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Valutazione - logiche valutative - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Valutazione sulle logiche valutative. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: logiche valutative nei processi di pianificazione territoriale, dimensioni strutturali della valutazione, modelli a confronto, design: alternative, valori, critica, modello orientato alle alternative e/o alle opzioni. Vedi di più

Esame di Valutazione docente Prof. D. Patassini

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d) standardizzazione (trasformazione dei criteri in unità di valore);

19

e) ponderazione degli obiettivi sulla base dei sistemi di valori ;

f) generazione di alternative singole o come ‘nodi di opzioni’.

Come si può notare, le alternative emergono solo nella fase finale, mentre

è sui valori che si concentra gran parte della procedura.

La gerarchia (o il grafo) di valori assicura la connessione fra obiettivi

generali e strumentali. Se la scelta delle misure avviene secondo modalità

20

consuete di selezione dei criteri (a livello generale e specifico ), la varietà di

scale richiede la standardizzazione ricorrendo alle tipiche funzioni di valore

(value function). Queste consentono di trasformare le misure dei criteri in

valori appartenenti ad intervalli convenzionali (0,1 ad esempio) con l’aiuto di

funzioni di utilità o di preferenza. 21

La ponderazione degli obiettivi può essere diretta o indiretta , ma la più

utile è quella che consente di ripetere l’esercizio in modo interattivo, come la

22

swing weighting technique o tecniche analoghe. Partendo dai più bassi livelli

della gerarchia (nel caso di struttura ad albero), ogni soggetto posiziona gli

obiettivi al livello peggiore. Quindi identifica gli obiettivi che dovrebbero

tendere alle migliori performance. I due obiettivi più performativi vengono

quindi confrontati fra loro e la procedura si ripete finché i soggetti

riconoscono direttamente l’importanza degli obiettivi, passando al livello

superiore della gerarchia.

Uno dei limiti della procedura è l’adozione della gerarchia come

rappresentazione del sistema di obiettivi, ma, come detto, il problema é

superabile utilizzando un reticolo (network). I vantaggi sono evidenti. In

primo luogo, ogni obiettivo strumentale viene commisurato all’obiettivo

generale in termini di contributo al suo raggiungimento (gap). In secondo

luogo si evidenzia in modo progressivo e iterativo l’importanza relativa degli

obiettivi per livello e tra livelli. Il risultato finale si ricava con

23

un’aggregazione (totale o parziale) che consente di misurare il grado di

19 Ibidem. I due autori si limitano tuttavia al modello gerarchico che, a seconda dei processi

decisionali, potrebbe essere sostituito da un reticolo trattabile con network analysis.

20 Le famiglie di criteri attivati rispondono generalmente a requisiti di completezza, rilevanza,

non ridondanza, mentre ogni criterio è definito dal punto di vista semantico e metrico ed è

dotato di una funzione di risposta.

21 Le procedure dirette richiedono un giudizio esplicito sull’importanza dei criteri e il controllo

diretto delle modalità di formazione dei pesi. Appartengono a questa famiglia le procedure di

assegnazione diretta, i confronti a coppie per la costruzione di tavole dei giudizi, la judgement

analysis, gli ordinamenti di vario genere come la swing weighting technique o la fixed-point

scoring. Le procedure indirette consentono, in genere, di trasformare un’ipotesi di ordinamento

dei criteri (su scala ordinale) in un vettore di pesi (su scala cardinale). Appartengono a questa

famiglia le tecniche del valore atteso, dei valori casuali o estremi. Non meno importanti sono le

procedure che escludono qualsiasi ipotesi di ordinamento e si affidano alla variabilità delle

misure degli effetti, come l’analisi entropica.

22 Kirkwood (1997) p.53 e segg; Janssen, van Herwijnen, Beinat (2001), pp. 145-230.

23 Keeney, Raiffa (1993) per l’impiego di funzioni di valore lineari additive.

6

raggiungimento dell’obiettivo generale e il gap di ciascun obiettivo

strumentale.

