Analisi testo: Waiting for Godot
Introduzione e differenze tra testo francese e inglese
Il testo è stato scritto in francese e successivamente tradotto in inglese. Una delle differenze che appaiono immediatamente agli occhi è che il testo francese porta solo il titolo mentre la versione inglese porta un sottotitolo, ovvero "Tragicomedy in Two Act".
Struttura e simmetria del testo
La struttura dei due atti è circolare e simmetrica. Beckett, tra le tante cose, era appassionato di matematica e un critico, Michael Worton, ha fatto un’ipotesi critica interessante sulla struttura di Waiting for Godot: disse che il passaggio da 0 a 1 da un punto di vista filosofico è il passaggio tra il non esistere e l’esistere, quindi è un salto ontologico, mentre il passaggio da 1 a 2 dal punto di vista prettamente logico rende possibile l’idea dell’infinito, in quanto si può aggiungere 1 a qualsiasi numero senza fermarsi mai.
Significato dei due atti
La spiegazione del perché due atti che dà Beckett: uno sarebbe stato troppo poco, tre troppi. Vuole rendere idea di infinito, di qualcosa che si ripete senza smettere mai -> due atti per questo scopo sono giusti.
Il titolo e l'attesa di Godot
Nel titolo del testo c’è un gerundio (Waiting), è un verbo statico, c’è quindi l’idea di un qualcosa che non si muove e l’intera azione dei personaggi è compresa in un tempo parentetico, chiuso tra parentesi -> fanno qualcosa mentre aspettano ma non è il centro dell’azione -> l’azione vera e propria è l’attendere. Già dal titolo quindi ci vengono indicate le coordinate di questo testo.
I personaggi aspettano Godot, ma chi esso sia non ci viene detto, non compare mai. Sul nome di questo fantomatico assente è stato scritto tanto: Beckett dice "se sapessi chi era Godot l’avrei messo nel testo" -> non lo sa nemmeno lui.
Teorie sul nome Godot
I critici inglesi formularono una teoria, riconoscendo nel nome Godot le due parti GOD (Dio) e OT (diminutivo francese che si usa per i nomi) -> videro questo come un gioco linguistico -> i personaggi dell’opera quindi attendono il trascendente e qualcosa che porta salvezza, tema comune a tutte le religioni. L’elemento religioso c’è in Waiting for Godot ma è svuotato di significato -> Beckett è un autore che tutto sommato ha la capacità, mirando al trascendente, di non riempirlo.
È stato anche detto che potrebbe esserci un antecedente letterario del termine Godot facendo riferimento a un’opera di Balzac in cui c’è un personaggio chiamato Godeau (si legge sempre allo stesso modo) che non compare mai -> Beckett sosteneva di non averlo mai letto, quindi non è detto che sia un antecedente reale.
I personaggi e le loro origini culturali
I personaggi di Aspettando Godot sono cinque: Estragon, Vladimir, Pozzo, Lucky e A Boy -> i nomi richiamano tradizioni culturali diverse:
- Nella bozza nel primo quadernino in cui Beckett aveva iniziato a scrivere quest’opera, Estragon si chiamava Levi (quindi un nome di derivazione ebraica), trasformato in Estragon, nome che è un termine francese;
- Vladimir, amico di Estragon, ha un nome di ascendenza slava. Ci sono dei santi importanti della tradizione slava con questo nome che richiama l’idea di realtà (collegamento ironico);
- Lucky è un nome di tradizione inglese è un personaggio che ha tutto fuorché fortuna;
- Pozzo è un nome italiano. Qui è importante il suono perché è esplosivo, soprattutto per la pronuncia inglese che accentua la P iniziale. È un personaggio che riempie il palcoscenico;
- A Boy -> non ha un nome.
Act 1: Setting indefinito
Setting: mentre le didascalie di un testo teatrale tipico Ottocentesco sono estremamente dettagliate (specifica dove ci si trova, in che periodo storico, l’ora in cui si svolgono gli eventi, i personaggi in scena in termini di abbigliamento, atteggiamento, di psicologia, ecc..), qui Beckett azzera la tradizione in quanto ci mette davanti a una didascalia spoglia, in cui non ci vengono date coordinate né spaziali né temporali. Dice solo "Strada di campagna. Un albero. Sera.". Già da subito il testo si presenta come enigmatico perché non ci offre nessuna coordinata, è come se Beckett ci dicesse che i personaggi si trovano in una strada qualunque, in una sera qualunque e davanti a un albero qualunque. Questo rende da subito universale il testo perché, come sopracitato, non c’è una definizione di tipo cronologico o spaziale. È un Setting Indefinito.
