VISUAL MERCHANDISING
LE LEVE DELL’IN-STORE MARKETING DEI FORMAT DISTRIBUTIVI GROCERY
Una leva importante è quella dello store design; definisce quelli che sono le
caratteristiche fisiche e strutturali del format e quindi i materiali, i colori, le forme ed è
molto importante trasmettere agli architetti quelle che sono le scelte di
posizionamento strategico e gli architetti presenteranno poi diverse alternative di
store design che verranno poi condivise con il marketing.
Un'altra leva importante è quella dell’ambientazione; filone di letteratura che ha
affrontato il tema dell’interazione tra l’atmosfera e il cliente, sicuramente i primi
tentativi di creare un modello al fine di misurare l’influenza che l’atmosfera produce
sui comportamenti dello shopper, è il modello di M.Russel che nell’ambito degli studi
della psicologia ambientale hanno cercato di proporre un modello causale per
comprendere le reazioni dello shopper ai diversi fattori ambientali, con questo modello
si parla degli stimoli prodotti dall’ambiente e come questi si traducano in stati
emozionali, di piacere, di attivazione e di dominio, e questi stati emozionali producono
delle risposte che possono tradursi in comportamenti di accettazione/rifiuto, che si
traducono in comportamenti all’interno del pdv ossia; desiderio di restare a lungo in un
luogo, il desiderio di muoversi liberamente all’interno del luogo, desiderio di
comunicare con altri, da cui discendono i comportamenti dello shopper.
(Cap.1-approfondimento del tema dell’ambientazione, con esempi annessi)
Il layout è molto importante perché dalla progettazione del layout e dalla scelta del
modello di layout discendono i principali key performance indicator del format del pdv,
dalla scelta del modello di layout discendono i comportamenti e flussi della clientela
all’interno del format, le aree calde e le aree fredde, inoltre metteremo a fuoco quelli
che sono i modelli di layout emergenti nella distribuzione grocery.
Quando si parla di layout si inizia a parlare di dimensionamento dei reparti, di spazio
assegnato a ciascun reparto e di logiche di aggregazione delle categorie (layout
merceologico).
Quando si parla di layout, di organizzazione dei flussi, di posizionamento e
dimensionamento dei reparti e delle categorie si parla anche della gestione degli spazi
fuori lineare attraverso gli extra-display. La gestione degli spazi fuori lineare è una
decisione strategica che compete non solo alle insegne che cercano di stimolare gli
acquisti d’impulso attraverso la gestione degli spazi fuori lineare che spesso diventano
dei veri e propri focal-points che attirano l’attenzione del cliente stimolandone
conseguentemente il comportamento di acquisto.
Gli spazi fuori lineare toccano anche l’IDM e le strategie di trade-marketing e di
shopper marketing dell’industria di marca. Sappiamo come l’IDM investa consistenti
risorse definite “trade-spending” sulla distribuzione tra le diverse insegne e spesso
questo trade spending è finalizzato a posizionare le marche fuori dal lineare e far sì
che si stimolino gli acquisti di impulso sui brand e sui prodotti dell’IDM.
Il display è la leva che genera maggiori conflitti fisiologici tra l’IDM e la distribuzione
moderna, perché le logiche economiche e le regole empiriche di progettazione del
display sono diverse a seconda che gli obiettivi siano creare valore sulla categoria e
cercare di aumentare il margine complessivo della categoria, e aumentare quelle che
sono le vendite dei brand e dei prodotti dell’industria di marca. Spostando il focus
strategico dalla marca alla categoria industria e distribuzione possono individuare
delle aree per generare una proficua collaborazione e aumentare sia le vendite della
categoria che quelle della marca.
Parlando di display, noi assumeremo la prospettiva della distribuzione e quindi del
retailer cercando di capire quelle che sono le logiche economiche, di progettazione dei
planogrammi, quali sono le regole empiriche di assegnazione dello spazio ai segmenti,
alle marche e alle categorie.
L’analisi delle leve si conclude con la comunicazione visuale, che spetta alle agenzie di
comunicazione ma naturalmente anche la comunicazione visuale deve essere
progettata in modo mirato e coerente con la progettazione architettonica degli spazi.
Le agenzie di comunicazione devono lavorare insieme agli architetti e la
comunicazione va a toccare aspetti legati al linguaggio e alle modalità di
rappresentazione della comunicazione, anche la scelta dei colori è molto importante.
