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Appuntiave Appiano

Forma della realtà vs forma della rappresentazione

Il fenomeno delle post immagini. Illusione del movimento. La percezione dello spazio. Senso aptico e senso cinestetico. Le figure anfibologiche e oggetti impossibili. La prossemica. Gli oggetti impossibili e l’estetica dell’errore. Fisiologia della visione, attenzione e percezione. Enigma e illusione di Escher. L’esperienza visiva.

Astrazione geometrica, ambivalenza e cinetismo

Campo visivo, mondo visivo. La percezione del colore. Tridimensionalità del campo bidimensionale e teorie e modelli del colore. Bidimensionalità del campo tridimensionale. Le teorie classiche. La rappresentazione della profondità. Le teorie umanistiche e rinascimentali. Le figure geometriche piane reversibili. L’ottica e la fisica. L’obliquità parallela. Luce e colore. Lo spazio concettuale. Le illusioni cromatiche. La prospettiva scientifica. Miscela ottica. Spazio e movimento. La spazialità del colore. Lo spazio mentale. La trasparenza. Indici di profondità e gradienti percettivi. La legge del contrasto cromatico. La teoria dei colori. Le leggi della forma o configurazione (gestalt). La sfera del colore. L’organizzazione del campo visivo. Il canone della totalità. Identificazione e relazioni di figura e sfondo. Il caldo e il freddo nella teoria cromatica. Descrizione di fenomeni percettivi relativi a marchi americani anni '70.

Il cerchio cromatico di Itten

I sette contrasti nella teoria di Itten. Aree, contorni, contrasti. Colori, forme e spazio. Aree anomale, margini senza gradiente e completamento amodale delle figure. Il modello dinamico di Arnheim. Contorno e contrasto. Oltre l’immagine: aberrazione e ordine. Effetti e discrepanze del colore sulle leggi della forma. L’anamorfosi. Effetti, distorsioni, illusioni. La geometria dei frattali. Geometria e leggi dell’illusione. Le nuove frontiere dell’immagine: la realtà virtuale.

La comunicazione visiva

È da una parte un processo di acquisizione degli aspetti percettibili della realtà e dall’altra delle modalità e i comportamenti cognitivi di chi li osserva. Le forme della realtà hanno senso in quanto forme mentali. La forma effimera, pur avendo la natura di apparenze, va a far parte di un patrimonio visivo; così pure il vedere una forma in un’altra forma costituisce la conseguenza di una facoltà del pensiero. Una delle pulsioni primitive e primarie porta a rappresentare la natura attraverso princìpi, metodi e procedure che inducono i segni grafici e iconografici a rappresentare la realtà mediante analogie. Ciò implica una propria autonomia delle rappresentazioni. Il segno grafico visivo si presta a divenire realtà dotata di individualità effettiva.

Punto di vista

È propria dell’esercizio e dello studio di comunicazione una considerazione attenta del punto di vista. Esso deve essere colto secondo una differenziata articolazione, distinguendo i punti di vista:

  • Percettivo: riguarda la quantità di “sapere” presente ed effettivamente elaborata.
  • Ideologico-epistemico: si riferisce alla concezione del mondo e dei valori, al modo di aderire ai dati, alla relazione che si viene a stabilire con il destinatario.

L’occhio percorre le forme creando per sé delle mappe, le quali danno vita a modelli in perenne autogenerazione e trasformazione formologica. L’immagine entra nell’immaginario sollecitando la fantasia, associazioni, allusioni, e convocandosi nel gioco della poliedricità visiva e dell’illusione. Il biologo Thompson notava che la morfologia (studio delle forme organiche) definita da Goethe non è che una parte della più vasta scienza della forma che studia le forme della materia nei vari aspetti e condizioni, cioè in tutte le forme immaginabili.

Analisi della forma

Uno degli aspetti più suggestivi dell’analisi della forma sono:

  • La qualità della realtà stessa.
  • Le modalità con cui essa viene rappresentata.

La rappresentazione della forma trae origine dalle più remote necessità dell’uomo di raffigurare, rappresentare, riprodurre le forme di realtà a scopo comunicativo, ma non solo. Oltre a rappresentare le forme della realtà oggettiva, fisicamente tangibili e misurabili, l’uomo sente la necessità di dare una forma anche alla realtà soggettiva interiore, quella appartenente alla sfera psichica, una realtà irreale.