Elementi scenici e azioni dei personaggi
Il primo personaggio in scena è Estragon, il quale è seduto su una pietra (nella versione francese), o su un avvallamento di terra (nella versione inglese) -> quello che è importante è che siano contemporaneamente presenti sul palcoscenico tre elementi di tipo diverso che sono:
- Un elemento di tipo animale -> Estragon
- Un elemento appartenente al mondo vegetale -> Albero
- Un elemento che richiama al mondo minerale -> Pietra/Avvallamento
Qui si nota come Aspettando Godot, oltre ad essere un testo con una sua funzione di significato morale, si impegni a mostrare la rappresentazione della vita e dell’umanità in generale, come i testi medioevali, in quanto sin da quel periodo la realtà si classificava secondo questi tre mondi.
L’azione che intraprende qui Estragon è un’azione molto semplice, ovvero cerca di togliersi la scarpa -> Beckett mette in scena l’umanità ridotta ai minimi termini, perché sono persone ai margini della società di cui non ci viene data una collocazione sociale; umanità che a teatro non si era mai rappresentata fino a quel momento in quanto si era abituati a un’ambientazione medio-alto borghese. Questo è uno dei fatti che ha sconvolto i primi spettatori.
Estragon non riesce a togliere la scarpa perché ha i piedi gonfi, perché è malato, vecchio. Riprova più volte ma rinuncia ed è a quel punto che entra Vladimir.
Riferimenti al cinema e alla comicità
Beckett più avanti dirà che "tutti i personaggi portano la bombetta" -> fisicamente i personaggi di Waiting for Godot ricordano molto da vicino tutto il cinema muto degli anni Trenta (es. Chaplin) -> citazione che avviene attraverso un’immagine che ci richiama a una tradizione comica, ma di una comicità velata anche di malinconia. Beckett sfrutta forme di teatro basso inglobandole in un teatro che invece ha delle premesse filosofiche importanti, infatti egli integra nel suo teatro elementi quali il cinema muto, il cabaret, il circo.
Quando entra Vladimir, Estragon inizia a parlare. Innanzitutto il testo inizia con una dichiarazione di impotenza in quanto la prima battuta di Estragon è "Nothing to be done" -> sorta di dichiarazione di principio, "non c’è niente da fare". Estragon lo sta dicendo in relazione al fatto che non riesce a togliere la scarpa ma iniziare un testo con questa frase equivale comunque a una dichiarazione di poetica, di principio, anche perché la prima frase che risuona a teatro è quella che colpisce maggiormente il pubblico.
Fraintendimento e comunicazione
Immediatamente si nota, poi, una cosa che a teatro non si era mai vista: il fallimento comunicativo in quanto Estragon si riferisce alle sue scarpe e Vladimir, il quale ha un altro tipo di personalità, interpreta la frase in modo diverso, rispondendo "Sto iniziando a pensarla anche io così" -> interpreta quindi la frase di Estragon come una dichiarazione di principio filosofica.
Altra caratteristica molto importante quindi è il fraintendimento -> nella realtà ci si confronta molto con questo fenomeno e Beckett lo rappresenta nel suo testo, portandolo a teatro per la prima volta, mostrandoci la fallibilità della comunicazione.
Routine e ripetizione
Dopo aver fatto un piccolo monologo, Vladimir dice "There you are again" -> Beckett cerca di far capire al suo pubblico e al lettore che questo incontro sia in realtà una routine, si sia già verificato chissà quante volte. La parola "Again" è una parola chiave, in quanto ci dà l’idea di infinito, e la ripete fino alla fine del testo.
Mediante la serie di battute di cabaret che si scambiano Vladimir ed Estragon, si continua a notare la fallibilità del linguaggio.