Operando sulla struttura degli obiettivi, sul modo in cui vengono raggiunti,

sui gap e sui valori ad essi attribuiti, i modelli tipo Moda consentono la

generazione di alternative. I gap sono utilizzati per indicare dove i

miglioramenti sono più efficaci e quindi costruire un’alternativa su di essi. Gli

effetti stimati dell’alternativa possono essere confrontati alle attese,

consentendo di apprezzare come varia la situazione complessiva.

C- Modello critico

Il modello critico evita le fatiche costruttive dei due modelli precedenti e

ridimensiona l’impianto comunicativo della procedura. E’ una critica al

pluralismo volgare, assolutorio e giustificante la ‘naturalità’ di alternative e di

sistemi di valore. Come ricorda Gregotti, “il pluralismo malinteso trasforma

in falsa certezza la scelta puramente espansiva del soggetto e dei suoi

comportamenti. Più che costruire libertà, consente vacanze generalizzate; non

elimina l’ideologia, la trasforma solo in ideologismo del senso comune, o nel

24

suo ribaltamento artificioso” .

Il modello critico cerca di cogliere, con approssimazioni e difficoltà a tutti

note, la capacità critico-interpretativa del piano (o del progetto), la sua abilità

25

nel mobilitare risorse in senso lato .

Il piano o il progetto si forma ed acquista senso ponendosi a distanza

critica dalla realtà: “critica nel doppio significato, di messa in opera di un

pensiero critico attraverso gli strumenti specifici delle nostre discipline, e

critica perché tale distanza permette di guardare alla complessità del reale in

26

un’ottica che non la perde di vista ma che non si confonde con essa” .

Questa distanza è in certo senso misura della qualità del progetto,

metacriterio, la sua capacità di essere e dialogare con il contesto (posizione,

relazione, scala, misura), di riconoscere le possibilità di trasformazione. Un

piano urbanistico consente un confronto critico fra leggi insediative del

contesto, motiva le ragioni della modificazione, evidenzia i nessi fra

27

trasformabilità del contesto e giudizio sulle condizioni generali. Queste

possibilità diventano materiali di lavoro del modello critico.

24 Gregotti, cit. p.51. Un giudizio analogo, anche se specifico, dà P. C. Palermo quando

denuncia l’irresponsabilità di molti approcci multicriteriali (cit. da comunicazione).

25 Prove valutative sulla generazione di capitale istituzionale dei piani (di conoscenza, sociale e

politico) forniscono informazioni più pertinenti e utili rispetto ai modelli valutativi orientati

alle opzioni e ai valori. Vedi anche la valutazione come institutional design.

26 Gregotti, cit. p.27.

27 Idem, p.50. 7

Anche la valutazione realista di Pawson, Tilley (1997) e di altri propone

una distanza: quella ‘suggerita’ dal dispositivo che legittima le azioni di

piano, rendendole valutabili. Ma, in questo, caso si tratta di una distanza che

ci unisce alla realtà e, pur non essendo semplice rappresentazione o

rispecchiamento, non propone un sistematico esercizio critico.

Attuazione: planning rights, conformità, performance, disegno

istituzionale

L’attuazione è uno dei processi del ciclo di piano che si misura con

possibilità e modalità di portare a termine le azioni previste. Essa gode di

una ‘relativa’ autonomia nei piani regolativi, mentre si integra al design nei

piani ad impianto negoziale o strategico.

Con il moltiplicarsi delle forme di piano, i nessi fra dimensioni strutturali e

operative e l’affermarsi di modelli misti nella trasformazione del territorio,

l’attuazione è diventata requisito costruttivo e richiede un’attenzione

valutativa maggiore. Essa assume un’importanza crescente con l’

istituzionalizzazione della valutazione territoriale come indicano alcuni

esempi.

La costruzione di scenari opera sulla dimensione attuativa quando combina

proiezione, previsione e orizzonti di preferenza (auspici). I modelli

perequativi generalizzati o a comparto definiscono regole attuative specifiche

(indici e trasferimenti di diritti) oltre a garanzie sulla qualità degli interventi.

