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Urbanistica

Carta d'Atene, il Manifesto - La città funzionale 1933

"L'urbanistica ha quattro funzioni principali:

  • Assicurare agli uomini alloggi salubri, cioè ambienti in cui siano assicurati lo spazio, l'aria pura e il sole che costituiscono le condizioni essenziali per la vita;
  • Organizzare i luoghi di lavoro in modo che questo, invece di essere una schiavitù penosa, riprenda il suo carattere di attività umana;
  • Prevedere le installazioni necessarie alla buona utilizzazione delle ore libere, per renderle benefiche e feconde;
  • Stabilire il collegamento di queste diverse organizzazioni con una rete di traffico che garantisca gli scambi pur rispettando le prerogative di ciascuna"

Fra spazio e società

Nel corso del tempo, la parola urbanistica si è progressivamente dilatata dalla fisicità dello spazio alle condizioni di cittadinanza (la società nel suo complesso), rappresentando due facce di una stessa medaglia.

  • Urbs: Dal latino urbum = aratro, con il quale i Romani delimitavano l'area occupata dalla popolazione di una città all'atto della sua fondazione
    • Città cinta da mura
    • Città di Roma
    • Rocca
  • Città: Dal latino civitatem, accusativo di civitas (a sua volta da civis = cittadino)
    • Condizione di cittadino, diritto di cittadinanza;
    • Città intesa come complesso dei suoi abitanti (cittadinanza intera)

La grammatica urbana

La grammatica è l'insieme delle regole di una lingua (fonologia, sintassi, morfologia). La città può essere interpretata e progettata analogicamente come l'insieme delle regole di una lingua.

La grammatica urbana della città europea è costituita da:

  • Un lessico (le sue parole, le sue parti costituenti): i tessuti urbani e gli spazi aperti
  • Una morfologia (la forma delle sue parti costituenti): le forme degli spazi aperti, dei tessuti urbani, degli edifici
  • Una sintassi (le relazioni spazio – temporali fra le parti costituenti): il sistema delle relazioni

Propongo di leggere il palinsesto/impalcato urbano, all'interno di un quadro organico di sintesi, attraverso:

  • I tessuti urbani/la storia: La città europea si configura come un palinsesto di epoche, che mette in luce una tensione e una sapienza sintattica, esercitata nell'arco di più secoli, con un risultato che assomiglia a una polifonia musicale. Tessuti che con il tempo hanno assunto una loro naturalezza; entrando nella città storica europea, si prova una sensazione di armonia, come stare all'interno di un paesaggio naturale (o della propria casa).
  • Pubblico/privato
  • Soglia (interno/esterno): La soglia non è da intendersi come un confine netto, calcolabile, cartografico, che separa inequivocabilmente un dentro da un fuori. In quest'accezione, il tema della soglia è interpretato in una duplice modalità (tipologia edilizia/tipologia urbana)
    • Fra edificio e cellula abitativa (tipologia edilizia)
    • Fra edificio e città (tipologia urbana)

Ogni edificio deve prendere le mosse dall'interpretazione del suo contesto. L'architettura dell'edificio deve risultare strumento per configurare anche lo spazio pubblico e collettivo. Abbiamo prima trascurato e poi perso questo rapporto, i legami con l'intorno immediato (non progettiamo più luoghi). Le relazioni con il cosmo, già in pesante regressione con la secolarizzazione, sono fuoriuscite dall'orizzonte degli architetti.

Le mappe del mondo

Perché è utile costruire mappe

Se voglio orientarmi e devo capire in profondità, ho bisogno di una mappa. Di collegamenti, che mettano in relazione l'oggetto con l'insieme. Alla verticalità gerarchica, suggerisco di preferire l'orizzontalità delle relazioni. Ognuno di noi ha una mappa del mondo differente.

Le mappe del mondo

Le carte geografiche hanno modellato la nostra visione del mondo e il posto che vi occupiamo; lontani dall'essere meri strumenti della scienza, le mappe del mondo sono inevitabilmente descrizioni parziali e soggettive, intimamente legate ai sistemi di potere, all'autorità e alla creatività di tempi e luoghi particolari.

I cartografi non si limitano a raffigurare il mondo, lo costruiscono sulla base delle idee vigenti nella loro epoca. Le mappe di oggi non sono da considerarsi più definitive o oggettive di un tempo: continuano a ricreare e mediare la nostra concezione del mondo.

