocaina) e una no. L’animale riceve dirittamente in vena la sostanza
attraverso un catetere inserito nella giugulare.
1. Primo giorno arriva una dose da 0.5mg di cocainaà in 3 ore preme la leva 50 volte=25mg
2. Secondo giorno aumenti la dose a 1mgà animale preme 27 volte=27mg
3. Terzo giorno somministrazione di 0,25mgà animale preme 98 volte=24,5mg
Con questo test si possono studiare gli adattamenti indotti dalla sostanza come:
A. Escalation of cravingà animale che viene trattato per un periodo breve con la sostanza è
diverso da quando viene trattato per un lungo periodo. Nel short access di 1h l’animale segue
un pattern di somministrazione preciso e limitato, nel long access di 6h l’animale continua a
premere la leva perdendo il controllo sul dosaggio della sostanza
B. Drug seekingà valutazione di quanto si ricerca la sostanza. Le leve sono entrambe inattive,
si misura quante volte l’animale preme le leve nella speranza di ottenere la sostanza
C. Extinction trainingà il giorno dopo l’animale viene messo nella gabbia e prema la leva ma
non esce la sostanza. Si continua per 10 giorni o più, con il passare del tempo l’animale
estingue il comportamento.
D. Reinstatment testà si può modellare l’animale in lab
Yoked-operant model
Gabbia con due leve di cui una attiva e una inattiva. L’animale ‘’attivo’’ associa una leva alla
gratificazione e continua a premerla. Accanto a questa, c’è una seconda gabbia contenente un topo
‘’passivo’’ con entrambe le leve inattive; quando l’animale “attivo” preme la leva, al topo “passivo”
arriva la dose ma non capisce perché. Accanto a queste due gabbie ce n’è una terza con l’animale
controllo che quando l’animale “attivo” preme la leva, riceve una dose di salina.
Nel ratto attivo è possibile studiare come l’animale sia in grado di associare un comportamento
operante all’assunzione della sostanza mentre nel ratto passivo si può studiare l’effetto
farmacologico puro della sostanza stessa.
Ad esempio, se si scopre che una proteina è aumentata sia nell’animale attivo che nell’animale
passivo ma non in quello controllo, è possibile associare quell’aumento all’assunzione della sostanza
(puro effetto farmacologico). Se l’aumento della proteina (effetto) si osserva solo in una
determinata area cerebrale dell’animale attivo e non dell’animale passivo, si scopre che c’è
sicuramente una componente legata alla sostanza ma anche all’associazione tra il comportamento
e l’ottenimento della sostanza.
Mediante questo modello diventa possibile differenziare l’effetto di motivazione della ricerca della
sostanza ed il puro effetto farmacologico della sostanza.
NON CONTINGENTE
Conditioned Place Preference CPP
L’animale viene messo in una gabbia divisa in due parti diverse che possono essere isolate. Questo
test viene condotto in diverse fasi:
1. Pre-conditioning (15 minuti)à l’animale si muove liberamente da un compartimento
all’altro e può posizionarsi anche in mezzo; è un periodo di esplorazione della gabbia e
avviene in assenza di sostanza. Questa fase è utile per capire se l’animale ha preferenze per
uno dei due compartimenti: in questo caso, l’animale non potrà prendere parte
all’esperimento perché ha già una preferenza che non è indotta dalla sostanza.
La tempistica di permanenza nelle due parti della gabbia non deve essere significativamente
diversa: l’animale deve rimanere per un tempo molto simile nei due compartimenti.
2. Conditioning (8 giorni)à ogni giorno l’animale viene messo per 40 minuti in un
compartimento oppure nell’altro (alternati): quindi sarà 4 giorni in un compartimento e 4
giorni nell’altro. Durante questa fase, si associa ad uno dei due compartimenti la
somministrazione di cocaina: l’animale riceve la somministrazione di cocaina quindi una
gratificazione in un compartimento specifico mentre nell’altro riceve la somministrazione di
salina. L’animale va incontro quindi ad iniezioni alternate di salina e cocaina: la
somministrazione non è contingente, è l’operatore che fa la somministrazione
intraperitoneale di sostanza. L’animale in questa fase associa una situazione di piacere ad un
compartimento e una situazione neutra all’altro compartimento.