QUESTE SONO TUTTE LE LEVE DELL’IN-STORE MARKETING.
Lo SHOPPER e i suoi comportamenti all’interno dello STORE:
Noi abbiamo parlato dei Key Trends nei comportamenti dello shopper che impattano
sul retailing, ossia sulla progettazione dei format e sulla manovra delle leve dell’in-
store marketing.
Focalizziamo la nostra attenzione soprattutto su 3 aspetti:
1. Search for semplification; la crescente richiesta da parte del cliente di
semplificare il processo di ricerca die prodotti e delle marche all’interno della
categoria, quindi ridurre il fenomeno del brand chiose overload. Qui svolge un
ruolo importante la progettazione del planogramma e l’in-store communication
che consentono di semplificare la ricerca dei segmenti delle marche e dei
prodotti.
2. Crescente domanda time-saving; esigenza del cliente di velocizzare l’atto della
spesa alimentare, questo ovviamente impatta su molte leve dell’in-store
marketing, impatta sulle logiche di progettazione di scelta di layout, sul display,
e anche sull’in-store communication.
3. Experience; la progettazione dei luoghi esperienziali è sicuramente tutt’ora una
sfida importante anche nel largo consumo, l’esperienza positiva della spesa
alimentare è un aspetto importante che è strettamente legato allo store-design,
alla comunicazione visuale e all’atmosfera e ambientazione del format.
L’evoluzione del profilo di acquisto:
Il nuovo consumatore non è più fedele alla marca, ma è aperto alle alternative
→ crescente sperimentazione
Talvolta ricerca la marca, talvolta il segmento (questo impatta sulle logiche di
progettazione del display)
Non solo non è fedele alla marca, ma a volte non è nemmeno fedele al
segmento, perché è disposto all’interno della categoria a scegliere segmenti
diversi, anche condizionato dalla visibilità dei segmenti all’interno della
categoria
I consumatori non richiederebbero più solo la categoria (pasta, sughi, caffe,
bagnoschiuma) ma il confine della programmazione di acquisto coinciderebbe
con la funzione d’uso/momento di consumo (competizione orizzontale tra
aziende industriali che operano anche in settori diversi). L’ampliamento del
confine della programmazione di acquisto impatta sulle logiche di progettazione
del layout e sulle decisioni relative alle logiche di accostamento di categorie che
sono diverse dal punto di vista merceologico ma sostituibili nella soddisfazione
di un bisogno
Il consumatore non cerca più solamente prodotti, ma ricerca sempre più
emozioni ad essi legate
Esistono ancora molte aree di inefficacia nella gestione degli spazi all’interno del punto
del pdv. Posto pari a 100 il tempo speso dallo shopper all’interno del pdv, scopriamo
come il 90% è dedicato a de-selezionare prodotti che non interessano allo shopper, e
solo il 10% è speso in una selezione attiva davanti al planogramma che è il luogo dove
il cliente rimane per pochi secondi e dove deve decidere quali segmenti quali marche
e quali prodotti acquistare.
Un aspetto importante è quello legato ai tempi medi della spesa, qui vediamo i
risultati prodotti da una ricerca effettuata da IRI “ricerca shopper insights” che ci dice
come in quasi tutti i paesi la maggior parte delle decisioni di acquisto viene presa in
pochissimi secondi (<10sec), naturalmente i comportamenti dello shopper variano a
seconda della tipologia della categoria da acquistare.
Una ricerca svolta alcuni anni fa aveva messo in luce 4 diversi comportamenti dello
shopper moderno:
• Pilota automatico (prendi e vai): vado velocemente e cerco di acquistare nel minor
tempo possibile ciò di cui avevo pianificato l’acquisto
caffè, cereali, formaggi, margarina, maionese
• Ricerca di varietà (alla scoperta di nuovi gusti e formati): sono aperto a nuove idee e
sperimentazioni, sono alla ricerca di nuovi gusti e nuovi formati, sono sensibile alle
attività di innovazione di prodotto, formato, gusto dell’IDM
surgelati, cereali, biscotti, chewing-gum, condimenti x insalata
• Sensibilità al buzz (buona disposizione vs azioni pubblicitarie coinvolgenti): conta
molto la dimensione emozionale, sono aperto alle azioni pubblicitarie e alle forme di
comunicazione e valorizzazione dell’offerta, perché la natura dell’acquisto è più di
impulso
energy e sport drink, cioccolato, tè pronto, bevande allo yogurt
• Caccia all’affare (attenzione a sconti e promozioni): categoria dove sono importanti
sconti, prezzi e quindi sono alla caccia dell’affare
tonno, pomodori pelati, frutta in scatola, sughi pronti
Se volessimo sintetizzare anche a fronte di comportamenti diversi nelle diverse
categorie di prodotto il ruolo che riveste il punto di vendita nell’orientamento delle
scelte potremmo concludere che il ruolo è un ruolo sempre più strategico.
