Valori della conoscenza
Creazione del valore conoscenza
L’incessante accelerazione delle dinamiche ambientali impone il bisogno di penetrare la realtà e la cultura in cui si opera, prima di cercare eventualmente di dominarla, nonché la capacità di interpretare il “nuovo” non come fatto episodico bensì “ordinario”. La stessa epistemologia, attenta alle strutture logiche e alla metodologia della scienza, induce a una stretta connessione tra il fenomeno della conoscenza e quello di una scienza caratterizzata da correggibilità e continuo rinnovamento. Quest’ultima agirebbe in quanto attività dello spirito umano che ricerca la realtà che è nelle cose: una scienza che ha riscattato gli errori, dei teorizzatori dell’onniscienza e della certezza, tanto da farne parte in una strategia analitica nella ricerca della “verità”.
Si confonde talvolta verità e certezza: si può essere, infatti, certi di cose che risultano non vere e manifestare incertezze su cose vere. Certamente anche nell’ambito dell’organizzazione, segnata da crescente esigenza di considerare i rapporti tra le parti ed il tutto, i problemi che ci si trova ad affrontare obbligano a studiare ed entrare anche in campi nuovi, e tra questi la filosofia. È importante sottrarre i rapporti di filosofia e scienza o filosofia e cultura alle vaghe e indeterminate affermazioni di principio per tradurli in solide condizioni reali, capaci di un'apertura culturale più compatta e costruttiva, nonché superare ogni visione che porti a ridurre quanto è specificatamente umano nell’ambito di sfere meramente soggettive, privandolo di impatto sulla realtà.
Non sono di poco momento i cambiamenti organizzativi nella direzione dell’integrazione di massa ed energia con informazioni e conoscenze, verso “costellazioni” flessibili di piccole dimensioni, alla ricerca di forme originali di “intraprenditorialità”. La prevalenza d’elementi di tipo soft, l’attitudine a rispondere più sollecitamente rispetto agli stimoli nonché il grado d’informalità presente in generale nelle unità “minori” possono costituire un “paradigma” per la gestione del capitale umano ed il management della conoscenza anche da parte delle maggiori dimensioni. Ciò, pur sperimentandosi nel campo formativo, nonché generare concrete politiche di knowledge management capaci non soltanto di conservare la conoscenza ma soprattutto generarla con efficacia ed efficienza, sempre in una prospettiva di sviluppo.
L’avvento della complessità trasforma il terreno competitivo caratterizzato da regole “certe” in una pluralità di scenari con un indefinibile numero d’opportunità e di rischi che, se illuminano ulteriormente i limiti dei modelli tradizionali, evidenziano anche molte, forse impreviste, posizioni di forza e di singolare “preveggenza” da parte delle aziende “minori”. Studi in quest’area rappresenterebbero un’indicativa rivoluzione nella scienza, una gran frontiera inesplorata.
Intelligenza e organizzazione
È largamente accettato che vantaggi competitivi siano collegati alla modalità dell’organizzazione di “imparare” in ristretti periodi. Si traccia una forma d’intelligenza collettiva, prodotto dalla compresenza d’elevate quantità d’informazione, condivisione di conoscenza, elevate interazioni tra le persone. L’organizzazione non può essere meramente considerata come “prodotto” dell’ambiente, né da esso completamente indipendente. Anche l’unità piccola e media, interconnessa al mercato e all’ambiente, può inseguire cambiamenti ampi ed indicativi: primariamente in termini d’eccellenza totale, dimostrando di innovare non solo dal punto di vista tecnologico ma anche sul piano organizzativo-culturale, anticipa.
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Disequazioni con valori assoluti
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Finanziamento in valori mobiliari
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Valori maggiori di k
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Disequazioni svolte con valori assoluti - 3