3. Test session (15 minuti)à Vengono aperti i compartimenti della gabbia, l’animale viene
messo al centro e può esplorare per 15 minuti la gabbia. Il test viene eseguito in assenza di
sostanza. L’animale si dirige verso il compartimento al quale ha associato una sensazione di
gratificazione e si posizionerà lì ad aspettare l’iniezione di cocaina.
L’esperimento misura gli effetti rinforzanti della sostanza; infatti, se si somministrasse una sostanza
che provoca avversione, l’animale rimarrebbe nel compartimento senza sostanza.
È un test molto semplice, dinamico e che permette di studiare sostanze sia piacevoli che avversive.
3. Frazionamento bioguidato e fitocomplessi: significato e utilità
Il frazionamento bioguidato è un sistema che mi permette, partendo da una pianta, di frazionarne i
componenti, sulla base dell’attività biologica, e di determinarne l’attività.
Gli aspetti positivi sulla ricerca di nuovi farmaci provenienti dal mondo vegetale sono:
Ampia fonte di piante ancora da studiare
o Possibilità di brevettare il metodo di estrazione e l’uso
o Possibilità di utilizzare il fitocomplesso, minimizzando gli effetti collaterali
o
Gli aspetti negativi:
Intenso lavoro: può durare tantissimi anni e non dare nulla
o Nessuna garanzia di arrivare ad un lead compound (sintesi di analoghi e derivati): molte volte
o frazionando l’estratto si fraziona l’attività.
La farmacologia è nata dalla farmacognosia. Solo l’1% delle piante ha un solo principio attivo e
l’azione sinergica tra i vari componenti può essere tale che eliminando un solo componente si può
avere un effetto opposto. Mentre si estrae bisogna verificare continuamente l’attività biologica.
Uno dei concetti basilari dei prodotti naturali è il fitocomplesso: generalmente, non viene usata una
molecola pura anche se esistono situazioni in cui può accadere, come nel caso della berberina (usata
da sola, purificata). Ciononostante, nel concetto alla base della fitoterapia e della farmacognosia,
ciò che realmente svolge l’attività farmacologica è il fitocomplesso, ovvero, una miscela complessa
di prodotti. All’interno della miscela si distinguono:
• Principi attivi primarià sono principalmente responsabili degli effetti e determinano
l’attività farmacologica del fitocomplesso.
• Principi attivi secondarià sono comunque attivi ma la loro efficacia è minore rispetto ai
principi attivi primari.
• Composti non attivi ma che influenzano l’attività farmacologica dei principi attivi sia primari
che secondarià di per sé non presenterebbero l’attività farmacologica propria dei principi
attivi ma influenzano e coadiuvano l’azione dei principi attivi. Ad esempio, possono
influenzare la biodisponibilità dei principi attivi (renderli più facilmente disponibili,
assorbibili).
Una pianta può contenere più fitocomplessi, questi si isolano in base alla parte di pianta utilizzata.
Il frazionamento bioguidato prevede anche che, man mano che si fraziona, si abbia un aumento
dell’attività biologica, poiché si ha una concentrazione delle molecole con attività biologica
Un esempio di malattia che si può curare con farmaci ottenuti in seguito a frazionamento bioguidato
è la malaria, ovvero una parassitosi causata dai protozoi del genere Plasmodium e trasmessa
all’uomo dalla zanzara femmina.
Il plasmodio infetta l’uomo ed entra nel globulo rosso, portando l’Hb nel suo vacuolo digestivo e la
scinde in:
• EME: è tossico quindi viene convertito in emozoina. Se si blocca questa conversione il
plasmodio muore per aumento dell’eme.
• GLOBINA: viene scissa da parte di proteasi chiamate plasmepsine (acido aspartico proteasi)
e poi in singoli aa che servono al plasmodio per costruire le sue proteine. L’inibizione di
queste proteasi quindi è un altro target per i farmaci.
La pianta su cui si è fatto il frazionamento bioguidato è la Tristaniopsis calobuxus attiva contro il
plasmodio sia su ceppi sensibili che non.