La valutazione di sostenibilità, soprattutto in prospettiva Vas, orienta e può

modificare le azioni di piano, segnalando limiti ecologici o suggerendo

mitigazioni. Forme di partenariato modificano i tradizionali processi

decisionali e propongono nuove ipotesi di mobilizzazione congiunta di

risorse.

Di seguito vengono brevemente discussi alcuni modelli valutativi molto

diversi per oggetto. Il loro disegno può variare in prospettiva temporale, ma,

ciò che interessa è che l’attuazione possa essere valutata seguendo approcci di

tipo sostantivo (planning rights), conformativo, performativo e finalizzati al

‘disegno istituzionale’ (institutional design). 28

Quattro contributi forniscono elementi interessanti in prospettiva ex-post .

Il primo introduce ad una valutazione sostantiva ancorata all’insieme di diritti

(planning rights) che dovrebbero tutelare alcuni principi di equità.

Il secondo discute la prospettiva conformativa con particolare riferimento

alle licenze di costruzione e all’utilizzo di tecniche edificatorie in Nuova

29

Zelanda . Il terzo adotta il principio performativo per la valutazione dei piani

28 Con i necessari aggiustamenti, considerazioni analoghe potrebbero valere in prospettiva ex-

ante o in itinere.

29 L. Laurian et al. ( 2004). 8

30

strategici in Olanda . Il quarto, considerando alcuni progetti in Inghilterra e

Israele come momenti di interazione sociale e ‘arena di conflitti’, riconosce

alla valutazione un ruolo di institutional design, sorgente di varie forme di

31

capitale istituzionale . Si tratta di fonti secondarie (a cui si rimanda per

analisi di dettaglio) da cui si estraggono solo alcuni elementi utili alla

caratterizzazione dei quattro modelli.

Il confronto evidenzia due modi di concepire l’attuazione, in lingua inglese

denominati implementation e pursuance. Con il primo termine si pone

l’accento sull’adempimento, il compimento, il perfezionamento di un’azione;

con il secondo, l’esecuzione come proseguimento di un’azione avviata, ma di

cui non si intravede necessariamente la fine. Il primo termine è coniugato nei

primi due modelli, il secondo negli altri due, almeno nelle accezioni di seguito

discusse.

A- Planning rights

32

Alexander distingue fra valutazione formale e sostantiva. La prima

evidenzia la conformità a procedure formali secondo istruttorie, mentre la

seconda è frequente all’inizio del processo di pianificazione, quando si

configurano le opzioni e si discute in modo comparato sulla loro plausibilità e

fattibilità.

La valutazione sostantiva è invece più rara nelle fasi avanzate del processo.

Per la sua realizzazione si ricorre a tecniche mono o multicriteriali secondo il

modello utilitaristico puro o modificato. Al primo modello rinviano l’analisi

costi-benefici e le tecniche multicriteriali basate (in modo esclusivo o

parziale) su funzioni di utilità, mentre al secondo le tecniche di analisi

decisionali multiobiettivo e di analisi di impatto. Queste tecniche non sono di

alcuna utilità quando sia richiesta una valutazione amministrativa o giuridica

di un documento di piano, ovvero quando i ‘produttori’ del piano

(committenti, professionisti, ecc.) diventano soggetto di rivendicazione e

diritti da parte dei ‘consumatori’. 33

Valutare in prospettiva giuridica o amministrativa un ‘documento di piano’

significa rispondere a quesiti del tipo: esistono problemi sostantivi che

sconsigliano l’attuazione del piano? Possono essere riconosciuti e valutati

ricorrendo a diritti (planning rights, Pr) definiti in un dato sistema di

pianificazione? A chi sono riferiti i Pr e come possono essere tutelati e

consolidati? I Pr sono diritti istituzionali basati su principi politico-normativi

30 H. Mastop, A. Faludi (1997).

31 E. Alexander (2005).

32 Alexander, 2002, pp.192-3.

33 L’oggetto della valutazione è il documento di piano.

9

riconosciuti da autorità di vario grado e socialmente accettati e si tratta di

capire come il documento di piano li faccia propri.

