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funzionalismo, con la sua idea di socializzazione e di assimilazione

dell’individuo alle norme sociali, che domina la sociologia americana e non

solo fino agli anni 70. la specificità della posizione di Touraine può essere

individuata nella presenza di alcune particolare influenze culturali che fanno

parte della sua formazione intellettuale o che hanno caratterizzato il

dibattito francese nel momento in cui i principi cardine della sua opera sono

stati elaborati: i filosofi della tradizione illuminista e democratica francese,

il richiamo alla necessità di una lotta contro l’alienazione di Rousseau e

Marx, l’influenza della Scuola di Francoforte.

La sociologia di Touraine può essere considerata dinamica ma anche critica

sensibile al tema della dominazione, ma al tempo stesso attenta alle risorse

che i soggetti possono mobilitare nei confronti delle forme di dominio che

inevitabilmente subiscono. L’impostazione che Touraine ha costantemente

dato alle sue opere è quindi sempre stata quella di mettere in evidenzia la

presenza di forme di condizionamento. In Critica della modernità : egli può

essere considerato come uno degli autori francesi più sensibili a questo tipo

di eredità ( tema individuo e autonomia) e soprattutto al suo contenuto

critico, dal momento che egli fa della lotta del soggetto per l’autonomia uno

dei punti cardini del suo pensiero. Come è noto Rousseau riteneva che la

civilizzazione e il vivere in collettività avessero allontanato l’uomo

dall’autenticità del rapporto con la natura e lo avessero privato della sua

libertà originale, obbligandolo a impegnarsi in giochi di distinzione. In

Rousseau troviamo una critica originaria delle forme di dominazione che

impediscono all’individuo di vivere en lui meme. La perdita dell’autenticità

nel rapporto a se stessi appare come il risultato del processo di

civilizzazione e del vivere in comunità. L’influenza di questa posizione di

Rousseau è stata probabilmente mediata dall’opera di un altro autore con cui

inevitabilmente tutti i sociologi si sono confrontati: Marx (concetto di

alienazione). Touraine legge queste tematiche marxiane attraverso il tema

del soggetto che realizza se stesso principalmente attraverso il lavoro, che

pertanto deve essere il più possibile autodeterminato. I primi lavori empirici

di Touraine sul lavoro nell’industria sono influenzati da queste riflessioni,

sebbene il capitalismo non sia mai stato presentato nelle sue opere come una

patologia sociale. Il mondo del lavoro è il primo terreno di ricerca in cui

Touraine comincia a costruire la sua teoria dell’attore sociale,

concentrandosi sulle sue capacità di azione all’interno di uno spazio sociale

fortemente vincolato. In queste opere che vanno dagli anni 60 agli anni 80

cominciare a porre in filigrana il problema della razionalizzazione, tema che

diventerà poi centrale a partire da Critica della modernità. Da questa opera

in poi egli si richiamerà spesso ai concetti di ragione e di razionalità della

Scuola di Francoforte ma Touraine preferirà mantenere l’attenzione sulle

potenzialità della ragione del soggetto, piuttosto che sugli effetti della

ragione come risorsa e vincolo del sistema sociale. Complessivamente la

posizione del soggetto forte da sempre difesa da Touraine e la sua critica

della modernità, intesa come fase storica segnata dalla razionalità e dal

mercato, appaiono tendenzialmente ostili a interpretazioni nichiliste di

qualunque natura e hanno posto in primo piano il tema della liberazione del

soggetto attraverso l’azione, tendendo però ad avere come sfondo, più o

meno ammesso, proprio quell’idea di “vita buona” intesa come serie di

criteri di base a cui appoggiarsi per costruire la critica della società presente.

Da questa posizone deriva la specificità della critica touraiana della

dominazione, basata sul riferimento a un ideale ipotetico di soggetto libero

e autodeterminato, che appunto riecheggia le posizioni di molti filosofi

dell’illuminismo, pur riconoscendo i vincoli della socializzazione. D’altra

parte Touraine rimane saldamente legato alla tradizione universalistica

francese e alla convinzione che gli ideali di autonomia individuale e di

uguaglianza siano comunque universalmente accessibili in uno stato

democratico.