1) Prima dell’estrazione vera e propria si elimina la componente lipidica con ETERE DI PETROLIO
2) Estrazione con METANOLO in cui si mette in agitazione per 24h fino ad ottenere l’ESTRATTO
GREZZO
3) Si porta a secco l’estratto con un evaporatore. Da qui si ottengono 3 estratti:
A. Si estrae con ACQUA ottenendo l’estratto acquoso con tutto ciò che è solubile in
acqua
B. Si estrae con ETIL ACETATO, polare (qui si riscontra l’attività più alta)
C. Si estrae con CLORURO DI METILENE, apolare
Dall’estratto di etilacetato ottengono 214 frazioni. Alla fine, il frazionamento ha portato
all’individuazione di due molecole ad attività antimalarica:
• ACIDO ELLAGICOà ha attività maggiore perché oltre ad inibire l’acido aspartico proteasi
inibisce anche la conversione dell’eme in emozoina. Aumentando la polarità aggiungendo
OH si ha un aumento dell’attività. Risulta essere molto attivo soprattutto per via peritoneale.
• TMFGGà quantità molto basse nella pianta e quindi si produce per semi-sintesi. Inibisce
l’acido aspartico proteasi.
4. Vantaggi delle tecniche di imaging
CRAVING
Secondo il DSM-5, il craving è il desiderio intenso o irresistibile per la sostanza (urge for the drug)
che può verificarsi in qualsiasi momento ma più probabilmente in un ambiente dove questa veniva
usata in precedenza. Il craving è l’unico item che può rimanere soddisfatto anche nelle condizioni di
remissione precoce/protratta. La misurazione puntuale e continua del craving attuale può essere
utilizzato come una misura dell’esito del trattamento (outcome) e come segnale di imminente
ricaduta.
Il Neuroimaging aiuta a mappare il craving: giro del cingolo e corteccia orbitofrontale attivati
durante un’intervista sul tema “sostanze d’abuso”. Nell’immagine è evidente l’attivazione
orbitofrontale in consumatori di cocaina durante una intervista su un tema neutro (in alto) e durante
una intervista riguardante cocaina (in basso).
Il Neuroimaging aiuta a mappare il craving: il Nucleus Accumbens si attiva anche solo per
l’anticipazione della ricompensa da gioco/sostanza.
EFFETTI DELLE DROGHE D’ABUSO
L’immagine mostra il cervello di un individuo normale in paragone al cervello di un individuo che ha
utilizzato cocaina per 10 giorni e dopo 100 giorni dall’ultimo utilizzo. Quello che si è misurato (zona
gialla) è la capacità dell’individuo di utilizzare fluoro-desossi-glucosio, somministrato agli individui
per svolgere le proprie attività cognitive: si osserva una differenza molto marcata nella capacità di
usare il glucosio per fare ATP e dare energia alle cellule cerebrali, cosa che è quasi scomparsa
nell’individuo che abusa di sostanze e che sta riprendendosi solo dopo 3 mesi che l’individuo ha
terminato l’abuso di cocainaà questo è il cervello di una persona malata sia nel breve che nel lungo
termine. Questo dimostra che i cambiamenti che sono indotti anche acutamente da queste sostanze
sono cambiamenti rapidi ma che poi persistono nel tempo e spesso il cervello non recupera
completamente come era precedentemente.
L’immagine mostra uno spaccato della corteccia cerebrale prima e dopo abuso cronico di ecstasy
(sostanza allucinogena). Dopo esposizione cronica si ha la morte dei neuroni, dei quali ne
sopravvivino molti pochi che non fanno contatti tra di loro. Solo dopo 7 anni la situazione comincia
a ripristinarsi, ma è comunque molto diversa rispetto alla normalità: ci sono meno cellule neuronali
e bisogna controllare che i neuroni siano ubicati nei layer corretti (se il neurone deve essere nel
layer 1 dove svolge determinate funzioni e l’esposizione alla sostanza ha provocato non solo la
morte ma anche la migrazione verso un layer diverso, si contano dei neuroni, che possono dare
l’idea che il sistema ha recuperato, ma in realtà questi neuroni non sono funzionali).
Queste sostanze possono causare degli effetti anche quando sono assenti per via della sindrome di
astinenza. L’immagine mostra il cervello di un individuo che ha abusato in maniera persistente e
ripetuta di cocaina e viene messo di fronte a due video: uno con immagini naturali e un altro con
immagini che ricordano la cocaina. Durante la visione di questi filmanti si analizza l’amigdala (area
che gestisce la sfera delle emozioni): quando l’individuo guarda il video di eventi naturali l’amigdala
è dormiente, quando invece guarda il video che ricorda la cocaina, si osserva una iperattivazione dei
neuroni a livello dell’amigdalaà pur in assenza della sostanza, non appena c’è un qualcosa che la
ricorda, l’individuo risponde da un punto di vista emozionaleà queste sost
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