‘Planning rights can be constructed as a set of ethical norms for the planning

profession, to be applied as concretely as possible as substantive plan

34

evaluation criteria’ . I Pr legittimano la valutazione sostantiva, mentre l’uso

di criteri di valutazione sostantiva dà contenuto operativo a questi diritti.

Lasciando la dimensione procedurale (correttezza di processo, partecipazione,

utilizzo di informazioni rilevanti, considerazione di e comparazione fra

35 36

opzioni, ecc.), Alexander suggerisce sei criteri di valutazione sostantiva.

I primi due, trasparenza (transparency) e consistenza (consistency), aiutano a

verificare se il piano risponda a requisiti di razionalità sostantiva o di

37

ragionevolezza (reason). Per ovvie difficoltà , ma soprattutto perché

l’oggetto è un documento di piano, si omette ogni considerazione su ciò che

sta a monte del piano o della decisione di adottarlo. Si assume cioè che

38

pianificatori e committenti abbiano buone ragioni per fare ciò che fanno .

Se la documentazione disponibile evidenzia in modo chiaro e non

contraddittorio nessi logici e funzionali fra obiettivi dichiarati, decisioni e

azioni, la trasparenza è garantita e il piano può essere considerato ragionevole.

L’onere della prova è del promotore (plan initiator) cui spetta il compito di

confutare ogni dubbio sulla trasparenza del documento fornendo evidenze sul

fatto che piano e decisioni conseguenti sono fondate su considerazioni

plausibili e accettabili. E’ ovvio che nel processo può essere coinvolto (non

solo in modo ancillare) l’estensore del documento di piano, qualora sia

diverso dal promotore.

La consistenza può presentarsi in due modi. Innanzitutto si verifica la

conformità fra obiettivi dichiarati del piano e strumenti di pianificazione

cogenti, approvati o comunque di riferimento. Si può trattare di livelli di

pianificazione superiore, in caso di sistemi di pianificazione gerarchica, di

34 Alexander, idem, p.192.

35 Alexander, idem, passim. La proposta dell’autore può essere considerata una

coniugazione specifica dell’approccio ‘reading plans’.

36 I criteri sono da intendersi come percorsi analitici e di giudizio e non come

algoritmi. L’etimo greco kriterion viene in aiuto con i significati di norma, regola per

discernere il vero dal falso, ma anche luogo dove si giudica, tribunale.

37 “A third approach…is omitted, because: (1) it demands ‘second guessing’ the

original decisions and invokes problematic value issues in a process of debatable

legitimacy; and (2) is unlikely that a plan would document improper reasons or

invalid decision considerations in a way that was accessible to a reviewer”, Idem, pp.

205-6.

38 Questo generoso atto di fiducia potrebbe inficiare la valutazione ancorandola a

discutibili requisiti di razionalità. 10

piani o programmi complessi attenti a tutela e riqualificazione del territorio o

di strumenti-quadro che delineano principi e modalità di uso del suolo. In caso

di conflitto la conformità viene messa in discussione.

Un secondo aspetto riguarda la consistenza fra effetti previsti dal piano (nella

forma di realizzazioni, risultati e impatti) e le sue finalità esplicite. Se gli

effetti contraddicono le finalità, il piano presenta elementi di inconsistenza.

Se il sistema di pianificazione fa esplicito riferimento a diritti civili e umani e

li istituzionalizza come Pr (principi politico-normativi) si possono attivare

altri tre criteri: dignità umana (human dignity), uguaglianza (equality),

proprietà (property). Per la loro attivazione è importante identificare le

istituzioni coinvolte, il modo e il grado in cui i diritti sono istituzionalizzati.

Sarebbe inutile invocarli dove non sono riconosciuti.

Un piano non può violare la dignità umana e se esistono norme o standard al

riguardo (ad esempio sulle condizioni di vita o su diritti di cittadinanza) essi

vanno rispettati. E’ ovvio che norme e standard variano con i sistemi

economici, di governo e pianificazione, ma, se riconosciuti, il piano non può

ignorarli.