Le mappe di Al Istakhri

Al Istakhri, cartografo e viaggiatore del X secolo – il primo uomo al mondo che ha documentato l'esistenza dei mulini a vento - ebbe un'idea geniale. Quella di disegnare mappe imprecise ma facili da memorizzare (su un'intuizione analoga nacque la mappa della metropolitana di Londra nel 1932, come vedremo in seguito). Non cercano di disegnare la realtà del mondo, ma una certa immagine mentale del mondo, quello che potrebbe formarsi nella mente di un bambino, sembrano infantili.

Oltre a questo tratto comune, presentano due caratteristiche principali:

  • Perdono in esattezza e guadagnano in sintesi, chiarezza, bellezza;
  • Riportano tutto a forme prevalentemente semplici e geometriche; le città sono cerchi, triangoli, stelle; le linee sono quasi tutte diritte o si piegano in archi eleganti, i fiumi tendono a essere linee parallele. Se sono aree di sosta su un percorso rettilineo, assomigliano a piccole tende o forse porte e caravanserragli.

Il mondo non è così elegante e ordinato, ma Al Istakhri pensava di riportare il caos della realtà alla semplicità di un'idea, uno schema mentale/ rendere utilizzabile la realtà; per questo semplificava, sintetizzava, ordinava ("lavorava la terra"). Nelle sue mappe non sono importanti le distanze e nemmeno le dimensioni. Non è importante la distanza fra le città, ma la sequenza. Le sue mappe non sono fatte per guidare il cammino dei viaggiatori durante il viaggio, quanto per far loro memorizzare la sequenza del viaggio prima di compierlo. Le distanze tra i luoghi sulle rotte sono date con il tempo (marhalah = un giorno di viaggio).

Fabbrica immagini mentali che si possono facilmente imprimere nella memoria e nella fantasia. Una sorta di orientamento primario, quasi animale. Le inesattezze sono molteplici, (come nella mappa di Hereford), però fornisce un'immagine utilizzabile del Mondo. Molti ma molti anni dopo (circa 1000), utilizzando lo stesso tipo di assurda inesattezza, lo stesso sguardo infantile, un ingegnere inglese – Harry Beck – disegnò la mappa più stampata della storia delle mappe: il Tube Map di Londra (1932). Entrambi avevano capito che memorizzare una cosa inesatta è più utile che dimenticarne una esatta. E che la realtà può essere dominata solo se rapportata a schemi riassuntivi, sintetici (e belli).

La mappa mundi di Hereford

La mappa è disegnata sulla pelle di un vitello (1,5m x 1,5m). Medioevo (tra il 1276 e il 1283). È un complesso di cartografia, illustrazioni, simboli, disegni e scritte. Le scritte sono in inchiostro nero (ci sono più di mille didascalie), con l'aggiunta di rosso e oro; mentre mari e fiumi sono in blu o verde (a eccezione del Mar Rosso, rosso). Ci sono mostri, animali, amene scene di vita quotidiana (cannibali che fanno il pranzo), città, montagne, mari e fiumi. In particolare, raffigura 420 città, 15 eventi biblici, 33 animali e piante, 32 persone, cinque scene tratte dalla mitologia classica.

La forma a "T e O" della mappa (il mar Mediterraneo a forma di T che divide i tre continenti Asia, Africa ed Europa tutti circondati da un grande oceano, la O), non implica che i suoi realizzatori credessero in una terra piatta (la forma sferica della Terra era già nota agli antichi Greci e Romani, e la nozione non è mai stata del tutto dimenticata nemmeno nel Medioevo). Si tratta di una proiezione convenzionale adatta a rappresentare l'emisfero settentrionale, che era l'unico che si riteneva popolato. La divisione in continenti della mappa è data dal Mar Mediterraneo e dai fiumi Don e Nilo.

Il mondo è diviso in tre (Asia, Europa e Africa):

  • L'Asia (l'Oriente) posta nella parte superiore della mappa;
  • L'Europa (il Settentrione) nella parte sinistra;
  • L'Africa (il Meridione) nella parte destra.

Gli importava così poco della geografia vera e propria che i due nomi di Europa e Africa li hanno scambiati. Ci sono Sicilia e Sardegna, ma anche Sodoma e Gomorra: non esiste distinzione apprezzabile tra posti in cui puoi vivere e posti sanciti dall'immaginario religioso.

