Vittimologia
Vittimologia culturale
Il concetto di cultura è sicuramente uno dei concetti più importanti ed insieme complessi per la sua centralità all'interno della riflessione delle scienze sociali. La prima definizione del concetto di cultura si deve a Taylor che la definisce come «quel complesso insieme che include conoscenze, fede, arte, morale, legge, usanze e altre capacità acquisite dall’uomo come membro della società».
La cultura quindi, parte integrante di ogni singolo attore sociale che determina assieme a fattori individuali, etici e sociali il comportamento, sarebbe data da un insieme di modelli astratti di valori e norme morali e comportamentali appresi direttamente o indirettamente attraverso l’interazione sociale. Parsons definiva tale aspetto come il “carattere normativo della cultura” che collega la stessa alle componenti motivazionali dell’azione, fornendo così agli individui gli elementi per orientare il proprio comportamento.
D'altronde la cultura, veniva evidenziata da Parsons come uno dei sottosistemi che agiscono sull’azione sociale assieme alla personalità, il sistema sociale e l’organismo biologico. Essa svolge, secondo il sociologo, una funzione latente cioè fornisce all’individuo le direttive per l’azione sociale, apprese attraverso l’interiorizzazione e la socializzazione. È latente perché non agisce direttamente sull’azione ma dall’esterno anche se in maniera pregnante.
Parsons delineò il cosiddetto schema AGIL per evidenziare gli elementi che concorrono all’azione sociale, mostrando di questi le funzioni. Così l’organismo biologico svolge la funzione dell’adattamento (A), stabilisce cioè un rapporto con l’ambiente fisico che viene modificato in base ai bisogni, adattati ovviamente all’azione sociale; la personalità svolge la funzione del conseguimento (G) cioè utilizza le energie e le risorse per conseguire dei fini; il sistema sociale pone in essere la funzione dell’integrazione (I) in quanto definisce le forme di coesione sociale e di solidarietà; la cultura, infine dispiega la funzione della latenza (L).
L’uomo, quindi, è plasmato dalla cultura poiché questa gli permette non solo di adattarsi al proprio ambiente, ma di modificare lo stesso addirittura ai bisogni del singolo, attraverso una parziale o totale trasformazione della natura. La cultura è pertanto un insieme di modelli non concreti, una serie di meccanismi di controllo “extragenetici ed extracorporei” che “orientano” il comportamento dell’uomo e fanno di lui un animale assolutamente dipendente da essi.
Secondo Laudin, che forse per primo ha cercato di parlare esplicitamente delle “vittime della cultura”, la cultura ha al suo interno cinque livelli e poiché sono presenti in tutte le culture, in tutte le società, possiamo chiamarli “elementi comuni dell’umanità”. Tale analisi è interessante. Secondo Laudin, come in una piramide alla base abbiamo un livello biopsicologico, la fondazione biologica delle relazioni umane; età, sesso, razza, salute e abilità generali per le funzioni nelle situazioni sociali, sono fattori biologici non correlati, come tali, alla cultura.
La cultura, quindi, può essere considerata come una complessa base di fattori sempre presenti negli esseri umani. La cultura è la mente e la società è il comportamento dell’agente in accordo con l’insieme delle menti comprese nei contesti che chiamiamo situazioni sociali. Così ogni individuo eredita la “sua” cultura, l’elemento che distingue la società di cui egli stesso è membro; ma questa appartenenza ha un prezzo ovvero il condizionamento che l’individuo subisce e dal quale potrebbe potenzialmente prendere le distanze scegliendo le mete più conformi ai propri bisogni, ai bisogni ovvero di un individuo che in quanto uomo è unico ed irripetibile.
Geertz, infatti, proprio sulla base di questa constatazione definisce la cultura come «un insieme di meccanismi di controllo, schemi, prescrizioni, regole, istruzioni, per governare il comportamento». Gli esseri umani devono alla cultura il potersi rifare ad una serie di comportamenti ordinati e orientati ad un fine, se così non fosse, il comportamento sarebbe ingovernabile perché dato da un insieme di atti sconnessi e caotici.
Freud ha esplorato il conflitto tra la cultura e il lato istintivo della natura umana. La cultura, tuttavia, pur potendo modellare il comportamento umano è, di fatto, limitata da un certo numero di fattori come le limitazioni biologiche dell’organismo umano, i limiti delle capacità individuali riguardo l’apprendimento o la memorizzazione di informazioni, l’ambiente fisico, come anche i fattori ambientali che possono rendere improbabile lo sviluppo di particolari modelli culturali e, infine, l’ordinamento sociale che deve vietare alcuni atteggiamenti per far sopravvivere le culture stesse.
La relazione vittima-criminale
Gli studi interpersonali delle relazioni che si instaurano fra la vittima e il criminale possono dare notevoli apporti ai fini diagnostici al processo per esaminare la relazione vittima-criminale. Gli autori che hanno dato inizio allo studio della vittimologia considerano importante capire la relazione vittima-criminale, oltre che conoscere quelle che possono essere le motivazioni, le caratteristiche e la fenomenologia del criminale.
Le vittime “privilegiate”
Ci sono vittime privilegiate, che sono quelle selezionate tra i più deboli e gli emarginati, le donne, i bambini e gli anziani (Gulotta 1981). Però le vittime possono essere molte: per esempio, la vittima può essere una persona che ha qualcosa che il reo intende rubare quindi può essere la persona che ha del denaro oppure la persona da truffare. Spesso diversi fattori di debolezza si sommano come nei confronti dell’anziano vittima delle truffe, fenomeno attualmente molto praticato nelle nostre città. Alcune debolezze in questi casi si sommano: il fatto di avere soldi in casa, la condizione di anziano, che si può riuscire ad influenzare o, comunque, non è aggiornato e non è pronto nelle sue reazioni rispetto ai raggiri.
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Vittimologia/femminicidio
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Vittimologia: disciplina che studia la vittima
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Riassunto esame Criminologia applicata, Criminologia e vittimologia Metodologia e strategie operative, Sette, prof.…
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