Indicazioni teatrali di Beckett
Le didascalie di Beckett non sono di tipo narrativo, ma sono sintetiche, molto puntuali e semplicemente descrittive. Anche per quanto riguarda i personaggi, spesso Beckett inserisce prima della battuta la tonalità con cui l’attore deve pronunciare la battuta. Questo perché egli non vuole che gli attori interpretino a modo loro la battuta, ma vuole che essi seguano le sue indicazioni. Inoltre, i personaggi non seguono un andamento psicologico nelle loro battute ma più un andamento musicale -> non ci interessa la psicologia dell’attore ma la sua funzione teatrale, ragion per cui in Beckett abbiamo improvvisi cambi di umore del tutto privi di logica e di spiegazione. (Ciò può anche essere un dato realistico in quanto è comune agli uomini, nella realtà, essere in preda a sbalzi improvvisi di umore a cui non si riesce a dare una spiegazione).
I personaggi di Beckett sono spesso speculari: in questo caso, Vladimir è contento di vedere Estragon mentre quest’ultimo no -> non c’è una ragione ma è funzionale in merito alla dinamica teatrale, funzionano come coppia teatrale.
Collegamenti autobiografici e storici
Altra cosa che sconvolge il pubblico dell’epoca è il fatto che Estragon rivela di aver passato la notte in un fosso -> cosa mai rappresentata a teatro. C’è chi ha fatto notare un collegamento con la data in cui è stato scritto questo testo: nel 1948, poco dopo la fine del conflitto mondiale -> Beckett, che si trovava a Parigi durante il conflitto, aveva fatto parte di una rete che trasmetteva dati sulle posizioni delle truppe tedesche e il suo gruppo fu smascherato, ma Beckett si salvò per poco in quanto era stato avvisato che ci sarebbe stata a casa sua una perquisizione e fuggì non facendosi trovare a casa per pochissimi minuti -> scappò con la compagna in una zona non occupata della Francia e il viaggio che affrontarono fu particolare, ad esempio camminavano di notte per non farsi vedere, dormivano nei fossi o nei fienili -> c’è quindi in un certo senso anche un elemento autobiografico nel testo.
Distruzione del livello linguistico
Un altro modo in cui Beckett distrugge il livello linguistico -> Estragon dice che il fosso è "Over there" senza gesticolare -> frase priva di significato. Qui avviene lo svuotamento semantico della parola -> in Beckett non è più veicolo di significato ma vale per il suono che ha, non per il senso, lo dice egli stesso: "sono responsabile del suono delle parole, non del senso" -> azzera il livello base della semantica.
Introduzione del tema della violenza
Subito dopo, Vladimir chiede a Estragon se l’abbiano picchiato -> introdotto il tema della violenza, che ricorre più volte nel testo. Beckett ci introduce questo tema senza dire perché Estragon viene picchiato, viene dato come scontato ("Certainly they beat me"), come dato di fatto. Beckett inizia il testo facendoci subito intuire che questi incontri non stanno avvenendo per la prima volta ("As usual?").
Essendo un testo scritto nel 1948, in quel periodo la violenza era un fatto quotidiano, la violenza non aveva una spiegazione (cosa che non ha ancora oggi, perché è sempre assurda). Una sera degli anni Trenta, Beckett rientrando a casa è stato accoltellato e si è salvato per poco. Quando al processo Beckett chiese alla persona che lo aveva accoltellato perché lo avesse fatto, egli rispose "non lo so" -> la risposta di Estragon ("The same? I don’t know") è quindi un richiamo autobiografico dell’autore -> ci sono avvenimenti che non hanno senso, l’insensatezza entra nel testo. Beckett infatti ci mostra l’assurdo ma non lo spiega.
La ripetizione nel testo
"I don’t know", così come "Nothing to be done" sono come dei ritornelli nel testo, che lo rendono musicale e coeso. Vladimir a questo risponde con una frase del tutto sconnessa, costituita da punti di sospensione -> tipico andamento dialogico non strutturato. Anche questa è una novità: il dialogo procede per frammenti, con un ritmo sincopato ma di cui facciamo fatica a ricostruirne il significato perché la frase inizia ma non finisce, si interrompe. Le coordinate in questo tipo di teatro sono labili, non possiamo stabilire niente di certo.
Nella frase successiva, Vladimir non mantiene una linea coerente con ciò che ha affermato prima ("It’s too much for one man"). Le pause e i silenzi sono molto frequenti e mentre nell’ambito musicale sono anche necessari, a teatro sono invece drammatici perché non succede niente. Con essi, infatti, Beckett conferisce al testo una struttura musicale, come se fosse uno spartito. In una famosa citazione Beckett afferma di essere responsabile per il suono che esprime, non per il senso.