In secondo luogo, il sistema di delivery o provision di un piano (offerta di

suoli, infrastrutture e servizi, tariffe e diritti) e gli effetti attesi pongono

problemi di ‘discriminazione’ fra individui o gruppi. Il problema non è la

discriminazione in sé, ma il modo in cui viene riferita a principi e orizzonti di

eguaglianza. Per rimediare a discriminazioni e ineguaglianze ereditate dal

passato occorre spesso privilegiare gruppi sociali, luoghi, opportunità con

azioni decise e finalizzate (affirmative action); per aumentare il valore

aggiunto territoriale di un progetto di site and service è a volte consigliabile

attivare dispositivi di cross-financing ed operare per target misti di beneficiari

(poveri e meno poveri). E’ ovvio che una discriminazione che genera e non

riduce le disuguaglianze può andare contro i diritti civili e umani.

I diritti di proprietà costituiscono una famiglia complessa di criteri, variabile

per sistema politico e di pianificazione. Un piano può influire su questi diritti,

rafforzandoli o indebolendoli a seconda del modo in cui tratta le esternalità.

L’ultimo criterio discusso da Alexander è l’interesse pubblico (public

interest). Non è facile definirlo, né usarlo operativamente in quanto si misura

con istanze conflittuali che con difficoltà vengono ricomposte dal dibattito

politico, dalla partecipazione pubblica e dall’attività professionale dei planner.

Abbandonata l’idea di un interesse pubblico definito in comunità

relativamente omogenee e dotate di comuni sistemi di valore, il concetto ha

assunto diversi significati. Dal punto di vista procedurale ci si attende che il

processo di piano rispetti i requisiti di partecipazione, processualità,

correttezza ed altri ancora, se riconducibili ad un processo istruttorio chiuso o

aperto. Dal punto di vista sostantivo occorre definire un criterio per misurare

11

gli impatti del piano, ovvero il raggiungimento di obiettivi sociali mediando

fra efficienza ed equità distributiva. I criteri di giustizia sociale variano con i

39

modelli etici , e raramente è possibile pervenire a formulazioni ‘di soglia’

che consentono di evitare meccanismi di ponderazione, concentrandosi sui

40

soggetti più esposti agli effetti di piano .

Ma se un piano fornisce il necessario supporto politico a proposte di

variazione di benessere (ad es. mediante analisi e ricomposizione delle poste

in gioco) può essere valutato positivamente. L’applicazione di questo criterio

(e ciò dimostra la sua debolezza intrinseca) è tanto più efficace quanto più

ridotto e omogeneo è il dominio di azione del piano. In casi complessi la

valutazione non può che seguire processi dialogici, rinunciando a definire

un’astratta funzione di interesse pubblico.

Esistono relazioni (anche lessicografiche) fra i criteri considerati (come fra i

primi due e l’ultimo) che, assieme ai caratteri di contesto (legali, culturali,

politici e organizzativi) contribuiscono a definire un framework per una

valutazione sostantiva senza ricorso a dubbie procedure di ponderazione e

calcolo.

Una valutazione sostantiva e sistematica può essere utile per esplicitare e

motivare le obbligazioni dei produttori (istituzioni, imprese, planner) rispetto

ai consumatori (comunità e singoli).

B - Modello di conformità

La prospettiva conformativa è attenta ai risultati, ai nessi fra piani e

trasformazioni reali. Conformità è adesione di un piano a standard legalmente

definiti che fa seguire l’eventuale revisione ad attività di monitoraggio.