Vi troviamo anche il Paradiso (l'Eden) È in alto, è la cosa più in alto che c'è. Il messaggio era chiaro: è lì che tendiamo, è lì che vogliamo andare, è quella la terra promessa. Gerusalemme è nel centro esatto della mappa; man mano che ci si allontana, si trova un'umanità sempre più incerta, poi oscura, più mostruosa. Se non prendi la via rettilinea dell'ascesa (in alto, verso est, perché la mappa è orientata con l'est in alto, eredità pagana, il sole come inizio di tutto, il dio sole e raggiungi il Paradiso, quel che ci aspetta è scivolare verso l'inferno diffuso che abita i margini del mondo. Lì si scatena il fantastico mondo dei mostri medievali.

La mappa di Mercatore (1569)

La proiezione della superficie della terra (grosso modo sferica) su un foglio piatto, è matematicamente impossibile. Per questo, per secoli, geografi e cartografici ci provano in tutti i modi, ottenendo risultati differenti ma sempre inevitabilmente imprecisi. La proiezione migliore, in qualche modo ufficiale e condivisa, la pubblicò nel 1569 cartografo fiammingo che si chiamava Mercatore (1512 – 1595). Dovendo sbagliare, lo fece nel modo che rispecchiava il cervello e le ambizioni olandesi (che lo pagavano) e degli europei in generale. Mette l'Europa abbastanza al centro, bella grande (e non lo è) e il resto del Mondo ne fosse un corollario.

L'invenzione dello spazio si deve all'introduzione del "reticolo geografico", la rete di meridiani e paralleli con i quali si cerca di riprodurre sulla carta la curvatura del globo. La proiezione cartografica consente di determinare la corrispondenza sulla superficie piana della carta di uno e un solo punto per ogni punto determinato sul globo dall'inserzione di un meridiano con un parallelo. Serve quindi a trasformare in maniera coerente qualcosa che ha tre dimensioni in qualcosa che ne ha due, sottrarre una dimensione alla Terra.

Le proprietà che appartengono alla tavola, alla carta, al supporto materiale della rappresentazione geografica sono quattro, e sono quelle che la geometria tradizionale assegna all'estensione:

  • Continuità (assenza di interruzioni)
  • Omogeneità (identità del materiale di cui essa si compone)
  • Isotropismo (uguaglianza delle parti rispetto alla direzione)
  • Misurabilità

La Tube Map di Harry Beck (1902 – 1974)

Harry Beck (1902 – 1974), un semplice disegnatore impiegato della Metropolitana di Londra. La mappa più stampata al mondo è quella della Metropolitana di Londra (Tube Map, 1932), disegnata da questo semisconosciuto impiegato londinese. Mappa che è diventata un'icona di Londra.

Seguendo anche lui alcune regole assurde, eseguendo quattro mosse apparentemente astruse:

  • Le stazioni/fermate sono collocate tutte alla stessa distanza; così, le periferie risultano più vicine al centro, che risulta perciò allargato;
  • Il percorso delle linee non rispecchia il loro reale andamento: sono sempre dritte o ruotano con angoli uguali: 45°, 90°, 135°; mentre le mappe precedenti assomigliavano a un piatto di spaghetti (e alla realtà); anche per il Tamigi fa la stessa cosa;
  • Scompone completamente la superficie del mondo, scollegando il sotto dal sopra; nella mappa non esistono riferimenti/orientamenti rispetto a quello che sta in superficie (unica eccezione il Tamigi, semplificato facendolo girare con angoli puliti);
  • Organizza la mappa attorno a un unico asse centrale, che nella realtà non esiste.

Ognuna di queste mosse si allontana dalla realtà, dalle distanze reali, dal mondo reale. Con un principio: fare preliminarmente alcuni passi indietro rispetto alla realtà, ricostruendone un'immagine sintetica, pulita, riassuntiva di quello che sta là fuori, anche se inesorabilmente falsa. In realtà, più che una mappa, Beck costruisce un diagramma. Prima del diagramma di Beck, le linee della metropolitana erano tracciate geograficamente, spesso sovrapposte alle strade della città.

Ci orientiamo su quello che vediamo, sul quale abbiamo una certa presa, che riusciamo a stringere: e quello che vediamo e percepiamo, sono solo i fenomeni. Il fenomeno è una semplificazione della cosa in sé; è un mondo in cui gli angoli sono solo retti o a 45°; la cosa in sé è la metropolitana (dove gli angoli sono infiniti), il fenomeno è la mappa di Beck. Questa semplificazione ci fa sopravvivere alla realtà, ci fa possedere il mondo attraverso mappe semplici, nitide, che trascurano la cosa in sé e fermano i fenomeni. Forse non lo sapeva, ma era la scuola di Al Istakhri. In realtà Beck, da vero e quadrato ingegnere, dichiarò che si era ispirato ai circuiti elettrici.