Dal passaggio alla rappresentazione

Il passaggio dalla realtà alla rappresentazione si concretizza attraverso la percezione e quindi l’interpretazione. Ciò produce effetti di ridondanza e di essenzialità, poiché la realtà viene a perdere i suoi connotati primari e ne acquisisce altri, simbolici o comunque sostitutivi dei primi. È infatti una disposizione comune a tutti gli individui quella di percepire solo alcuni elementi della realtà circostante e vedere cose che in effetti non esistono; la realtà oggettiva passa attraverso il filtro della percezione, modificando così la sua struttura grazie all’intervento di conoscenze, emozioni, sentimenti che orientano il momento percettivo, tanto da ricondurre il soggetto umano a riorganizzare l’esperienza sensibile.

Realtà percettiva vs realtà oggettiva

La realtà percettiva si oppone quindi alla realtà oggettiva; per esempio, nel momento della rappresentazione infantile della realtà, viene attuata una raffigurazione istintiva, naturale che riflette la convinzione di rappresentare la realtà nella sua oggettività. Nell’adulto, invece, la rappresentazione passa attraverso una precisazione percettiva, una volontà pilotata a ricercare elementi che a un primo impatto erano sfuggiti: e ciò modifica ciò che sostanzialmente si credeva di aver percepito. Questa inattendibilità dell’apparenza è il risultato di una visione empirica che ci restituisce una struttura trasformata dai sensi delle forme della realtà. Il meccanismo percettivo trasforma la realtà in immagine, l’immagine del mondo, della forma della realtà non è altro che un surrogato di una verità reale che ci è dato conoscere solamente mediante la nostra proiezione interiore, la nostra rappresentazione soggettiva. L’osservazione proietta sulla retina ciò che ci si aspetta e si crede di vedere, non ciò che si vede.

Realtà del mondo e percezione

La realtà del mondo e delle cose presenti intorno a noi stimola il sistema visivo e simultaneamente tutta la sfera percettiva, attivando una trasformazione dei dati oggettivi mediante il condizionamento determinato dai fattori soggettivi e dai significanti culturali. Accanto alla realtà percepita, metafora della realtà oggettiva, si affaccia un’altra, interiore; in questa realtà troviamo e riconosciamo forme immateriali, richiamate dai sentimenti o dalle emozioni, dalle situazioni o dalle relazioni con la realtà esterna. Simboli e allegorie, sogni e immagini religiose traggono i loro profili più o meno netti e univoci identificandosi lentamente nella storia e manifestandosi nell’arte dove trovano la loro rappresentazione concreta.

Raffigurazione dell'invisibile

La rappresentazione visiva della realtà interiore produce elevati effetti di credibilità come se si trattasse della raffigurazione tangibile e realistica di una realtà altrettanto concreta e apparente. Il bisogno di rendere visibile l’invisibile, restituendo forme riconoscibili a concetti, è un dato presente in tutti i tempi. Occhio e pensiero sono quindi nella stessa misura creatori di forme. Vedere e pensare trovano una correlazione e una ragione comune nel sapere. L’immagine è quindi il risultato di un pensare figurato, ossia di un atto di pensiero, quando esso si addentra nell’interezza della realtà del mondo esterno e di quello spirituale, fino a cercare di appropriarsene, divenendo esso stesso una realtà, una presenza di sé. L’immagine è quindi il risultato di un pensare figurato, essendo l’esito di un’attività mentale, ha una sua struttura autonoma e quindi dev’essere considerata come la somma di quel processo comunicativo che si attua tra individuo e realtà. L’attività artistica è il mezzo attraverso cui l’uomo individua la forma del sentimento reale.

Come afferma Giedion, nell’arte, l’uomo combatte una specie di lotta per l’esistenza, non per l’esistenza fisica ma per quella spirituale. La percezione si manifesta tramite i vari componenti dell’apparato sensoriale, che possono essere suddivisi:

  • Ricettori di distanza, coinvolti nella conoscenza di oggetti distanti, ossia occhi-orecchi-naso.
  • Ricettori di vicinanza, coinvolti nella conoscenza di oggetti vicini, ossia le papille gustative e la pelle.