39 Vedi Moroni 1997. Alla rassegna dell’autore si potrebbe aggiungere il modello di

A. Sen su ‘diritti, capacità e funzionamenti’.

40 ‘…public interest is associated with enhancing the welfare of al the parties affected

by a plan’s impacts. This is what all plan evaluations try to assess, and what very

good-faith plan tries to achieve. Usually, however, such assessment involve debate

about the weight to give particular interests, and how to balance conflicting decision

considerations, and their findings cannot be conclusive. Indeed, this judgement is at

the heart of the planning process, and is perhaps the salient issue in planners’

professional practice (…). There is a threshold formulation of this principle, however,

which avoids such relative weighting deliberation. It focuses on a plan’s

consequences for the most directly affected parties: the residents of the designated

plan area. In this form, the public interest principle can be applied as a substantive

evaluation criterion to assert: a plan that doe not enhance (or reduces) the welfare of

the plan area’s residents, in the absence of countervailing public policy

considerations, is against the public interest’, Alexander, idem, p.202.

12

Secondo questo modello, un piano è considerato attuato se i pattern di

sviluppo e trasformazione aderiscono alle politiche che attiva e ai suoi

obiettivi. I piani (a qualsiasi famiglia appartengano) sono qui intesi come

blueprint e si basano su uno schema razionale che riconosce relazioni dirette

fra obiettivi e risultati. Si assume anche che le politiche nel piano siano

specifiche al punto da guidare lo sviluppo, e che l’aderenza o lo scostamento

di quest’ultimo dalle politiche siano misurabili in forma quantitativa o

qualitativa. Indicatori possono aiutare a monitorare il piano e l’approccio

valutativo é orientato ai risultati.

I pregi di questo modello (appartenente alla famiglia Pie – plan

implementation evaluation) sono molteplici. Esso riflette, innanzitutto,

principi e intenti dei pianificatori. Poiché gran parte di questi si concentra sui

risultati pratici e modella gli esiti di riqualificazione e/o sviluppo in schemi

razionali, si presume che il piano influenzi riqualificazione e/o sviluppo.

In secondo luogo, mentre il modello performativo (che vedremo più

avanti) é utile per valutare decisioni nel lungo periodo in condizioni di

incertezza, il modello conformativo sarebbe più adatto nella gestione

quotidiana dell’uso del suolo e in particolare nella pianificazione fisica.

Inoltre, mentre il modello performativo riconosce che, anche in presenza di

scarti fra decisioni attuative e piano, le politiche di quest’ ultimo possono

comunque essere realizzate (ed è questo che interessa), il modello

conformativo si concentra sugli scarti e valuta se e come contribuiscano ad

attuare le politiche.

Le procedure del piano regolativo sembrano offrire un fertile campo di

41

applicazione , soprattutto quando l’attuazione é affidata a licenze edilizie,

concessioni edificatorie, accordi o realizzazioni anche in variante al piano,

purché già ricomposta nel suo assetto generale.

42

Laurian et al. insistono sui vantaggi di questo modello: è direttamente

applicabile a processi e problemi di pianificazione fisico-funzionale in cui vi

sia un nesso fra piano e licenze (concessioni) di costruzione; si concentra sulla

concessione come focus dell’azione attuativa; definisce criteri per l’analisi dei

nessi fra piano e concessione; consente di riconoscere se e in quale misura le

politiche di piano sono attuate; è concettualmente semplice, si basa su dati

disponibili e non richiede tecniche complesse di elaborazione.

L’attuazione del piano dipende da vari fattori come l’impegno istituzionale

o comunitario (commitment), la presenza di incentivi in grado di riconoscere

modalità e qualità attuative, la specificazione di tecniche di gestione orientate

all’attuazione, l’uso effettivo di queste tecniche da parte di promotori e

costruttori. Si tratta di una concezione regolativa di attuazione che mette al

41 Le applicazioni possono essere varie, anche se il modello sembra efficace soprattutto quando

il piano ha un impianto regolativo (come per gli usi del suolo) e si realizza sulla base di licenze,

permessi, atti concessori, contratti e simili.

42 Laurian et al. (2004), pp.472-3 e segg. 13

centro le tecniche di gestione come risorse del piano e che limita la

valutazione alle politiche attuate mediante regole e norme.

Le tecniche sono definite come strumenti operativi per gestire, evitare,

mitigare effetti potenzialmente negativi delle pratiche edificatorie: strumenti

di gestione degli ecosistemi, del ciclo idrico, dei suoli, della biodiversità, del

paesaggio, dell’armatura culturale, delle tipologie e morfologie costruttive,

dei disagi sociali, degli usi del suolo, degli indici perequativi e così via.