Touraine ha preferito aderire a quelle posizioni che ritengono che per

potersi opporre alla dominazione occorre sempre un qualche riferimento

formale all’etica e alla natura del soggetto libero. Per comprender la

specificità della posizione touraniana bisogna fare riferimento anche a un

altro importante filone di influenza culturale, quello sartiano e della

tradizione fenomenologia francese. Come Touraine stesso ha ammesso,

l’influenza di Sartre è presente nella sua elaborazione teorica; più evidente

rispetto alla sua idea di soggetto è l’influenza del “primo Sartre” , dal

momento che la coscienza e la riflessività vengono viste come parti di un

intenzionalità legata al desiderio di libertà del soggetto. Sartre appartiene a

quella corrente filosofica che vede la libertà di scelta dell’individuo come

una condanna ed l’individuo è definito innanzitutto dalle sue mancanze e

tormentato dal desiderio inesauribile di colmarle.

Il processo di individualizzazione, di Beck, viene visto da Touraine non

come una causa di ansie, ma al contrario occasione per sfuggire alle

molteplici forme di dominazione a cui siamo sottoposti. Nell’ottimismo

della volontà di essere soggetti ritroviamo quindi l’influenza della

tradizione illuminista e dell’umanesimo cui Touraine si richiama con

evidenzia a partire dagli anni 90. la soggettività si sviluppa dalla

conflittualità e il cammino per la liberazione è un percorso individuale. Il

costante rifiuto di Touraine per la tradizione strutturalista. Da un lato

Touraine romani vicino al paradigma dinamico marxiano dall’altro cerca di

coniugare le idee di conflitto e di giustizia sociale alla tradizione tedesca

della fenomenologia e della centralità del soggetto.

La sociologia dinamica, orientata allo studio del mutamento sociale, è

evidente anche nell’interesse per la dimensione storica tradizionalmente

presente nei lavori di Touraine, nell’influenza che su di lui ha avuto il

concetto di storicità caratteristico delle scienze storico – sociali tedesche. IN

QUESTA PROSPETTIVA STORICA LE SOCIETà SONO INSIEMI IN

CONTINUA TRASFORMAZIONE CHE PER DEFINIZIONE NON

POSSONO MAI ESSERE CONSIDERATI COME FINITI E DEFINITI,

ANCHE SE QUESTO NON SIGNIFICA CHE TALE MUTAMENTO

CONTINUO ABBIA UNO SCOPO.

Touraine si avvicina ad altri intellettuali come Balandier, Moscoviti o

Morin che propongono una serie di riflessioni e studi e orientati ad

analizzare i fenomeni macrosociali del cambiamento: dalle grandi

trasformazioni urbane, alla decolonizzazione…

Nel caso specifico di Touraine si tratta di una sociologia fortemente

orientata all’indagine sul campo, con la vocazione a creare teoria a partire

dall’indagine empirica e con l’ambizione di rendere la sociologia una

scienza influente, capace con la sua azione critica di rendersi essa stessa

partecipe del mutamento sociale. L’interesse per il mutamento piuttosto che

per la struttura è evidente anche nella nozione di azione sociale che via via

prende forma nelle opere che Touraine scrive tra anni 60 e 70. la sua

sociologia si dedica allo studio dell’azione non solo dal punto di vista dei

significati bensì come azione di un soggetto storico, ovvero come un’azione

messa in opera d aun soggetto che agisce in base a logiche, o a principi di

orientamento delle condotte, così come queste si formano e si trasformano

nella storia della società. L’attenzione è quindi posta sul processo dinamico

dell’azione, considerando le determinanti dell’agire. In particolare secondo

Touraine le determinanti dell’azione non possono essere considerate come

strutture in quanto si trasformano per effetto dell’azione stessa da parte

degli attori, per questo l’oggetto della sociologia deve essere, secondo

Touraine,lo studio dei sistemi di azione, ovvero delle relazioni sociali

definite a partire da un certo modo di intervento che una collettività è in

grado di esercitare su se stessa. Nella circolarità di rapporto tra agente e

struttura Touraine preferisce porre l’accento sulle potenzialità dell’attore nel

trasformare la struttura, per questo la sua sociologia è spesso definita come

azionalista. A dire il vero l’intera società viene concepita come un sistema

di azione e su questo principio si basa poi un'altra idea centrale nell’opera di

Touraine: quella della capacità della società di produrre se stessa

trasformandosi continuamente. Su questo ragionamento si basa la

particolare concezione storica della riflessività sociale che la differenzia

parzialmente dalla nozione di riflessività elaborata in seguito da Giddens.