Contraddittorietà psicologica e percezione del tempo
Inoltre, non c’è nessuna coerenza psicologica perché i personaggi cambiano continuamente umore e status psicologico -> antinaturalistico. Il pubblico rimane spiazzato da tutto questo. Vladimir descrive gli anni novanta come qualcosa avvenuto un milione di anni fa e ciò rimanda al fatto del tempo che non ha più un andamento cronologico ma va in base alle nostre percezioni -> il momento degli anni Novanta, per Vladimir, è talmente diverso da quello che sta vivendo in questo momento che il tempo si è espanso -> si riprende Bergson.
Mentre Vladimir fa tutto questo discorso, Estragon rimane alla sua azione con la scarpa -> chiede una mano a Vladimir, il quale non risponde -> i due personaggi viaggiano in parallelo, fondamentalmente non stanno parlando tra di loro, come se fossero due strumenti musicali che seguono due temi differenti.
Condizione sociale dei personaggi
Vladimir dice che prima lui ed Estragon erano presentabili, ora sono barboni, persone ai margini della società -> non dice però prima quale mestiere facessero. Poi si riaggancia all’azione di Estragon.
Nei versi successivi, si nota che i due personaggi ripetono la stessa battuta (in modo chiasmico = riprende la struttura), la quale è comica e metateatrale -> tipico del cabaret. L’elemento metateatrale si trova nel fatto che nel dire "He wants to know if it hurts" i personaggi si rivolgono al pubblico (come se quest’ultimo fosse coinvolto).
Citazioni e riferimenti biblici
Vladimir: "Hope deferred maketh the something (=parola che non ricorda della citazione originale) sick, who said that?" -> (Beckett aveva una grande conoscenza della Bibbia essendo di radice culturale Protestante) -> è la parte di una citazione Biblica che appare stravolta, perché Vladimir non la ricorda completamente. Quando un autore inserisce una citazione nota al pubblico, si attivano una serie di categorie nel pubblico: rimane spiazzato, pensa alla citazione corretta, ed è come se venisse attivato a riempire il vuoto della citazione stravolta. C’è anche l’evidente messa in scena del fallimento della memoria, altro fatto tipico in Beckett. I personaggi hanno una memoria fallibile, ragion per cui la loro identità viene erosa -> Beckett mostra l’identità sfilacciata attraverso i personaggi spesso rispondono a nomi diversi e la loro memoria.
La speranza prolungata che l’autore inserisce nel testo attraverso la citazione non viene mai soddisfatta ed è la situazione nella quale i personaggi si trovano. Beckett attraverso Vladimir inoltre omette la seconda parte della citazione -> "ma il desiderio soddisfatto è un albero di vita", il desiderio soddisfatto è un elemento che nel testo non si vedrà mai.
Ripetizioni e azioni comiche
Vladimir si toglie il cappello, ci fruga dentro, lo gira e poi se lo rimette -> ripeterà ciò nel corso di tutto il testo. Azione che Estragon ripeterà speculare con la scarpa. Così come ci sono delle ripetizioni a livello testuale, così anche nelle azioni -> andamento comico. Sono state fatte delle osservazioni riguardanti cosa Vladimir cercasse nel cappello: qualcosa che gli dava fastidio in testa (parassiti) o dei pensieri che lo disturbano… -> vedremo nel secondo atto che c’è un correlativo oggettivo tra il pensiero e il cappello e tra la scarpa e l’identità.
Contraddizioni della psiche umana
Vladimir afferma di sentirsi allo stesso tempo relieved (sollevato) e appalled (terrorizzato) -> sentirsi in due modi completamente diversi allo stesso tempo non è così strano in quanto capita nella vita di tutti i giorni. Le contraddizioni della psiche umana, nel teatro tradizionale non venivano messe in scena come invece vediamo qui, in quanto Beckett, tra le tante cose, descrive anche la contraddittorietà dell’essere umano.
Riferimenti all'episodio della crocifissione
I due personaggi all’improvviso, dopo un momento di pausa, cambiano argomento dicendo "One of the thieves was saved" -> si riferiscono all’episodio della crocifissione dei vangeli -> interviene di nuovo un tema Biblico azzerato in quanto viene usato come riempitivo del dialogo. Il tema centrale del Cristianesimo viene ridotto a riempitivo mettendone anche in luce le contraddizioni e mostrando un andamento dialogico tipico del cabaret.
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