Concentrandosi sul processo di rilascio di licenze, permessi e concessioni,

il modello valutativo evidenzia due aspetti importanti: a) il contenuto tecnico

del piano, ovvero la varietà e la pertinenza delle tecniche di gestione; b)

eventuali gap fra tecniche previste dal piano e tecniche utilizzate nel

processo attuativo, ovvero il grado in cui le politiche di piano sono realizzate

mediante applicazione di queste tecniche.

Un metacriterio generale è il nesso fra i due livelli che, nell’esperienza di

Laurian et al. viene tradotto in due indicatori denominati ampiezza, gamma

(letteralmente ‘respiro’) e profondità (intensità) attuativi (implementation

breadth and depth). Il primo rappresenta la varietà delle politiche attuate per

l’intera giurisdizione del piano, sue parti o settori, il secondo la quota di

politiche attuate con ciascun permesso o atto concessorio utilizzando le

43

tecniche indicate dal piano .

Il modello è organizzato in cinque fasi: nella prima si selezionano gli

argomenti critici e le sezioni rilevanti del piano; nella seconda si identificano

le politiche rilevanti e le tecniche relative; nella terza si estraggno (in modo

casuale, oppure selettivo per zone omogenee o localizzazioni particolari) gli

atti concessori relativi agli argomenti critici e per ogni atto si riconoscono le

tecniche utilizzate e le politiche attuate; nella quarta si analizzano i legami fra

politiche di piano e atti concessori, si valuta l’attuazione in ogni atto e, infine,

vengono calcolati i due indicatori tenendo conto dell’importanza delle

politiche e della coerenza delle tecniche. In questo modo l’attuazione del

piano può essere valutata nel continuo, per blocchi di atti concessori, periodi,

aree geografiche, come un vero e proprio plan monitoring.

Il modello si ferma qui, consentendo di porre (se non di rispondere a)

domande sulla qualità del piano, coinvolgimento e capacità attuativa dei

soggetti interessati, chiarezza e fattibilità delle politiche, risorse organizzative.

Alcune domande sono più critiche e possono mettere in difficoltà lo stesso

modello: a) se, ad esempio, la consistenza interna del piano è discutibile

l’intera procedura perde di significato; b) più specifica è la politica e più facile

è lo studio del nesso con la tecnica, mentre l’esercizio si complica con

politiche più generali; c) sono richieste conoscenze molto approfondite del

piano, del contesto e delle procedure; d) gli atti possono rappresentare solo in

43 La scala del piano influenza il numero e la natura delle politiche, così come le tecniche.

14

parte le trasformazioni reali ed escludere la possibilità di valutare

trasformazioni nel lungo periodo (cumulative).

C - Modello di performance

L’esito di un piano può essere valutato come output (prodotto, risultato,

impatto) o processo, in modo analitico o globale. In entrambi i casi, il

riconoscimento di una buona o cattiva performance (efficacia, secondo lo

44

schema mezzi-fini) non sembra condizione sufficiente per apprezzare lo

strumento, né sembra adeguato il modello conformativo appena discusso.

Sorgono invece diversi quesiti su come il piano si relazioni agli interventi e

come si possano riconoscerne gli esiti.

E’ noto che la relazione fra piano e azioni non è solo prescrittiva, ma

condizionale, in quanto l’incertezza influenza e mette a rischio la stessa

relazione. Ciò accade soprattutto nella pianificazione indicativa o strategica,

per la quale non sembra adatto il modello conformativo. Se questo modello

fosse utilizzato, non porrebbe solo domande sbagliate, ma opererebbe in un

contesto che non c’è, imporrebbe un inesistente oggetto di analisi. Ma se il

problema è l’oggetto, diventa allora opportuno soffermarsi sulla tipologia di

piano e riconoscere come e quando sia utile applicare il modello di

performance assieme a o in sostituzione del modello di conformità.