Touraine parte da un ragionamento storico che riguarda il passaggio alla

modernità che vede la sociologia come la scienza che deve studiare la

capacità della società di pensarsi e di trasformare se stessa in una situazione

in cui non esistono più garanti meta – sociali di tipo morale o religioso. Il

suo ragionamento parte da una prospettiva spazio – temporale.

L’osservazione del mutamento sociale impone infine a Touraine di

identificare i diversi livelli in cui questo si verifica, aggiungendo al

semplice livello economico, un livello sociale, un livello politico e un

livello culturale. Considerando un vero movimento sociale solo quel

complesso di azioni in grado di rimettere in discussione l’insieme di queste

differenti logiche di azioni toccando, la sfera culturale che Touraine chiama

del controllo degli orientamenti e di fatto della produzione della società. In

ogni caso l’analisi dei movimenti l’accento viene sempre posto sulla

dimensione storica del cambiamento sociale, dei conflitti interni o dei

rapporti di dominazione che la caratterizzano. In questo senso i movimenti

possono essere considerati come i veri protagonisti dell’ historicitè

caratteristica della modernità, in quanto sono al centro di quei conflitti che

permettono la riflessività della società su se stessa e che di conseguenza

mettono in moto la sua spinta a cambiare e a trasformarsi nel tempo. Tra gli

anni 60 e i primi anni 70 questa integrazione dei movimenti dei lavoratori

contribuì a creare una nuova corrente di studi dei movimenti sociali,

complementare rispetto a quella americana detta della mobilitazione delle

risorse (RMT). L’approccio tourainiano insiste sulle capacità di creazione

portate dai movimenti che non solo difendono interessi e visioni politiche,

ma che anche e soprattutto sono portatori di altre rappresentazioni del

mondo, di differenze, di capacità di diffondere l’informazione quindi di

trasformare la quotidianità e gli stili di vita dei singoli soggetti. I

movimenti sono gli attori storici del cambiamento e possono essere

analizzati non solo per la portata politica, organizzativa o economica del

mutamento che innescano, ma anche e soprattutto per la portata culturale

delle loro istanze e vero cuore del conflitto. Tra gli anni 60 e 70 l’accento

posto sulle capacità di trasformazione dei movimenti allontana la sociologia

di Touraine dalla discussione neoliberale. Egli non accetta un idea di attore

razionale e utilitaristico e non aderirà alle concezioni liberali della società

continuando a valorizzare l’azione dei movimenti contro gli apparati

decisionali che agiscono a livello economico e culturale esercitando

controllo e forme di dominazione.

Va notato che nella prima fase dell’opera, questa si caratterizza per una

visione sistemica della società, nonostante l’accento sia posto sull’idea del

mutamento e sulle potenzialità dell’azione. Lo scopo di queste prime analisi

è quello di capire le origini e lo sviluppo del movimento operaio, ovvero di

scoprire quando il conflitto diventa centrale all’interno delle trasformazioni

di una società. Fino al 1968, l’immagine della società era quella industriale

centrata sulla produzione, il mondo operaio, i movimenti di liberazione a

sfondo politico – economico. Successivamente i temi culturali e della

soggettività si sono fatti più evidenti all’interno stesso dei movimenti,

cambiamento a cui Touraine dedicherà una delle sue opere di passaggio, “il

ritorno dell’attore sociale”. Negli anni dedicati all’analisi del movimento

operaio Touraine avanza l’idea della società programmata, caratterizzata da

un controllo più capillare dell’informazione e della produzione culturale.