Il ruolo strategico del punto vendita nell’orientare le scelte:
Svolge il ruolo di “choice architect” dei retailers, nel senso di orientare le scelte
dello shopper
Soddisfa i fabbisogni informativi degli shoppers, nonostante si siano moltiplicati
i media per comunicare anche l’innovazione del prodotto, non vi è dubbio che si
è ridotta l’efficacia di molti media della comunicazione, questo significa che il
luogo dove realmente io vengo informato e scopro i nuovi prodotti lanciati
dall’industria è il punto di vendita
La domanda si crea all’interno del punto vendita
Qui viene presentata la ricerca effettuata da IRI sullo shopper svolta nel 2018, in cui
sulla base delle ricerche che sono state fatte, posto pari a 100 il totale delle categorie
si stimerebbe che il 77% degli acquisti è pianificato a livello di categoria e il 23% non è
pianificato per le categorie.
Circa ¼ delle categorie sarebbe deciso all’interno del pdv condizionato dagli stimoli
dell’in-store marketing, mentre all’interno delle categorie pianificate il 53% delle
marche sarebbero pianificate, mentre le altre marche vengono decise all’interno dello
store.
Allo stesso modo all’interno di categorie che non sono pianificate il 24% delle marche
non è pianificato. Se sommiamo tutto ciò che viene deciso in store scopriamo come il
punto di vendita svolga un ruolo molto strategico.
La dimensione dell’impulso varia da categoria a categoria e molte aziende industriali
(leader nelle diverse categorie di prodotto) hanno svolto diverse ricerche sul campo
finalizzate a dimostrare ai loro clienti commerciali (insegne) come la natura
dell’acquisto sia spesso di impulso anche a livello di categoria.
(vedi appunti Shopper Marketing: Indice di pianificazione degli acquisti per categoria
merceologica, i tre stili di shopper, i 3 tipi di lista della spesa)
Concludiamo dicendo che per molti segmenti di clientela il punto di vendita condiziona
sempre di meno il QUANTO, ovvero il valore dello scontrino, perché tendiamo a
pianificare più che in passato il budget per la spesa alimentare, ma le leve dell’in-store
marketing pesano molto sul COSA scelgo all’interno di un budget di spesa che è
prefissato.
L’ATMOSFERA DEL PUNTO DI VENDITA COME DIMENSIONE PRIVILEGIATA
DELL’ESPERIENZA
Kotler (1973) fu il primo studioso di marketing management a cogliere l’importanza
del luogo di acquisto e/o consumo.
In modo più specifico dell’atmosfera del luogo, evidenziando la possibilità di
progettare ambienti di vendita in grado di influenzare le decisioni di acquisto.
Atmosfera del pdv: elemento fondamentale per la creazione dell’esperienza di
acquisto e di differenziazione (percepita attraverso i sensi).
Il pdv deve trasmettere al consumatore la possibilità di vivere l’esperienza della marca
insegna, creando emozione nel momento in cui questa è unica nel suo genere.
L’atmosfera è un elemento multidimensionale derivante dalla combinazione di
numerosi fattori, essa è la risultante dell’operare congiunto di una serie di elementi
tangibili e intangibili che, insieme alle politiche assortimentali, di prezzo e di servizio,
contribuiscono a crearne l’immagine.
Questi possono essere aggregati in cinque aree di cui si individuano i relativi
componenti:
-Design interno; tutto quanto comunica con chi ancora non è entrato nel pdv
-Design Esterno; elementi che vanno a definire l’ambiente in termini di
pavimentazione, illuminazione, scale ascensori, climatizzazione ecc
-layout; le scelte di visual merchandising in termini di organizzazione spaziale del pdv
che determinano la dimensione e la posizione degli spazi di vendita, di esposizione, di
servizio per il cliente e per il personale
-display interni; attività di visual merchandising relativa alle modalità e alle tecniche di
esposizione, all’allocazione dei prodotti nello spazio espositivo, alla cartellonistica e
cartellistica
-Comunicazione POP; materiale di ausilio all’esposizione e alla vendita fornito dai
produttori e volto a garantire uno spazio privilegiato, riconoscibile e esclusivo al
prodotto e/o marca.