In estrema sintesi

  • Le mappe non ritraggono il mondo, ma come l'uomo pensa il mondo, il cervello degli uomini che lo abitano.
  • Sono sintesi, sono sempre una contrazione, che fa fuori un sacco di mondo per "stringerne" una porzione.
  • Non fanno distinzione fra mondo fisico e mondo percepito, usano indizi che provengono da entrambe le fonti; un miscuglio di fatti e storytelling, sommando cose che accadono e il nostro modo di raccontarle.
  • Sono belle, a volte bellissime, rovesciano inoltre un luogo comune radicato: la bellezza parte dalla conoscenza, se non addirittura dalla verità. Le mappe dimostrano il contrario: la conoscenza parte dalla bellezza, il sapere produce eleganza.

Si crede che la mappa sia la copia della Terra senza accorgersi che è vero il contrario: è la Terra che fin dall'inizio ha assunto, per la nostra cultura, la forma di una mappa, spazio e tempo hanno guidato il nostro rapporto con essa.

La nascita di un codice spaziale

La città nasce, nella cultura occidentale, come un modo per stare insieme, per organizzare le proprie relazioni. Poi succede qualcosa, nasce la modernità. Per la nascita della modernità, c'è un luogo e un momento, la Firenze della metà del XV secolo.

Sotto il Portico dello Spedale degli Innocenti (Filippo Brunelleschi) ha origine la modernità, e con essa la nostra idea di spazio, secondo una relazione tra ciò che si vede e ciò che si tocca, dove il soggetto è fisso e fermo. Il monumento più importante di Firenze, forse proprio per questo è il meno visitato. Si tratta della prima struttura architettonica realizzata secondo il modello della prospettiva lineare moderna: un vero e proprio Codice spaziale.

Il soggetto viene chiamato a una decisione inconcepibile, sia per gli Antichi che per il Medioevo: scegliere fra il tatto (e il suo corpo in generale), seguendo il quale le linee che delimitano il perimetro sono rette; oppure concedere fiducia alla vista, per la quale le linee convergono all'infinito. Sotto il Portico degli Innocenti, forse per la prima volta nella storia dell'umanità, la vista afferma programmaticamente il contrario di quello che dice il tatto. Vince la percezione visiva, decretando la fine della coerenza euclidea del mondo.

Se noi crediamo che più le cose sono lontane e più sono piccole, più sono vicine e più sono grandi, è soltanto perché siamo moderni, e soltanto perché vi sono stati un secolo ed una città (appunto il Quattrocento e Firenze) che hanno inventato un modello terribile, pervasivo, onnicomprensivo, il quale in epoca moderna avvolgerà tutto il globo: la prospettiva lineare, cioè il punto di vista spaziale.

È soltanto a Firenze, nel Quattrocento, che si cominciano a vedere le cose come le cose non sono, in funzione della distanza metrica degli oggetti rispetto al soggetto: si comincia cioè a guardare il mondo dal punto di vista spaziale. Anche gli antichi avevano la loro prospettiva, ma sapevano benissimo che la dimensione degli oggetti non dipende soltanto dalla lontananza o dalla vicinanza, dalla loro distanza, ma anche dall'angolo visivo, sapevano benissimo che la retina del nostro occhio è curva.

Il cambiamento decisivo riguarda l'angolo visivo, l'angolazione che i corpi stessi presentano rispetto a chi guarda, quella che appunto muta durante il giorno per il sole e durante la notte per la luna, e che fa sì che di conseguenza mutino le loro dimensioni apparenti. È l'emblema che Leon Battista Alberti, il massimo dei teorici della prospettiva, sceglie per sé stesso: un occhio con le ali, completamente staccato, svincolato dal resto del corpo e che vola per conto proprio.

La nostra cultura assegna ad Anassimandro, nato nel 610 a.C. a Mileto, il privilegio e l'onore di aver costruito la prima rappresentazione geografica del mondo. Fu il primo a disegnare i contorni delle terre e dei mari, e costruì anche un mappamondo. Il primo ad affrontare il problema della proiezione cartografica fu Eratostene (III sec. a.C.), ma fu Tolomeo a dire che la Terra era una testa che andava ridotta a un piano. Tolomeo era un egiziano che scriveva in greco ma che era suddito romano nel II secolo d.C., al tempo del massimo splendore dell'Impero. Abitava ad Alessandria, la più straordinaria delle città che siano mai esistite, non soltanto nel Mediterraneo: luogo d'incontro di tutte le fedi, le credenze, le dottrine, le teorie.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sofia.5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Vitillo Piergiorgio.
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