Dopo la rottura operata dal 68, che la sociologia di Touraine si fa più

azionalista, centrata sul protagonismo degli attori nei confronti del

cambiamento sociale in atto e sulla lotta per il controllo degli orientamenti

dell’azione stessa. Il 68 segna dunque una fase di passaggio da una società

industriale a una società post industriale programmata, ovvero che si pensa

in termini di programmazione del cambiamento, ma che è anche più

autoriflessiva, più capace di percepire le dinamiche della dominazione,

incentivando le capacità di resistenza degli attori. L’attenzione si sposta

dalla semplice denuncia dello sfruttamento , alla denuncia dell’alienazione e

del controllo dell’informazione da parte di quelli che Touraine chiama gli

apparati tecnocratici. Per Touraine l’imposizione dell’ordine sociale non è

mai assoluta in quanto ogni società, proprio perché in grado di produrre se

stessa, è anche in grado di opporre resistenze, conflitti e rivolte verso i

molteplici meccanismi del dominio. Con l’avvento della società

programmata il conflitto si estende al di fuori dei confini del lavoro e del

movimento operaio e invade progressivamente il campo della cultura. Le

numerose ricerche empiriche svolte attraverso il metodo dell’intervento

sociologico aveva infatti lo scopo di verificare l’ipotesi dell’esistenza di un

nuovo soggetto storico all’interno di questi movimenti, in grado di produrre

resistenza contro le forme di dominio insite nel sistema sociale. Il vecchio e

il nuovo si mescolano, i significati dell’azione appaiono plurali, nella

società post tradizionale la ricerca di un conflitto centrale appare sempre più

difficile e anche la nozione di conflitto sociale tende a farsi più debole. I

nuovi movimenti hanno perso la centralità del movimento operaio, si

caratterizzano per le loro rivendicazioni culturali e per la loro volontà di

mettere al centro della vita pubblica gli aspetti privati della vita individuale.

( movimento delle donne).

I movimenti sono al cuore della vita sociale e sono tutt’altro che elementi

residui o marginali “ essi sono la trama della società”. In questo modo

Touraine prende le distanze sia dal funzionalismo a un assestamento

dell’ordine, sia dal marxismo strutturalista che considera invece il

movimento pressoché esclusivamente in termini di lotta di classe e riduce la

società a logiche di dominazione. I movimenti indicano che le situazioni

sociali sono solo il risultato instabile e fluttuante dei rapporti tra gli attori

che, attraverso i loro conflitti sociali sia attraverso i loro orientamenti

culturali, producono la società. In sostanza i movimenti rendono visibile “il

lavoro della società su se stessa”. Il libro La voix et le regard segnala lo

spostamento di Touraine verso i cosiddetti “ nuovi movimenti sociali” che

subentrano al movimento operaio. Si tratta di porre in modo più esplicito le

basi della sociologia dell’azione che come tale deve essere indagato

utilizzando una metodologia specifica. Nella sua analisi dei movimenti

Touraine mantiene la sua teoria centrata sull’asse che egli chiama IOT

( principio di identità, principio di opposizione e principio di totalità) :

questi elementi continuano ad essere necessari al movimento, ciò che

cambia sono i contenuti e gli avversari. I tre elementi IOT si combinano

naturalmente alle logiche d’azione viste prima: historicité o orientamenti

culturali, rapporti istituzionali o politici, organizzazione o funzionamento

del sistema sociale secondo le sue regole e norme.

Ogni movimento sociale è legato a un dato momento storico: esiste una

storia naturale dei movimenti che inevitabilmente nascono e muoiono o si

trasformano radicalmente, per esempio trasformandosi in semplice atti di

pressione politica. I nuovi movimenti sociali differiscono da quelli della

società industriale in quanto non vogliono superare contraddizioni

sistemiche di ordine economico, ma desiderano accrescere la capacità di

azione e di libertà di scelta dei singoli.

I movimenti hanno un ruolo centrale e dove “ bisogna ammettere che non ci

sono più cittadini, ma solamente soggetti”. La società non è guidata da

valori e norme passivamente assimilati dagli individui; si tratta al contrario

di orientamenti culturali che gli attori possono rifiutare o modificare, in

quanto tali valori nascondono spesso rapporti di potere. Allo stesso tempo

però tali rapporti di potere non devono essere concepiti come assoluti, o

modificabili solo tramite trasformazioni rivoluzionarie della struttura.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Sociologia generale dal libro Sociologie Contemporanee di Ghisleni e Privitera su Alain Touraine. Argomenti: Modernità, soggetto, movimenti. TEORIA SOCIOLOGICA; TEORIA SOCIOLOGICA DINAMICA; INTERPRETAZIONE DELLA MODERNITA’; IL SOGGETTO “DONNA”; Prospettiva spazio – temporale; SOCIETA' come insiemi in continua trasformazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze sociali e del servizio sociale
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Muzzetto Luigi.

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