Le informazioni relative allo spazio, alla forma, alle superfici e alla materie hanno caratteristiche completamente diverse in relazione al tipo di ricettore o captatore sensoriale coinvolto. Tutto ciò incide notevolmente sulla percezione dello spazio; ogni cultura ha i suoi schemi percettivi, la percezione della distanza, dell’altezza e dell’odore è diversamente sviluppata nelle varie culture; l’uso, ad esempio, di deodoranti per il corpo e per l’ambiente, hanno condizionato e modificato profondamente il funzionamento dell’apparato olfattivo dell’uomo, impoverendo la qualità delle sue esperienze fino a sfocare i ricordi dato che più delle immagini e dei suoni, sono gli odori a richiamare le memorie più profonde.

Senso aptico e senso cinestesico

L’esperienza e la conoscenza dello spazio sono legate all’impronta culturale e alle azioni dell’uomo: il senso dello spazio è il risultato di una molteplicità di interventi provenienti dai cinque sensi, oltre che da quello cinestesico, aptico, dalla relazione prossemica e dal grado di attenzione. Il risultato di questa molteplicità di interventi percettivi costituisce un vero e proprio sistema di comunicazione tra uomo e realtà. I singoli sensi difficilmente riescono a restituire una percezione dello spazio tridimensionale, solo da una globalità percettiva, quindi da un’interazione di tutti i sensi è possibile conoscere uno spazio. Gibson, introdusse il termine «haptic», dimostrando che i sensi non sono unicamente ricettori passivi della realtà, bensì forniscono al cervello informazioni già elaborate, interpretazioni attive di essa. La definizione di questi due nuovi sensi, il senso aptico e cinestesico, consente di precisare il fenomeno percettivo legato alla realtà e alla posizione assunta dall’osservatore posto nello spazio.

Esempio: Il senso aptico ha origine dal senso del tatto, ma esso prevede un coinvolgimento di tutta la sfera percettiva nella sua globalità; in caso di incendio, il senso aptico percepisce il calore del fuoco, ma non solo, anche la vista che percepisce le fiamme, l’olfatto che sente il fumo, e l’udito che sente il crepitio del fuoco. Il senso cinestetico è legato al movimento e alla posizione del corpo nello spazio: ne deriva una percezione della distanza e della tridimensionalità dinamica, poiché connessa all’azione. Guardare dalla finestra una piazza si ricevono informazioni fisse, e sensazioni vincolate da un singolo punto di vista; diverso è percorrere fisicamente la piazza e cambiando continuamente punti di vista, «sentendo» lo spazio, conoscendolo attraverso la spazialità di posizione, in senso dinamico.

La prossemica

In relazione allo spazio è bene tenere presente la componente prossemica implicata a designare l’uso umano dello spazio e il rapporto spaziale con gli altri individui: anche la prossemica incide notevolmente sulla percezione, provocando coinvolgimenti sensoriali variabili. I concetti di territorialità di spazio privato, di distanza, di lontananza o di ravvicinamento, condizionano in larga misura gli apparati sensoriali nelle relazioni sociali e sono anch’essi profondamente segnati dagli schemi culturali. Il termine «proxemics» introdotto da E. Hall evoca il concetto di prossimità formulando ipotesi su quei meccanismi culturali sui quali l’uomo struttura e usa il proprio spazio. La gestione di uno spazio in un incontro interpersonale, ad esempio, della distanza o lontananza scelta per la conversazione, il modo di atteggiare il corpo, in piedi o seduti, di guardare parlando, di gesticolare, di alzare o abbassare la voce, costituiscono nel loro insieme quei dati prossemici determinanti nella percezione dello spazio e quindi della situazione contestuale di ogni fatto comunicativo.

Fisiologia della visione, attenzione e percezione

Una condizione fondamentale è l’attenzione; è bene ricordare che il nostro campo visivo oscilla fra 240° e 210° e la vista si attua con precisione soltanto nel raggio di 2°, cioè alle dimensioni della fovea. La fovea è quella retina in cui ha luogo l’acuità visiva, grazie a una concentrazione di fotorecettori, i coni, da cui dipende la visione fotopica, in piena luce. Nel resto della retina insieme ai coni si trovano i bastoncelli, da cui dipende la visione scotopica, un grado minimo di luce; i bastoncelli sono sensibili alla luce grazie a un pigmento che si annulla alla luce e si ripristina al buio, regolando l’adattamento visivo all’improvvisa oscurità. La visione scotopica riguarda la zona periferica della retina, mentre la visione fotopica interessa invece l’area della fovea. Tra visione fotopica e scotopica si ha la visione mesopica, che riguarda gli stati luminosi di transizione.