Nell’articolo che costituisce il riferimento principale della discussione che

segue, Mastop e Faludi confrontano i caratteri di due piani ideal-tipici,

denominati rispettivamente project plan e piano strategico, e suggeriscono per

ciascuno spunti valutativi.

In genere, si ricorre al primo tipo di piano quando i problemi sono

chiaramente definiti, le azioni routinarie e i risultati ‘a portata di mano’. Il

riferimento è ‘di norma’. Nel secondo caso, il piano è struttura di riferimento

(frame) per decisioni e delibere, ed eventuali scostamenti non denunciano

necessariamente situazioni di inefficacia. Nel primo caso, per l’analisi dell’

‘efficacia di risultato’ (esterna, secondo lo schema mezzi-fini), è utile il

modello di conformità; nel secondo si ricorre al modello di performance,

45

attento all’efficacia di processo, esterna, con un atteggiamento goal-free .

44 Scriven (1991), pp. 256-7.

45 Si valuta ciò che accade nel contesto anche a prescindere dagli obiettivi dichiarati nel piano.

Il piano può produrre opportunità con esiti imprevedibili, positivi o negativi.

15

Figura 1 Project plan e piano strategico: caratteri a confronto

project plan piano strategico

oggetto materiale/fisico (esterno) struttura di potere/ negoziato/

decisioni operative (interno)

interazione fino all’adozione continua

futuro finito, delimitato aperto (opzioni reali)

tempo phasing per problema

forma blueprint agenda/accordo/linee-guida

effetto determinato/prevedibile frame di riferimento/fonte

informativa

valutazione mezzi-fini/efficacia di risultato, goal-free/efficacia di processo,

interna esterna

Fonte: Mastop e Faludi (1997), p. 819, parzialmente modificato.

A differenza di un piano normativo o di un piano-progetto (project plan),

46

un piano indicativo (preliminare, di struttura o strategico) offre segnali e

riferimenti ai decisori in lassi temporali e ambiti spaziali non ben definiti. Un

piano si considera di una qualche efficacia se consultato, se consente

adattamenti, aggiustamenti in corso d’opera e scostamenti plausibili.

In questa prospettiva il concetto di performance si dilata, richiede un

47

disegno di ricerca in grado di apprezzare come l’eventuale assenza di

conformità non sia da considerare necessariamente un insuccesso. Questa

dilatazione è richiesta soprattutto da piani di tipo strutturale e strategico ed è

necessaria per apprezzare la validità degli impianti ex-ante, in itinere ed ex-

48

post. Di seguito ci si limita a discutere un impianto utile per analisi ex-post

con particolare riferimento al piano strategico.

Per chiarire il concetto di performance, Mastop e Faludi introducono il

concetto di doorwerking che, in olandese, significa ‘operare attraverso’, con,

sulle deliberazioni che seguono l’adozione di un piano. Questa parola è intesa

come performance nell’accezione di Barret e Fudge (1981) (‘put the policy

into effect’), mentre la relazione politica-azione può assumere la forma di

processo negoziale o essere intesa come processo di azione e risposta.

Il concetto di ‘operare attraverso’ ‘fa vivere’ il piano (e il modello

valutativo in esso contenuto) in un’accezione non conformativa e il suo

successo (o insuccesso) deriva dal modo in cui vengono tradotti in pratica

alcuni enunciati.

46 ‘Luci in un labirinto’, direbbe qualcuno, non soltanto invarianti.

47 Ovviamente il disegno muta con il momento in cui si mette in pratica.

48 Mastop, Faludi (1997), passim. 16


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Appunti di Valutazione sulle logiche valutative. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: logiche valutative nei processi di pianificazione territoriale, dimensioni strutturali della valutazione, modelli a confronto, design: alternative, valori, critica, modello orientato alle alternative e/o alle opzioni.


DETTAGLI
Esame: Valutazione
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della pianificazione urbanistica territoriale
SSD:
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Valutazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Iuav di Venezia - Iuav o del prof Patassini Domenico.

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