Interazione tra ATMOSFERA-CLIENTE: i primi tentativi di modellizzare l’influenza
dell’atmosfera sulle relazioni dei clienti risalgono a Meharabian e Russel (1974), che
hanno proposto un modello causale per motivare la reazione dei fattori dell’ambiente
sul comportamento delle persone. Basandosi su uno schema cognitivista Stimolo-
organismo-risposta, gli studiosi hanno visto come gli stimoli fisici o sociali presenti in
un determinato ambiente, insieme alla personalità degli individui ne influenzano
direttamente gli stati emozionali e dunque i loro comportamenti. Lo scema si compone
di 4 gruppi di variabili:
Stimoli ambientali (informazioni) Stati emozionali
Comportamento (Piacere, Attivazione,
Dominio) (Accettazione,
Rifiuto)
Personalità (caratteristiche emotive)
LE LEVE DELL’IN-STORE MARKETING DEI FORMAT DISTRIBUTIVI GROCERY:
LAYOUT E FLUSSI
Partiamo da quelli che sono gli obiettivi alla base della progettazione del layout dei
punti vendita della distribuzione grocery.
Potremmo definire il layout come la più importante leva dell’in-store marketing, che
traduce operativamente le scelte di posizionamento strategico del retailer.
Una volta che il retailer ha definito la sua scelta di posizionamento strategico, ha
scelto le categorie e reparti sui quali vuole costruire la propria immagine di
differenziazione e vuole sostenere la fedeltà del cliente all’insegna, progetterà dei
modelli di layout coerenti con la propria scelta di posizionamento strategico,
finalizzate a valorizzare le categorie e i reparti che svolgono in chiave di category un
ruolo importante di destinazione.
Il layout insieme allo store-design rappresenta la più importante leva dell’in-store
marketing, che sostiene l’identità e la differenziazione dell’insegna.
Se vogliamo capire meglio quali sono gli obiettivi che guidano la progettazione del
layout, scopriamo come due obiettivi; massimizzazione della redditività e
fidelizzazione potrebbero talvolta entrare in contrasto tra di loro.
L’ampia letteratura di marketing e di retailer management che si è occupata di leve
dell’in-store marketing e di merchanding ha sempre riconosciuto nel layout un
importante obiettivo di massimizzazione della redditività complessiva per metro
lineare del pdv, inoltre ha sempre riconosciuto come il modello di layout fosse guidato
principalmente dall’obiettivo; da un lato di stimolare gli acquisti d’impulso non
pianificati dallo shopper, dall’altro lato generare una sostituibilità tra brand tra prodotti
tra categorie che presentano delle marginalità diverse al fine di ottimizzare l’incidenza
nelle vendite, di quelle categorie brand prodotti a più alta redditività.
Nelle logiche di progettazione del layout non dobbiamo considerare solo e unicamente
l’obiettivo di stimolare gli acquisti di impulso e aumentare sensibilmente la redditività,
ma dobbiamo anche tenere presente l’obiettivo di progettare degli spazi di vendita
esperienziali che producono effetti positivi e stati emozionali di piacere che non
necessariamente impattano sui comportamenti di impulso, ma che hanno un impatto
positivo sull’immagine e fidelizzazione del cliente all’insegna.
Quando si progetta un modello di layout si deve ottemperare tra due obiettivi
contrapposti;
-Gli obiettivi dal lato dell’offerta (retailer)
-Gli obiettivi dal lato della domanda (cliente/shopper)
Tra gli obiettivi dell’offerta vediamo che oltre all’obiettivo di massimizzare la redditività
complessiva per metro lineare dello spazio espositivo, il retailer si pone anche
l’obiettivo di ridurre i costi logistici, e quindi ricercare la maggiore efficienza logistica
attraverso la riduzione della frequenza dei costi di riempimento a scaffale.
Esiste una sostituibilità tra i costi di spazio e i costi logistici, nel senso che possiamo
decidere di assegnare più spazio ad una categoria a una marca o a un prodotto e
conseguentemente riduciamo i costi di caricamento a scaffale; viceversa possiamo
decidere di ridurre lo spazio assegnato e aumentare i costi logistici.
Nel momento in cui
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