Per percepire un particolare di un ambiente è necessario mettere a fuoco l’oggetto con entrambi gli occhi fino a individuarlo sulle due fovee. Da queste considerazioni si deduce che l’attenzione è strutturalmente selettiva. Gli aspetti precipui dell’attenzione sono la selettività, in quanto essa opera delle scelte, e l’intensità, in quanto essa è determinata dal grado di sforzo compiuto per attivarla. Alla base di ogni esperienza visiva agiscono le forze ottiche di attrazione e l’origine fisica della percezione è data dal flusso di energia luminosa che dalla realtà raggiunge il sistema nervoso dell’osservatore. Ogni natura materica si traduce in sensazione luminosa e cromatica; i rapporti di posizione fra gli oggetti di realtà, il loro rapporto con la luce e la distanza dal punto di vista dell’osservatore implicano mutamenti nel campo. Ogni cambiamento produce un’alterazione del fatto sensoriale e quindi una disposizione diversa del sistema nervoso all’elaborazione e all’attribuzione di significato. Le forze interne sono quelle che garantiscono un equilibrio tra l’individuo e le interferenze esterne; sono esempi di come ogni stimolo si effettui un contro bilanciamento atto a ripristinare l’equilibrio dell’organo visivo, poiché nell’esperienza percettiva infrazioni alle leggi dell’armonia sono intollerabili.

L'esperienza visiva

La percezione di ciò che ci circonda appare quindi come un sistema molto complesso di eventi: non dipende, come si è visto, soltanto dagli occhi, ma da un’integrazione di tutti i sensi, a tutto ciò si aggiunge una considerazione sulla memoria, sulle immagini indotte dal ricordo che si sovrappongono alla percezione del presente sfocandone i ricordi; ciascun individuo «vive» la realtà come mondo soggettivo legato al proprio esistere, producendo, per ogni fatto percettivo, una figura dell’esperienza del reale che si scioglie in sensazioni emotive. Il passato influisce quindi sul futuro schiacciando il presente, mentre l’istante percettivo è già futuro. La percezione non può essere considerata unicamente sotto quest’aspetto di registrazione meccanica dell’esterno: essa si presenta già modellata sulle possibilità e sulle attitudini del soggetto a individuare e selezionare ciò che di quella materia maggiormente può presentare caratteristiche essenziali. Il pensiero è quindi di natura percettiva ed è condizionato dalle immagini mentre esso stesso le elabora: per l’uomo la pratica visiva coincide con quella cognitiva – vedere vuol dire conoscere. E ciò gli consente di crearsi un bagaglio di esperienze che si proiettano sul susseguirsi di azioni future mettendo a frutto il proprio vissuto, favorendo l’adattamento alle situazioni. Con gli occhi infatti si può comunicare il proprio stato d’animo, il disagio o la felicità, l’approvazione o il disappunto; bisogna distinguere l’immagine della retina e rappresentazione soggettiva, ossia fra ciò che è pura registrazione della realtà e il trattamento soggettivo dell’immagine.

Campo visivo e mondo visivo

Campo visivo il primo, mondo visivo il secondo. Al di là della pura impressione retinica nella quale il campo visivo ha una sua identità spaziale oggettiva, è da tener presente la componente psicologica della ricezione, oltre a un’implicata elaborazione mentale, la quale tende ad attribuire un significato a ogni esperienza percettiva, selezionato attraverso l’organizzazione e la comprensione degli elementi.

Esempi come l’esperienza visiva non consiste nella registrazione sensoriale, ma deve essere il risultato di un’elaborazione provocata dal pensiero, dal sentimento, dalla predisposizione o dalla reazione improvvisa, cioè dall’associazione mentale. L’esperienza visiva è completa quando i dati della percezione sensoriale giungono a una configurazione strutturata a livello emozionale e intellettuale; ossia quando c’è un equilibrio tra forze interne ed esterne. Si può affermare che cambia sia la realtà sia il modo in cui viene percepita, ossia pensata.

Percezione, coinvolgimento e stimolazione periferica

Ritenzione sensoriale: identificazione delle unità sensoriali-forze esterne dell’attenzione, immagine retinica, ottiche o segnali elementi del campo della realtà fenomenica.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabiey_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Visual design e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Appiano Ave.
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